L’abbraccio di Jesus

La mia notte di Natale è cominciata qualche giorno prima, alle 10 del mattino, abbracciato a Jesus.
Due occhioni neri traboccanti di paura. Gli urli erano tutti per lui, il dito puntato pure, le minacce… queste si erano appena concretizzate contro un poveraccio che, ammanettato, si dibatteva dentro alla macchina della Guarda Civil Metropolitana, la polizia urbana.
Una manciata di secondi, sufficiente per provocare il fuggi fuggi generale consueto. La Guarda Civil chiude la strada, e sequestra la merce dei venditori ambulanti abusivi. Chi riesce a scappare, bene. Chi non ce la fa e si oppone sentirà sulla propria pelle il rigore della legge. Stavolta il poveraccio di turno se la deve vedere con una decina di uomini che gli distruggono le chincaglierie da quattro soldi sotto gli stivali. E i calci volano dappertutto, sulla merce e su di lui, venditore ambulante abusivo. Urla, grida. E son botte. Tante botte. Il centro di São Paulo si trasforma in una enorme camera di tortura. I passanti, tanti, assistono al pestaggio. Le manette di ferro vengono usate come frusta da picchiare in faccia. Sangue e urli. Insulti e bastonate. Calci, pugni, è un massacro. Jesus, ha nove anni. Alto così, soprannominato cascão, crosta, in omaggio ad un personaggio dei fumetti che non vuole mai farsi il bagno. Carlos de Jesus detto cascão, il crosta, dorme tra le statue del grande monumento all’inizio della strada. Le grida lo svegliano di soprassalto, fiuta il pericolo, corre, scappa. Sbatte contro di me e si rannicchia tra le mie braccia affondando la faccia dove può. Non vuole vedere. Il poveretto, una maschera di sangue, urla come un maiale al sacrificio. Jesus ha paura e stringe. Il poveretto si dibatte chiuso nella macchina che lo porterà via sgommando. Due uomini in divisa si avvicinano. Jesus non ha via di uscita, abbraccia più forte che può. Gli uomini in divisa urlano, puntano il dito e giurano che se lo ritrovano lì lo faranno a pezzi come il povero ambulante, gli promettono che lo porteranno “in cabina”, ossia nella roulotte che serve come base mobile. Ogni menino de rua sa benissimo cosa gli succede quando è portato “in cabina”, sa benissimo come bruciano le scosse elettriche sulle mani e nella nuca. A mezzo metro di distanza sento i loro occhi su di me, il loro dito, la loro furia. Il poveretto in macchina scalcia il finestrino. Il soldato si gira. Un attimo. Jesus fugge, corre, vola via tra le macchine della strada più caotica della città. Io, vigliacco tra i vigliacchi, tolgo il disturbo e me ne vado come se niente fosse. Giro l’angolo. Trentacinque operatori sociali del comune – 35 -, formano un circolo, intonano canti natalizi e fanno giocare due – 02 – bambini, meninos de rua che si trovano nei paraggi. Saltano la corda, battono le mani a ritmo, cantano. Vedo Jesus dall’altra parte del ponte. Vedo i 35 operatori sociali. Vedo 02 meninos de rua che giocano allegri. Vedo una città intera che continua a non voler vedere.
Il poveretto massacrato probabilmente passerà il Natale in prigione. Io, tra cotechino e tortellini, nel freddo di Bologna, circondato dal calore della mia famiglia. Jesus detto il crosta, nove anni, due occhi così, del colore della mia gente, lotterà per sopravvivere un giorno in più.
Feliz Natal, Jesus. Feliz Natal.