Il tempo della Giustizia

Riconoscere le ingiustizie velate e palesi per costruire una nuova Patria. Vorrei parlare della Giustizia non come strumento legale ma come strumento di guarigione, in quanto attraverso la Giustizia potremmo guarire le anomalie del passato. Non parlerò solo di Giustizia tra il cosiddetto emisfero Nord e emisfero Sud del mondo, ma anche quella all’interno del mio cosiddetto emisfero sud.
Uso il termine cosiddetto perché queste entità sono state definite in una mappa tracciata da qualcuno in Germania nel 1884, senza considerare chi viveva nei territori che loro hanno definito come "Nazioni". E questa divisione è oggi alla base dei conflitti sanguinosi, della storia della distruzione delle genti che vivevano in questi cosiddetti "Paesi". Voi qui in Europa vi state prodigando per costruire un’Europa più grande. In Africa invece ci stiamo spezzettando in tante piccole entità, per i problemi che ci investono dal 1884 e segnano la nostra storia, per questo mi rifiuto di riconoscerle come Nazioni.
Questa riflessione credo sia necessaria per aiutarci a renderci capaci di un progetto nuovo. Le cose che dirò vi sembreranno campate in aria, se sarà così, perdonatemi, ma sono l’unico modo per rendermi operativo.
Perseguiremo insieme attivamente un’utopia. Per noi non ci sarà nulla di impossibile: è questo il progetto al quale vi invito.
Naturalmente dovremmo guadare al passato, solo qualche accenno, perché non voglio rimanere incastrato nel passato. Se noi dell’emisfero Sud cominciamo a sfogliare le pagine del passato e rimaniamo su esse non andremo mai da nessuna parte.
Il portoghese Bartolomeo de Las Casas raccomandava di utilizzare gli Africani come schiavi nel nuovo continente: questo ci fa pensare. Se viaggiate in Africa e andate in Ghana, in Senegal, vedrete le cicatrici viventi di quello che un gruppo di esseri umani ha fatto ad altri esseri umani. Europei, Africani, Asiatici, li ho visti piangere in questi luoghi. Ma dobbiamo continuare a far risuonare la nota dell’ottimismo: siamo impegnati affinché ogni cicatrice venga rimarginata. Non si tratta solo di riparazione materiale a torti del passato, come sento arrivare da diverse voci, io voglio enfatizzare quella che è la riparazione spirituale.
È possibile parlare di riparazione spirituale? È possibile che esista una cosa che si chiama riparazione spirituale? Quali sono gli strumenti di cui abbiamo bisogno per questa riparazione? Quali sono i compiti che dobbiamo assolvere? Quali sono le condizioni per il futuro che dobbiamo stabilire perché questa riparazione possa avvenire? Quali sono i modi di vivere insieme sui quali dobbiamo insistere perché tutto ciò avvenga? Queste, secondo me, le domande che dovremo affrontare.
Parlando di ingiustizia, vi parlerò di come la vita di chi vive nell’emisfero Nord ha influito su coloro che vivono nell’emisfero Sud, rendendogliela insopportabile, dell’arroganza dell’emisfero Nord che ha pensato di andare in Africa e cristianizzare, di andare in Africa e civilizzare, quando in realtà quello che facevano era andare lì e rubare. E hanno rubato perfino le persone.
Tutti quelli che comandano in qualsiasi tempo, in qualsiasi parte del mondo, devono prima persuadere le persone del loro paese che il loro intervento è dettato da una causa nobile, giusta, perché in ognuno c’è questa nobiltà divina, solo viene confusa, altrimenti il popolo non asseconderebbe i loro piani.
Così vi hanno creato l’idea che gli Africani vivono sugli alberi, hanno la coda, è ignorante e quindi bisogna intervenire per far qualcosa di buono. Ovviamente questa è la teoria del divide et impera che ha funzionato e funziona in qualsiasi tempo, in qualsiasi luogo. Perché se voi uniste le vostre mani alle nostre, insieme riusciremmo a ribaltare la barca di chi comanda.
Così vi devono far sentire non solo superiori a questa gente retrograda, ma di più, un Europeo rispettabile non si deve consultare con loro. E la cosa migliore da fare è convincere di andare in Africa con la stessa pietà che si ha per un bambino. Questo concetto ha assunto un’arroganza che vi ha permeato e a questa cosa ora ci credete. Dovete guardare dentro di voi e capire fino a che punto quest’arroganza ha fatto presa, dove sono i sedimenti di questo senso di superiorità. L’ultimo degli Europei davanti ad un fisico nucleare africano, comunque si sente superiore. E questa è la divisione massima, di più non si può ottenere.
Quindi dobbiamo combattere assieme contro questo problema, per permettere a tutti noi di unirci veramente.
Questa ingiustizia oggi giorno non sta creando solo fra di noi questa superiorità, ma da noi sta creando un senso di inferiorità. Tuto quello che è buono in Africa è chiamato "quello dell’uomo bianco". Perfino l’ananas è più buono se importato. I nostri giovani preferirebbero essere Americani, cercano di parlare lo slang U.S.A., cercano di vestirsi come gli Americani di New York. Quando suonano vorrebbero suonare il rap. Questo perché si sentono inferiori. Le nostre donne, il cui capello è meravigliosamente riccio, comprano i prodotti chimici dell’emisfero Nord per farli diventare lisci, come quelli delle europee. Per aderire al senso estetico europeo partecipano ai concorsi di bellezza. E non serve essere scienziato per sapere che ciò che mangiamo determina il nostro aspetto. Il cibo africano generalmente ingrassa, ma le nostre donne vogliono diventare magrissime, perché questo è lo stereotipo. Tutto questo deriva da un profondo senso di inferiorità. E noi consideriamo questa una ingiustizia da combattere.

Un’altra ingiustizia è il debito.
Coloro che si son presi la briga di analizzare la questione del debito riconoscono che ci sono problemi e colpe da ambo le parti: c’è stato un cattivo modo di prestare e un cattivo modo di farsi prestare. Ci sono stati pasticci col calcolo degli interessi. Tanti di questi debiti sono stati pagati e ripagati, grazie ai meccanismi questi debiti anzichè diminuire, aumentano. Sono meccanismi che il Nord usa per controllare il Sud. In questo modo il Fondo Monetario Internazionale può ordinare all’Africa di sostituire un leader politico che non gli è congeniale, o "invita" a cambiare politica.
Un grande cervello U.S.A. ha commesso un grave errore (Johnson) quando ha scritto sul New York Times edizione della domenica: "I governi del Sud civile dovrebbero ricolonizzare il Sud del mondo". Ovviamente nessun politico si è fatto vedere concorde con questa idea, ma quest’uomo non ha fatto altro che ribadire quello che il Potere aveva già deciso. Poiché quello che viene fatto adesso, attraverso la Banca Mondiale, il Fondo Monetario Internazionale, l’Organizzazione Mondiale del Commercio, il G8, è il progetto di ricolonizzare. Per costoro è fondamentale credere che i Paesi del Sud non sappiano governarsi.
Questo si travasa anche su altre cose, per esempio la considerazione in cui tenete le O.N.G.
Tutte le O.N.G. sono tecniche di organizzazione sociale, viene utilizzato anche questo per prendere il Sud e per plasmarlo.

Ci sono altre ingiustizie che ci preoccupano: la più importante è la globalizzazione economica, veduta come l’unico mondo possibile. Su questo concordano anche gli esperti africani.
Eppure dopo una discussione un contadino mi ha detto:
«Aspetta, aspetta, com’è che fai a forzare l’unità? L’unità può essere forzata? È come un coccodrillo nello stagno dove ci sono rospi e anatre e dice loro:"Dai, uniamoci!",, E i piccoli hanno risposto: "Ma in che modo?" E il coccodrillo: "Io sono grosso, voi piccoli, se tutti venite dentro di me ci uniamo"»
Come vorrei mettere in contatto quel contadino con i capi di Stato! Sicuramente i capi di Stato non l’hanno pensata in questo modo, ma il contadino l’ha capita.
Chi ha gli occhi aperti ha capito che questa globalizzazione è uno strumento che impoverirà ulteriormente l’Africa, per ostacolare qualsiasi sforzo produttivo. Ma i nostri leader cooperano con la globalizzazione. Si sta privatizzando tutto. Tutto quello che era di proprietà del mio Paese, la Nigeria, e che viene privatizzato va alle multinazionali.

Altra ingiustizia è la distruzione dell’ambiente, poco approfondita fin’ora.
Se qualcuno di voi è stato in Nigeria, nella regione del delta, ha potuto vedere il massimo della distruzione ambientale. Shell, Total, Fina-Elf, Agip hanno distrutto completamente queste zone. La gente che viveva lì non può più guadagnarsi da vivere nel loro modo tradizionale, niente può più crescere in quella zona, non si può pescare, non c’è più pesce. Non c’è acqua per bere perché è tutta inquinata. E la gente è stata strozzata. Quella è la zona con il più alto tasso di sieropositivi, è la zona del mondo con il più alto tasso di figli illegittimi: l’Europeo ingravida la Nigeriana e poi la abbandona. Quella zona ha bisogno di un miracolo, della mano di Dio per tornare alla vita. I Nigeriani non possono recuperarlo, neanche con un intenso sforzo di dieci vent’anni.

Una cosa per cui sono famosi i dirigenti nigeriani è la loro facile corruttibilità.
I primi dirigenti che abbiamo avuto dopo l’indipendenza non avevano neanche la possibilità di farsi corrompere, lavoravano sodo. Ma appena sono arrivate le multinazionali, la loro prima mossa dentro il paese è stata quella di proporre ad un uomo che non ha mai posseduto 1000 euro ben un milione di euro, solo per firmare qualcosa su un pezzo di carta. A molti dei nostri dirigenti è stato insegnato ad essere corrotti, poi, come si dice, l’allievo ha superato il maestro.

La nostra cultura ha subito un tremendo assalto. Tutto ciò che dava solidità alla nostra cultura è stato lacerato dall’accettazione del cosiddetto sistema economico moderno, che anche voi avete accettato e che anche da voi ha fatto molti danni e spesso non ne siete neanche coscienti.
Il concetto di famiglia è stato lacerato. La relazione tra una generazione e l’altra è stata tranciata. I giovani non hanno il senso della Storia, della continuità, di collegamento, alla fine non sanno chi sono. Quando da noi c’era un problema, tutto il clan si riuniva per risolverlo. E immagino che anche da voi questa cosa era insita nella società: la capacità di una società di guarire una famiglia da un problema. Ora uno lavora in una città, l’altro in un’altra città, tutti sono separati e si scostano da qualsiasi tipo di aiuto che avrebbero potuto avere. Il tasso di divorzio tra le coppie giovani è astronomico. Non ce la fanno a tenere la famiglia.E così il futuro dei loro bimbi è già in pericolo.
Coloro che, come me, si occupano di queste cose, sanno che bisogna attivare una rivoluzione culturale, dobbiamo restaurare un’integrità culturale per la nostra gente.

Vi ho raccontato queste cose perché voi possiate pensarci s quello che io chiamo i "meccanismi dell’inganno" che sono stati utilizzati per farvi diventare compiacenti e liberi partecipanti con le vostre classi dirigenti a questo progetto di distruzione. Perché i "meccanismi dell’inganno" hanno portato buona gente come voi ad abbandonare e a passare a qualcun altro il controllo delle scelte e della vostra vita. Vi siete uniti, avete appoggiato partiti politici che il vostro senso di integrità non vi avrebbe mai permesso di sopportare o di applaudire, eppure… Vi impegnano nel massacro in Iraq, e un Iracheno che vede voi vede Bush. Questa è la cooptazione alla quale sono riusciti a portarvi.

Ma passiamo alle ingiustizie che le nostre classi dirigenti ci hanno imposto.
Quelli di noi che hanno avuto l’opportunità da parte della nostra gente di avere una visione globale ed imparare le cose che potevano portarci a progredire studiando all’estero, sono tornati al nostro paese per poterci sfruttare ulteriormente, al punto che la mia gente diffida di chi ha studiato. Quadro prendi una penna in mano puoi ammazzare tutta una comunità, senza machete, senza altra arma. La nostra gente ha paura di chi ha studiato, così non possiamo essere delle luci, delle guide per loro.

Un’altra ingiustizia è che la metà della nostra popolazione, le donne, sono sottomesse all’uomo. Quando abbiamo cominciato a lavorare con i contadini abbiamo lavorato inizialmente sull’uguaglianza tra i sessi. Un contadino mi disse: "Perché dite questo? Le nostre donne sono come le capre, le leghiamo con un cappio vicino ad una albero e quando siamo pronti per muoverci togliamo loro il legaccio e si va avanti…perché dite che sono uguali a noi?", questo per darvi l’esempio di come le donne sono state distrutte, benché sappiamo che sono le donne che sostengono il nostro paese, la società.

La nostra classe dirigente, come ho già accennato, è tra le più ingorde che esistano. Se c’è un 100 da dividere tra tutti, non se ne tengono 30 per loro e il 70 lo dividono tra gli altri, se ne tengono il 98 per sé stessi e il restante 2 va al popolo. Un’ingiustizia di cui soffre tutto il Paese.
Nel 1969 questo condusse ad una sanguinosa rivolta dei nostri contadini. Molti di questi erano dei miei buoni amici e quando uscivano al mattino chiedevo: "Dove andate?" "Andiamo a morire". Non erano più disposti a vivere in quella situazione di repressione. Logicamente la repressione militare non si fece attendere. Ma la lotta continua.
Quindi quando vediamo quest’ingordigia delle classi dirigenti, l’oppressione verso le altre, quando vendi le persone, quando la situazione è quella che è, si arriva alla situazione che vi ho raccontato.
Non pensiate che la nostra gente non abbia mai combattuto: viviamo lotte e proteste di massa puntualmente represse dai militari. Ci sono sollevamenti di contadini. Continuiamo a lottare mobilitandoci e cercando di unire le nostre forze. Instauriamo delle reti di collegamento, per unirci, per conoscerci. Ci si spende per far crescere la coscienza della situazione. Usiamo le vie legali, ma alla fine della fiera, il sistema legale non è a tutela delle persone comuni. Abbiamo formato dei partiti politici… Ma tutto questo perché vi deve interessare? Che cosa potete fare voi?
Io sono venuto dalla Nigeria perché credo fermamente nella costruzione di una nuova Patria assieme. Possiamo costruire una globalizzazione di gente comune contro questa globalizzazione economica. Possiamo stabilire nuove forme di stare insieme, possiamo andare oltre i fondi, i prestiti, le elargizioni…
Possiamo sviluppare una visione globale, un programma globale che dica che cosa potete fare qui in Europa e anche noi in Africa possiamo dire, all’interno di quel programma, cosa possiamo fare.
Se il lavoro non verrà fatto anche qui, in Africa crollerà. E alla fine, anche se voi avete tante comodità, se non lavorerete per noi l’Africa crollerà e voi crollerete con l’Africa.

leader nazionale movimento contadini (Nigeria).
intervento estratto dal seminario "Aiutare o prendersi cura?" organizzato da Macondo nell’agosto 2003.
Il testo non è stato rivisitato dal relatore.