Introduzione al laboratorio tematico dell’associazione Macondo al 2º Forum Sociale Mondiale

Riportiamo l’intervento introduttivo del responsabile della delegazione macondina al 2º Forum Sociale Mondiale tenutosi a Porto Alegre dal 31 gennaio al 5 febbraio 2002. Essere disposti a contestare la globalizzazione in atto, senza peraltro contestare la globalizzazione in quanto tale, ma assumendo un progetto alternativo, é un atto di coraggio e rappresenta una sfida che guarda alla profezia con la temerarietà dei giusti.
In un momento in cui tutto sembra omologato alla forza e al linguaggio dei potenti, essere qui a Porto Alegre costituisce già di per sé stessa una vittoria. E’ il segno di una speranza che matura gradualmente e inesorabilmente, é la risposta alla resa che molti sono tentati di chiedere, é la civile ribellione all’universo prosciugato e umiliato dal dio Mercato e dalle sue logiche perverse e disumane.
Porto Alegre é un successo in sé, perché rivela un fermento inaspettato e bruciante. Tutti coloro i quali sono giunti fin qui, a migliaia di chilometri dalle proprie città, sono accomunati dal desiderio di cercare e di proporre "un altro mondo", non nel senso vuoto e velleitario di una realtà che non esiste e che non può esistere, ma nella direzione di un "mondo possibile", là dove questa possibilità ha il volto della concretezza e della storia vivibile e vissuta e ha le caratteristiche di un progetto dalle mille opzioni e dalle mille vicende umane.
Ci interessa l’umanità viva e reale e non la dimensione virtuale dell’economia dei signori del denaro; ci interessa il cuore pulsante di chi vive "pé no chao" (con i piedi nella terra) e lotta quotidianamente per la dignità; ci interessano gli uomini che respirano, che pensano e che cercano la giustizia; ci stimolano le "voci profonde del mondo", già richiamate da Paolo VI.
Dentro questa tensione inesorabile si inseriscono le nostre riflessioni e le proposte dei nostri amici, con i quali condividiamo questo istinto della vita e questo desiderio di un "possibile mondo nuovo".
– Edilberto Sena é pronto ad aprirci gli occhi su tutte le forme di sfruttamento strisciante e subdolo e di dominazione perversa nel territorio dell’Amazzonia, la cui verginità viene ostinatamente messa in pericolo da un attentato continuo e profondo al cuore di una terra portatrice di dolcezza e di libertà. Lo fa con la sua consueta forza espressiva, che nasce dal suo amore per la vita, una vita che si srotola in abbondanza, e che si fa voce forte e coraggiosa nella difesa degli umili e dei deboli.
– Suor Adma Cassab Fadel é pronta ad aprirci il cuore sui drammi spaventosi e orrendi dello sfruttamento dei minori in Brasile e nei Paesi in via di sviluppo, sottolineando soprattutto che, nella dimensione del "nuovo mondo possibile", c’é spazio per la speranza dell’incontro tra uomini di diverse culture, senza pregiudizi, con lo sguardo rivolto alla solidarietà e alla dignità di ogni essere umano.
– Dilvo Peruzzo é pronto ad aprirci la mente sulle dinamiche esplosive delle società contemporanee e sulle loro contraddizioni enormi, ma anche sul futuro della collaborazione e dell’integrazione tra progetti autenticamente popolari, recuperando la dimensione dell’intellettuale che si incontra con il calore della terra e con il suo carico di fatica e di sudore, proprio perché il mondo nuovo ha bisogno di entrambe le dimensioni.
– Beppe Stoppiglia, nostro Presidente nazionale, é pronto a scagliare la freccia di Macondo dentro il nostro cuore e a descriverci con efficacia la forza prorompente di questo straordinario progetto, che si pone come unico obiettivo quello di fare incontrare gli uomini e i popoli, ma non secondo le ipocrisie e le bugie di "questa" globalizzazione, bensì nella direzione di un incontro tra uguali, tra uomini degni della loro condizione di persone diritte e forti, tra esseri umani che si ascoltano e che si rispettano sempre, tra individui onesti e leali che camminano insieme.
Abbiamo voluto sottolineare la dimensione dell’incontro e della comunicazione tra i popoli, osservandone le dinamiche più semplici e allo stesso tempo più profonde. La domanda che si sospinge é provocatoria: "Globalizzazione o integrazione per lo sviluppo?"
Ci piace credere che il futuro ci appartenga e che noi ne saremo i tutori e i custodi. Quindi desideriamo trovare una o più risposte, perché crediamo all’integrazione, crediamo allo sviluppo e, in definitiva, crediamo alla dignità e alla responsabilità personale di ciascun essere umano. Possiamo fare a meno dei signori del Mercato.
Per dirla con Luigi Ciotti, lo vogliamo "per restituire alla giustizia la dimensione della corresponsabilità e per aprire il futuro alla Speranza, pensata e costruita dalla nostra passione".

Egidio Cardini, responsabile della delegazione dell’Associazione Macondo al II° Forum Sociale Mondiale di Porto Alegre, dal 31 Gennaio al 05 Febbraio 2002.