Il viaggio come ricerca di senso

I miei dovettero abbandonare il paese in cui vivevano perché qualcuno dall’alto ha deciso che eravamo diventati dei nemici. Ed il tuo vicino di casa, che fino a ieri era il tuo compagno di lavoro, di gioco, del té pomeridiano, non ebbe altra scelta che adeguarsi all’ordine imposto. Shalom a tutti.
Nell’invito vicino al mio nome c’è scritto Israeliana, però io stessa trovo questa definizione restrittiva, sono nata ad Asmara che è in’Eritrea, ho vissuto là fino all’età di 12 anni, se il mio colore non vi convince abbastanza, avete ragione, i miei sono nati nello Yemen, dove i loro avi vi si stabilirono dopo essere stati cacciati dalla Spagna nel 1492.
A casa i miei parlavano tra di loro l’arabo, per la strada si parlava il trighigna, la scuola era italiana, ma c’erano lezioni della lingua madre inglese e la domenica studiavamo in privato la lingua ebraica. Un’origine svedese ancora non l’ho trovata nella mia famiglia.
All’età di 12 anni mi sono ritrovata ad essere una nuova emigrata: essendo ebrei, l’unico paese che ci ha aperto la porta come profughi è stato Israele: nuova lingua, nuova gente, nuova cultura e ho subito proprio uno choc culturale, mi sentivo straniera in quel paese che doveva essere il mio. La pace e la sicurezza purtroppo non l’abbiamo trovata nemmeno lì.
Cinque anni fa arrivai in Italia per lavoro e la storia si ripeté di nuovo. Malgrado tutte le difficoltà sono felice di essere nata in una famiglia che mi ha dato l’opportunità di allargare il mio bagaglio culturale al quale mi sento molto legata. In più sono grata alla vita che mi ha dato tante occasioni di viaggiare e conoscere nuovi mondi, nuovi pensieri, nuovi sorrisi.
Popoli dai denti bianchi, giallastri, rossi per il continuo masticare del gat, altri addirittura ricoperti d’oro o d’argento, altri totalmente rovinati o marci. In ognuno di questi luoghi mi sono comprata una casa immaginaria, volevo soffermarmi ancora, prendere nuove cose, vivere la bellezza che esiste nella diversità, confrontarmi con l’altro per crescere e tornare a casa con un bagaglio che nessuno mai potrà pesare al check-in di un aeroporto.
Quante volte ho ringraziato il Signore di aver creato un mondo così vario e colorato; se non lo fosse stato saremmo magari tutti morti di noia o fossilizzati.
Purtroppo ora per tanti il diverso rappresenta il nemico. I miei dovettero abbandonare il paese in cui vivevano perché qualcuno dall’alto ha deciso che eravamo diventati dei nemici. Ed il tuo vicino di casa, che fino a ieri era il tuo compagno di lavoro, di gioco, del té pomeridiano, non ebbe altra scelta che adeguarsi all’ordine imposto. Più della perdita di tutti gli averi, di un lavoro, della vita, questo è stato un trauma mai superato; non si è mai capito come un’amicizia coltivata per anni potesse ad un tratto trasformarsi in odio.
Alle soglie del 2000 ancora non possiamo essere orgogliosi di appartenere al genere umano: spero che impareremo a vedere che sotto i vari costumi e religioni, siamo tutti degli esseri umani: Adam, divisi in due generi, uomo e donna, come riporta la Bibbia.
Riportiamo Dio al suo posto, come padrone dell’Universo e non servo delle religioni e dei nostri interessi.
Rimane la domanda: come si fa a combattere le forze del male che sanno così bene organizzarsi e farsi sentire nel mondo? direi che dobbiamo iniziare con il curare il nostro io. Dice la Bibbia, ama il prossimo come te stesso: ma purtroppo, chi ama se stesso? Quale scuola ti insegna ad amare? E se non riusciamo ad amarci come riusciamo ad amare l’altro? Iniziamo a prendere responsabilità del nostro io, curiamolo, adottiamolo proprio come adottiamo un bambino a distanza, una balena o un albero.
Io sono qui perché credo che l’individuo può agire e cambiare le cose, tanto nel bene quanto nel male. Dice il Talmud: «colui che toglie una vita distrugge un universo intero», cioè siamo un niente, ma allo stesso tempo siamo anche tutto, perché la vita è sacra ed è un dono da curare e coltivare.
Il tempo di agire è ora, nel presente. Abbandoniamo il passato che ormai è compiuto. Rinunciamo ai rancori che conserva, accettiamolo, perdoniamo, ma non dimentichiamo. Apriamoci alle infinite possibilità che offre la vita per creare un futuro migliore. Immaginiamo che ogni nostra consapevolezza acquisita ed ogni azione buona accenda un lumino nell’universo: cooperiamo per far sì che progressivamente una fiamma inneschi un’altra, creando una grande luce che diromperà il buio.
Concludo con una storia: un uomo andò da Lael e cinicamente gli chiese di insegnargli l’intera Bibbia, mentre egli stava ritto su un piede solo. Finora nessun rabbino accolse la sfida, ma Lael acconsentì e rispose: non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te; fai agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te. Questo precetto è tutta quanta la Bibbia, questo è il criterio dell’amore, il resto è commento.
Vi auguro che possiate godere tutto il buono ed il bello che sono presenti su questa terra.

Yarona Pinhas è docente di lingua israeliana all’Università di Napoli.
Intervento alla festa nazionale di Macondo 30 maggio 1999