letra 8

Hola amigas/os!

Come vanno le ferie? E come sta l’Italia?

Come vi avevo spiegato, quando da voi fa caldo, da noi fa freddo. E quest’anno il freddo è intenso. Negli ultimi giorni il vento ha soffiato da sud in modo energico. E un paio di edifici scolastici periferici, si son ritrovati senza il tetto. Naturalmente anche alcune abitazioni hanno subito la medesima sorte. Per gli indigenti si è provveduto ad aprire una palestra e dare loro un letto e una cena calda. Lunedì ventisette riapriranno le scuole dopo più di un mese di vacanze forzate, causa influenza. Noi di Tierra Prometida non abbiamo chiuso il doposcuola. Ci sembrava conveniente dare ai ragazzi, l’opportunità di terminare i compiti con il sostegno di una maestra. Abbiamo approfittato di questo tempo anche per far fare ai bambini delle giornate di manualità. La gioia di terminare un piccolo oggetto era evidente nei visi di questi bambini. Il giorno 15 u.s. siamo stati invitati all’assemblea dei soci del mercato. Soci del mercato Abasto sur. Ultimo punto all’ordine del giorno il “reforzamiento escolar”. Romina, responsabile del programma, spiega ai soci chi è Tierra Prometida e il servizio che sta dando. Chiede all’assemblea di poter usufruire dello spazio attiguo la sala, per poter migliorare il servizio. Cioè dividere gli scolari in almeno tre fasce d’età. Il presidente dell’assemblea dichiara che se le insegnanti non sono professioniste laureate non concede lo spazio. Io lo guardo con gli occhi sgranati, incredulo nel sentire quelle parole e dopo aver fatto un gesto con la mano mi avvio all’uscita. A quel punto la sala si è alzata gridando e ha accerchiato il tavolo del consiglio direttivo. Alcune persone ci hanno fermato all’uscita. Tutte per incoraggiarci a continuare e aver pazienza che risolveranno la questione. I sensi di stima che alcune mamme e papà ci hanno rivolto, sono di stimolo a continuare il nostro programma. Noi vorremmo solo migliorare il modo di lavorare con i loro figli. Figli che vivono in un ambiente degradato, che lavorano in regime famigliare a volte violento e non hanno la tranquillità e motivazioni per poter realizzare i compiti e studiare. Nulla più.

A Potosì, città mineraria a quasi quattromila metri, nell’ambito di uno scambio di esperienze sul mondo nats, io e Romina siamo stati ospiti della locale Caritas. La giornata più interessante è stata, a mio parere, quella trascorsa con i nats del cementerio, cioè quelli che lavorano al cimitero. Con Luz, responsabile nats della Caritas, siamo stati alle terme, sorta di vasca in cemento dove arriva dell’acqua calda proveniente dalla adiacente montagna. Erano otto ragazzi e una ragazza. Vi è anche una piazzola dove poter giocare a calcetto e basket. Subito partitina a calcetto. Un breve scatto e i 4000 metri di altitudine ti mettono in apnea. Desideri ossigeno in tutti i modi. Nulla. È meglio giocare in porta. Meglio. Perdiamo. Rivincita a Basket. La mia squadra vuole rifarsi. Faccio tutto il campo in palleggio, tiro, sbaglio e provo a ritornare. Ansimando ritrovo la mia zona difensiva. Zona che non abbandonerò. Persa anche questa. E ora, finalmente, si va in acqua. Calda e rilassante. La gita alle terme, organizzata dai ragazzi, ha lo scopo di ritrovarsi per parlare dei problemi del lavoro minorile. Hanno parlato di rispetto dell’orario, della dignità del lavoro e comportamento da tenere nei confronti della gente del cimitero. Sì perché il loro è un lavoro che dipende molto dal tipo di approccio che hanno con le persone che frequentano il cimitero. Si mettono a disposizione per lavare o lucidare le lapidi, sistemare i fiori e pregare per il defunto. Luz ci spiega inoltre che questa è anche l’occasione per lavarsi. Questi ragazzi, ci dice, non hanno doccia in casa. Anche per questo si è preoccupata, controllando uno ad uno, che usassero la pietra per lavarsi e eliminassero lo sporco accumulato in varie parti del corpo. Facevano tenerezza a vederli pettinarsi, con le mani, davanti allo specchio. Il guappo si sputava sulle mani per sistemarsi il ciuffo. La ragazzina, timida, in disparte ad asciugarsi i lunghi cappelli corvini. Nel minibus del ritorno, divoriamo un panino e spariamo le ultime battute prima di salutarci proprio di fronte al cimitero. Luogo di lavoro.

Con amistad, Fiore

Santa Cruz 25/07/09