La febbre di mercurio della Unilever

Nel marzo 2001, i residenti di Kodaikanal, un delizioso rifugio in collina nel Sud dellIndia, sorpresero la Unilever in flagrante in quanto non seppellirono una discarica di rifiuti tossici di "mercurio-lavorato" Nel marzo 2001, i residenti di Kodaikanal, un delizioso rifugio in collina nel Sud dell’India, sorpresero la Unilever ( la società multinazionale Anglo-Olandese) in flagrante in quanto non seppellirono una discarica di rifiuti tossici di "mercurio-lavorato" di una fabbrica di termometri diretta da una società ausiliaria, la Hindustan Unilever.
Le 7,4 tonnellate di scorte (1) residue di schegge di vetro sporche di mercurio furono trovate in sacchi strappati. Stavano perdendo il mercurio nel terreno di un campo strapieno di rottami vicino ad una scuola.
Nonostante l’evidenza il dirigente per l’esportazione verso l’estero della Hindustan Lever Mr. Subramaniam negò ogni accusa di discarica abusiva indiscriminata. " Nessuna scoria inquinante pericolosa ha lasciato la fabbrica ", egli disse .
La scoperta, che portò a una marcia fino ai cancelli della fabbrica, di più di 400 dei residenti dell’area inquinata organizzata da GreenPeace India, segnò l’inizio di una saga ancora non finita di disonestà e di pasticciati sforzi di insabbiamenti della Unilever. "E ‘ stata una esperienza che insegna che una stimata multinazionale può comportarsi in questo modo"(2) dice Mynoo Awary , un vecchio residente di Kodaikanal, "Come comunità ospite noi ci sentiamo imbrogliati".

Il mercurio, la sostanza che la Unilever è accusata di lavorare senza prendere le precauzioni per l’ambiente e per la sicurezza dei lavoratori, è un metallo tossico che si trasforma in forme più pericolose per la vita come il metilmercurio quando rilasciato nell’ambiente. Il mercurio si accumula nel fegato, nei reni , nel cervello e nel sangue e può causare difetti di nascita e gravi malattie al sistema nervoso e ai reni.
Rispondendo alle pressioni dell’opinione pubblica e sotto il peso dell’evidenza, la società annunciò la chiusura della fabbrica il 21 giugno 2001. Ma i residenti, i lavoratori e i gruppi ambientalisti come Greenpeace dicono che la Unilever ha ancora parecchie risposte da dare. I rimedi per la Sanità pubblica e i compensi finanziari per i lavoratori, le bonifiche dell’ambiente, e una scusa formale alla comunità sono tra le soluzioni che richiedono alla Unilever.
Unilever continua a sostenere che le loro operazioni non mai hanno danneggiato l’ambiente esterno alla fabbrica e la salute dei suoi lavoratori.
A Kodaikana, il comportamento della Unilever vìola i princìpi ambientali del Global Compact(3) che richiedono alle firmatarie di "supportare un approccio precauzionale a eventuali pericoli ambientali "(principio 7); "intraprendere iniziative per promuovere una maggior responsabilità ambientale "(principio 8) ; "di promuovere un diffusione di tecnologie più ecologiche per l’ambiente" (principio 9).
Le affermazioni che la società ha impiegato un doppio standard in relazione alla sicurezza dei lavoratori indica una violazione del Principio 6: "l’eliminazione di discriminazioni in rispetto dell’impiego e dell’occupazione".
L’accumulo della discarica di mercurio avvenne prima che il Global Compact nascesse. Tuttavia, qualche scarico e tutti gli insabbiamenti e i depistaggi avvennero dopo che la società aderì al Compact.
Gli sforzi per coprire il tutto, inclusi le dichiarazioni ingannevoli, sono chiaramente in violazione allo spirito del Compact. "Quello che noi speriamo e chiediamo è che le compagnie che hanno partecipato al Global Compact non solo non mentano, ma siano anche aperte e trasparenti, arrivino alle comunità " dice Denise O’Brien dell’Ufficio Global Compact dell’ONU.

Documentazione: ( un po’ di storia…)
Nel 1983, la Chesebrough Pond’s una azienda americana sposta la sua datata fabbrica di termometri da Watertown, New York, a Kodaikanal nel Sud dell’India. Nel 1987 , la fabbrica venne acquisita dalla Unilever quando comprò la Chesebrough Pond’s. Il proprietario dell’impianto la Hindustan Unilever è una società ausiliaria posseduta per il 51% dalla Unilever stessa.
La fabbrica, che è detta essere il più grande impianto per la fabbricazione di termometri del mondo, è collocata sulla cresta di un pendio che forma una foresta, la quale è un ecosistema con una grande biodiversità ( conosciuto come Sholas) tipico di questa regione. Sholas forma parte di un produttivo bacino idrico che defluisce nel perenne fiume Pambar.
Unilever importa tutto il mercurio e il vetro per i termometri dagli Stati Uniti, e esporta tutti i termometri prodotti all’americana Faichney Medical Co. Da là, i termometri trovano la loro strada per i vari mercati degli USA, Inghilterra, Canada, Australia, Germania e Spagna.

La febbre da discarica da mercurio
L’ultimo anno, l’Unilever vendette tra le 7.4 e le 15 tonnellate di termometri rotti contenenti mercurio a un venditore locale di rottami.(4)
"Io andai a prendere i pezzi dalla fabbrica e loro (Unilever) dissero che potevo prendere gli altri rottami solo se portavo via i termometri rotti " dice Ramesh Thiraviyam, il proprietario del campo rottami. " Nessuno mi disse che era illegale o che il mercurio fosse pericoloso. Lo scorso anno, i miei ragazzi raccolsero circa mezzo litro di mercurio ma io non so come avvenne". D’accordo con Ramesh Thiraviyam i rifiuti tossici gli furono venduti a 25 dollari alla tonnellata (1250 rupie).
Il 20 giugno 2001, la Unilever fu costretta a bonificare dai rifiuti tossici il campo di rottami sotto la supervisione della comunità e delle autorità con un protocollo aderente agli standard americani. Una dichiarazione della società datata 21 giugno spiega che: "la Hindustan Lever Limited ha recuperato, per uno stoccaggio sicuro nella fabbrica, le 5.3 tonnellate di mercurio contenute in pezzi di vetro attualmente immagazzinati presso un rivenditore di rottami del posto in Kodaikanal, che erano state inavvertitamente rimosse dalla fabbrica in violazione alle procedure stabilite per lo stoccaggio".

Questo non è il solo rifiuto tossico "rimosso inavvertitamente dalla fabbrica in violazione alle procedure stabilite per lo stoccaggio" . Altre 30 tonnellate di rifiuti di vetro contaminati da mercurio sono state portate via da insospettabili compratori nel Sud dell’India, inclusi alcuni che usano il vetro per fare biglie di vetro per bambini.(5)
Nel gennaio 2001, un gruppo di investigatori, con me incluso, scopri un’altra discarica dove l’Unilever aveva scaricato rifiuti contenenti mercurio. Questa discarica in parte si trovava nella foresta di Shola all’interno della proprietà della società. Ecologicamente, queste foreste sono parte del contiguo ecosistema dello Shola che si estende giù dal pendio della compagnia predetta. Sholas sono foreste da consacrare per la loro biodiversità e per il loro compito di bacino idrico.
Un barile disteso sul fianco conteneva dei termometri rotti, qualcuno con un quantità visibile di mercurio, che si riversava nel terreno della foresta. In quello che sembra essere un tentativo di pregiudicare la pubblicità negativa che potrebbe risultare dalla scoperta dei rifiuti scaricati nella foresta, la società diede ordine ai suoi lavoratori di rimuovere le scorie nel periodo che va da Gennaio a Marzo.
La compagnia ammette che i rifiuti vennero rimossi per essere stoccati in un miglior luogo all’interno della fabbrica.
Immediatamente dopo che la controversia divenne pubblica nel marzo del 2001, l’Unilever fece anche dissotterrare più di 40 tonnellate di rifiuti da fosse non isolate all’interno del recinto della fabbrica. In una email in risposta all’autore, l’Unilever disse "che erano stati sgomberati i vetri non contaminati da mercurio che erano stati seppelliti in quel posto durante gli anni ‘80" . La compagnia, tuttavia, non chiarì perché seppellirono una merce reciclabile come il vetro che essa stessa ammise essere stata venduta nel passato.
I lavoratori ingaggiati nelle operazioni di de-seppellimento dicono il contrario delle affermazioni della Unilever quando dice "che solo vetro non contaminato era stato seppellito "; i rifiuti estratti avevano quantità visibili di mercurio. Inoltre, se fosse vero il fatto che nessuno dei lavoratori indossasse degli indumenti di protezione, costituisce una seria violazione delle norme di sicurezza del lavoro.
L’Unilever reclama che i livelli di controllo per la protezione ambientale e la sicurezza dei lavoratori sono applicati uniformemente in tutti gli impianti sparsi nel mondo.
Una perizia ambientale commissionata dalla compagnia in risposta alla vertenza ammette che "lo scarico non-ufficiale stimato nella foresta di Pambar Shola è approssimativamente di 300 Kg.".
In altre parole, anche i consulenti assunti dalla Unilever stimano che 300 Kg di mercurio siano stati rilasciati nella foreste che formano il bacino idrico a Sud della fabbrica.
Inoltre, i consulenti riportano anche che 70 Kg furono evacuati attraverso carichi aerotrasportati.
I rapporti di questi però non indicano la destinazione di questi carichi.
E’ comunemente conosciuto che una quantità minima di mercurio di 1 grammo, depositato ogni anno in un lago, può contaminarlo propagandosi per un estensione di 25 acri, e che i pesci del lago diventano non commestibili. Ma dei rappresentanti della TNO-MEP ( una società dei Paesi Bassi), assunta dalla Unilever, scartarono la possibilità di qualche effetto dicendo che " 300 Kg di mercurio sono noccioline " rispetto alle altre sorgenti di mercurio che si trovano nell’ambiente.(6).
I lavoratori dell’impianto e Greenpeace sostengono che le cifre della compagnia, riguardanti il mercurio scaricato, sono grossolanamente sottostimate. " Noi dobbiamo ancora ricevere i dati attraverso cui la compagnia giunge alle cifre delle perizie. Noi non siamo disponibili a credere a quelle cifre a meno di aver il modo di verificarle" dice Navroz Mody, un militante di Greepeace e residente da molto tempo a Kodaikanal.
Lo scetticismo verso l’Unilever può essere dipeso dalle predette inesattezze nelle sue affermazioni riguardanti questa questione e per la loro mancanza di trasparenza nel sostenere i loro reclami.

Esposizione sul posto di lavoro
Sia i vecchi che i nuovi lavoratori della fabbrica dicono che l’atteggiamento pratico dell’Unilever, per ciò che riguarda il mercurio tossico, in considerazione alla sicurezza del lavoro, si manifestò presso il piano del magazzino. "Quando io lavoravo là, loro usavano un aspirapolvere per aspirare il mercurio dal piano, ogni giorno. In un’altra sezione, dove i termometri venivano scaldati in un forno, i lavoratori erano esposti al sapore dei vapori di mercurio ogni volta che veniva aperta la porta del forno stesso" dice Mahendra Babu, un ex-lavoratore che fu attivo nell’organizzare i lavoratori contro la negligenza dell’azienda nell’occuparsi delle norme di sicurezza.
Un dottore locale che ha parlato a condizione di restare anonimo dice "La maggior parte degli uomini che hanno lavorato là sono ammalati, principalmente ai reni. Io avviso tutti che l’unica cura è quella di lasciare il loro lavoro, e molti lo fanno. Altri soffrono di dolori allo stomaco, sentono bruciore quando urinano". L’esposizione al mercurio, si sa, causa malattie renali. Come espresso già dal dottore, i sintomi riportati «dolori allo stomaco e problemi urinari» possono indicare problemi renali.
Per rispondere alle accuse fatte che l’esposizione al mercurio nel posto di lavoro può danneggiare la salute dei lavoratori, la compagnia condusse una campagna medica di controllo nel Marzo 2001.
"Nessun lavoratore nella fabbrica sta soffrendo di qualche malattia che potrebbe essere attribuita all’esposizione da mercurio" è il risultato, in accordo con la compagnia.
Sulla base dei risultati dello studio, la compagnia afferma che "noi riteniamo che nessun ulteriore test è garantito fino a quando tutti i test necessari dovranno essere effettuati per protocollo".(7)
Tuttavia, un lavoro preliminare di controllo della salute condotto in luglio da due specialisti di malattie del lavoro e di salute pubblica dell’Ufficio di Salute pubblica di Bangalore, ci racconta una storia diversa.
Nel studiare 30 fra lavoratori ed ex-lavoratori, gli specialisti trovarono molte persone con "problemi relativi alle gengive e allergie sulla pelle che sembrano essere dovute all’esposizione al mercurio".
Un altro significante risultato del rapporto dello studio è l’alto grado di assenteismo e di dimissioni dal lavoro dovute a problemi con la salute.
"La valutazione preliminare… indica che c’è la necessità di valutare dettagliatamente tutti i lavoratori esposti riguardo agli effetti sulla salute che il mercurio provoca"(8): queste sono le conclusioni degli esperti.
Le azioni della Unilever in Kodaikanal, India, vìolano parecchi princìpi del Global Compact delle Nazioni Unite. Alcune delle loro azioni, quali la chiusura della fabbrica, possono apparire in linea con un comportamento responsabile. Ma queste azioni vennero fatte solo dopo che le persone esibirono i danni effettuati dalla Unilever.
Un’iniziativa dell’Onu quale il Global Compact, non è chiaro quale ruolo ha nel promuovere un comportamento responsabile delle società multinazionali. Per alcuni osservatori rivela ancora una serie di principi che una società può violare con l’impunità .
04/10/2001

Note:
1)Personale Comunicazione via Email con Navroz Mody, Attivista, Greenpeace India.
2)Intervista a Minoo Awari, residente a Kodaikanal. 7 Marzo 2001.
3)Global Compact è un contratto morale per responsabilizzare le Compagnie multinazionali ad "abbracciare, promuovere e far rispettare una serie di valori fondamentali che toccano i diritti dell’uomo, le condizioni di lavoro e l’ambiente". vedi il sito www.unglobalcompact.org
4)La data esatta non è conosciuta . Il rivenditore di rottami proprietario del campo affermò che il campo gli fu venduto "sei mesi fa".
5)Testimonianza di un rappresentante della Hindustan Lever Ltd alla "Commissione del lavoro per l’investigazione sull’eliminazione non corretta di rifiuti di mercurio da parte della M/S Hindustan Lever Ltd, Kodaikanal." 28 maggio 2001. Essendo della stessa opinione della rappresentanza, più di 98 tonnellate di rifiuti furono stati venduti a compratori esterni, delle quali alla fine contenevano 31 tonnellate di mercurio.
6)Commento di un rappresentante della TNO-MEP all’incontro con la "Commissione del lavoro per l’investigazione sull’eliminazione non corretta di rifiuti di mercurio da parte della M/S Hindustan Lever Ltd, Kodaikanal." 28 maggio 2001.
7)Lettera del Sig. John George, manager della fabbrica, a Mr. M. Kamalarajan, Unione Impiegati del Kodaikanal Hindustan Lever Thermometer Agosto 2001.
8)Rapporto preliminare riguardo le visite del Dott. Praveen e del Dott. Mohan Isaac, Ufficio Salute Pubblica, Bangalore. Settembre 2001.
Nostra la traduzione. Tratto da www.corpwatch.org