Il femminile nella Torah

Nell’ambito dell’esegesi biblica, la voce femminile è stata finora poco considerata. Yarona affronta il tema della spiritualità femminile ebraica ponendo attenzione alla valenza spirituale femminile velata. Vi racconto un po’ come io ho iniziato questa mia strada, come ho iniziato questo libro. Quando l’ha presentato a Roma lo psicoanalista Dattilo, praticamente ha detto: “Questa è una bibioterapia, un libro che guarisce!” perché parla della lacerazione dell’anima, proprio dall’inizio, da Bereschit (=In principio).

In quel momento mi sono resa conto che questo libro mi ha curato e il lettore dovrà leggere il mio processo di cura. Ci sono alcune cose che, magari, qualcun altro riesce a definire meglio di me. Oggi quando ho preso il treno per arrivare qui, mi ha chiamato una persona dicendomi: “Compra “L’Espresso” c’è una recensione sul libro, scritta da Fabrizia Raimondi” che, fino a quel momento non conoscevo; comunque lei ha scritto: “Nascondino con Dio” e praticamente ha colto bene questa sensazione di nascondino, perché non afferriamo mai questo lato velato e c’è una parte, nel libro, non so esattamente dove, in cui parlo del fatto che i bambini amano tantissimo i giochi che sono tra il velato o meno, il nascondersi e trovarsi, il buio e poi la luce. Non si stancano mai di giocare questi giochi, non si stancano mai a chiedere perché. Magari, noi, come adulti, non giochiamo più a questo gioco essenziale della vita.

Anni fa, ero in viaggio per l’Indonesia con “Avventure nel mondo” e vicino a me c’era una ragazza italiana che mi aveva raccontato come aveva appena lasciato il marito, che per 5 anni è stato disoccupato; appena l’ha lasciato questo marito ha trovato lavoro e non solo ma anche la nuova fidanzata!
Così ci siamo scambiate le storie, le ho raccontato la mia storia e lei ha fatto un’affermazione: “Che strano, a guardare il tuo viso non sembrerebbe che tu hai quest’età o magari che hai passato queste cose nella vita, mentre io ho proprio segni, ogni ruga è qualche segno di qualcosa che ho passato nella vita”.

Questo mi ha fatto molto riflettere perché in ebraico la parola “panim”, “viso”, lì si può dire solo al plurale, praticamente posso dire a una persona: “che visi belli che hai”, non esiste la parola “viso”, al singolare, perciò è come per dire che ognuno di noi ha tante sfaccettature, però la parola al singolare di “panim” che è “etinim” significa “interiorità”.

Può darsi che abbiamo tante sfaccettature, sono la madre, la figlia e tutte le sfaccettature del nostro “io” ma il nostro essere essenziale è uno es allora ho detto: “O mi sono messa una bella maschera oppure ho fatto un bel lavoro”. Dipende!
Tornata in Israele ho iniziato a leggere di nuovo “Genesi” con dei commenti di Rashi, un grande del 1100, vissuto in Francia e sono arrivata a Genesi 35 dove si racconta di Rachele che partorisce Giuseppe. Perché insieme a Beniamino, dice: “Insieme a Beniamino è nata anche una sorella gemella”, perché con ogni tribù di Israele sono nate anche una sorella gemella e con Beniamino sono nate due. Vuol dire, quando noi parliamo del popolo di Israele, che Giacobbe che ha avuto 12 figli, con ognuno di questi 12 figli è nata una sorella gemella; con Beniamino un’ulteriore sorella gemella, perciò sono in 13 e questa cosa mi ha sconvolto, perché non sapevo di avere queste sorelle smarrite. Dove sono? Perché non se ne parla? Lui non le dimentica, anche quando parla del popolo di Israele che si dirige verso l’Egitto per la carestia, dice: “Le sorelle gemelle sono tutte morte, rimaste nella terra di Canaan”.

Perciò questa femminile scomparsa ha cominciato ad interessarmi. Come vuole il caso, vado a comprare un’altra Bibbia per avere i commenti scritti in modo più bello: cerco il capitolo 35 e non c’è. Questa è una cosa, poi, che mi è successa realmente e che è stranissima: una Bibbia con un capitolo che serve a me, che non c’è. Se avessi saputo, in quel momento, che con questo mi sarebbe poi, iniziato tutto un percorso, sicuramente non lo riportavo al negozio per cambiare il libro ed avere di nuovo il capitolo 35 con questi consigli.
Nella stessa settimana mi chiamano da Roma e mi chiedono di fare un ciclo di conferenze; su cosa? Sulle donne! Allora ho detto: “Ho già il titolo: “Voci nel deserto le 13 figlie smarrite di Giacobbe”. E così ho iniziato io il mio smarrimento, scoprendo che Caino e Abele avevano entrambi sorelle gemelle, che Abramo aveva delle figlie e così via; ogni nostro padre aveva questa figlia gemella che comunque le Scritture non riportano, perché se voi pensate a dei personaggi biblici, sicuramente penserete a personaggi maschili!

Già vedo che veramente queste donne ci sono, e dove sono? Sono fra le righe!
Per capire perché questo elemento femminile non risale all’occhio sono tornata alla Genesi: “Dio creò l’uomo a immagine di Dio lo creò, maschio e femmina li creò!”. Voi ricordate che la donna è stata creata dalla costola; prima c’era un’altra donna di cui la Bibbia non rammenta ma noi sappiamo della sua esistenza tramite il Midrash, questa sarebbe Lilith, che è stata fatta come l’uomo dalla terra e dall’acqua. Questa prima coppia non ha funzionato per il fatto che erano troppo simili e lei contestava quest’uomo dicendo: “Perché sono io che devo giacere sotto di te e non al contrario?”. Questa Lilith non voleva essere né madre né compagna; voleva vivere la sua espressione di femminilità come donna e basta. Perciò lei sfugge e, praticamente, non prende il ruolo; per questo Lilith è stata demonizzata. Lilith è l’aspetto della donna che vuole vivere soltanto il suo lato di donna e basta, che secondo me sta tornando nella società. Lilith non prende l’impegno della donna, della madre e così via. Poi arriva Eva che è stata fatta dalla costola di Adamo. La costola cos’è? E’ una cosa interna, non si vede, però tiene tutta la struttura. L’uomo, invece, è stato fatto da cosa? Da due cose totalmente distaccate tra di loro: da un lato dalla terra, dall’altro lato, invece, dal soffio divino. Perciò l’uomo tenderà, tutta la sua vita, ad avere questi due livelli contrapposti. Da un lato essere molto materiale, conquistare, avere le donne, tutto quello che è terra terra; dall’altro, sarà anche l’origine della cultura, della filosofia, della musica: direi proprio che tutto il nostro apparato culturale è stato costruito dagli uomini. Perciò cosa manca all’uomo? Manca qualcosa che collega la sua parte di spirito con la sua parte materiale. Questo collegamento lo fa il femminile che è Eva, tramite la costola.

Chiedono gli alunni di Rabbi Dostai all’inizio del I, II secolo: “Per quale ragione è l’uomo a dover corteggiare la donna e non viceversa?”. Il Rabbi rispose loro: “Pensate a un uomo che ha smarrito un oggetto ricordate che la costola è stata presa dall’uomo chi si mette a cercarlo? Chi ha smarrito l’oggetto andrà alla sua ricerca”. Cosa abbiamo smarrito? Il femminile! Oggi ci sono tutti questi libri che parlano della ricerca all’Arca Perduta, del Sacro Graal e così via, che non sono altro che simboli della ricerca di questo femminile sacro che era all’inizio dei tempi.
Per capire un po’ meglio, perché magari delle differenze tra uomo e donna, maschile e femminile, già si parla in continuazione – parlo del livello femminile – vorrei un po’, farvi un’introduzione su come questa cosa è vissuta nello studio delle Sacre Scritture, dagli Ebrei stessi.

Abbiamo detto che l’osso è una parte che non si vede perciò è il velato mentre il corpo, che sarebbe fatto di terra, è, invece, qualcosa che è noto. Quando Mosè riceve la Torah, che sarebbe la Bibbia, riceve due sistemi di conoscenza; una è la Bibbia, che tutti voi conoscete: significa “le parole scritte esattamente così come sono” e il compito del popolo ebraico è far sì che nessuna parola si alteri, nessuna lettera si alteri, è un contratto scritto non modificabile come una roccia, però insieme a questo ha ricevuto un altro tipo di Torah che si chiama “la Torah orale” che è paragonata all’acqua, perché scorre da generazioni a generazioni tramite la parola. Alcune di queste conoscenze, poi sono state scritte in quello che noi chiamiamo la Torah orale che sarebbe la Mishnah e poi anche la Qabbalà. Ve lo mostro meglio!

Ci sono quattro livelli di lettura delle Sacre Scritture indicati dalle consonanti della parola Pardès, che significa giardino, Paradiso: chi entra in queste strutture, in questo mondo non vuole più uscire, perciò i nostri saggi hanno detto che “un uomo ebreo deve comporre la famiglia, sposarsi verso i 18 anni ed iniziare a avere un’attività e soltanto nei 40 anni avventurarsi in questa fase della scrittura ignota”. Se inizia prima non ha abbastanza esperienza di vita per capirla, anche perché deve passare alcune cose per entrare negli abissi della Bibbia.
Nel primo livello della scrittura il Peshat (semplice) abbiamo Terra e Paradiso; questo è il livello semplice della scrittura, accessibile a tutti. Poi, via via si stringe e troviamo un secondo livello di lettura che si chiama Remez (allusione) che sarebbe quello antico, dove uno inizia a chiedersi: “Chi è esattamente Adamo? Chi è Eva? Cos’è il serpente? Cos’è la presenza del serpente?”. Poi entriamo in un livello ancora più profondo che sarebbe il Darash (esposizione) che sarebbero tutti i commenti di tutti i rabbini nelle varie generazioni. Il quarto livello di lettura, sarebbe il segreto Sod (mistero) e qua c’è il numero che è collegato alla mistica ebraica; chi ha sentito la parola “qabbalà”, significa “ricevere” perché Mosè ha ricevuto la Torah, ma la cosa interessante è che la parola “ricevere” significa anche “accettare”: posso ricevere una conoscenza ma non significa che io l’ho accettata. A questo livello c’è, praticamente, l’accettazione di quello che è scritto e c’è tutto quello che noi chiamiamo “mistica ebraica”.

Questi quattro livelli sono come quattro tipi di intelligenza che man mano uno viene introdotto a questo e ci insegna come leggere le Sacre Scritture per accedere al quarto livello. Perciò, questo è ciò che hanno conservato gli Ebrei per tutti gli anni e, secondo me, questa è la loro forza e continuerà a essere la loro forza: sono questi due ultimi livelli che sono quasi sconosciuti, praticamente, in un ambiente non ebraico, e che la Chiesa quando bruciava i libri non bruciava la Torah, perché bruciava i libri più semplici, ma non poteva bruciare i livelli che non si potevano leggere.

Comunque, quello che è necessario fare, è non soltanto entrare nella teoria ma come applicare la teoria. Sapete che l’ebraismo è una religione che è molto applicata, nel senso che un concetto filosofico che non riesce a essere applicato è visto come una cosa sterile, perciò si dice che quando Dio scrive questo suo best-seller e andò dai popoli chiedendo loro chi voleva ricevere la Bibbia, ogni popolo ha detto: “Cosa c’è scritto? E Dio rispose: E’ scritto non rubare, non uccidere…”. Arriva quindi dal popolo ebraico questi non dicono “cosa c’è scritto” ma rispondono con una frase: “Faremo e poi ascolteremo”.

Significa che magari qui ancora non sono a livello di capire perché faccio quel che faccio, perché se io mi fido degli insegnanti, dei miei maestri, mi comporto come il figlio con la madre: prima fa e poi capisce. La madre dice: “Non toccare, perché fa male, è peccato”, uno potrà vivere l’esperienza, toccare, vedere veramente che questa cosa fa male e poi magari pensa al suggerimento. Perciò la religione ebraica è molto collegata alla prassi significa: “Ti devi lavare le mani prima che mangi, dopo che sei stato in bagno”. Quando un Ebreo lo faceva nell’antichità, lo faceva nel Medioevo cioè si lavava le mani – sicuramente non lo faceva perché sapeva che c’erano dei microbi, germi e cose del genere, ma lo faceva perché era scritto nella Bibbia. Questo significa fare per poi ascoltare. Finora ci sono dei concetti biblici che noi non conosciamo, però li seguiamo, perché può darsi che alla fine arriveremo a un uomo che sta chiedendo questa cosa. In questo caso, questo livello, è quello velato. Questo livello della scrittura è chiamato, sostanzialmente “femminile”. Il livello maschile è svelato perché è collegato alla logica, al fare: “Faccio questo, faccio quello, faccio quell’altro” il livello dell’ascolto è velato perché è considerato al femminile. Per tale ragione Eva è stata fatta da una costola, da una cosa velata! Anche la narrazione nella Bibbia, praticamente salta dal “semplice fino al segreto”. Questo segreto, a sua volta, diventerà semplice, perché se io ho un problema e ho capito quel problema, quel problema, in quel momento lì, diventa anche semplice e così via. Finché c’è vita, quello che facciamo in continuazione, è andare dal semplice al segreto; poi il segreto si svela e diventa semplice e così via, finché c’è vita. Però, per avere un totale equilibrio tra questi livelli, dobbiamo avere un collegamento tra la parte maschile e il livello femminile. Vuol dire, maschile “riceve” – è la pioggia – è l’insieme; il femminile è “la terra che riceve”. Se l’aspetto maschile e femminile nella stessa personalità non vengono riconosciuti, quello che succede è che noi viviamo soltanto un livello, praticamente quello esteriore, quello dei vivi, come vediamo nella società di oggi giorno, tutto questo svelato, tutta questa cosa dell’impressione di come ci si veste, di come sei. Ci sono tante sfaccettature di vedere un problema, anche lo studio che fa il rabbino, perché leggendo lo stesso testo tu puoi vedere un aspetto, tu un altro, tu un altro e tutto va bene, perché tutto viene da noi. Alla fine, però, tutti questi aspetti si devono integrare in un luogo: questo luogo è la nostra interiorità. Perciò quando Dio dice a Abramo “vattene dalla tua terra e dal tuo paese, poi dalla casa di tuo padre” dice una cosa non esatta, perché la sequenza non è proprio giusta; di solito, infatti, uno prima esce dalla casa di suo padre, poi dalla sua città e poi dalla sua terra. Questo può essere letto anche in questo modo: “Vai verso l’esterno”. Questo viaggio esteriore è soltanto una ricerca interiore. Perciò a questo livello della lettura segreta della Torah, Adamo non è più Adamo, Eva non è più Eva: sono dei simboli e chi legge la Torah con questo spirito, non mantenendo Abramo al di fuori di lui, Adamo al di fuori di lui, capisce che queste sono forze dell’anima che operano dentro di lui. Praticamente questa lettura diventa una lettura che guarisce, che ti fa capire quali forze lavorano dentro di noi.

Continuiamo con questo livello maschile e femminile, come ci si addentra, come, praticamente, uno riesce a collegare questi due aspetti su una personalità, che alla fine creano tantissima sofferenza all’essere umano. Quando scelgo i temi di cui mi occupo, tante volte lo faccio grazie proprio ai giovani che io incontro. Sei anni fa, grazie alle lezioni o a incontri con giovani, capivo che mancava loro un indirizzo, che i genitori non sono più autorevoli, che mancano, tipo 10 comandamenti per sapere come proseguire, qual è lo scopo della mia vita; io incontro tanti giovani che hanno una difficoltà nell’identità sessuale. Incontro ragazzi di 16, 17, 18 anni che sono o maschio o femmina ma non sanno che cosa significa essere maschio o femmina. Due settimane fa ho parlato con una ragazzina che mi dice: “Sono femmina; dovrei essere attratta da un uomo ma tutte le mie amiche sono attratte dalle donne e hanno amiche donne; allora può darsi che anch’io sono un’omosessuale nascosta”. Poi continua il ragionamento, perché è una ragazza molto fragile e dice: “Perché io dovrei cercare il maschile in una donna?”. Nel senso che cosa significa essere maschio e cosa significa essere femmina? Quando parlo del femminile, non parlo del femminismo, al contrario, parlo di questa nostra parte non conosciuta. Finché l’umanità o l’essere umano non verrà a contatto e accetta questa fase, praticamente, noi continuiamo a vivere distaccati da noi o scartati da noi stessi.

La stessa parola “shalom” che significa “pace” ha la radice “shalem” che significa “completezza”. Tu hai pace soltanto quando ti senti completo, finché non ti senti completo non avrai più pace, perciò shalom è anche un nome di Dio, un nome velato di Dio, perché quando dico shalom all’altro, in quel momento dico: “Vedo in te che tu sei fatto a sua immagine e somiglianza”; questo significa che io vedo l’interezza della tua anima non la parzialità di quello che mi divide da te, che potrebbe essere un’altra nazionalità o il fatto che sia di un altro sesso.

Sempre per capire, andiamo a vedere come sono collegate queste due cose; Eva decide di mangiare il frutto sappiamo che lei mangia il frutto della conoscenza, del bene e del male, siamo entrati in questo tipo di dualismo qua c’è l’albero della conoscenza, del bene e del male, in questo lato c’è un altro albero, che si chiama “albero della vita”. Qual è la differenza tra l’albero del male e del bene e l’albero della vita? L’albero del bene e del male riesce a creare una dicotomia fra due aspetti che, praticamente, non riescono mai a collegarsi – maschio, femmina, luce, ombra – e tutti questi opposti che ci sono, magari a volte li guardiamo con un certo tipo di avversità, perché può tenere il bene e il male, praticamente devi scegliere tra due lati. L’albero della vita ti dice: “Un momento, il male non è proprio male, c’è positivo e negativo e il negativo è parlare di due tipi di energia, positiva e negativa che grazie al positivo e negativo, passa la corrente elettrica”. Perciò se riesco a utilizzare questa parte velata e nascosta come negativo e positivo, creo un albero che, praticamente, ha tre colonne e non due: c’è il positivo, c’è il negativo, l’interazione tra queste due forze crea una terza cosa, esattamente come il rapporto tra il maschile e il femminile crea un figlio; come la lettura della Torah, del maschile e del femminile crea una lettura figlia, una cosa che ti rende vivo, una cosa che ti fa conoscere te stesso. Vuol dire “svelato” e “velato”; noi troviamo il maschile, i riti che si fanno nella religione, ma tanti ebrei non sanno perché li fanno, perché non c’è più la memoria del perché tu fai quel rito, perché si sono disconnessi ma, la domanda è questa: da quale parte? Dalla parte maschile o dalla parte femminile? La risposta è: dalla parte femminile! Allora se il rito è fatto soltanto per il rito, serve la sua forza, capacità energetica, l’immagine, la scrittura letta in un modo semplice, l’albero del bene e del male. Più fai questo percorso di autoconoscenza, invece, più ti addentri nel velato e sei in ascolto di te stesso e questo ascolto fa scatenare anche una forza che ti porta a una nuova vita. Perciò l’albero della vita, voi vedrete nella Bibbia, da chi è custodito? Dio cacciò Eva ed Adamo dal Paradiso Terreste perché Eva aveva mangiato dall’albero della conoscenza, del bene e del male; è scritto nella Bibbia che “l’albero della vita viene custodito dall’Angelo”. Questo vuol dire che, per accedere a quest’albero della vita, ognuno di noi deve fare un percorso intimo, suo, per capire, per vivere veramente e pienamente tutti questi aspetti senza negare o mutilare un aspetto. Perciò, l’umanità è invalida perché ha mutilato un aspetto dell’albero della vita.

Questa è una cosa molto interessante: io vi ho letto, prima, quella frase che dice: “Dio creò l’uomo a sua immagine e somiglianza, maschio e femmina lo creò”, praticamente nella Bibbia non è scritto “Maschio e femmina lo creò”, è una traduzione non esatta, è scritto: “Il maschile e il femminile creò”. C’era quest’essere umano che si chiama Adamo che è stato fatto a sua immagine e somiglianza e questo Adamo contiene dentro di sé il maschile e il femminile. Riuscite a seguirmi? Non maschio e femmina ma il maschile e il femminile. La parola “femminile” in ebraico significa “vuoto” mentre la parola “maschile” in ebraico, significa “memoria”. Purtroppo, a volte le parole ebraiche, siccome non sono vocalizzate possono essere lette a tantissimi livelli e sfaccettature, perciò si dice da noi che “ogni volta che uno si addentra nel testo, scopre nuovi cose”; questo perché la lingua ebraica lo permette, come vi ho detto prima. Perciò sono 3000 anni che noi studiamo la Bibbia e sappiamo che non abbiamo ancora capito niente, perché in continuazione c’è questo gioco di rivelazione e non si finisce mai e non si arriva mai alla fine

E’ molto interessante che l’aspetto femminile è il vuoto! Perciò è così terrorizzante e il maschio, invece, che cosa deve fare? Deve essere la memoria dell’acqua! Vuol dire che anche l’universo, quello materiale, è basato su cosa? Sul vuoto? Sappiamo che la natura materiale del mondo è basata sul vuoto. Da un lato, se la donna non ha un vuoto, che è l’utero, non può accettare il seme che pian piano, poi si allarga dentro di lei; dopo 9 mesi c’è il “Big Bang” e nasce una nuova dimensione.

Il vuoto è la nostra origine ma anche la parte più oscura, non conosciuta e anche quella più terrorizzante. Questa parte di vuoto, è vista come la parte femminile e non è casuale che questa parte è stata demonizzata, è stata portata al rogo, le streghe, le donne che sapevano, che conoscevano, si nascondono dietro i veli. Perché? Se tu non accetti il femminile dentro di te sicuramente non lo puoi accettare al di fuori di te. Il contatto con il femminile di dimostra che c’è un vuoto. Questo vuoto cos’è? Significa l’ignoto! Noi vogliamo, cosa? La sicurezza nella vita, il maschile ci dice che si deve costruire qualcosa, si deve edificare, si devono vedere delle cose materiali, noi vogliamo essere sicuri dove porta una nostra azione. L’addentrarsi nel vuoto significa entrare nel vuoto e è questa la parte che è più difficile, perché quando tu inizi un processo di questo tipo tu non sai dove questo ti porta. Perciò questa parte vuota è vista non soltanto collegata al femminile, è chiamata anche “fede” in ebraico, che viene da “Em” che vuol dire “madre”, che vuole dire pace la fede e pace il cervello. L’aspetto maschile svelato è collegato al cervello, l’aspetto svelato dell’ascolto, del femminile, del vuoto è collegato alla fede. Però, qui devo anche dire, fede già un’ideale, un qualcosa di passivo e “Emunà” viene da “Em” madre, ma anche dalla radice “emun” che significa “esercizio”. Come uno va in palestra e vede dei risultati dopo tre mesi, anche la fede deve essere esercitata. La fede non è una cosa che si acquista così; a volte abbiamo anche dei problemi con la nostra fede, anche se noi ci poniamo delle domande: cos’è la fede? Rabbi Nachman dice una cosa bellissima al riguardo, nella mistica ebraica la parte femminile o la donna, è vista molto più saggia della parte maschile e lui dice: “La fede è il cervello che non siamo ancora riusciti a aprire, a contenere”. Cosa significa questo? Significa che se Galileo Galilei ha detto in quel periodo, che la terra è rotonda, la gente di quel periodo non aveva il cervello per contenere questa conoscenza e perciò lui ha subito l’inquisizione. Perciò la fede è una cosa che ci porta avanti, addentrandoci in questo deserto dell’ignoto ma se uno ha fede e continua questa strada in questo ponte molto stretto, praticamente apre il suo cervello ad un nuovo tipo di conoscenza.

Possiamo dire che ogni azione nostra richiede fede; anche se io attuo un’attività, deve avere la fede che quest’attività vada a buon fine, dia dei buoni risultati, però noi vogliamo cercare sempre questa sicurezza in quello che noi facciamo. La fede è quella di avere preso una strada, continuare a perseguirla pur non avendo sempre delle sicurezze; perciò tutti i nostri padri erano erranti, perciò il popolo ebraico è errante; perciò il popolo ebraico ha anche, quella che deve essere la sua casa, non ha sicurezza, perché nell’essere di essere ebreo non significa – adesso non a livello di religione, la parola “ebreo” e Abramo era il primo ebreo – “colui che è di passaggio”, significa colui che ha questo coraggio di metterci in discussione, di passare da uno stato all’altro.

Oggi, secondo i nostri maestri, è arrivato il tempo che tutti noi ci occupiamo del quarto livello delle scritture, vuol dire capire che cosa significa Adamo e Eva, all’interno della memoria e del vuoto. Voi sapete che il proprio ebraico è molto legato alla memoria; noi festeggiamo la Pasqua, è un avvenimento che è successo 4000 anni fa, manteniamo la memoria delle cose. A questo livello non si cerca più la logica cartesiana, ovvero c’è causa e effetto, ma proprio il pensiero femminile che osserva la vita e ha questa sete di andare avanti osservando, mettendosi in discussione, perciò nella presentazione del libro ho detto: “Ho recuperato una scrittura dei miei avi antichi, che è anche la scrittura dello Shoa'”. Quando apro il libro dello Shoà inizia con tutta una riflessione sul cantico dei cantici.

Ma che cosa c’entra la creazione del mondo con il Cantico dei Cantici? Vuol dire che i nostri maestri, che erano collegati a questo livello di scrittura, era una scrittura totalmente femminile che collegava delle cose che sembravano totalmente non collegate, totalmente analogiche e soltanto alla fine della lettura puoi scrivere perché parla del Cantico dei Cantici. “Sono del mio amato ma il mio amato è mio!” L’incontro tra il maschile e il femminile. In un bellissimo libro del Cantico dei Cantici si parla tanto della “rosa della valle”. La rosa con i rovi e chiedono: “Chi è questa rosa?”. Questa rosa è la parte femminile di Dio.

Cos’è il sabato? Il sabato è il settimo giorno, poi ci sono gli altri giorni della settimana; il sabato è il giorno femminile, perché lì c’è l’influsso di tutti gli altri giorni, è un giorno che non ha un compagno. Se il simbolo dell’amore è la donna, l’innamorato ha dato una rosa per sigillare questo sentimento d’amore; dal momento che tu dici a qualcuno: “Sono il tuo amato e tu sei mio” devi anche ricordare che quando dici questo, le rose hanno le spine, se sei veramente veritiero con te stesso, dovresti dire: “Sono la tua spina e tu sei la mia, ma io sono anche la tua spina fatta particolarmente per te e tu sei la mia”. In un bel rapporto amoroso noi aiutiamo uno l’altro a toglierci le spine, quando i rapporti non vanno bene aggiungiamo delle spine.

Chiedono i nostri saggi, sempre a questo livello di scrittura: “Quando Dio ha creato la spina? Quando Adamo e Eva sono usciti da questo utero, all’inizio erano collegati con un cordone ombelicale a Dio; poi hanno fatto la scelta della conoscenza della loro parzialità, perché Eva non voleva solo essere, voleva vivere”. La parola Eva significa “avere delle esperienze nella vita”, altrimenti avrebbe avuto due robot che stavano lì per l’eternità. Hanno scelto di fare tutto un percorso per poi tornare al Paradiso ma per una scelta. La prima spina a entrare nella Torah; subito dopo la crociata dell’Eden, quando dice: “Adesso lavorerei con fatica la terra che avrà le spine e tu partorirai con dolore”. Cos’è questa spina? Se la vediamo in positivo la spina è “uno stimolo che ti dice vai avanti”, perché tanto noi abbiamo delle occasioni della vita, ci sono delle spine, magari nel nostro paesaggio, nella nostra casa, nella nostra piccola cittadina rimanendo con i concetti trasmessi dai nostri genitori senza portare nessuna innovazione al mondo. Perciò la spina è anche uno stimolo!

C’è una maniera anche di procedere nella vita senza spine? Nel senso non sempre c’è la vita della cautela, la via del bastone? Sì e questa via si chiama “conoscenza”. Vuol dire, tramite uno studio, come abbiamo detto, come si può leggere anche la Torah, uno può, prima creare la cura, prevenire, più o meno la Bibbia dice: “Guarda che c’è anche la medicina!”. C’è bisogno di qualche spina per andare avanti ma, tante volte, le persone che hanno subito queste spine dicono: “Guarda non sapevo che avevo tutta questa forza, se non fosse per il fatto, questo e quest’altro, non avrei preteso questo e quest’altro”. Le spine, a un certo punto, sono anche benedette.

E’ interessante che noi facciamo tutta una preghiera prima di leggere i salmi, dove chiediamo di essere collegati alla rosa sublime, però chiedendo di togliere le spine. Dire: “Guarda, Dio, va bene, ci sto, però io adesso ti sto pregando” perché riguardo la fede non è una cosa che concretamente vedo un risultato; tutta la parte non materiale che è la nostra parte centrale nella vita non è una cosa tangibile, non è una cosa che uno può decidere come va o meno. Comunque aiutami a fare questo processo senza che trovi le spine. Perciò questo mese è usato per togliersi le spine, perché il mese prossimo, il 14, noi festeggiamo il capodanno ebraico che è sotto il segno della bilancia, perché veniamo giudicati per le nostre azioni. Ci insegnano: “Non ti aspettare il giudizio di Dio ma se un uomo giudica se stesso ogni giorno, anche prima di dormire, cosa ho fatto o meno, colui che giudica se stesso non viene giudicato da Dio”.

Un’altra cosa da aggiungere: cos’è questo vuoto? Questo vuoto è anche sapere, conoscere, identificare ciò che siamo venuti a fare in questa vita. E’ bello che siamo madri, è bello che siamo nipoti o che abbiamo un compito, ma oltre a questo, quello che si sente, ognuno vuole mandare avanti un suo messaggio nel mondo. Dio dice: “Rinnovo la creazione ogni giorno e tu cosa rinnovi?”. Chi non rinnova ogni giorno la creazione pecca, porta alla morte, non c’è più vita! Solo il bambino cerca ancora di rinnovare, di chiedere.
Cos’è il vuoto? Il vuoto è anche poter conoscere il nostro nome, perché in principio Dio creò gli uccelli e la terra, superiori e inferiori, maschile e femminile, lo scopo, la materia, l’energia, la materia ma il tuo nome e poi il tuo mondo. Prima che siete nati qualcuno ha già pensato al vostro nome. Conosciamo il nostro nome? Conoscere il nome significa sapere che cosa sei venuto a fare nella tua vita, oltre a avere una funzione, quello che hai detto tu, come padre, come figlia e così via, oltre a questo, perciò è il primo uomo che dà il nome agli animali. Avete notato questo? Dio ha creato il mondo con la parola, però ha detto: “Primo uomo, tu darai il nome agli animali”.

Nella lingua sacra, se voi eravate il primo uomo e dovevate decidere che “tavolo” si chiama “tavolo” o “gatto” si chiama “gatto” quale criterio avreste usato? Questo primo uomo ha il compito di dare i nomi alle cose. Quale criterio avreste usato? Quale criterio voi avete usato per dare il nome a vostro figlio? Perché è il nome del nonno o perché avete deciso di cambiare nome? Questo succede a tante madri.

Il primo uomo guardava l’essenza della cosa, a secondo di questo dava i nomi. “Chelè” che vuol dire “cane” viene dalla parola “ler”, “cuore”, così cicogna, viene dalla parola amore… vuol dire nel linguaggio sacro il nome è anche contenuto. Oggi parliamo, diciamo tante cose senza avere contenuto; oggi la parola non ha contenuto, oggi le parole sono come foglie al vento, non facciamo altro che ripetere cose che abbiamo sentito dagli altri, ma la parola sacra è la parola con il contenuto. Noi di che cosa siamo composti? Siamo composti di lettere, di numeri, il DNA, di infinite parole collegate tra di loro. Noi siamo il risultato di parole che abbiamo sentito dire dai nostri genitori, dalla maestra di scuola, tramite la parola cerchiamo di rimediare un’immagine che è stata decisa già da prima. Perciò se la parola è detta come una cosa utile, lo sarebbe al femminile.

Il vuoto è il silenzio. Noi parliamo in continuazione con Dio e molte volte possiamo ascoltare la sua risposta. Cosa dobbiamo fare prima di parlare? Dio crea il mondo tramite la parola ma c’è un processo tra il silenzio e la parola che si chiama “circonciso”. I nostri avi parlavano in una maniera concisa ma anche circoncisa. Significa che, quando veramente nasce una parola dal mio “se”, e non qualcosa che ho registrato dagli altri; prima che la butto via io la deve circoncidere, labiale, dentale, a questi livelli della parola. Perciò, circoncisione in ebraico si traduce con “Ti insegno la parola”; la Torah è la parola e tu come popolo devi ascoltare! Ascoltare per fare, fare per ascoltare. Perciò abbiamo il sabato che è un giorno di meditazione e silenzio, per dedicare almeno un giorno alla settimana a questa dimensione femminile del non fare per un guadagno, un giorno di riposo per stare insieme alla famiglia.

La donna restringe il suo utero per fare posto al feto, perciò questo restringersi significa anche la capacità di essere modesti, di non evadere. L’ego evade, vuole conquistare, vuole essere dappertutto; il vero saggio rimane nascosto, opera in segreto, non nella parte svelata della creazione ma in quella velata. C’è da noi una frase che si dice: “la benedizione si trova nelle cose nascoste dagli occhi degli altri”. Ci sono alcuni processi che sono sconosciuti anche al nostro partner; i nostri genitori non possono essere lì, possono darci qualche sostegno, ma questo processo di svelare questa nostra parte oscura ma che è praticamente la sorgente di tutto, è un progetto totalmente singolare. Questo è quello che ci dà vita, ci fa sentire veramente diversi in tutti i nostri aspetti, perché tante volte le persone che camminano come morti viventi, che non sanno qual è lo scopo della loro vita. Questo è il femminile! E’ indubbiamente diverso dal concetto che noi abbiamo della donna o del femminile e così via. Questo è un processo che sta andando avanti in Israele da tempo, specialmente dalle donne, è quasi una rivoluzione, però una rivoluzione non sentita, secondo me, perché vuole rimediare anche ai danni che sono stati fatti. Vuol dire che le donne, adesso, iniziano a addentrarsi in questo studio della Torah; se la donna stessa è colei che riceve, pensate che cosa succederà alla Bibbia se viene interpretata anche dalle donne.

Le istanze religiose portate dalle donne all’opinione pubblica, rappresentano una parte di quella voce alta, finora velata, con la quale si svela quest’epoca la potenza divina. Il risultato di tutto ciò è il cambiamento della famiglia religiosa e non, in cui la nuova immagine della donna si riflette sull’uomo. Le donne che prendono parte a questa rivoluzione preferiscono agire da dentro evitando di distruggere le antiche consuetudini finché non se ne crei una che prenda in considerazione il passato per dare il futuro, perché noi abbiamo perso per strada il presente, specialmente nel Paese in cui vivo io.

Shalom è uno dei lati svelati di Dio, nel senso che oggi c’è questa forza femminile che agisce all’interno della società, a tutti i livelli, politico e non, dico anche donne che hanno 6, 7 figli che vanno a studiare, è la qabbalà, ormai trovando il tempo di fare questo, usando metodi maschili per confrontarsi con il maschile. Significa che se oggi viene un rabbino e dice che le cose devono essere fatte così, verrà una donna che potrà dire: “Io interpreto questa frase in un’altra maniera”. Siccome la Torah la si può interpretare sempre e continuazione, in centomila modi.

Questa è una rivoluzione però molto, molto quieta, proprio a livello femminile, perché il femminile agisce da dentro ed in silenzio, mentre, per esempio, il modello femminista magari era molto più brusco e molto più maschile. Magari serviva anche questo, si doveva, forse, rompere le cose per poi cercare di rimediarle o meno. Vediamo come si strutturano, alla fine le cose. Questo processo, quello che volevo farvi notare, non è che succedono soltanto nell’io della persona ma, pian piano, si allarga al paese intero e man mano anche le Sacre Scritture vengono sempre di più collegati a questo livello dell’uomo. Oggi difficilmente si trova un rabbino che ti insegna soltanto il livello semplice; questo potrebbe succedere qui, ma non più. Come il percorso di autoconoscenza molto profondo, perché c’è una donna, bisogna ricordare che tante cose sono sempre riportate al consumismo, perché ormai non siamo abituati a cose semplici anche a livello consumistico.

Yarona Pinhas fa riferimento al suo libro “La saggezza velata” Editrice La Giuntina, 2004
Intervento tenuto al seminario “A colloquio con il femminile” organizzato da Macondo nell’agosto 2004