In direzione dell’altro

Scorrendo le pagine di Madrugada

Sciogliete le file, si parla di formazione ed educazione.
Incominciamo da Corrado Borsetti che da sotto la Mole de Turin, mentre il Po ingrossa e sulle panchine non c’è pane per i pesci, pone dentro il guscio la formazione nel suo doppio di educare e formare, di adeguare e scoprire, di indossare e scavare, e per provocare voci e smentite sulla scuola e accessori.
Risponde a distanza Sara Deganello in Resta solo ciò che si ama, che chiede senza pretese e senza amarezza ciò che la scuola può dare e ciò che noi possiamo cercare. Un’identità non formale, una capacità critica amorosa, per andare oltre e non fermarsi al filo di lana che avvolge la città.
Sale sulla cattedra Egidio Cardini, apre la pagina del libro e legge: Esiste ancora l’insegnamento? Qualcuno tenta in fondo all’aula una risatina con il fischio. E mentre il treno parte, e mo’ che ti raddrizzo, si chiede quale ruolo ricopra il docente; se non ci sia ancora la volontà di usarlo per un programma già definito, dietro la richiesta, vera?, d’essere educatore, e dunque responsabile degli alunni cui non è sufficiente un sapere nozionistico, ma neppure
uno schema abilitante.
Daniele Marini in La formazione come risorsa strategica non vuole certo consolidare la
pratica dell’arruolamento degli insegnanti, propone invece di non lasciarsi travolgere dalle frane della velocità e dei cambiamenti; costruire allo scopo una ferrovia, da cui scendere e salire a tratti a seconda dei momenti, delle necessità non solo economiche, ma culturali e di vita, per mantenere la memoria nel flusso e non essere costretti a scegliere dietro dettatura.
Riprende Ivo Lizzola, con Lanciare fili davanti a sé, in cui si chiede se la scuola interpreti la realtà.
Aspettiamo in questi giorni il vento freddo del nord che freni le piogge; nel controcorrente La fine dell’umana dignità, Giuseppe Stoppiglia ci offre un percorso educativo che non si appiccica ai mass media, di cui pur tiene il conto, e neppure ai valori astratti della vita, ma alla trasmissione della cultura tramite il bambino che non potrà essere il contenitore del benessere e delle paure nostre, ma soggetto di speranza e di futuro umano. Queste parole se non fermeranno i lampi estivi, ci tutelano forse dai diluvi delle borse virtuali e dai commenti disinteressati.
Pare un altro spazio, la teoria del volo, In cerca d’ali, un altro versante quello di Stefano Serato, che scrive Tra umani silenzi e divine distrazioni nell’impulso a Rispondere nonostante, con una scrittura che non concede nulla alla consolazione, e risponde ad una fedeltà a se stesso, tenace, mentre il suo corpo chiede pace; pare un altro spazio, ma è il richiamo del nostro andare confuso florido e sano di rossa carne marchiata.
Seguono due recensioni librarie: Utopia e responsabilità (dove si espongono le ragioni di un fallimento e le possibilità di una ripresa) di Carmine Di Sante; e Voci nel deserto (che è il luogo del recupero di sé, e del silenzio interiore per l’incontro con l’altro) di Virgilio Maurizi, intercalate dalle rubriche di Andrea Pase e Francesco Monini.
Io leggo, tu leggi? Chiedeva un amico all’apertura di un convegno sulla lettura. Lui rispondeva tossendo.
Mauro Pellegrino inizia da questo numero la sua collaborazione con Madrugada e dal suo osservatorio tenterà di tenere acceso un monitor su quanto si muove sotto la superficie del pensiero unico e del mondo ridotto a mercato.
Adesso siamo nei dintorni, dopo la rotonda, vicino al supermarket, ed il cronista si affanna a ricordare che cosa.
Sfogliando Madrugada avrai visto uomini e cose in movimento; che Adriano Boscato ha fissato in immagini confinate,
ma che poi sono andate oltre; confluite e rifluite nelle didascalie che un osservatore innamorato ha raccolto, per descrivere il Viaggio, che non si chiude mai, e procede in direzione dell’altro senza travolgerlo.