Le tre dimensioni dell’Essere Umano

Sentieri di montagna oggi, tra corpo, anima e spirito per un’economia umana

Verso un impoverimento spirituale?
Sono ritornato quest’anno su un sentiero di montagna che avevo già percorso dieci anni fa. Nel frattempo è stata costruita una ovovia che porta da 1.500 a 2.000 mt. (16 mila lire andata e ritorno a testa) che non ho preso e in due ore e mezza (come da indicazioni) ero in cima. Rispetto a 10 anni fa quasi nessuno risaliva il sentiero e ciò mi donava un silenzio ed una beatitudine in mezzo alla frescura silente­parlante del bosco. Famiglie più ricche guadagnano rapidamente terreno e perdono il processo (del percorso a piedi n.n.r.): così va l’Italia oggi.
Nel 3001 la nostra epoca sarà indicata come quella della rapida prosperità materiale e dell’altrettanto rapido impoverimento spirituale.
Poiché l’Essere Umano è formato da corpo, anima e spirito, non è chiaro se stiamo meglio o peggio di 50 anni fa, perché tutte le statistiche fanno riferimento alla sola dimensione economica, del visibile e del quantitativo.

Il regno della simpatia-antipatia
Il corpo lo vediamo con gli occhi e lo tocchiamo, ne ereditiamo i caratteri dagli antenati e in modo complesso li trasmettiamo ai discendenti, ma l’anima, che è il regno della simpatiaantipatia, dei sentimenti, passioni, desideri, ha una sua vita propria che nulla ha a che fare con gli antenati come possiamo vedere nei nostri figli, l’uno così diverso dall’altro/a.
Anche gli animali hanno un’anima (da cui la somiglianza della parola animale). Essi sentono, godono e hanno desideri, simpatie e antipatie.
L’anima, zona oscura (ombra per Jung) così poco comunicabile all’altro, così mobile, fine, plastica, così insondabile ai nostri sensi fisici. Non la vediamo, né tocchiamo, ma esiste.
Sempre più le moderne organizzazioni economiche si rendono conto che per essere efficienti e competitivi bisogna "portare l’anima in azienda", come recita il bel libro del poeta­consulente aziendale David Whyte (Il risveglio del cuore in azienda, Guerrini e Ass., 1997).
Le buone imprese non devono infatti essere tali da mandare messaggi ai lavoratori che entrano in azienda del tipo "lasciate ogni speranza o voi che entrate!".
Oggi chi dirige un’impresa sa quanto siano importanti le persone e come esse ci stanno dentro per poter davvero realizzare buoni servizi/prodotti o buone équipe.

Le condizioni del benessere
Le due forze fondamentali dell’anima sono la simpatia e l’antipatia. Più siamo intrisi di antipatia più i nostri comportamenti sono respingenti, più siamo condizionati dai nostri "impulsi sensuali" inferiori, più siamo determinati da una egoistica "autoaffermazione".
Quel pigro, sordo lavorio nell’interiorità che vuole isolarsi attraverso l’antipatia: il "gelo" nell’anima, che Dante trova nel fondo dell’Inferno, e non perché, come i più credono, lo ha "messo lì", ma perché ha raccontato un viaggio come esperienza reale di anima che lui ha fatto (come chiaroveggente).
Il sentimento è l’attività dell’anima; dall’intrecciarsi dei sentimenti di piacere e dispiacere dipende quel che si chiama "benessere".
Per Aristotele la virtù era la ricerca della via di mezzo tra le polarità che esistono nel mondo delle passioni e delle azioni. La "moderazione" come ricerca della via di mezzo che ciascuno di noi deve di volta in volta trovare in ogni circostanza e non già come legge meccanica.
Così tra iracondia e impassibilità c’è la mansuetudine: quella caratteristica per esempio tipica di Gesù Cristo che rende sicuri interiormente e dolci nelle relazioni con l’altro.
Fate l’esercizio di trovare la via di mezzo tra giorno e notte, tra bianco e nero, tra temerarietà e viltà, tra simpatia e antipatia (le risposte a fine testo, capovolte).
Abbiamo così già una prima indicazione di quanto il nostro benessere sia profondamente determinato da questa dimensione d’anima, niente affatto materialistica.
Ogni tanto sentiamo di qualche nostro amico o figlio di amici che perde la vita in un incidente stradale (e c’è chi propone i 160 all’ora in autostrada!). Quanto pesa in termini di benessere la morte di un figlio rispetto all’avere ottenuto un reddito familiare di oltre 200 milioni all’anno? La scomparsa dell’anima La Chiesa cattolica, fino al concilio di Costantinopoli del 869 d.C., indicava i tre mondi (corpo, anima, spirito), dopodiché scompare l’anima e rimangono il corpo (soma) e lo spirito (nus).
Ciò avviene in gran parte per un pasticcio di traduzione, ma anche per ragioni di potere. L’anima in greco è psucké (femminile), mentre lo spirito umano incarnato è nus. Nel III e IV sec. d.C. il greco è una lingua in declino mentre il latino è in ascesa. Anima e spirito vengono identificati con anima e il Concilio dichiara che chi dice animus anziché anima è scomunicato.
Ma per Paolo di Tarso era chiaro che l’uomo era fatto di queste tre parti.
Nella prima lettera ai Tessalonicesi (5,23) dice «…e l’intero essere vostro, lo spirito, l’anima e il corpo, sia conservato irreprensibile per la venuta del Signore nostro Gesù Cristo».
Nella prima lettera ai Corinzi (2, 1415) parla inoltre di un uomo naturale e di un uomo spirituale. Cosa sono questi due tipi di uomo? In realtà una traduzione corretta indica una dimensione dell’uomo animica (psichica) e di una dell’uomo spirito.
Anche Platone indicava le tre dimensioni dell’anima: concupiscibile, irascibile, razionale.

Il centro dell’Essere Umano
Se l’insondabilità oscura dell’anima di ciascuno ci farebbe incomunicanti, lo spirito che alberga in ciascuno di noi, depositato come una scintilla, dopo l’incarnazione di Gesù Cristo, è il centro dell’Essere Umano. L’anima, in mezzo, ha come radici verso il corpo e verso lo spirito. Una persona non evoluta ha un’anima attratta solo dalle funzioni del corpo. Gli stessi pensieri e lo spirito sono trascinati e servono al solo soddisfacimento dei bisogni fisici, corporei.
Nessuno nega la loro importanza.
Già Aristotele, in polemica con Platone, indicava quanto importante fosse un sano corpo per un sano pensare e come da biasimarsi fossero gli eccessi.
Ma altro è ridurre l’Essere Umano a funzioni fisiche, materiali.
Già per Aristotele la parte più divina dell’uomo era l’intelletto. Il pensare (mente) unito al sentire (cuore, morale) origina un nostro pensiero originale e come tale creativo, creatore, che è il compito assegnatoci come creature che devono a loro volta creare (non solo far figli).
Se per gli antichi uomini lo spirito si esprimeva nelle intuizioni (un dono che ancora oggi molti possiedono, una sorta di informazioni che provengono dallo spirito), per l’uomo moderno, così pressato dalle tecnologie, queste facoltà intuitive sono molto sopite. Dobbiamo così ricorrere alle forze del pensiero, come capacità autonoma di un "Io" che non possiede l’animale (che è invece come posseduto dalle impressioni esterne, da una sorta di "io di gruppo").

Sviluppare nuovi organi
Per gli antichi etruschi la meta era la "rinuncia", l’affidarsi all’altro, per i greci "il bello, il buono, il vero". Per Aristotele dei tre tipi di vita. quella di piacere, quella attiva e contemplativa, la migliore era l’ultima. Per i greci l’arte (techné) doveva presiedere alla produzione.
Gesù Cristo indica chiaramente anche con la morte sulla croce: l’asse verticale dello sviluppo di un Individuo e l’asse orizzontale della Fratellanza, quali debbano essere le mete che devono governare lo sviluppo dell’Essere Umano. L’Economia politica degli ultimi 200 anni ha fatto diventare la prosperità materiale e il profitto come fine a se stesso, il nuovo vitello d’oro. Ma, in cuor nostro, sappiamo tutti che è un ben misero passaggio verso un vero sviluppo che è ben altro.
Avrete notato che scrivo Essere Umano con l’iniziale maiuscola, perché mentre Madre Natura ci ha dotato degli organi di senso per cogliere la materia, per cogliere l’anima e lo spirito ce li dobbiamo sviluppare da soli gli altri "organi" (sarebbe troppo comodo se no…).
Se non li sviluppiamo rimaniamo ciechi a queste dimensioni, come lo sono appunto i ciechi nati per il colore. Finché non aggiungeremo gli "organi" per cogliere l’anima e lo spirito le nostre vite e produzioni rimarranno sempre confinate nella prosperità materiale, creazioni di semplici esseri umani.

Soluzione finale
Tramonto, colore (secondo la teoria dei colori di Goethe, e
diversamente  da Newton, il colore si forma quando la luce
incontra il buio, così  al tramonto, fate l’esercizio con una lente e vedrete che è così,
ma mi rendo conto che molti avranno scritto grigio), coraggio, empatia.