Insegnare a pescare non basta

Il dramma dell'economia africana sopraffatta dalla prepotenza europea che, con la scusa di accordi degli aiuti, soffoca e annienta l'agricoltura africana. Vengo dal Burkina Faso, un paese dell’Africa nord-occidentale, tra i più poveri del mondo. Penso sappiate che nel mondo, nonostante le sacche di miseria nelle città, la maggior parte dei poveri abiti nelle zone rurali.  Ho vissuto a lungo nelle comunità rurali nel nord-ovest del Burkina Faso, nella parte più povera del paese. In quella regione le piogge sono irregolari, abbiamo avuto diversi anni di siccità e è aumentata la miseria. Tanto mancavano i viveri che siamo stati costretti anche a portare aiuti alimentari, pur sapendo che è l’ultima cosa da fare, sempre, perché distrugge altri tipi di progetti e iniziative. Conoscerete sicuramente il proverbio cinese che dice “è meglio insegnare a pescare a qualcuno, che dargli un pesce”. Dunque abbiamo sviluppato alcuni progetti per dare delle speranze alla popolazione, per dimostrare che si può vivere in quella parte del paese. Oggi vorrei dirvi che bisognerebbe andare oltre, perché ci sono pescatori che non hanno più pesci da pescare.

In Senegal i pescatori non hanno più pesce perché arrivano gli europei e i giapponesi con gigantesche navi-fabbrica e razziano tutto nelle acque territoriali del Senegal.

In Burkina tra i contadini ho visto un’altra cosa, ma in pratica la stessa. Abbiamo dovuto portare aiuti alimentari, ma siccome era molto meglio insegnare a coltivare il riso piuttosto che portare riso americano, abbiamo sviluppato delle irrigazioni nelle pianure con ottimi raccolti. Due raccolti l’anno, da 5 a 9 tonnellate di riso per ettaro, molto più di quanto producevano con il miglio, il sorgo o il mais. Sono state spese cifre di denaro consistenti per irrigare, ma oggi se andate laggiù troverete la desolazione. Quando sono tornato nella regione i negozi erano pieni di riso, ma non c’erano compratori. La causa di questa desolazione sta in questa foto che trovate nel libro, la foto di sacchi di riso dove sta scritto ELEFANTE D’AFRICA. Continuando a leggere sui sacchi troviamo: RISO PROFUMATO TAILANDESE. Poi c’è un’ultima scritta: FRAMMENTI DI LUSSO. Ma si sa che a livello di commercio internazionale i frammenti vengono svenduti, perché per ottenere riso di qualità si scartano dopo la decorticazione. Quando non si tratta di frammenti, si tratta di riso che può avere dai 5 ai 10 anni di vita. Questo riso  è venduto liberamente in tutta l’Africa occidentale, distrugge i prezzi del Burkina Faso, i produttori del Burkina Faso con i depositi pieni non riescono più a vendere, a competere, e quindi le risaie chiudono. Non che il riso del Burkina sia caro, se volete mangiare del buon riso tailandese, qui, costerà due volte di più del nostro, ma il riso che costa due volte tanto ha una data di scadenza, è intero, mentre questi frammenti costano pochissimo. Questa distruzione dei prezzi impedisce alle famiglie di mandare i loro figli a scuola.

Dopo il riso altri esempi di concorrenza scorretta

   Ma possiamo moltiplicare gli esempi, abbiamo il latte in polvere europeo, che arriva in sacchi industriali da 25 kg, e con 30 cent di euro si può ricostruire un litro di latte intero. In Europa è impossibile trovare un litro per 30 cent. Dunque è latte europeo che è stato trasformato, che ha viaggiato in camion, in nave e poi ancora in camion e in moto, per arrivare ai nostri piccoli commercianti. E arriva costando meno del latte prodotto localmente, che viene consegnato a 45 centesimi in latteria. E se andate in Africa dell’ovest e chiedete dello yogurt, troverete su scritto che è stato prodotto e inscatolato in Burkina, a partire da latte in polvere. In Ghana scrivono “fabbricato a partire da puro latte di vacca”. Se telefonate all’azienda per chiedere dove sono le vacche, vi diranno che sono in Europa.
   Ora, in Burkina abbiamo il 10% della popolazione composta da allevatori, che hanno sempre e unicamente vissuto di questo. Abbiamo dai 3 ai 4 milioni di capi di vacche. Per carità, è vero che abbiamo una grande alternanza tra stagione secca e umida, per cui è difficile avere sempre erba per il pascolo. Ma due giorni fa ho visitato una fattoria che produce latte qui in Italia;  ebbene il produttore si organizza stoccando il fieno, per averne tutto l’anno anche quando non c’è pascolo… potremmo fare lo stesso in Burkina! Permetterebbe agli allevatori di avere delle entrate, di mandare i bambini a scuola, consentendogli di passare da un metodo di allevamento molto estensivo a qualcosa di meno estensivo, e questo è importante oggi a causa della demografia, per cui lo spazio si riduce per ciascuno. Si potrebbe organizzare, rifornendo così le nostre città in Burkina che si stanno ingrandendo, ma la gente è schiacciata da questa concorrenza che viene dall'Europa.

Dopo il riso, il latte viene il pomodoro

   Ho parlato del riso e del latte, ma avrei potuto parlare del pomodoro… in Africa occidentale si vedono ovunque enormi scatole di doppio concentrato di pomodoro provenienti dall’Italia. Moltissime persone mendicano con queste grandi scatole. Una volta su queste lattine si leggeva: fabbricato in Italia. Oggi è scritto: inscatolato in Italia. Si tratta di pomodori che vengono dalla Cina, in container, in fusti da 200 litri. Se entrate in un negozio di alimentari in Africa occidentale, faticherete a trovare degli alimenti locali. Tempo fa ero in Togo, e ho dovuto passare tre negozi prima di trovare due prodotti locali: il primo era acqua minerale, il secondo una bottiglia di latte cagliato e miglio. Quando ho chiesto da dove venisse il latte per fare quel prodotto, naturalmente mi hanno detto che era fatto con latte in polvere. Ho continuato le mie ricerche e ho trovato della noce di cocco essiccata e grattuggiata e mi sono detto “se non sarà del Togo sarà di un paese confinante”, ma era importato dal nord della Francia. Vedete in che realtà siamo? Capite perché dicevo che il proverbio del pesce e dell’insegnare a pescare oggi non basta più?

Il libero mercato schiaccia i paesi poveri

   Possiamo dire che il sistema mondiale del commercio schiaccia i contadini nel mondo intero, e in Burkina Faso questo è lampante. Dunque cerchiamo di capire come poter fronteggiare questa situazione. Nelle nostre ricerche siamo capitati su un passaggio di un filosofo francese, Voltaire, che nel XVIII secolo già diceva: “la buona politica ha il segreto di far morir di fame quelli che coltivando la terra permettono agli altri di vivere”. Questo è il paradosso infatti nel nostro mondo di oggi, i più numerosi a soffrir di fame sono contadini! Ma questa “buona politica” di cui scrive Voltaire è sempre attuale. Nel 2002 l’ex direttore generale dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) ha osato dire: “La liberalizzazione del commercio nell’agricoltura è probabilmente il contributo più importante che il sistema commerciale mondiale può portare in aiuto ai paesi in via di sviluppo, compreso i più poveri, per farli uscire dalla povertà”. Quello che si vede nella realtà è esattamente il contrario.

   I contadini del mondo intero devono confrontarsi con questa situazione, che va avanti da almeno dieci anni. Ora hanno una proposta per cambiare il sistema, non vogliono più quella cosiddetta “buona politica” del WTO che dovrebbe tirarli fuori dalla miseria, ma rivendicano il diritto per tutti i paesi, del sud come del nord, di proteggere la propria agricoltura e il proprio mercato, perché finalmente si paghi in modo equo il lavoro e i prodotti del contadino dell’Africa. Se cinque anni fa si cominciava a parlare di queste cose, dovreste vedere oggi con quale forza i contadini del Burkina rivendicano questo diritto.

Che cosa è il WTO

Ora cercherò di parlare del WTO. Vedete questa maglietta? ( e mostra la maglia che indossa,ndr)  E’ della Confederation Paysanne du Faso, organizzazione contadina con cui lavoro. C’è scritto STOP APE (Accordo di Partenariato Economico) che l’Europa sta negoziando con i paesi africani, caraibici e del pacifico. Penso che la maggior parte di voi non sia nemmeno al corrrente di queste cose, sono cose che altri fanno quasi in segreto sulle nostre e sulle vostre spalle. Ora, questi sono accordi di libero scambio. Il che vuol dire che si mette in concorrenza l’agricoltura africana, poco sviluppata e senza sovvenzioni, con l’agricoltura europea, molto sviluppata e sovvenzionata. E’ chiaro che gli africani sono perdenti. E non abbiamo ancora molti bambini di strada in Africa occcidentale, ma se passano questi accordi, è garantito che i problemi economici e sociali si moltiplicherano.

Dopo gli esempi che ho fatto capite che, se firmiamo un simile accordo con l’Europa, tutti i prodotti del mondo potranno entrare da noi in Africa. In Italia attualmente è difficile credo, trovare dell’olio da tavola, che sia al 100% senza OGM. Se ne trova a Ouagadogou  impotato dalla Francia… come dire che se noi dell’Africa non abbiamo il diritto di proteggerci, ne consegue che  i paesi poveri sono alla mercè e ricevono tutti gli scarti del mondo intero. E’ per questo che i contadini dicono che è un diritto della popolazione e un diritto degli stati negoziare a vantaggio di una popolazione.

La sciagura è che gli stati africani non proteggono i loro popoli e fanno fatica a negoziare con l’Europa, ma non solo perché da una parte c’è uno stato  forte e dall’altra uno stato  debole. Ma perché il potente, in questo caso l’Europa, ha la capacità di versare del denaro nel Fondo Economico Europeo di Sviluppo per i paesi poveri (ed è da questa  loro fondazione che gli Stati Africani ricevono gli aiuti per lo sviluppo). In teoria non hanno niente a che fare con gli accordi di partenariato economico, ma gli Europei stanno minacciando i paesi africani di tagliare questo fondo se non li firmano entro la fine dell’anno. Ho avuto l’occasione di incontrare dei negoziatori africani sia al WTO sia a Bruxelles, e in privato dicono tutti di essere d’accordo con noi, che sanno che non è un buon accordo, ma dicono che firmeranno lo stesso.

Cosa si può fare?

Per sfuggire a ciò penso che oggi ci restino solo i governi europei, che hanno il potere di cambiare o considerare diversamente i negoziatori della commissione europea. Da una settimana sono in Italia e ho l’impressione che il governo italiano sia il più vicino a questa causa e possa far muovere le cose, e dobbiamo spingerlo ancora.
Concludendo… mi chiedono a volte se sono altermondialista (un altro mondo è possibile?). In particolare da missionario, dico che se gurdiamo il mondo d’oggi è chiaro che non possiamo accettarlo e che dobbiamo cambiarlo. Come missionario cristiano penso che insieme a molti altri abbiamo la forza di cambiarlo, e come dice il mio amico François Touré: “ci batteremo comunque perché altrimenti sarà la morte sicura”. E giornate come queste (si riferisce al convegno di Macondo tenuto a maggio del 2007,ndr) ci fortificano.
 

(festa nazionale di Macondo, Cartigliano, maggio 2007)