Le facce e i Noia

Da un trafiletto del giornale Folha di São Paulo di ieri:
São Paulo aveva già esportato il crack al resto del paese. Da tre mesi, da quando la polizia ha iniziato l’Ação Integrada Centro Legal (Azione Integrata Centro Legale – dove per “legale” si intende anche: piacevole, gradevole, a posto, in ordine), anche la crackolandia ha cominciato ad esportare i suoi “noia” verso le strade e i quartieri vicini. Ieri, all’ora di pranzo, vari di essi si trovavano letteralmente accatastati all’entrata della metropolitana di piazza delle Repubblica. Altri camminavano come zombi intorno all’edificio Copan. Dal quartiere Luz fino a Largo do Arouche, da Higienopolis fino al centro della città passando per Campos Eliseos, i “noia” sono diventati parte del paesaggio, o della terra devastata. Rovistano le spazzature, chiedono l’elemosina, aggrediscono le persone e commettono piccoli delitti per riuscire a pagarsi il vizio. Nessuno sa bene che cosa fare né come reagire. I “noia” sono gli autentici messaggeri della Nova Luz, il progetto rivitalizzazione della regione cominciato nel 2005.
Ecco. Riparliamone. Ormai però non se ne può più.
L’aria era irrespirabile, sia per il caldo che per le facce che avevo intorno. Bottegai. Le stesse facce dei bolognesi di trent’anni fa, rubicondi e paonazzi che piangevano le loro vetrine spaccate dagli studenti inferociti. Avevano ucciso un ragazzo nei vicoli del centro. I caramba di Kossiga avevano sparato ad altezza d’uomo. Bologna prese fuoco. Intervenne l’esercito. Qualche giorno dopo una grande manifestazione per la legalità occupava la piazza. Il sindaco Zangheri, i capetti del partito, i gonfaloni. E i bottegai. Il sangue del ragazzo ancora caldo e i bottegai a protestare per due vetrine a pezzi. La repressione fu durissima. Un’amica rimase in carcere qualche mese, poi agli arresti domiciliari per quasi due anni. Il suo nome era stato trovato sull’agenda di un brigatista arrestato. Il brigatista era un tipo da lupi, un assassino. Lei, l’amica, solamente una bella ragazza estranea a qualunque sovversione. I bottegai vollero e ottennero la pace sociale. Sappiamo come è andata a finire. Ma questa è una storia vecchia, successa dall’altra parte del mondo. Però le facce di ieri erano le stesse. Il clima irrespirabile. E poi come se non bastasse per completare il quadro, il giornale di oggi intitola in prima pagina che la violenza a São Paulo è in continuo aumento, che non ci sono mai stati così tanti morti ammazzati come quest’anno. E le facce.
Loro, i “noia”, ormai non sanno più che fare. Nessuno li sopporta più. Si trascinano per le strade e si fermano dove possono e come possono. Il ministro della sanità, ha annunciato l’apertura di mille e duecento posti letto per curare i viziati in crack, i “noia” appunto. Mille e duecento letti in tutto il paese. Mille e duecento “noia” li incontro io ogni mattina tra la stazione della metropolitana e il cavalcavia. Il ministro, poveretto, fa quello che può. Qualche giorno fa il Jornal Nacional, il telegiornale delle otto di sera, prima della telenovela, da sempre voce ufficiale di ogni perbenismo, in un lungo e commovente servizio illustra al paese i fatti scabrosi accaduti in “famiglie di classe media”. Famiglie di classe media. Classe media, ceto medio, famiglie di classe media… Qualche mese fa a Novellara, nel cuore della padania, forarono tutte e quattro le gomme alla signora Iole. Disperata accorse in strada e riuscì a capire che il gruppo di vandali era formato esclusivamente da arabi, mussulmani, marocchini insomma, insomma proprio quella gente. Fu facile riconoscerli: mentre foravano, ridevano con il tipico ghigno e dicevano inschallà, allà allà. La signora Iole ne è sicurissima. Lo ha sentito bene, dicevano quella parole lì, afferma. I bottegai di Novellara con le loro facce, sono indignati: non si può più uscire la sera e loro, quella gente lì, stanno rubando tutto quello che è nostro, dal lavoro alle case, dai posti all’asilo nido alle panchine della piazza. I bottegai e le loro facce sono furiosi, forse sarebbe meglio chiamare l’esercito. Qui l’esercito in strada ce l’abbiamo già da tanto tempo. Quello che succede a Rio lo sanno un po’ tutti. Quello che succede a São Paulo meno, la città non è così turistica. I “noia”, hanno una faccia che te la raccomando. Lo hai mai visto com’è un noia? Peggio di un bottegaio infuriato. No, forse è peggio il bottegaio. Quello che era seduto vicino a me era al colmo del parossismo. Gridava, paonazzo come un bolognese, che lui era stanco di pagare le guardie private per liberare la strada dai noia (ormai lo scrivo così, senza virgolette) che ci bivaccano giorno e notte e che è inutile chiamare la polizia che se la chiami non viene, solo se c’è il morto, allora sì che arriva, magari dopo dodici ore, ma arriva, e bisogna che muoia qualcuno per vedere la polizia. La signora Iole di Novellara secondo me, con le sue mani e la sua faccia, non vuole ammazzare nessuno, il mio bottegaio invece lo dice chiaro: stanotte faccio un macello. Ad ammazzare gli allallì e gli allallà per la signora Iole ci pensa già il Bottegaio Capo, senza sporcarsi le mani, basta rispedirli al mittente dove troveranno una accoglienza degna delle loro malefatte. I nostri noia ce li ammazziamo da soli. Ci associamo in gruppi e milizie armate, giriamo di notte e giù botte. Nessuno lo sa. Nessuno lo vede. Io però lo so e lo vedo. Il Jornal Nacional… famiglie di classe media. Non fa che ripetere questo ritornello, il messaggio è chiaro: la classe media, il ceto medio è intoccabile. Se queste cose succedono al ceto medio, allora sì che bisogna intervenire. E il ministro inventa mille e duecento letti. Ieri non c’erano, oggi sì. Noia nella classe media, questo no, questo è intollerabile! L’articolo citato qualche riga fa parla chiaro. Elenca i quartieri chic nelle vicinanze del centro. Un tempo i noia stavano nel loro ghetto, adesso ce li abbiamo sotto casa. Altro che mille e duecento letti! Altro che esercito! Altro che, signora Iole. Io li rispedirei al mittente come fa il Grande Bottegaio Capo. Voglio andare a Novellara: venga, venga signora Iole, venga con me alla riunione del Consiglio Municipale di Pubblica Sicurezza, venga, ecco, si sieda qui, vicino al bottegaio, vicino a me.