letra 10

Hola amigas/os!

Tutto bene? Io sto bene nonostante la primavera capricciosa. Per fortuna non sono meteoropatico, altre stranezze si, ma non questa.

Vi volevo informare sul sistema di iscrizione alle liste elettorali. Per poter votare ti devi iscrivere al nuovo registro biometrico. Con una campagna pubblicitaria martellante, sono stati invitati a registrarsi tutti i Boliviani. Chi non si iscrive, per esempio, non può recarsi all’estero, aprire conti bancari e altre restrizioni. I dati dicono che si sono iscritti 4.826.669 persone in tutta Bolivia. A Santa Cruz 1.159.343. Gli abitanti boliviani sono all’incirca 10 milioni e quelli di Santa Cruz 2 milioni da poco tempo. Domanda: quanti sono i minori in Bolivia?

In Italia, soprattutto nel nordest, si parlava dello sfruttamento dei cinesi nei laboratori clandestini. Laboratori di confezioni. Qui emergono storie di sfruttamento simili. I Boliviani vengono sfruttati in Argentina e in Brasile. Il consolato brasiliano parla di circa 7 pullman giornalieri, provenienti da Bolivia via Paraguai, che a San Paolo smistano questi lavoratori nei laboratori clandestini. Il 50% della roba che si confeziona in San Paolo è di mano boliviana. La tratta e lo sfruttamento di persone sarà il maggior affare della criminalità organizzata, a livello mondiale, nell’anno 2010.

Da un mese, due studentesse dell’università di Padova, sono qui a Santa Cruz per tirocinio e terminare la tesi. Lascio a loro la tastiera.

Una delle cose che più può colpire di Santa Cruz de la Sierra è la sua giovinezza.

Più della sua intrinseca contraddizione che è tanto tipica del mondo latinoamericano, più della povertà e della sua paurosa estensione, più della crescita urbana accelerata e del vento e la terra che porta, quello che colpisce sono i giovani.

Tanti e impegnati. Li si vede andare a scuola e lavorare. Badare ai fratelli minori e lavorare. Giocare insieme a pallone e lavorare.

Tra le tante associazioni e istituzioni che tentano di migliorarne la qualità della vita (che poi così tante non sono) è nata la fondazione Tierra Prometida, con l’obiettivo, attualmente in collaborazione con il programma Pronat’s, di sostenere i ragazzi nello studio, aiutandoli a stare al passo con i programmi scolastici.

Gli obiettivi di Tierra Prometida si estendono, poi, a tutti gli aspetti della vita di un bambino e di un adolescente lavoratore.

Quello che l’Occidente fatica a capire (forse perché neanche tanto si sforza) è quanto il lavoro minorile faccia parte della cultura latinoamericana. Quanto faccia parte, oltretutto, del processo di formazione dei ragazzi.

Il progetto a lungo termine di questa nuova fondazione sta a metà strada, dunque, tra la valorizzazione del lavoro minorile e la sua abolizione. Bisogna fare in modo che i ragazzi crescano sicuri, che pongano al primo posto lo studio e non si perdano l’infanzia, ma non si può pretendere che non aiutino la famiglia a sopravvivere, che crescano a dispetto dei fratelli minori o sulle spalle di quelli maggiori.

Date queste premesse, il quadro risulta alquanto complicato, ma è importante lavorare per migliorarlo, rendere il lavoro dei minori sicuro per il loro fisico e adatto alle loro menti, in modo che possano formarsi (e forse in modo più completo) come i ragazzi che non devono lavorare per andare avanti.

In un posto come il Mercado Abasto per esempio, dove le famiglie che ci lavorano finiscono per viverci, i bambini crescono tra le bancarelle della verdura e quelle della carne, spesso costretti a fare le ore piccole con i genitori. Ed è sicuramente questo il posto giusto dove intervenire, come ha cominciato a fare da poco Tierra Prometida, creando uno spazio diverso, che li distragga, momentaneamente, dal lavoro della loro vita e dalla vita sul posto di lavoro.

Alla fine non è facile capire cosa è giusto e cosa lo sembri e basta. È giusto intervenire per migliorare la vita di questi ragazzi ma sembra ingiusto imporre le proprie regole, dettate da una società tanto lontana e diversa. Tierra Prometida si propone un altro tipo di progetto nato proprio per bambini e ragazzi boliviani, con la sincera speranza che si possa trovare la terra promessa dove non la si aspettava, che forse non serve viaggiare per cercarla perché si trova già sotto i nostri piedi.

Irene e Jenny

Con amistad Fiore

Santa Cruz 30 /10/2009