La farsa

E adesso come faccio a spiegare a João che non sono d’accordo? Come dirgli che così facendo viene strumentalizzato ancora una volta?

È un cinismo senza fine verso persone indifese, un loro uso strumentale per loschi fini. Ma quando si riveste il tutto (i loschi fini, le persone) con il manto del buonismo e della carità spicciola, ecco che sfumano i contorni e ogni cosa appare sotto una luce che prende le sembianze di chi la manovra, scivolosa e tentacolare come un abbraccio appiccicoso da cui è impossibile slegarsi, una situazione contro cui non si riesce a lottare, a ribellarsi, perché ha il tremendo potere di strappare consensi e di farti apparire esattamente il contrario di quello che sei; è una farsa, la più terribile farsa che si possa articolare, la farsa che parla il linguaggio semantico dei gesti e delle parole che all’occorrenza fanno comodo al potente di turno. La creazione del consenso. Il volemosebene.

I fatti: qualche anno fa viene ufficialmente istituito il dia de luta do povo da rua, il giorno di lotta del popolo della strada. La brillante idea viene dalle istituzioni che da sempre si occupano del caso: Comune, Stato, Chiesa e ONG di svariata specie, finalmente riunite in comunione di intenti, deliberano e decidono la giornata nazionale di lotta del popolo della strada. L’atto di inaugurazione avviene nel palazzo comunale alle presenza delle autorità a capo delle istituzioni suddette e di alcuni esemplari tipici della specie umana “morador de rua” (abitante della strada) che per obbedire alle ragioni del politicamente corretto nessuno si azzarda a chiamare come abitualmente si fa: mendicante, pezzente, puzzolente, ubriaco, barbone, fannullone, drogato, vagabondo, trafficante e compagnia bella. Anzi, con un giro di parole meraviglioso, da oggi in poi si dirà pessoa em situação de rua, persona in situazione di strada, a rischio sociale. Dicevo dunque “alcuni esemplari tipici…”, ecco, funziona così: os albergues, le case di accoglienza diurne e notturne, i centri di convivenza, pubblici e privati scelgono a dito un gruppetto di frequentatori tra i più presentabili, di aspetto decente e di provata docilità; li si riunisce nel salone e si illustra loro con parole facili facili quello che accade e che è stato deciso (la cermonia di inaugurazione della giornata ecc ecc). Li si convoca a partecipare. Fatevi una bella doccia, lavatevi i denti, passate nel vestiario a ritirare la maglietta dell’istituzione bella pulita e profumata con la scritta sopra (Casa di Accoglienza Pinco; Casa di Carità Pallino) e radunatevi davanti al portone che il pulmino vi porterà al luogo dell’incontro. Il palazzo comunale è pronto per il grande evento. Autorità, sindaco, vescovo, deputati, porta borse e un nutrito gruppo di pessoas em situação de rua (i disgraziati di cui sopra). Il sindaco in giacca e cravatta, il vescovo vestito da vescovo e i moradores con la maglietta Casa Pinco, Casa Pallino. Cerimonia, discorsi, applausi. Parla anche un morador… cosa ha detto? Boh, le solite cose, probabilmente… zitto zitto, c’è la benedizione. Padre, figlio… amen. Clap Clap, evviva il sindaco, il deputato, il vescovo, evviva i moradores. Il pulmino riparte. Le magliette, restituitele nel vestiario dove le avete prese, grazie.

Come faccio a dire a João che oggi non ci vado, anzi, che da cent’anni non ci vado più alla manifestazione in comune? È così contento João, tira fuori dalla borsa due magliette, la Pinco e la Pallino, che ormai sono sue. Scusa João, oggi non posso, sai, devo andare a lavorare…; ecco ho inventato una scusa che funziona sempre. Abbandono ancora una volta il mio amico senza spiegargli il vero motivo, la vera ragione della mia assenza. Per lui, Pinco e Pallino, sono la sua salvezza, senza di loro non mangerebbe né dormirebbe in un letto, non potrebbe farsi la doccia e neanche giocare a pallone il sabato pomeriggio nel campetto. Non potrebbe frequentare le decine di corsi di artigianato per imparare a costruire collanine con tappi di bottiglia. E neanche frequentare il corso di alfabetizzazione – organizzato dalla casa ma con i professori del programma statale – per imparare a scrivere il suo nome e far parte della lista ufficiale del governolula che strombazza a destra e sinistra di aver alfabetizzato venti milioni di persone in quattro anni. A proposito di governo: il PAC, piano di accelerazione della crescita – e i suoi mega progetti di opere faraoniche -, è stato ufficialmente criticato dalla relazione annuale di Amnesty International in cui si legge: la crescita economica non rispetta i diritti delle comunità emarginate.

Ma João non lo sa. Oggi é felicissimo, andrà in pulmino al palazzo comunale. Ascolterà i discorsi ufficiali della giornata di lotta. Il sindaco e il vescovo non saranno presenti (forse, come me, devono lavorare), ma si potrà contare con la partecipazione di un paio di deputati, tra cui alcuni che anni fa furono direttamente coinvolti nella gestione esecutiva dei programmi statali di assistenza ai moradores. Certamente non mancherà la televisione che intervisterà i più loquaci, quelli che sono sempre pronti a battersi e sbattersi per i compagni di sventura e che protesteranno contro il trattamento infame della polizia e degli agenti della pulizia (polizia e pulizia) che la mattina passano con i camion a spruzzare getti d’acqua gelata su chi dorme per la strada: una questione di igiene.

Saranno contentissime: le ONG che si trastulleranno per il successo della giornata e per la promessa di stanziamento di fondi; le istituzioni che danno un ennesimo esempio di apertura democratica. Saranno soddisfattissimi: i politici per il loro sorriso colgate; i moradores per apparire alla televisione nel telegiornale locale che i loro amici vedranno stasera nel maxi schermo delle case Pinco e Pallino. Ed infine João per aver passato una giornata diversa dal solito e pure io, per essere riuscito a svignarmela in tempo.