Jornal Pessoal: con 18 anni, già può decidere la sua storia

La storia dei 18 anni di Pinto vissuti tra denunce, minacce e aule di tribunale. Ma è sopratutto un articolo che spiega cosa significa essere giornalista Dei 150 periodici della stampa alternativa che circolavano in Brasile tra il 1964 e 1980, meno di 25 giornali "hanno avuto una vita che superasse i 5 anni", questo secondo la ricerca fatta da Bernardo Kucinski nella sua tesi di dottorato poi trasformata nel libro: Giornalisti e rivoluzionari. Erede di questa tradizione il Jornal Pessoal (JP), completa con questa edizione i 18 anni di età. Anche con due brevi interruzzioni, é un percorso con poche similitudini nella storia di un tipo di giornalismo che é stato convenzionalmente chiamato "Giornalismo Investigativo". Fare giornalismo significa verificare, appurare, anche quando la domanda fatta dal giornalista non ha una risposta immediata. Non si tratta di opzione, ma di un obbligo.

Quando ho stampato la edizione inaugurale di questo giornale, nella prima quindicina del settembre 1987, non pensavo che sarebbe durato cosí tanto. Devo dire con sincerità che mai ho desiderato che durasse tanto, come solo rari giornali della vera stampa alternativa durano. Ho creato il JP perché chi doveva pubblicare il mio reportage sull’assassinio dell´ex deputato statale Paulo Fonteles de Lima, si rifiutava di ospitare la materia nel suo giornale "O Liberal" ("Il Liberale", giornale più diffuso di Belem, ndt), per il quale io scrivevo come collaboratore.

Questo fatto iniziale deve essere ricordato per ravvivare la memoria collettiva, ma specialmente per i giornalisti che oggi sono nel pieno dell´attività. All´inizio del 1986 io avevo chiesto le dimissioni dal "O Liberal", per non concordare con il veto imposto a un articolo che avevo scritto contro l´allora governatore Jader Barbalho e la sua equipe. Quando poco dopo é morto il padrone del giornale e anche responsabile per la censura, il signor Romulo Maiorana, le nostre relazioni erano già interrotte.

Al funerale del marito, Dea Maiorana, mi disse che Romulo le aveva manifestato la volontà di ristabilire le relazioni personali e professionali e ritornassi subito a Belem. Ma la morte ha anticipato il suo progetto. Superata l´incomprensione, ho continuato a collaborare con il giornale e la televisione. Mandavo brevi articoli per la colonna Reporter 70, scrivevo su materie speciali per il giornale e quando convocato, facevo commentari politici sulla televisione "Liberal".

Avevo già scritto alcuni articoli riguardo alla esecuzione di Paulo Fonteles, pubblicati senza restrizione nel giornale "O Liberal", quando ho consegnato un lungo reportage alla direttrice amministrativa del giornale Rosângela Maiorana Kzan. Era il risultato di tre mesi di dedizione integrale alla investigazione riguardo il crimine. Perché a lei? Perché era la persona con cui avevo piú contatto con i figli di Maiorana e colei che io vedevo avere piú sensibilità per il giornalismo, dopo aver frequentato (senza concludere) il corso universitario in Comunicazione Sociale.

Lei ha letto la materia e rimase impressionata. Mi stimolò a pubblicarla, ma non nel giornale "O Liberal", perché troppo "forte". Colpiva due dei maggiori finanziatori pubblicitari del giornale, due degli uomini piú ricchi del Parà. Il materiale mi fu ritornato e per un po’ di tempo sono rimasto zitto e di seguito feci la proposta: se io creassi un giornale per pubblicare questa materia (che nell´anno seguente avrebbe conquistato il premio Fenaj di giornalismo), lei lo stamperebbe con le rotative di "O Liberal"? Lei accettò, ma non dovevo indicare la grafica e la stampa sarebbe stata gratuita.

Cosí il Jornal Pessoal ha cominciato la sua storia, senza sapere che sarebbe stata eccezzionalmente lunga e terribilmente difficile. Il secondo numero, già non poteva piú essere stampato da "O Liberal", neanche sotto la protezione dell’anonimato. La materia in prima pagina attaccava il presidente della Banca dell´Amazzonia, Augusto Pereira, che era anche avvocato del Gruppo O Liberal, per aver partecipato ad un buco equivalente a 30 milioni di dollari. E cosí per poter stare in circolazione, il giornale cambiava continuamente di grafica, secondo le varie pressioni di quelli che usavano il loro potere per impedire la pubblicazione di materie che li colpivano o incomodavano.

Non voglio fare la traiettoria del Jornal Pessoal, che é piú o meno conosciuta. Voglio appena mostrare ai giornalisti, principalmente ai piú giovani che il loro primo dovere é verificare le informazioni da dare all’opinione pubblica, le piú complete possibili, dentro i tempi operativi dei giornali, generalmente brevi. Il secondo dovere é pubblicare tutto quello di rilevante che hanno trovato e scoperto, perché l´informazione diventi accessibile alla società in tempo opportuno, capace di orientare la sua partecipazione nella vita collettiva.

Il Jornal Pessoal é stata l´unica forma che ho trovato per dare spazio alle informazioni essenziali per chiarire un crimine di alto inpatto. Pensavo che una volta compiuta la missione e qualche altra di seguito, il giornale perderebbe il suo obiettivo e sarebbe scomparso. Anche perché, senza accettare pubblicità e dipendendo esclusivamente dalla vendita dei giornalai, ero condannato alla povertà. Poi però ho scoperto che la grande stampa non aveva piú spazio per le materie che io scrivevo nel mio giornaletto. Solo lui poteva pubblicarle.

Era una situazione diversa da quella dove io e molti altri giornalisti abbiamo vissuto negli anni dal ’64 all´85 nel piú lungo periodo di "eccezzionalità" brasiliana come è stata chiamata la dittatura. In quell’epoca, mettevamo insieme il nostro lavoro nella grande stampa, con la militanza che esercitavamo nella stampa alternativa. Il punto massimo di questa esperienza é stato nel settimanale "Opinião", nella prima metà degli anni 70. Oltre al corpo redazionale che era composto da professionisti qualificati e di grande esperienza, i suoi collaboratori fissi si avvalevano della struttura impresariale dei grandi giornali. Che rendevano possibile la facilità di spostamento, accesso a fonti diverse e accompagnamento diretto dei fatti piú importanti.

Tenendo conto che normalmente i periodici di stampa alternativa si restringevano ad analisi e interpretazioni fatte sulla base di dati secondari, "Opinião", faveca invece giornalismo di punta, permettendosi di concorrere direttamente con "Veja", il grande settimanale di allora. Cosí dopo un giorno di lavoro al giornale "O Estado de S. Paulo", io rimanevo in redazione, fino a tarda ora, scrivendo il mio materiale di quello stesso giorno o della settimana per "Opinião" e per la prima versione del Jornal Pessoal, una pagina che scrivevo per poter essere pubblicata nella edizione domenicale del "A Província do Parà" a partire dal 1972 e in "O Liberal" a partire dal 1974.

Quello che la censura della dittatura vietava nello "Estato de S.Paulo", io (come altri giornalisti) tentavamo di pubblicarlo nell "Opinião", e all´inizio con successo. Dall´altro lato del piacere di fare giornalismo, c´era il governo con i suoi strumenti di intimidazione, repressione, punizione. Ma il governo rimaneva al di là del bancone. Da questo lato c´erano i migliori professionisti della stampa brasiliana, che hanno rinunciato ai piaceri e ai conforti che gli erano concessi dalle loro virtú per servire informazioni vitali per il distinto pubblico, in conflitto con un governo potente e una struttura economica aggressiva. C´erano rischi in questo compito, ma l´esigenza del dovere da compiere era piú forte. E cosí si é fatto un giornalismo di qualità in condizioni terribili.

Quando si succedevano le varie edizioni del Jornal Pessoal ho ritrovato questa sensazione di ricompensa di fare bene quello che doveva essere fatto. Ma ho scoperto all´inizio con una certa preoccupazione, che non era piu possibile mantenere questa doppia funzione che riuscivo a fare in quegli anni di piombo, ricavandone un sistema di vita relativamente buono, in funzione del salario che ricevevo nel grande giornale, ma non smettevo di rispondere anche alle esigenze della mia coscienza di professionista e di cittadino, per aiutare il popolo brasiliano a non soccombere sotto il peso della censura e della manipolazione delle informazioni.

Vivevamo già nel 1988 in una democrazia formalmente piena. Ma uno dei sostegni di questo sistema politico, la stampa, comprimeva e restringeva sempre di piú i margini di libertà dei suoi giornalisti. Le connessioni con le imprese si addensavano e aumentavano, creando una tela di interessi che si metteva in mezzo al libero uso delle informazioni. Quando ho chiesto le dimissioni dal giornale "O Estado de S. Paulo", dopo 17 anni di attività ininterrotta, ho scoperto che stavo entrando in un cammino senza ritorno. Se non mi disponevo a scrivere in modo diverso, come quella che stavo usando per produrre il Jornal Pessoal.

Il test definitivo é stato fatto nel 1992, quando nella edizione 89 del giornale ho scritto riguardo ai dissensi interni del gruppo Liberal. Se io avessi accettato di stare a fianco di uno dei due fratelli Majorana (che allora stavano disputando il potere sul gruppo), non sarei riuscito ad ottenere 5 azioni giudiziarie contro di me. A partire dal momento in cui ho deciso di continuare a pubblicare la verità e solo la verità, indipendentemente dalle relazioni che avevo con gli attori della disputa e dalla rabbia che provocasse.

Due cose mi hanno impressionato in quella epoca. La prima é stata quella di percepire che venivano frustrate le speranze riposte nella successione di Romulo Majorana e cioé che il figlio che lo avrebbe sostituito non era in condizioni di comandare una impresa giornalistica e di dare priorità al giornalismo. La seconda cosa é stato vedere che i cosidetti crimini di stampa si sono accumulati nell’area privata (cioé portati in tribunale) senza che il supposto offeso potesse esercitare il diritto di risposta.

Da quel momento sono già passato per 32 processi nella giustizia, metà dei quali ancora in azione. Nessuno degli autori di queste azioni ha inviato una lettera a questo giornale contestando le informazioni che hanno causato l´azione giuridica. Tutti i processi hanno come origine un testo giornalistico. Nonostante i querelanti dicano che il loro onore é stato offeso, nessuno degli argomenti ha toccato la loro vita privata. Tutti i reportage hanno avuto come argomento il ruolo pubblico di queste persone e in momenti dove si trattava di argomenti di rilevante interesse per il pubblico.

Durante questo lungo periodo sono stato processato solo una volta e assolto per il rifiuto del Ministero Pubblico di fare una denuncia contro di me sulla base di una inchiesta di polizia militare evidentemente manipolata. Nei 32 processi intrappresi contro di me tutte le denuncie fatte sono state accolte e qualche volta fatte dallo stesso Pubblico Ministero. Nessuna delle difese preliminari che ho presentato é stata accettata dal giudice o appoggiata dal Pubblico Ministero. Nessuno dei molti errori e irregolarità che ho riscontrato nei procedimenti mi hanno favorito. Tutta questa sfortuna ha avuto sempre una caratteristica : essere contro di me.

Dopo 13 anni di presenza nel registro degli accusati del Parà, i documenti che riguardano il mio caso, un giorno, daranno un volume di migliaia di pagine (tra processi principali e appendici) capace di impressionare chiunque, quando saranno analizzate per una archeologia del potere massacrante. Non ho nessun dubbio che si tratta di un processo politico, nonostante in qualche momento si sia infiltrato il bagliore della vera giustizia, che ancora anima molti rappresentanti delle istituzioni e permette la sopravvivenza della speranza nei cittadini riguardo la loro possibilità di vedere i loro diritti difesi.

E´un processo politico perché ha come obiettivo far tacere un cittadino, che nella sua ricerca della verità, ha sempre accettato uno dei principali metodi per produrla che consiste nel dibattito pubblico, nell´esporre idee, nel confronto degli opposti, nella dilettica meravigliosa delle nostre intelligenze.

Perché non cercare la verità anche nell´area pubblica, davanti ai cittadini? Perché trasferire questioni vitali agli atti dei processi, che poi finiscono dimenticati negli archivi? Perché punire con il silenzio chi sempre ha preso in considerazione la parola degli altri, l´ha rispettata e fatta circolare? Perché privare della possibilità di rendere conto alla società chi ha sempre esercitato la professione come il piú leale e operoso dei servitori pubblici, anche senza i vantaggi che questa funzione da ai burocrati dello stato?

Queste domande avranno risposta. Non adesso, probabilmente un giorno. Certamente non da me, ma per qualcuno che si interesserà dei paradossi dei nostri giorni, nei quali tutto possiamo e poco facciamo, del ritirarci nel nostro piccolo mondo, delle preoccupazioni per la linea, dei viaggi, delle carriere di manager tanto propagandate, a modelli pubblicitari esaltati in TV.

La crisi che viviamo ha il suo punto di partenza e il suo punto di arrivo nella dissociazione del cittadino dalla vita pubblica. Sta diventando fumo la coscienza del dovere civico, il senso di fraternità senza il quale un insieme tanto grande di persone, come il nostro, lascia di poter usufruire della energia usata per produrre ricchezza. La massima che é in vigore: "Ciascuno per sé e le circostanze per tutti", approfondirà questa crisi, anche se in superficie sembra superata.

Il Jornal Pessoal ha cominciato e finirà un giorno fedele al suo impegno di sempre: non lasciare che una pagina in bianco prevalga come misura della realtà, come anti-storia. L´edizione di oggi ha dovuto tralasciare di affrontare molte questioni importanti perché la persecuzione legale non mi ha dato tempo sufficiente per una ricerca approfondita su questi argomenti. Chi perde in tutto questo, oltre al redattore solitario di questo periodico? E chi guadagna?

Con 18 anni, dall´alto della sua maggior età, decidere sul proprio destino é una conquista di cui nessuno potrà privarlo. Molti di noi sono nati con il destino che un poeta Carlos Drummond de Andrade ha anticipato quando ha detto di essere "gauche" nella vita. Lo siamo stati. Continuiamo ad esserlo.

("gauche" è un termine difficile e ricco e significa: stare in mezzo agli uomini, in un luogo difficile, con una sensibilità che fa male e con la ragione vigile, ndt).

06/09/2005


tradotto da Mauro Furlan, pubblicato da www.adital.org.br

Lucio Flavio Pinto è amico di Macondo e da anni fa il giornalista a Belem, nello Stato del Parà. Questo articolo ripercorre il cammino fatto in questi 18 anni di giornalismo editando da solo il suo "Jornal Pessoal" . Io sono andato a trovarlo ad aprile, e ho scritto riguardo la situazione difficile che sta vivendo a causa della sua attività di giornalista scomodo. Lui continua la sua battaglia di giornalista (pubblicando articoli sempre attuali sulla situazione della distruzione dell’Amazzonia) e di avvocato di se stesso difendendosi nei tribunali (per i 24 processi aperti contro di lui dai potenti della zona che si sono sentiti minacciati o offesi dai suoi articoli). In questo articolo potete capire la statura morale di Lucio ma soprattutto il suo percorso di fedeltà ad un giornalismo a servizio della verità e non degli interessi di qualche potente, tantomeno di se stesso.

Tradurvi questo articolo ci dà modo di capire meglio il suo cammino e continuare ad appoggiarlo in questo momento dove tutti vorrebberero che chiudesse la bocca o meglio chiudesse il suo Jornal pessoal, o meglio ancora, terminasse per sempre questo modo di fare giornalismo.

M.F.