La purificazione della memoria

Il compito della storia fra oblio e revisionismi

La memoria, se non la eserciti, ti si affloscia, si appanna, la perdi; ma come esercitare la memoria, su cosa e perché? Questo libro è un invito alla purificazione della memoria, un richiamo alla memoria etica, che si radica nella dignità dell’uomo, fa distinzione tra il bene e il male, tra difesa della giustizia e difesa dell’ordine e, ahimè per qualcuno!, fa distinzione tra il torturatore e la vittima, tra chi usa violenza e chi la subisce; rompe il mito della guerra giusta, denunciando quanti coprono l’inutile strage coi monumenti al milite ignoto.
Ma tutto questo mette a repentaglio l’onore, dirà qualcuno, la sicurezza dello stato, la pace sociale. Se metteremo sotto giudizio i potenti, chi difenderà la nostra vita, la nostra pace, chi ci proteggerà dalla sovversione e dal male? La purificazione della memoria significa, ed è la risposta dell’autore, riprendere contatto con le persone che hanno vissuto e sono morte, che hanno sofferto e sono scomparse, che vivono oggi isolate e mortificate; prendere contatto con loro e con le condizioni che le hanno spinte e condotte alla morte, al degrado, alla mutilazione, alla pazzia. In questo cammino si incontrano i vinti ed i vincitori; i primi muti, tristi, accompagnati da grida, lamenti, gli altri sorridenti e scontrosi, infastiditi e paterni.
Noi sappiamo che la nostra memoria non deve suscitare odio, rancore, perché distruggerebbero la nostra pace, la nostra interiorità; ma la nostra memoria dovrà pur rispondere ai morti ammazzati, ai mutilati, ai sequestrati, agli scomparsi, ai torturati. Come potremo chiedere il perdono, la riconciliazione se non abbiamo lasciato parlare chi ha subito violenza? La purificazione della memoria recupera le voci del quotidiano, delle madri, delle spose, dei figli abbandonati; una memoria che sostiene le istituzioni, ma ne denuncia gli errori e gli orrori, senza coprire il male con monumenti o medaglie, con il silenzio o con la menzogna.
Questo libro non è solo denuncia del passato, ma è proposta per un presente in cui l’uomo sia rispettato nei suoi diritti: l’operaio, la donna, lo straniero, il diverso; il libro critica il passato perché il presente sia di tutti e non la sanatoria di quanti hanno usato violenza, non se ne sono pentiti e aspettano l’occasione per ritessere le loro trame di sopraffazione.
L’opera di Sergio Tanzarella è ricca di documentazione, richiama alla responsabilità uomini e istituzioni, facendo nomi, richiamando l’impegno di ciascuno di noi, analizzando i grandi temi dello sfruttamento, della guerra, dello sterminio degli ebrei, delle dittature in Russia, in Cina, nel Cile, in Argentina; ma richiamando pure noi italiani alle nostre responsabilità, denunciando l’ignoranza nostra della storia recente, il compromesso con il fascismo quale emerge dall’analisi degli anni ’50, i primi anni della repubblica Italiana.
Questo libro si apre sul giubileo del duemila inaugurato da Giovanni Paolo II, che richiama i cristiani alla purificazione della memoria, e nella memoria dei martiri si chiude, non per esaltare il ruolo della Chiesa, ma per ricordare la sua funzione di difesa della vita e della libertà, là dove sono conculcate; un messaggio che non riguarda solo la Chiesa ed i cristiani (e questo è il filo rosso dell’opera) ma ogni istituzione, ogni uomo, tutti e di noi ciascuno.

Sergio Tanzarella
La purificazione della memoria
Edizioni Dehoniane Bologna, 2001.
pp. 124 ­ Lit. 20.000