La mia America ingenua

Riportiamo l’interessante intervista apparsa su "La Stampa" a James Hillman, dopo l’attentato alle Twin Towers. DOTTOR HILLMAN, dove si trovava quando sono cadute le torri gemelle di New York?
«Nell’Ohio, in una piccola università rurale molto conservatrice. Con i tipici studenti della classe media o medio-alta americana. Mi trovavo al centro dell’Innocenza Americana. E là la reazione immediata rispecchiava i due principali atteggiamenti che si sono poi manifestati nel Paese: violenza o preghiera, "li faremo fuori tutti" oppure "raccomandiamoci al Signore". Senza nessuna volontà o capacità di capire la mente dei dirottatori».
Capire che cosa, in particolare?
«Gli americani medi non riescono a immaginare che qualcuno possa uccidere per un credo. Da un lato, manca loro ogni memoria della storia europea, di eventi come le Crociate o le Guerre di Religione. Ma d’altro lato non hanno nemmeno nozione del presente americano, di fatti come l’attentato di Timothy McVeigh a Oklahoma City o gli attentati dinamitardi alle cliniche abortiste o gli assassini dei medici che praticano l’aborto. La loro convinzione è che si tratti di sbandati: o pazzi o criminali. Non si rendono conto che dietro a tutto ciò esistono delle fedi o delle ideologie».
Allora tutto ciò che non si capisce appare come follia?
«Vede, è difficile per gli europei rendersi conto di quanto vasti siano gli Oceani. Di quanto lontani siano gli americani dal resto del mondo. Per esempio, quando Kennedy fu ucciso, la prima cosa che Eisenhower disse fu: "Solo un pazzo poteva compiere un gesto simile". Ora, nel momento in cui abbiamo formulato la diagnosi, ecco che il problema non ci riguarda più».
Nella mente, ma non nell’azione, se è vero che l’America scatenerà la rappresaglia.
«Ma è proprio questo il modo per rimuovere il problema. Ci dev’essere una risposta, diciamo, e così sradichiamo il problema da noi stessi per liberarcene. Ed è il grande errore americano».
Cosa pensa della posizione di Bush?
«Le sue risposte finora sono completamente inintelligenti. Primo punto. Ha detto che la rappresaglia sarebbe stata "una crociata". Non credo che sappia nemmeno cosa sia una crociata. Né che gli occidentali hanno perso più o meno tutte le loro crociate. Ha annunciato una guerra di religione, chiamandola crociata. Questo è il risultato dell’Ignoranza e dell’Innocenza di cui dicevo prima».
E il secondo punto?
«Il giovane Bush ha detto che tutte le nazioni devono schierarsi: o con noi o contro di noi. Suona come un gioco da scolari, buoni e cattivi divisi in squadre. L’arte della politica consiste invece proprio nel far sì che divisioni simili non si verifichino. Nel lasciare spazio alle trattative diplomatiche riservate».
Crede che non ce ne siano, in questo momento?
«Certo che ce ne sono, ma, quando Bush afferma che tutti i governi devono scegliere, mette gli altri Stati – l’Italia, la Francia, o la Russia ad esempio – in una posizione imbarazzante e difficile, visto che tutti hanno cittadini maomettani nei loro paesi».
Anche se i fedeli islamici non sono necessariamente d’accordo coi Talebani.
«Guardi, oggi mi preoccupa più la psiche americana che quella dei maomettani o dei Talebani. I Talebani hanno già dimostrato di avere da capire cose molto semplici: il martirio, la vera fede, la devozione estrema. Ma la psiche americana è ancora inintelligente. E’ per questo che la nostra Intelligence ha fallito! La psiche americana è innocente, immatura e infantile».
E quella europea?
«No. L’Europa ha un compito molto importante, ora. Deve tenere a freno, consigliare, non lasciare che l’attuale amministrazione americana e l’ingenuità della mente americana decidano le sorti del mondo. L’Europa dev’essere molto dura con Washington. Gli uomini di Washington sono molto antiquati. Non tecnicamente, ma mentalmente, psicologicamente».
Intende dire arretrati?
«Intendo ottocenteschi. Hanno sistemi di pensiero che appartengono a un modello più antico di guerra. Qui non c’è una linea Maginot, questa è una guerra religiosa, è una guerra intellettuale, è una guerra psicologica».
Se questa è una guerra psicologica, che fare per risvegliare la psiche americana?
«La cosa migliore che gli europei possono fare è complicare il quadro, mostrare la ricchezza della loro cultura, l’articolata complessità della loro educazione e istruzione».
Dovremmo istruire il Presidente degli Stati Uniti?
«Dovreste proprio. Ma non credo che ci riuscirete. La persona più popolare in questo momento negli Stati Uniti è il sindaco Giuliani.
«E pensare che fino a qualche giorno fa era considerato un reazionario, un razzista, un antifemminista, un corrotto! No, non è neanche lui il mio eroe».
E chi allora, in questa crisi americana?
«I giornali. Qui da noi sono stati straordinari, scrittura eccellente, articoli eccellenti, il che mostra l’immensa superiorità dei giornali rispetto alla tv. Quel che è emerso, nella crisi, è stato un giornalismo superbo. Eppure, mentre voi in Italia avete molti giornali notevoli, negli ultimi dieci-quindici anni l’America li ha persi quasi tutti. Los Angeles non ha un giornale indipendente, pur essendo una città enorme. Il Boston Globe è stato assorbito dal New York Times. Per non parlare di Filadelfia. I giornali più letti, come USA Today, sono di un semplicismo sconcertante. Non abbiamo più una cultura giornalistica ricca. La perdita dei giornali, della buona scrittura, del pensiero critico che il giornalismo sa produrre è una delle ragioni per cui siamo così innocenti, o così inintelligenti».
Lei loda il giornalismo, ma noi in Europa siamo rimasti affascinati dal pragmatismo e dalla sobrietà della Cnn. Quel solo titolo, «America under attack», e poi quelle centinaia e centinaia di nomi che scorrevano silenziosi sotto le immagini della catastrofe. Una «Spoon River» del Terzo Millennio.
«Molto poetico. Grande forza. Ma è una forza poetica che non produce alcun pensiero. E’ ciò che l’America sa gestire: il fatto immediato e concreto. Ma poi cosa? Cosa fanno gli americani? Accendono candele, pregano, si stringono in cerchio tenendosi per mano. Oppure non vedono l’ora di imbracciare il fucile e premere il grilletto. No, la tv va bene per le immagini, ma non per l’analisi».
Qual è l’immagine che l’ha colpita di più visivamente, e come la traduce psicologicamente?
«La mia immagine è l’aeroplano che entra nel grattacielo come un proiettile e lo fa crollare. Come la traduco? E’ il crollo definitivo di una Hybris. Una torreggiante Hybris che si sbriciola».

James Hillman, filosofo, è il massimo psicologo junghiano vivente.
L’articolo è apparso sul quotidiano "La Stampa", nella sezione "cultura e spettacoli" il 19 settembre 2001, a sua volta tratto dal volumetto-intervista di Silvia Ronchey dal titolo "il piacere di pensare".