La grande piccola centrale idroelettrica

Da sempre attento alle emergenze e ai suprusi in Amazzonia, il coraggioso giornalista brasiliano Lúcio Flávio Pinto, ci invia questo articolo che annuncia una nuova ferita nel polmone verde Entro la fine di quest’anno e il primo semestre 2002, l’Eletronorte (Centrale Elettrica del Nord del Brasile) spera di lanciare nel mercato brasiliano il concorso pubblico per la costruzione della centrale idroelettrica di Belo Monte, nel basso corso del fiume Xingo, nello stato del Parà.
L’opera sarà eseguita e gestita dall’iniziativa privata, ma l’Eletronorte (l’impresa regionale del sistema Eletrobras) si è delegata l’onere di preparare il progetto base di ingegneria e l’EIA-Rima, il documento che da l’avvallo ecologico all’opera, preteso dal governo quale condizione per concedere la licenza ambientale della centrale. Conta di investire ancora una quota sufficiente per restare con il 30 % del capitale dell’impresa vincitrice della licitazione, subentrando a questa partecipazione quando la costruzione sarà conclusa, e, allora, completamente privatizzata.

Questa è la prima novità di un grande progetto idroelettrico in Amazzonia, fino ad ora di integrale responsabilità statale. Ma è una novità dal piede monco: la Eletronorte pretende di definire la viabilità economica dell’impresa prima ancora di avere rivelato il vincitore del concorso.

Tradizionalmente, la partecipazione prevedibile del potere pubblico in tali situazioni sarebbe quella di elaborare i termini di riferimento della competizione. In questi definirebbe quello che pretende dalla concessione energetica così come quello che non prevede. Il resto, resterebbe sotto l’incombenza dell’investitore privato. Compreso se vale la pena di assumere l’appalto.

Ed è qui che cominciano i problemi. La Eletronorte scelse Belo Monte a 270 chilometri dalla foce dello Xingu, perché lì c’è un dislivello naturale di quasi 90 metri.
Poiché la caduta è attenuata da una grande curva che il fiume fa, in una estensione di 50 chilometri, i tecnici hanno optato per aprire due canali di adduzione diretta delle acque verso la centrale, lasciando di lato la spirale del letto naturale del fiume.

Con ciò, la capacità nominale della centrale sarà di 11.000 MegaWatt (o 11 milioni di chilowatt), di poco inferiore di quella di Itaipu(1), che ne produce 14.000 MW, ma è binazionale (Brasile e Paraguay si dividono a metà la generazione di energia), ponendosi tra le cinque maggiori centrali del mondo. Questa energia sarà trasportata da una linea di 3.300 chilometri, fino all’industrializzato sudest del Paese, sempre più carente di energia. Centrale e sistema di trasmissione costeranno più di 13 miliardi di reais (6.5 miliardi di dollari).

I numeri sono grandissimi, compresa la grandezza geografica: il Xingu ha un bacino di drenaggio che occupa il 5% di tutto il territorio brasiliano (quasi 500 mila chilometri quadrati), sorgendo dal vicino stato del Mato Grosso; nelle sue epoche di grandi piene, il fiume può scaricare più di 30 mila metri cubici (o 30 milioni di litri) di acqua al secondo. Un bel paesaggio per l’idroelettricità.

Nella stagione secca, però, lo svuotamento può raggiungere meno di 500 metri cubici al secondo. Ed è qui che sorge un aspetto inusitato del progetto: la centrale non avrà un bacino di riserva, un lago artificiale formato dalla raccolta del fiume, dove l’acqua rimane stoccata per il consumo della centrale. Sarà, perciò, quella che i tecnici chiamano una centrale idroelettrica a filo d’acqua, la prima di questa portata in Amazzonia, in Brasile e, forse, nel mondo (le centrali di questo tipo generalmente sono di bassa potenza). Tutta l’acqua che arriva al simulacro del bacino, con un area di 400 Km2, equivalente all’allagamento naturale del periodo di piena, passerà per le turbine.

Per produrre il pieno carico, Belo Monte ha bisogno di 14.000 metri cubi di acqua al secondo. Sono 700 m3 inghiottiti da ognuna delle sue 20 macchine, con capacità individuale di 500 MW, sufficiente per coprire tutto il consumo di Belem, con i suoi 1,2 milioni di abitanti, lasciando ancora un’eccedenza del 50%.

Dalla mancanza di acqua, per due mesi nessuna delle turbine della centrale idroelettrica funzionerà. Per successivi due mesi saranno in funzione solo dalle due alle quattro macchine. Ci sarà il pieno carico della centrale solo per metà anno. Perciò, il suo fattore di produzione sarà del 43%, giacché la sua potenza fissa (la generazione media di energia nel corso dell’anno) sarà di 4,7 MW. Il tasso accettabile a livello internazionale è del 50%.

Questo sarà il via di una monumentale centrale idroelettrica attratta verso l’Amazzonia esattamente perché questa è la regione che scarica nell’Atlantico il 20% dell’acqua di tutti i fiumi del pianeta. E che giustificherebbe costruire nel lontano confine una lunga linea di trasmissione (da 2,7 miliardi di dollari) per portare l’energia verso i grandi centri di consumo, con significative perdite lungo il cammino.

"Questo non è un problema", spiega la Eletronorte. Con le linee di trasmissione che incrociano il paese, tutti i sistemi sono interallacciati. Belo Monte, quando sarà senz’acqua per azionare le sue turbine, si avallerà del bacino di una centrale idroelettrica di San Paolo o del Paranà, approfittando che nel sud il ciclo idrogeologico è esattamente inverso rispetto al nord.

É vero: in quanto se in una regione brasiliana piove, nell’altra c’è il sole. Ma non è meno vero che i bacini fluviali del sud o del sudest non sono esattamente della stessa dimensione di quelli del nord. Fino ad ora il nordest non ha la stessa abbondanza di acqua, il che spiega l’insistenza nel progetto di trasportare le acque del fiume Tocatins verso il São Francisco, progetto di quasi 2 miliardi di dollari.

Mentre l’Eletronorte già ragiona partendo da un fatto assodato, quello che la centrale idroelettrica da 6,5 miliardi di dollari sarà costruita in qualsiasi modo, perché mancherà energia nei prossimi anni per sopperire la crescita del consumo nazionale, la società comincia a rendersi conto che quello che sa sull’opera è molto poco. E quello che sa gli causa più spavento che tranquillità.

Sembra proprio che il tempo non sia passato e che le lezioni non sono state apprese: il progetto della centrale idroelettrica di Belo Monte è presentato come se fosse quello di Tucuruì, nella metà degli anni ’70: senza bacini, senza un bilancio affidabile, con inversione dei processi e con novità che generano perplessità.
Soprattutto quando si sa che un progetto di impatto, presentato in velocità e sotto trattamento d’urto, stride con la democrazia, la quale richiede analisi, dibattito e, quando è necessario, cambiare o cancellare quello che già è stato fatto, e che non deve essere fatto solo per essere fatto, come sembra il caso della grande centrale idroelettrica di Belo Mondo. Grande e piccola.
26/03/01

(1) Itaipu è una mastodontica centrale idroelettrica nelle vicinanze delle cascate di Iguaçu, a pochi chilometri dal confine tra Brasile, Argentina e Paraguay, la quale produce l’80% dell’energia necessaria al Paraguay e il 25% di quella necessaria al Brasile (fonte: http://www.itaipu.gov.br/empresaport/)