Lula e il papa: accordo moderato?

Quando Benedetto XVI è venuto in Brasile gli occhi sono stati puntati sulle manifestazioni di massa, sul suo attimo di mediaticità, sui suoi tentativi di mostrarsi "popolare". La festa ha fatto dimenticare i rapporti diplomatici.

Quando Benedetto XVI è venuto in Brasile gli occhi sono stati puntati sulle manifestazioni di massa, sul suo attimo di mediaticità, sui suoi tentativi di mostrarsi "popolare". La festa ha fatto dimenticare i rapporti diplomatici. Il Vaticano è uno stato che si rapporta anche come tale con altri Stati, compreso il Brasile e le cancellerie diplomatiche, mentre il papa benediva le folle, si davano da fare per presentare a Itamaraty, il ministro degli Esteri brasiliano, un documento con le richieste. E, sempre come si sa, il potere del  Vaticano va ben oltre i 44 ettari che circondano la Basilica di San Pietro a Roma e le 1500 persone che li occupano. Ragion per cui è interessante indagare quali sono stati i punti presentati dal papa a Lula. Sono molti. E potremmo dividerli in richieste accolte, richieste accettate solo in parte e richieste rifiutate. Le richieste accolte sono state: il riconoscimento della personalità giuridica della chiesa cattolica; il suo  diritto ad avere immunità, esenzioni e benefici previsti dalla legge brasiliana; l'impegno a lasciare nei piani di sviluppo urbani spazi per fini religiosi (da intendersi istituti e centri). Le richieste accettate solo in parte sono state: rispetto della proprietà privata della chiesa solo in presenza di "comprovata funzione sociale"; la possibilità di analizzare le regole che la chiesa applica per annullare i matrimoni celebrati in conformità alla legge canonica anche per il codice civile; riregolamentare le norme per la concessione del visto agli stranieri (c'è da dire molto complicato per qualsiasi professione) venuti in Brasile per "attività pastorale"; studio dell'equipollenza dei titoli di studio universitari pontifici. Infine, le richieste non accolte: il libero accesso dei missioniari alle zone indigene; la religione cattolica come materia facoltativa ma nell'orario curricolare normale dell'insegnamento basico; l'esonero delle tasse sui lasciti alla chiesa cattolica; la fine del vincolo di lavoro che la legge qui richiede da parte dell'impiego di curati e volontari.
La situazione per questo paese pieno di sincretismi è difficile. Lula desidera, come si sostiene anche pubblicamente, un accordo moderato, consapevole che concedere privilegi ai cattolici amareggerebbe altre confessioni o la stessa sensibilità laica brasiliana che esiste, anche se sotterranea e non ha voci ufficiali per esprimersi, ancora troppo timida. Come se la laicità revocasse valori liberali ancora troppo legati all'economia del periodo neocon. Ma sarà interessante seguire nei prossimi anni il suo sviluppo. La laicità è parte dell'identità delle moderne democrazie. Non ci si può sottrarre, prima o poi,   al suo confronto.
Intanto, mentre la diplomazia lavora, si discute anche delle "Risposte alle Questioni relative ad alcuni aspetti della Dottrina" elaborate dalla Congregazione per la Dottrina della fede e ratificata da Benedetto XVI. Proprio il tipo di pluralismo religioso lamentato dal documento è quello che definisce la dinamica del campo religioso brasiliano oggi, pieno di fedi, chiese, gruppi, anche nella stessa chiesa cattolica. Quest'ultima, infatti, ha una storia densa e complessa che non può essere riassorbita entro la frontiera della "chiesa prima e unica", né nel liquidare le altre come "non chiese" o  chiese "in un certo modo lacunose". Le contraddizioni di questo modo di vedere in Brasile sono dentro il mondo cattolico stesso, fatto di reti di volontariato, di preti e suore impegnate nelle favelas e in Amazzonia, di vescovi illuminati, di  frati che negli anni settanta hanno dato asilo a studenti inseguiti dalla dittatura e da religiosi (come i seguaci di Don Orione) impegnati a educare e professionalizzare ragazzi di strada. A tutti questi esempi di impegni evangelico non interessa la messa  in latino, né definire cosa è chiesa e cosa no. Importa, come molti di loro dicono, "seguire Cristo" ed essere come ben ha scritto l'insuperabile Jorge Amado nella emblematica vicenda di Santa Barbara dei Fulmini, "un prete intero", in carne e ossa. Per i credenti, dunque, si sta aprendo un periodo, secondo chi scrive, da un lato di necessità di chiarezza. Per certi versi queste posizioni della chiesa cattolica dimostrano bene che cosa sia il suo lato secolare e di potere. Dall'altro di domande sulla propria identità di cittadino in un paese cattolico – il secondo del mondo –  in cui la fede anche qui sta prendendo sempre di più una dimensione individuale e più difficile si fa il legame comunitario, anche se chiese come quelle pentecostali o dell'Assemblea del Regno di Dio offrono proprio questo come sicurezza esistenziale. Ma di questo parleremo un'altra volta.

luglio 2007