Il dialogo, antidoto per la guerra.

Un’analisi sull’importanza del dialogo superando i facili e dannosi luoghi comuni. In una recente intervista, commentando la magia che esiste nel creare una canzone, Paul McCartney diceva: "Trovo che la magia che esiste in questo è una questione di fede. Non la fede di una religione in particolare, cosa che mi allarma per il fatto che le religioni causano guerre. E’ come una enorme credo spirituale in cui c’è qualcosa di veramente magico".

E mi son messo a pensare sul potere magico dei luoghi comuni. Perché, a lato della suggestiva affermazione sul "credo spirituale" nell’arte (credo che non limita ed esige la conoscenza, in questo caso, della tecnica musicale), spunta la dichiarazione dell’ex beatle che le religioni causano guerre, frase tanto facile da ripetere, e tanto difficile da dimostrare.

No, le religioni non causano le guerre. Difendere questa relazione di causa ed effetto sarebbe lo stesso che dire: "la scienza e la tecnologia fomentano l’industria bellica". O argomentare, sofisticando in altra direzione, che i media, diffondendo notizie di guerra, diffondono l’odio.

La guerra nasce da una attitudine infantiloide.

Il papa Giovanni Paolo II, in uno sforzo religioso e diplomatico, ha cercato di mostrare che il cammino verso la pace è quello della maturità umana e spirituale che conduce al "dialogo tra le civilizzazioni". Wojtyla sa che la guerra è provocata per mancanza di rispetto alla cultura dell’altro, alla religione dell’altro, alla libertà legittima dell’altro. E questa mancanza di rispetto non nasce dall’amore per Dio. Nasce dall’egoismo puerile che, nel punto minore, assale uomini e donne (per citare un esempio banale) nelle scaramucce dentro gli uffici per causa di un cestino per l’immondizia, di una sedia, di una cucitrice…

Può accadere che le religioni siano usate come pretesto per atti contrari alla nostra specie, ma quello in cui si spera è che gli esseri umani veramente inspirati da una religione (sto pensando soprattutto alle religioni tradizionali, al Cristianesimo, al Giudaismo, all’Islamismo…) promuovano un dialogo in cui ascoltare l’altro sia la principale ambizione.

"Il dialogo" scrisse Oscar Wilde quando era in carcere "è l’unico vincolo capace di unire due persone".

Un dialogo di pace si realizza con parole sagge che stimolano la riflessione, e si sostenta, paradossalmente, quando immaginiamo corpi lacerati, case in rovina, sguardi vuoti.

A proposito, l’incapacità di dialogare denuncia un imperdonabile peccato proveniente dalla superficialità.

Il peccato della mancanza di immaginazione.

Gabriel Perisse, scrittore. Tratto da Correio Da Cidadania n°270.