Il pluralismo religioso

Nel suo significato immediato pluralismo religioso è la presenza di più (plus­) religioni su di un territorio; ma nella nostra mentalità (italiana) ha pure una connotazione negativa, e sarebbe la discutibile adesione di persone o gruppi ad altre religioni, visto che la nostra è nella accezione comune la "vera". La religione lega ad una divinità e a dei riti; che a loro volta si legano a una terra.
Oggi il pluralismo è un dato di fatto, e non una scelta; ed è la confluenza di persone e gruppi di provenienza esterna con religioni proprie in un territorio che ha già una sua connotazione religiosa.
Dato di fatto che può comportare cambiamenti nel modo di pensare e di fare degli individui di nuova provenienza; un modo di sentire che può mutare rispetto alla religione ed alla cultura di origine; che può divenire adeguamento al territorio o all’ambiente attuale; ma anche ricerca di uno spazio sacro in cui ritrovare la propria identità.
Il dato di fatto riguarda anche la popolazione indigena, che aderisce alla religione dominante; che può ritenere inutili i luoghi di culto degli altri; o anche irrispettosi, invadenti delle loro abitudini.
Come può avvenire una tacita accettazione delle altre religioni, e dei loro impianti di servizio e dei conseguenti riti, sentiti magari come qualcosa di esoterico; oppure avvertiti come una visione nuova della trascendenza e non solo.
Se il pluralismo è un dato di fatto, può divenire anche una presa di coscienza; oppure scivolare nell’indifferenza o cadere nell’ostilità a fronte delle manifestazioni religiose altre, che sono momenti comunitari di cui abbisogna forse l’individuo.
Anche se la religione è un fatto privato, si trova spesso ad identificarsi con i valori sociali; e dunque riemerge nel pubblico; e può emergere la religione dominante che si sente in diritto/dovere di intervenire, a tutela dei valori culturali comuni, forse per identificazione con la civiltà del suo popolo, o forse per difesa di uno spazio che le può essere sottratto.
La religione lega a Dio, ma alimenta pure dei comportamenti che sono propri del territorio, dell’ambiente, di cui la religione si fa garante e ne è alimentata e forse garantita. Le religioni minori nel pluralismo trovano il loro spazio; ma cambieranno? Cambierà il loro rapporto con il trascendente? E i loro fedeli cambieranno la loro morale, il loro senso del diritto, la loro cultura? E quanto cambierà la religione dominante? Cambieranno i suoi fedeli? E quali conseguenze avrà a livello sociale, giuridico, culturale?