letra 7

Hola amigas/os!

Come state? Fa caldo? Risposta scontata. Era solo per dirvi che qui si festeggia il contrario. La notte del 23 e precisamente per i Boliviani “la noche de San Juan” è tradizionalmente, la notte più fredda. Quest’anno le condizioni atmosferiche hanno rispettato, oltre le aspettative, la tradizione. Oltre al freddo si sono presentati pioggia e vento. È anche la notte delle “fogatas“, falò. Rarissimi, causa pioggia. Altro rito, della vicina cittadina di Porongo, è quella di camminare sopra le braci ardenti. Non ci sono andato perché la strada, una ventina di chilometri, è quasi tutta di terra e sabbia. Con quel tempo da lupi, sarebbe stato difficile trovare un’auto per lo spostamento. La carettera era impraticabile per un’auto normale. Prossimo anno.

Ulteriore tradizione è il cenare in famiglia o con amici, mangiando choriso, tipo le nostre salcicce alla brace. Si accompagna con sucumbè, bevanda composta da latte caldo, cannella e singani, sorta di grappa. Qualcuno usa bere anche vino rosso caldo. Non mancano la musica e i balli, rigorosamente tipici del luogo di provenienza della famiglia ospitante. Io mi trovavo, invitato, a casa di una famiglia di Tarija, sud, quindi chacarera, cueca e chapaca.

Uno degli argomenti principali, in questi giorni, nei quotidiani, è la violenza. Sembra sia scoppiata improvvisa, come la gripe A, l’influenza. Si mostrano immagini di omicidi, assalti a tassisti, case e negozi. In alcuni casi la gente, che riesce a bloccare l’assaltatore o il ladro, usa come metodo la giustizia fai da te. La settimana scorsa, per esempio, in un quartiere periferico, hanno bloccato il ladro, riempito di botte, tolto tutti i vestiti e a calci lo hanno allontanato. Così faceva vedere la tele. Ora, dalla Prefettura è stata proposta una tassa, da riscuotere con la bolletta della luce, per pagare squadre di polizia che faranno le ronde. E io provo a capire perché questo. Non è perché il figlio di un politico è stato ferito per rubargli il cellulare? O, ineluttabilità, proprio ieri è stato fatto un accordo politico tra due partiti, dove il candidato alle presidenziali, diceva che la priorità sarà la sicurezza fisica del cittadino? Fatalità!

Questa mattina, venerdì, ci siamo riuniti con le maestre e assistenti del reforzamiento escolar. Ruth, Lizet e Antonia le maestre, Elisabet, Isabel e Shirley le assistenti. Romina, la coordinatrice e il sottoscritto. Abbiamo analizzato i vari aspetti di questo lavoro, partendo dai lati positivi per poi dipanare i nodi che inevitabilmente si formano. Le insegnanti dimostrano passione. Tutte concordano che il lavoro sui bambini è produttivo. I bambini cominciano a rispondere e a rispettare le regole.

Io sto insistendo molto sul rispetto delle regole minime di convivenza. Inoltre, sto cercando di far intendere loro come lavorare in gruppo. È successo che una di loro non poteva essere presente, non ha avvisato, io ero bloccato in casa per una indisposizione e naturalmente la maestra si è ritrovata sola. CAVOLO!, o qualcosa del genere, credo di aver detto, non capisci che metti in difficoltà la tua compagna di lavoro? A questo non pensano e si sono stupite quando ho detto loro che, se hanno problemi, si possono sostituire a vicenda. Vabbè, non mi devo incavolare. Come non mi devo arrabbiare con gli insegnanti elementari, quando fanno finta di correggere i compiti agli scolari. O danno compiti per casa, per me, assurdi. Semplice esempio. La ragazzina mi chiede l’aiuto nella sua tarea, così si scrive compito per casa. Deve studiare una pagina e mezza per poi esporla in classe. L’argomento, Energia Elettrica, diviso in varie parti. Lei deve spiegarne i vari tipi. Chiedo se sa che cosa è elettricità: muta; chiedo se sa che cosa è energia: muta. Nelle pagine precedenti è spiegato tutto. Lei però deve studiare solo quella parte. Continuo a non capire. Chiedo lumi ad Antonia. Quando in una classe sono in tanti, la maestra divide la classe e l’argomento in 4-5 parti e ad ogni gruppo un pezzo dell’argomento. Facile. Non contento, il giorno seguente vado a parlare con una ex insegnante. Magari della situazione generale della scuola pubblica vi scriverò un’altra volta. Quello che mi ha colpito della lunga chiacchierata, appassionante, è la conclusione: il bambino deve essere molto autonomo, se vuole, deve apprendere da solo. Gli insegnanti, con in media 35 scolari, non possono fare i miracoli. Accetto commenti.

Con amistad, Fiore

Santa Cruz 30/06/09