Il mondo non è una merce

La lotta contadina in Francia sta stimolando una riflessione sempre più importante sul futuro del sistema agroalimentare. La lotta contadina in Francia sta stimolando una riflessione sempre più importante sul futuro del sistema agroalimentare. Possiamo seguirla attraverso due libri recenti, Le monde n’est pas une marchandise: des paysans contre la malbouffe (de Josè Bovè, François Dufour e Gilles Luneau, Paris, La Dècouverte, 2.000) e Josè Bovè: La rèvolte d’un paysan (de Paul Ariès e Christian Terras, Editions Golias, 2.000), che ricordano quei notevoli fatti che stimolarono il dibattito sull’agricolutra e l’alimentazione.
Queste opere evidenziano l’arresto, nell’agosto del 1999, di cinque agricoltori – militanti di Confèdèration paysanne (Confederazione contadina)- che parteciparono alla distruzione di un fast-food in costruzione della Mc Donald’s a Millau, nel sud della Francia, risvegliando l’attenzione della società francese.
Tra questi c’era Josè Bovè, un attivista militante ecologista e antimilitarista. Bovè rifiutò il pagamento della cauzione, che lo avrebbe messo in libertà, al fine di dare impulso al dibattito sulla libertà sindacale, sul commercio internazionale, sull’agricoltura intensiva e sulla qualità degli alimenti. Durante tutta l’estate, la causa della Confèdèration paysanne fu sufficientemente discussa, animata dall’onda di solidarietà a Bovè.

No alla uniformità alimentare
La protesta rifetteva lo scontento degli agricoltori contro la decisione degli Stati Uniti di sovratassare i prodotti di qualità della gastronomia francese. L’obiettivo era imporre l’apertura del mercato europeo alla carne bovina americana, il cui processo di produzione consente l’utilizzazione di ormoni acceleratori dell’ingrasso degli animali. Esistono forti sospetti che questi prodotti possano causare il cancro e gravi problemi ormonali.
La totale negligenza sulla sicurezza alimentare è giustificata dal discorso che il commercio è la principale fonte di creazione di ricchezza e non può essere ristretto. L’azione nordamericana non poteva venire in un momento peggiore. L’Europa viveva gravi crisi alimentari. Oltre all’evento della mucca pazza, i consulatori europei osservavano, angustiati, il ritiro dai supermercati di polli contaminati con diossina e delle lattine di coca-cola contenenti prodotti tossici. Questi fatti mostravano i limiti dell’agricoltura intensiva e industriale e si richiamava a una produzione di qualità.
In questo contesto, la manifestazione di Confèdèration paysenne fu molto ben pianificata. Era necessario un simbolo forte: il bersaglio prescelto furono i cantieri di Mc Donald’s nel cuore della regione di produzione del Roquefort, il primo formaggio a denominazione controllata, che sottostà a precise regole di produzione al fine di mantenere una qualità indiscutibile. La rete Mc Donald’s simboleggia, per gli organizzatori della protesta, l’uniformità alimentare e la banalizzazione dell’agricoltura familiare e la morte dei sapori regionali. Oltre questo, la lotta si dirigeva contro il monopolio, l’arroganza, l’egemonia e il conformismo. Ossia la denuncia vigorosa della "dittatura alimentare" si opponeva anche agli aspetti più generali del desiderio di conquista nordamericana, tanto nel cinema, come nella musica o nel sistema economico mondiale.
Josè Bovè guadagnò la simpatia dei francesi (81% di loro, secondo il Figaro Magazine, approvavano la sua azione).
Il 7 settembre, tornava in libertà dopo il deposito diella cauzione fatta da una lega di organizzazioni. Il leader sindacale richiamava, intanto, i cittadini per una effettiva discussione del problema agricolo.

Dimensione dell’agricoltura contadina
Questi fatti sovvertivano il movimento sindacale francese; era il sindacato di sinistra e minoritario che monopolizzava i media e apriva un importante dibattito nella società. La Confèdèration paysanne fu creata nel 1987 dalla fusione di due sindacati contandini dissidenti dalla grande organizzazione sindacale dell’agricoltura francese, la FNSEA (Fèdèration nationale des syndicats des exploitants agricoles, Federação nacional de sindicatos de agricultores). Le loro divergenze si aggravarono progressivamente. In quanto la FNSEA ha sostenuto l’intensificazione dell’agricoltura, la concentrazione fondiaria e le sovenzioni alle esportazioni; la Confèdèration paysanne considera che l’agricoltura ha condizioni per sostenere tre dimensioni essenziali per la società.
Una dimensione sociale, legata alla preservazione di un grande numero di agricoltori in attività relativa alla solidarietà tra diversi movimenti di contadini nel mondo. Questa visione "internazionalista" può essere illustrata dal distinguo dato da Bovè, nel libro di Ariès e Christian Terras, alle lotte per la terra in Brasile e per un altro tipo di sviluppo agricolo e di modello di consumo, considerati come uno dei maggiori poli di resistenza al neoliberismo.
Una dimensione economica, nella quale produrre significa anche garantire una remunerazione adeguata agli agricoltori a partire dalla produzione di alimenti di qualità.
E una dimensione ecologica, nella quale la prevenzione del paesaggio, dell’ambiente e della salute dei cittadini, oltre all’equilibrio tra grandi e piccole città, possono ugualmente essere assicurati.
La strategia della Confèdèration paysanne non si restringe pertanto alla mobilitazione della sfera agricola. La negazione del malbouffe (cucina malefica) rivela tutte le piaghe del processo di globalizzazione, sviluppano l’alleanza tra gli agricultori, consumatori e ecologisti, cioè uno degli obiettivi centrali di questa organizzazione contadina. In questo senso la Confederação paysanne organizzò, assiema ad Attac, le principali manifestazioni con l’inizio millennio contro l’Organizzazione Mondiale del Commercio.
L’insuccesso della riunione di Seattle fu acclamata come la prima vittoria di una democrazia planetaria.

Difesa culturale e ecologica
Questi avvenimenti collocano in evidenza due questioni maggiori.
Da un lato, la ricostruzione dell’idea del contadino (paysan). La rivalorizzazione di questa nozione fortifica vigorosamente la lotta della Confèdèration paysanne contro le trasformazioni della vita umana sotto la glorificazione della società del consumo. Potrebbe sembrare paradossale che un movimento sociale rivendichi uno stato che apparteneva al passato e che, in qualche modo, significò una situazione di miseria e oppressione. Intanto, l’enorme energia di questo movimento rivela l’intenso legame esistente tra il passato e il presente in Francia. La reinvenzione della nozione contadino apporta valori compatibili con la modernizzazione della società, ma indica gli inquietanti pericoli del cammino attuale.
Dall’altro lato, questo movimento di contestazione a una agricoltura produttivista avviene in un Paese in cui il dibattito sopra la cultura alimentare ha una lunga tradizione. Il concetto secondo il quale l’atto di mangiare è legato al piacere del sapore, e non solo per saziare la fame, si trasforma in un elemento di identità nazionale. Così, nella scuola e in innumerevoli eventi culturali, i giovani sono esposti a questa visione del mondo e sono iniziati all’apprendimento del gusto; si intende che il gusto è un’arte, e non un dono, che si deve apprendere a sperimentare i più differenti sapori. La questione alimenare francese è chiaramente inserita nel detto: "Sono quello che mangio". Nella misura in cui il consumatore passa e non riconosce più quello che ingerisce, egli perde progressivamente la sua identità. Contro questa tendenza, il francese ha lottato per creare le più differenti forme per assicurare la qualità del suo consumo, attraverso differenti marchi. Le ragioni agricole e le tradizioni alimentare francesi favoriscono l’unione tra le preoccupazioni dei contadini e quelle dei consumatori. L’idea dell’agricoltore-giardiniere, che allo stesso tempo produce, protegge il paesaggio, garantisce un mdo di vita equilibrato socialmente e ambientalmente, è profondamente presente fra i cittadini.
I movimenti recenti mostrano l’intensificazione contro una logica che distrugge questa cultura agroalimentare. La base dell’argomentazione di Confèdèration paysanne consiste nel ritorno alla politica al fine di evitare che il mercato sia l’unico mezzo di definizione delle relazioni tra gli uomini. Così un caso economico, la questione doganale nordamericana, si è trasformata in una lotta politica di difesa culturale e ecologica. D’altro canto, le crisi recenti di sicurezza alimentare creano un ambiente propizio per il dibattito sul modello di organizzazione produttivista e industriale dell’agricoltura. Contro il malbouffe si uniscono i consumatori e gli agricultori. La difesa della cultura francese si fortifica e passa a rivendicare spazio per tutte le differenze culturali, contro il pensiero unico, neoliberale.
Il 30 giugno del 2000, una grande manifestazione in Millau per l’occasione della sentenza dei militanti della Confèdèration paysanne implicati nel caso Mc Donald’s riunì migliaia di persone in un grande momento di sfida contro la globalizzazione dettata dagli interessi nordamericani.

Paulo Moruzzi Marques è dottorando all’Institut des
Hautes Etudes de l’Amèrique latine, Universitè Paris III
Susana Bleil Marques è dottoranda all’Institut du
Dèveloppement Economique et Social, Universitè Paris I.

tratto da Biblioteca das Alternativas del Fórum Social Mundial 2001 (www.forumsocialmundial.org.br)
Nostra traduzione