L’Europa vista dal Terzo Mondo

Per un possibile dialogo tra i popoli dobbiamo innanzitutto capire cosa pensano gli Europei di sé stessi; come i non Europei pensano l’Europa; cosa è necessario fare per una rieducazione degli Europei stessi. Per un possibile dialogo tra i popoli dobbiamo innanzitutto capire cosa pensano gli Europei di sé stessi; come i non Europei pensano l’Europa; cosa è necessario fare per una rieducazione degli Europei stessi.
Recentemente io ho mandato in giro per il mondo un questionario con queste domanda "Che nome dare al presente?", ne è risultato che gli Europei si vedono come persone fortunate perché, seppur con qualche disoccupato, rispetto al resto del mondo hanno lavoro, hanno risorse, si reputano intelligenti, generosi, civilizzatori del mondo, hanno favorito lo sviluppo nel mondo, hanno salvato le anime grazie alla cristianizzazione, e intercedono nel mondo a favore della pace. Sono rispettosi dei diritti umani e devono supportare il resto del mondo con la loro tecnologia.
Ieri ho incontrato un professore che mi ha detto: "L’Europa è la fonte della civilizzazione mondiale e l’Italia è il centro della cultura europea. E nella cultura europea la Chiesa è la fonte e la speranza per la civilizzazione del mondo e per la sua salvezza."
Chiedo a voi: vi riconoscete in queste affermazioni? E’ vero quello che dicono?

Devo parlare del Terzo Mondo e innanzitutto devo fare una precisazione: nel Terzo Mondo ci sono molti problemi legati alla corruzione e alle dittature (sono famosi i Pinochet, i Mobuto, i Douvalier…), so che abbiamo queste colpe, ci sono queste responsabilità. E sono consapevole che il resto del mondo ha aiutato a forme di sviluppo nel passato come nel presente e lo farà anche nel futuro. Ma il Terzo Mondo sta pagando un prezzo troppo alto per acquisire il modello di vita dell’Occidente.
Voi non siete responsabili per il passato, non voglio darvi queste colpe, ma su quello che sta accadendo oggi si che siete responsabili.
Perché il presente è frutto di un passato: se allora vi foste accorti delle responsabilità oggi racconteremo cose diverse. Per questo dovrete assumervi le responsabilità ora per costruire assieme, nei prossimi decenni qualcosa di nuovo, risolvendo i problemi di oggi.

Cosa costa oggi mantenere nel pianeta lo stile di vita dell’Occidente? Per Occidente intendo l’Europa e di conseguenza gli Stati Uniti, che dell’Europa sono figli, e perché hanno intessuto un’alleanza. Anche se non si può pensare agli europei solo come gente ricca, in quanto anche in Europa ci sono molti poveri.

Allora cominciamo. Gli Europei hanno conquistato e si sono impadroniti del mondo: Stati Uniti, Australia… senza dimenticare la colonizzazione dell’Africa e parte dell’Asia spingendosi sino alla Siberia e all’Alaska. La Russia è parte dell’Europa e quindi parte di questa espansione. Il Comunismo in Russia non si è differenziato molto dall’Imperialismo, in questo senso l’appartenenza della Siberia alla Russia è di tipo imperialista. Per questo la fine del Comunismo non ha significato la fine dei problemi del mondo.
Quindi gli Europei, questa piccola area ad occidente dell’Asia, si è spostata e si è impadronita sia dell’Africa che dell’Asia e dell’America, mentre gli abitanti che in questi continenti già vivevano non potevano spostarsi; in questo senso non è sbagliato definirlo apartheid.
Per esempio la popolazione indiana è aumentata negli ultimi decenni di 300 milioni di persone, lo stesso la Cina, mentre la popolazione europea è rimasta più o meno stabile. Nei prossimi 25-30 anni avremo un’ulteriore incremento della popolazione asiatica che rimarrà chiusa nei propri confini. Questo è il problema del futuro.
Questo sistema di apartheid mondiale è stato creato dal sistema europeo che si è espanso in molte aree del mondo causando un vero e proprio genocidio, il più grande genocidio che sia stato fatto a livello mondiale.
Tutte le popolazioni che vivevano in quelle aree che sono state successivamente occupate dai bianchi (centinaia di milioni di persone), sono state annientate, ve lo racconta la Storia; noi, del Terzo Mondo, stiamo assistendo ad una guerra che dura da secoli; 500 anni di guerra dell’imperialismo che tuttora continua: e questo è importante sottolinearlo, per capire come noi guardiamo a questi problemi.
Ma accanto al genocidio ci sta il furto delle nostre materie prime: oro, argento, diamanti, minerali… E non ultimo il commercio degli schiavi che strappò milioni di persone dall’Africa, molte delle quali morirono nelle traversate, e che servirono per creare la ricchezza economica degli Stati Uuniti e dei paesi europei.
E ancor oggi si assiste ad altre tragedie: per esempio la trasformazione dell’economia locale in economia monocolturale in modo da poter servire i bisogni europei, cambiando le forme di vita sociale dei popoli, l’eliminazione dei sistemi legali, delle forme di vita delle nostre genti, in questo senso è giusto dire che la mappa del mondo è stata modificata dagli europei: dal 1492 fino al 1885.
E oggi, per alimentarsi di questa diseguaglianza mondiale, l’Europa ha creato istituzioni come l’O.N.U., che non è finalizzata alla giustizia mondiale, forse alla dichiarazione dei diritti umani, ma non certo per incrementarli o applicarli. O, peggio, ha creato le istituzioni finanziarie internazionali come il Fondo Monetario Internazionale, l’Organizzazione Mondiale del Commercio e la Banca Mondiale.
Anche la religione è stata usata come forma di dominio culturale.
Infine le multinazionali che sono la fonte prima di sfruttamento delle risorse delle popolazioni del mondo, che continuano questa azione di espropriazione della ricchezza dei popoli del mondo.
Voi non siete responsabili perché non siete certo i manager di queste aziende, ma dovete provare disagio davanti ad esse e dovete frenare le loro azioni.
Oggi l’aspetto nuovo è questa grande forma di sfruttamento finanziario a livello mondiale da parte dei paesi ricchi, che oggi è senz’altro la cosa maggiore da controllare, può essere dannosa anche per le popolazioni europee; dopo 500 anni di espansione europea e di globalizzazione, abbiamo un sistema mondiale che in realtà è un sistema assassino, per lo sfruttamento di situazioni locali e bisogni locali e per i legami che ha creato con le compagnie internazionale del commercio, per lo spreco di risorse alimentari, per il non utilizzo delle aree agricole nei paesi ricchi, per il peso del debito pubblico estero, per la corsa agli armamenti e i conflitti interni anche nei paesi ricchi, per la politica razzista di emigrazione dei paesi ricchi: per tutte queste ragioni è impossibile pensare che questo sistema sia sostenibile.
Su questo credo che siamo tutti d’accordo, se la Cina dovesse portare il proprio livello di vita e di consumo a quello europeo, avremo bisogno di tre pianeti e non di uno.

Dobbiamo riflettere su queste cose perché non è certo questo il modo in cui gli europei sono abituati a pensare sé stessi.
Adesso vi dirò qualcosa di molto duro, di molto forte, e lo faccio solo perché so che siamo in un ambiente di amicizia, in cui bisogna parlare con molta franchezza, e quindi sfruttare queste poche occasioni di incontro che abbiamo per dirci le cose come le sentiamo, come le pensiamo, forse è l’ultima volta che ho l’occasione di parlarvi, dunque prendete ciò che dico con tutto il rispetto e con l’umiltà con cui si possono dire.
Dal nostro punto di vista, l’invasione europea dei nostri paesi fino alla globalizzazione, è il più grande genocidio della storia umana, è la più grande forma di pulizia etnica e di razzismo che si sia manifestata nella storia. Anche se corro il rischio di non essere compreso bene, però devo dirvi che quello che ha fatto Hitler in questo contesto, diventa una specie di ultimo arrivato nella corsa dei massacri. Lui cercò di allargare lo spazio tedesco, ma noi, prima di lui, abbiamo visto molti altri Hitler, e ciò che è avvenuto è la più grande distruzione di capacità e di eredità culturale dei popoli, è la più forte forma di sfruttamento economico che ancora avviene, è l’esperienza più crudele e anche la più brutale o avara della storia umana.

Voi siete certamente tutte brave persone, per questo siete qui, quindi non è certo a voi che mi sto rivolgendo, ma appunto il paradosso è che possiamo avere tante brave persone come voi in questa sistema di sfruttamento, in questo sistema mostruoso, che viene da chiedersi come sia possibile che tanta brava gente faccia parte di un tale sistema. Evidentemente c’è un qualcosa che non va nell’informazione, nell’educazione, la gente forse non sa quello che avviene realmente.
Quindi come guardare al futuro, in una forma in cui tutte le persone possono vivere sulla Terra: le idee delle Nazioni Unite sono buone, ma queste idee non vengono però poi realizzate.
Vi faccio qualche esempio per farvi capire i contrasti assurdi che ci sono nel presente: gli Europei spendono 11 miliardi di dollari in gelati, quando basterebbero 9 miliardi di dollari per garantire acqua potabile all’umanità; gli Europei e gli Americani spendono 17 miliardi di dollari per il mangiare degli animali, i gatti e i cani, quando molto meno sarebbe sufficiente per garantire condizioni di base sanitarie per l’umanità; Canada e Australia con meno dell’1% della popolazione mondiale controllano con le loro risorse il 14% della popolazione del territorio; e in questi paesi l’unica immigrazione consentita è quella dei paesi europei. Quindi il problema del mondo non è la povertà ma l’accumulazione della ricchezza nelle mani di pochi.
I ricchi non aiutano i poveri: ma questo non è il problema vero. Il problema è che i poveri continuano a trasferire ricchezza verso i ricchi; circa 500 milioni di dollari vengono trasferiti dai paesi poveri ai paesi ricchi ogni anno.

Proponiamo allora alcune, poche, indicazioni su un mondo più giusto. Per ottenerlo non è sufficiente la carità. Lasciare le cose come stanno, nella passività, significa aumentare questa ingiustizia. Progetti locali piccoli sono necessari. La pace ottenuta dalla globalizzazione dopo la colonizzazione significa il cimitero, non certo la vita per chi vive in quei paesi.
Le soluzioni che erano possibili ieri, non sono di certo risposte adeguate per oggi o domani e dobbiamo stare attenti anche a non pensare che non possiamo fare di più, perché questo è lo strumento più forte della globalizzazione, dire che non ci sono alternative al presente. Senza cambiamenti al sistema economico mondiale non c’è futuro per il resto del mondo; e lo stesso vale anche per l’Africa e l’Asia, che se non ci sono cambiamenti nel sistema politico mondiale non c’è futuro per queste aree.
Se non ci sono cambiamenti nella cultura e nel modo di intendersi, non si ottengono certo risultati maggiori per la comprensione tra i popoli.
Senza cambiamenti importanti nei modi di vita dei paesi ricchi e del loro consumo non c’è speranze per le altre aree del mondo; i poveri devono lottare per il loro futuro ma se non c’è una lotta nei paesi ricchi, le loro speranze non sono molte; se non ci saranno forme di controllo e di reazione contro gli armamenti nei paesi ricchi, non ci sono speranze e possibilità per i paesi poveri; se gli Europei non sono in grado di controllare la N.A.T.O. non ci sarà democrazia neanche in Europa e quindi sarà tutta una farsa e i i cristiani saranno la potenza aggressiva più forte del mondo.
Dobbiamo trovare strategie di cambiamento: uno dei modi per rieducare gli Europei è quello di rileggere e riscrivere la storia; sicuramente la verità storica voi non la conoscete e in parte non la conosciamo neanche noi; e quindi va rivista tutta la nostra storia, ma anche quella del pensiero filosofico, e anche la geografia del mondo va riscritta e ripensata.
Forse il 2000, il Giubileo, potrebbe essere l’anno che, come è stato fatto in Sudafrica dove si è costituita una commissione per rivedere la storia del paese, si riveda la storia del mondo.
Molti naturalmente quando dico queste cose pensano che sia impossibile o inutile e così via, ma io penso che sia necessario.
Noi dobbiamo rivedere i rapporti dei popoli non solo dal 1945 in poi, ma durante gli ultimi 500 anni; per esempio capire cosa è veramente successo nell’America Latina e poi in America del nord e in Europa, oppure sapere cosa è accaduto in Congo sotto la dominazione belga ecc…
Dobbiamo studiare come sono nate le più grandi compagnie internazionali e come si sono affermate attraverso queste forme di sfruttamento.
Dobbiamo anche rieducarci, educare alla non violenza, come il fattore più importante dell’educazione. Ci sono molte scuole nel mondo per la cultura, ma non per la non violenza. Dobbiamo ripensare a forme di giustizia e di pace, il diritto dei popoli ad avere una terra, perché senza la terra non ci sono diritti e non c’è pace.
Quindi è importante che il Giubileo del 2000 non si riduca ad un fenomeno turistico, o di rito, questo sarebbe solamente ipocrisia. Dobbiamo chiederci che cosa direbbe Gesù Cristo se tornasse tra noi oggi. Gesù è nato Dio, ma oggi, nel presente, abbiamo che la NATO è Dio. E il Giubileo deve essere un’adozione non certo della NATO, ma di Dio.
La risposta che io ho ottenuto dai questionari di cui parlavo all’inizio, alla domanda "Che nome dare al presente", i massmedia nel mondo hanno risposto di dare al presente il nome di "Monica Lewinsky"; e quindi immaginatevi le conseguenze.
Poi ho chiesto ai poveri "Che nome dare al presente?", e loro hanno detto "Apartheid mondiale".
Usate queste indicazioni per ripensare durante i mesi prossimi al futuro.
Scusate se vi ho offeso in qualche modo.

Tyssa Balassurya, 75 anni è dello Sri Lanka, ha studiato a Roma e poi è stato fedele figlio della sua terra e della terra d’Asia. Da oltre 30 anni percorre il cammino di una teologia della liberazione in Asia e si dedica ad una riflessione profonda nello constatare e nel contestare quelli che sono i ritmi i processi che l’Occidente pone all’Asia e ai paesi poveri.

Intervento tenuto alla festa di Macondo il 30 maggio 1999