L’alleanza come struttura metafisica del reale.

Una mentalità nuova

Mi limiterò a indicare in sintesi due punti fondamentali del clima culturale che si respira nella Bibbia: visione del mondo e concezione dell’uomo, per trarre poi una conclusione sulla relazione Dio­Uomo. Questi due punti saranno raffrontati con quella cultura ellenistico­romana da cui ha ampiamente ereditato la nostra cultura occidentale.Va però subito precisato che la mentalità culturale presente nella Bibbia non soggiace alle dicotomie o dilemmi (fede o ragione?) di cui è pervasa la nostra cultura occidentale. Per la Bibbia la fede non ha bisogno di disputare il terreno alla ragione, al contrario, la fede è veramente intelligenza del mondo e della vita reale, è il cuore e il respiro di ogni visione della realtà che prenda sul serio la novità dell’esistenza.

Cosmo o creazione?
Essenzialista e concettualista, il pensiero greco vuole "spiegare" l’ordine che fa del mondo un cosmo, riconducendo gli esseri a princìpi di cui essi partecipano: materia e forma. Non è difficile riconoscere questo ideale conoscitivo ancora giustamente imperante in tutte le scienze, che si basano sull’osservazione di dati o fenomeni sensibili, da una parte, e sulla ragione ordinatrice dall’altra.
Il pensiero biblico è, invece, impressionato da un fatto esistenziale: una Persona vivente crea il mondo! Lo crea semplicemente con la sua Parola, col suo comando: «Egli parla e tutto è fatto, comanda e tutto esiste» (salmo 33,9). La creazione non è, tuttavia, un fatto isolato con cui spiegare il mondo e la sua storia con una parola… magica. Le prime e le ultime pagine della Bibbia (Genesi 1­3 e Apocalisse 21­22) sono animate da visioni, emozioni e fantasie possenti, che inquadrano tutta la "storia" della grande avventura di un Creatore che entra in relazione con la sua creatura (il senso di tale avventura, il senso della creazione lo si ritrova anche in un libretto delizioso, puro canto all’Amore, che è nel cuore della Bibbia: il Cantico dei Cantici).
Fin dall’inizio la Bibbia accenna a vari atti creatori che saranno ripresi nel corso della storia, a indicare che il Creatore è sempre impegnato con la sua opera. Così, ad es., quando i profeti vorranno ricordare la fedeltà del Creatore di fronte ai tradimenti e alle tragedie (deportazione ed esilio) del suo popolo, presenteranno Jahvé nell’atto di ri­creare, riprendere in mano la sua creazione per farle esprimere alla fine (visione apocalittica) la sua intenzione originaria: «Non si ricorderà più il passato… poiché si godrà e si gioirà sempre di quello che sto per creare» (Isaia 65,17­18); Gesù, il Testimone verace del Dio vivente, dirà di Lui: «Il Padre mio opera sempre e anch’io opero» (Giovanni 5,17); San Paolo vedrà la novità della creazione incentrata nell’uomo, che ne è il cuore: «Quello che importa è l’essere nuova creatura» (Galati 6,15); e alla fine dei tempi il Creatore proclamerà: «Ecco, io faccio nuove tutte le cose» (Apocalisse 21,5). Quest’ultima citazione dell’Apocalisse esprime ­ al contrario del senso di irrimediabile ed enorme calamità attribuita solitamente al termine apocalittico ­ il culmine del possente filone di speranza che percorre l’intera Bibbia.
Evidenti le conseguenze più importanti della creazione: ottimismo di fronte alla materia e al tempo; progresso genetico di ogni realtà (contro la concezione ciclica del tempo, per cui tutto continuerebbe a ripetersi senza novità alcuna); ammirazione per il concreto; vasta simbologia che fa di ogni essere il segno sensibile di una Parola creatrice, come quella di un artista nei confronti della sua opera; desiderio di fecondità e molteplicità… È nella concreta realtà esistente che si manifesta l’unica verità umana che vale la pena contemplare: la genesi progressiva dell’opera creata verso il suo compimento.
Confrontando tra loro le due concezioni del mondo, cosmo e creazione, potremmo essere indotti a pensare che l’idea biblica di creazione dipenda da una mentalità infantile, primitiva. Sennonché, a questo punto, occorre chiedersi onestamente se le domande intelligenti sul mondo non siano quelle dei bambini, e se la ragione degli adulti, al di là dei suoi preziosi servizi nel dominio pratico delle cose, non funzioni spesso da escamotage nei confronti di un’intelligenza capace di meraviglia di fronte all’esistente. Riconquistare da adulti l’infanzia, secondo il vangelo, è entrare nel regno del Creatore.

Corpo e anima o carne e spirito?
Nessuna nozione ci è più familiare di quella di corpo e anima, che traduce per l’essere umano la dottrina concettuale greca di materia e forma. Sull’anima si imbastiranno poi le riflessioni relative all’immortalità. Tale nozione, sotto l’influenza dell’ellenismo, sarà recepita dalla Bibbia, che tuttavia non la confonderà mai con quella di risurrezione, che le è tipica per la sua valutazione positiva della materia.
Ogni dualismo concettuale è estraneo alla Bibbia, che concentra sempre la sua attenzione sulla realtà concreta. L’uomo per la Bibbia è carne (in ebraico, basar), e carne vuol dire anima vivente (in ebraico, nefesh), vita, uomo in questo mondo. Il corpo dell’uomo è anche interiorità, è sempre originalmente corpo + anima, per cui nel corpo sono registrate quelle che noi chiamiamo attività psichiche, inferiori e superiori. Non mancheranno di stupirci preghiere come quelle del salmo 16 (7­9) in una traduzione letterale: «Benedico Jahvé che mi ha dato consiglio, anche di notte istruisce i miei reni… Egli sta alla mia destra, non posso vacillare.
Per questo gioisce il mio cuore ed esulta il mio fegato, anche la mia carne abita al sicuro».
Tranquillizziamoci, non siamo in una… macelleria; ci troviamo di fronte alla simbologia accennata sopra.
Nel simbolo sono unite, senza confusione né separazione, realtà diverse.
Così reni è simbolo di emozioni­passioni, quello che potremmo chiamare il subconscio (così come viscere è simbolo dei sentimenti profondi: da notare che utero e compassione­misericordia hanno in ebraico una radice comune); la destra è un segno di potenza; il cuore è la sede della vita cosciente, dei pensieri; fegato esprime coraggio e volontà (qui ci soccorre il linguaggio comune: avere fegato), la "carne" indica l’intera esistenza dell’uomo. Non ci sorprenderà più l’espressione scrutare (o sondare) i reni e il cuore riferita a Dio: significa che nulla gli è nascosto della nostra vita cosciente e non.
Ma la caratteristica della vita dell’uomo, insieme alla carne, è lo spirito, il soffio creatore (ruach, in ebraico). Lo Spirito divino entra in dialogo, anzi in sinergia con la creatura umana, chiamata a diventare sua dimora e suo partner. La Bibbia conosce, dunque, un dualismo morale, non un dualismo ontologico. Tutto, uomo compreso, è creato da Dio, ma l’uomo è creato "a sua immagine e somiglianza" («l’hai fatto poco meno di un dio» dirà il salmo 8,6) in modo da poter rispondere liberamente all’iniziativa di Dio, diventando con­creatore del destino proprio e del mondo. Da qui la possibilità del male, del peccato, nozione così viva nella Bibbia, la quale non indulge tuttavia al pessimismo, come potrebbe sembrare; in realtà vi regna la gioia della ripresa continua, della ri­creazione del cuore (cfr., ad es., il salmo 51).
Da notare ancora che la nozione di ruach (Spirito) si colloca in una prospettiva di totalità terrena e comunitaria. Come carne, infatti, l’uomo appartiene alla terra (Adamo, in ebraico ‘Adam, da ‘Adamah, terra): tutti gli uomini appartengono a un’unica razza terrena. Lo Spirito agisce sui singoli individui sempre in vista del mondo intero e del suo destino, in vista del corpo collettivo dell’umanità.
Come dimenticare a questo punto l’espressione del vangelo di Giovanni (1,14): «Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi, e noi vedemmo la sua gloria…»; e l’affermazione della fede nella "risurrezione della carne"? Nessun’altra espressione più di "pensieri del cuore" può illuminarci sulla distanza che divide lo spirito analitico greco dallo spirito sintetico semita (biblico). Mentre per noi abitualmente sono le idee chiare della testa che contano (e ciò è indubbiamente valido per il dominio pratico delle cose), per la Bibbia l’uomo crea i suoi pensieri, li elabora nel segreto del cuore, coinvolgendo se stesso in una libera reazione alla Parola divina.
L’uomo pensa veramente quand’è e si decide davanti a Qualcuno. La conoscenza è intimamente legata alla coscienza, alla libertà morale, all’affettività, all’azione… La vera conoscenza umana è sempre anche atto di fede, libertà che si affida, che partecipa, che decide (umanesimo biblico).

Quale Dio? Quale Uomo?

Il paradosso biblico è quello di una strana legge di compartecipazione tra Dio e Uomo, per cui le azioni dell’Uomo vengono attribuite a Dio e le azioni di Dio sono affidate all’Uomo.
Vige il principio alleanza, vera «struttura metafisica del reale» (André Chouraqui). Dio non è il concorrente dell’Uomo (Dio­padrone che domina la sua creatura umiliandola, oppure Dio tappabuchi, agenzia assicurativa, tutore e sostituto) ma Colui che suscita continuamente la libera creatività dell’Uomo. A sua volta, l’Uomo non è l’antagonista di Dio, l’imprenditore di se stesso, colui che si afferma contro tutto e contro tutti, ma il responsabile partner di Dio stesso. Dio cerca, infatti, una creatura che gli risponda liberamente, capace di accogliere e restituirgli amore nella fedeltà, di incarnare quindi nel mondo e nella storia la sua volontà creatrice e redentrice, anche se la via è segnata di dispute, lotte, tradimenti, fughe, silenzi…
Ma poiché si tratta di una scoperta (un Dio che non rientra nei nostri schemi, un Uomo a cui non siamo abituati) lascio alla ricerca personale (se no, che scoperta è mai?) la risposta da dare congiuntamente alle due domande. Si entrerà così nel vivente e vivificante segreto della Bibbia.

 


Enzo Demarchi
traduttore e ricercatore,
esperto di culture latinoamericane

Per saperne di più:
. Claude Tresmontant, Essai sur la pensée hébraique, Éd. Du Cerf, Paris 1956.
. Jean Laloup, Bible et classicisme, Casterman, Tournai (Belgique) 1958.
. Daniel C. Maguire, Il cuore etico della tradizione ebraico­cristiana.
Una lettura laica della Bibbia, Cittadella Ed., Assisi 1998.
. Carmine Di Sante, Il futuro dell’uomo nel futuro di Dio.
Ripensare l’escatologia, Elle Di Ci, Torino 1994.
. Carmine Di Sante, Responsabilità. L’io ­per ­l’altro, Ed. Esperienze­Ed.Lavoro, Roma 1996.
. Carmine Di Sante, La rinascita dell’utopia, Edizioni Lavoro, Roma 2000.
. Carmine Di Sante, L’amore al tempo della Bibbia: Il Cantico dei cantici, in Il mondo della Bibbia, 56, gennaio­febbraio 2001, Elle Di Ci, Leumann (Torino).