Le religioni della comunità cinese

Parlare di religione per quanto riguarda la Cina è cosa piuttosto complessa: la Cina è un paese multietnico, e molte etnie si differenziano tra di loro anche dal punto di vista religioso. La maggioranza dei cittadini dell’attuale Repubblica Popolare Cinese però è di etnia han, quella "cinese" vera e propria, e sebbene in Italia vi siano anche mongoli, uighuri, mancesi, ecc., anche il 99% dei cinesi che vivono qui sono han. Gran parte di loro inoltre viene da Wenzhou, cittadina della provincia meridionale costiera del Zhejiang, regione ricca e prospera, dedita al commercio. Nei decenni passati, invece, gli immigrati cinesi arrivavano soprattutto dalla zona di Hong Kong, mentre una parte proviene dall’isola di Taiwan, o Formosa in portoghese, dove si rifugiarono i nazionalisti alla presa del potere dei comunisti nella Cina continentale nel 1949.
La provenienza geografica ha una sua rilevanza religiosa: le regioni costiere del sud, infatti, sono state storicamente più a contatto con gli occidentali, e qui si è propagato in misura maggiore il cristianesimo, mentre le altre religioni di provenienza straniera, il buddismo e l’islamismo, sono arrivate in Cina principalmente via terra, ed hanno interessato soprattutto le regioni del nord ovest.

Le tre religioni e l’ateismo
Dal punto di vista religioso, quindi, la comunità cinese non è omogenea come altre comunità straniere che vivono in Italia: alcuni cinesi seguono le cosiddette "tre religioni" (confucianesimo, taoismo e buddismo), altri sono cristiani (cattolici e protestanti), altri ancora non sono religiosi affatto.
Il confucianesimo e il taoismo, tuttavia, non possono essere considerate vere e proprie religioni, ma piuttosto, rispettivamente, un’etica sociale ed una cosmologia. Il buddismo è invece una religione universale, introdotta dall’India a partire dal I secolo d.C., caratterizzata da grande tolleranza verso tutte le altre religioni.
Confucianesimo, taoismo e buddismo si sono fusi negli ultimi secoli in Cina in un credo sintetico che li accomuna spesso nello stesso tempio o sullo stesso altare domestico: basta avere un qualche nume tutelare a cui rivolgersi per ottenere protezione, ricchezza, progenie senza sottilizzare troppo sulle sue origini.
Altrettanto importante è l’ateismo dei cinesi. Sotto tale riguardo la mia storia personale è esemplificativa di quegli intellettuali che oggi hanno tra i quaranta e i cinquant’anni. Noi siamo cresciuti nel periodo in cui era al potere il presidente Mao, e a scuola ci hanno insegnato che la religione è l’oppio dei popoli, superstizione, mezzo di sfruttamento. Io oggi, come moltissimi miei coetanei, sono ateo, anche se comprendo chi ha un credo religioso, tanto che mia figlia è battezzata.

Un luogo dove riunirsi
È facile quindi comprendere come i cinesi non incontrino particolari difficoltà a praticare i loro credi qui in Italia, credi che del resto non comportano particolari regole o attività che si ripercuotono sulla società circostante. Tuttavia qualche problema pratico esiste. Come tutti sanno, la comunità cinese è una comunità piuttosto chiusa, e questo è dovuto principalmente ad un problema linguistico, essendo il cinese e l’italiano lingue molto diverse tra loro, e non conoscendo normalmente i cinesi alcuna lingua occidentale. Quindi il problema che oggi è maggiormente sentito dai componenti la comunità, di qualsiasi credo essi siano, è quello di avere un luogo dove poter praticare nella propria lingua.
Lo scorso anno si è costituita l’Associazione Buddista Cinese in Italia , con sede a Prato, che conta attualmente più di duecento aderenti ma è in via di espansione. Il presidente ci ha detto che i suoi obiettivi sono la pubblicazione di una rivista e lo svolgimento di cerimonie regolari. Il problema che ritengono più urgente è quello di erigere un tempio, e a questo scopo hanno chiesto il permesso al Comune, che però ancora non ha dato una risposta; i soldi per l’opera saranno reperiti all’interno della comunità cinese. Una volta avuta la sede, si faranno venire i monaci dalla Cina.
Secondo i suoi dati, tra i cinesi in Italia ci sarebbe un 60% di buddisti, 20% di cristiani e 20% di non credenti. Probabilmente la cifra relativa ai buddisti è stimata per eccesso, anche in considerazione del fatto che molti provengono dalle zone sud orientali del Paese, sottoposte all’evangelizzazione cristiana.

Protestanti e cattolici
Per quanto riguarda i protestanti, in alcune città, come Roma, si sono costituiti centri di culto appositi; in altre città, ad esempio Firenze, vengono utilizzate chiese già esistenti; in ogni caso le funzioni vengono svolte da pastori cinesi. In altri luoghi, invece, ancora sussiste il problema di trovare un posto dove riunirsi; in alcuni casi è stato chiesto l’aiuto economico dei comuni, senza peraltro avere riscontri: tuttora ci si riunisce a casa di qualcuno, come accade per le chiese clandestine in Cina.
I cattolici sono ovviamente quelli che incontrano meno difficoltà. Ad un sacerdote cinese della chiesa di Santa Maria degli Angeli a Roma fa capo da tempo la comunità cattolica che viene da Taiwan, che viene accolta anche per celebrare le proprie ricorrenze. Inoltre, il Vaticano ha recentemente concesso una chiesa appositamente alla comunità cinese, e sacerdoti cinesi sono presenti in varie chiese della capitale.
In conclusione, essendo l’Italia un paese democratico e tollerante, i cinesi non si sentono minacciati da alcun pericolo derivante dalla pratica del loro credo religioso e, d’altra parte, per le caratteristiche delle religioni cinesi sopra esposte, non esiste motivo apparente di conflitto né con gli italiani né con altri popoli di diversa religione. In Cina, invece, si è passati da una società tradizionale in cui il pluralismo religioso era un fatto, ad una società in cui la religione è diventata una cosa guardata con sospetto dalle autorità ed in cui la libertà di credo, sebbene sancita dalla Costituzione, ha sempre sofferto di molte restrizioni, se non di vere e proprie persecuzioni: basti pensare alla recentissima storia della setta Falungong.