L’olimpiade delle religioni ovvero la lezione della tolleranza

Scorrendo le pagine di Madrugada

Lettore, lettrice,
nel bel mezzo della rivista troverete un inserto di quattro facciate La globalizzazione accresce il benessere?, di Cristiano Santori e Fabio Massimo Parenti (presente nel sito alla sezione ‘Osservatorio’ n.d.w.), dell’osservatorio sulla globalizzazione, frutto della collaborazione tra Macondo e il Gruppo di Lugano. Puoi staccarlo, farne un aereo di carta, ma è cosa sospetta e dunque inseriscilo in cartella in attesa dei prossimi numeri.
Mi è caduta la penna per terra e butto l’occhio sui fogli accartocciati nel cestino; vi trovo un titolo sovrastante: Fondamentalismo. Mi preoccupo che non sia uno stralcio di indagine americana, sottratto ai servizi segreti. Per questo decido di pubblicarli, alla ricerca del proprietario.
Mi sono inginocchiato e sciolgo i fogli accartocciati e strisciati. La pista porta in America; scrive dei primi radicalismi religiosi delle chiese evangeliche. Seguono poi i radicalismi cattolici attuali, quelli aperti e quelli chiusi; conclude Paolo Naso, sul Fondamentalismo, anche cristiano con l’olimpiade delle religioni. Niente, dunque.
A questo punto raccolgo il secondo foglio che recita: Dopo i fatti dell’11 settembre…, forse ci siamo, ma poi continua parlando di conflitto tra modernità e la gamma dei vari fondamentalismi; in calce il nome dell’autore: Fabio Ciaramelli, che scrive Tra fondamentalismo e democrazia, vale a dire della lotta e scontro tra le due parti.
Mi fanno male le ginocchia, faccio per alzarmi; ma mi colpisce il nome che firma la terza carta: Adel Jabbar, chiaramente un nome arabo. Questa carta scotta.
Mi colpisce il sottotitolo: Interrogativi che forse richiama gli interrogatori dell’inchiesta; ma poi mi accorgo che il fascicolo, che titola Fondamentalismo islamico, è solo un’analisi sociologica per capire la ricerca di identità delle terre di periferia e delle società islamiche.
Continuo a scartocciare e mi par proprio di aver trovato un bandolo del giallo e dell’inchiesta. Ma dov’è il terrorismo, o meglio dove sono i terroristi? si chiede l’autore Roberto Berton di Marghera; e afferma che è pericoloso cercarlo nelle lettere cubitali, se poi non lo cerchi e non lo scopri tra le righe e le rughe del nostro onesto ben stare. Qualcuno dirà: ma perché cerchi la pagliuzza, che hai davanti la trave? Forse perché nei gialli non bisogna lasciarsi convincere dalle soluzioni facili.
Questo giallo mi ha portato lontano e trascinato vicino; ho perso i connotati e mi trovo ora a remare nel controcorrente, che Giuseppe Stoppiglia ha firmato al rientro da Porto Alegre.
Il sottotitolo suona: Una generazione si mette in gioco, in una battaglia che non sarà solo politica, ma anche culturale.
Galleggia sull’onda un faldone di aforismi; non me ne abbia il vecchio Leibniz, a suo tempo attaccato da Voltaire: ci leggo che questo non è proprio il mondo migliore possibile. E infatti Un altro mondo è possibile: si è aperto con questa voce il secondo Forum Mondiale a Porto Alegre del Brasile, di cui riferisce Egidio Cardini al suo rientro dalla vittoria del samba della Mangueira, nel carnevale di Rio de Janeiro.
Finalmente attracco e raccolgo una carta scritta in francese di Michel e Colette. Me la traduce Enzo Demarchi: è un dialogo condotto ne La sollecitudine per l’altro, abbandonato da tutti, e disorientato a sé medesimo.
Segue poi la storia piccola del diario minimo di Francesco Monini.
Macondo e dintorni si contorce nello spasimo della sua curiosità inappagata.
Cerco tra le immagini del maestro Ugo Attardi le tracce dell’enigma; mi accompagna la didascalia critica di Jean­Noël Schifano.