Lula nella fase “al mercurio”

La nuova fase della politica brasiliana nel secondo mandato di Lula
Così si dice sulla stampa brasiliana, riferendosi a una frase scherzosa di Lula che ha annunciato che avrebbe curato con il “mercuriocromo” le ferite di chi sarà lasciato fuori da incarichi di governo! Intanto, Arlindo Chinaglia del Pt (Partido dos Trabalhadores) di S. Paulo è stato eletto al secondo turno presidente della Camera con 261 voti contro i 243 ricevuti da Aldo Rebelo, presidente uscente del Pcdob (Partido comunista do Brasil). Al Senato è stato eletto a grande maggiornaza Renan Calheiros del Pmdb (Partido do Movimento democrático brasileiro). Questa votazione è stata il banco di prova della tessitura di alleanze di Lula con ben 11 partiti. Ma il problema non era tanto questa votazione che pur aveva contrapposto due candidati della stessa coalizione, quanto il “dopo”: come fare, infatti, a mantenere la fedeltà partitaria e impedire che deputati e senatori non cambino lealtà a seconda del loro interesse privato, cosa che ostacolerebbe la votazione delle leggi proposte dal Governo. E soprattutto il Pac (da non confondersi con gli italiani e qui ancora sconosciuti Pacs!), il Plano de Aceleração do Crescimento che nelle dichiarazioni di Lula deve essere non solo un pacchetto di interventi economici per far “balzare in avanti” il Brasile, ma un processo di mobilitazione collettiva che coinvolga tutte le forze attive del paese, dagli intellettuali agli imprenditori, dai giovani alle donne ecc. Questa idea, in realtà, ha avuto origine sin dal primo mandato Lula, nel Cdes (Conselho de Desenvolvimento Econômico e Social), inventato dall’attuale ministro delle Relazioni Istituzionali, Tarso Genro, con la finalità di creare un luogo aperto al confronto di tutti i diversi rappresentanti della società. Avendo avuto la possibilità, anni or sono, di partecipare alle sue sedute, avevamo già rimarcato l’importanza di una sede di dibattito fra figure sociali molto diverse fra loro, ognuna delle quali dava la sua lettura del Brasile reale e desiderato. Così accanto alle Ong e a chi lavorava in favela, parlavano i dirigenti della Telemar o del Banco do Brasil: cosa inusitata per un paese come il Brasile ancora fortemente abituato al rispetto delle gerarchie “reali”. Il risultato era sempre un documento finale che univa con pochi obiettivi comuni e “fermi”. Il Pac attuale ne riprende l’idea ed ha coinvolto in particolare i ministeri di area economica e infrastrutturale. Infatti, si pone l’obiettivo della crescita-paese al 6% annuo, l’aumento di posti lavoro, il sostegno all’educazione e alla cultura come prerequisito per una cultura di democrazia in un paese grande e dalle ricchezze sperequate come il Brasile. Un altro obiettivo è l’impegno di ben 503,9 miliardi da spendersi in quattro anni per le infrastrutture: c’è un irrimandabili bisogno di strade e vie di collegamento fra gli stati, idrovie e ferrovie, porti e aeroporti per ben dirigere non solo il commercio o il turismo, ma anche gli spostamenti interni di un paese-continente sempre più moderno e quindi sempre più dislocato nei luoghi di lavoro e nella produzione sia economica che culturale. Il Pac sta mobilitando molte energie con dibattiti e contributi di università e associazioni, caratterizzando in modo, potremmo dire, “impegnato” l’avvio del secondo mandato di Lula che sembra connotato da una nuova linfa progettuale sia dentro le forze che lo sostengono che hanno imparato a gestire le dinamiche del potere più al servizio del cittadino, sia fuori, nella società che, lasciati da parte radicalismi e slanci utopici a volte irrealizzabili, si avvia a impegnarsi in un profondo e pacifico radicamento delle esigenze di una democrazia sostanziale.

 

Un’altra sfida per Lula sarà la riforma politica, un’altra delle priorità annunciate che nei suoi punti principal potrebbe prevederei: una clausola di barriera per i partiti che non ottengono il 5% dei voti validi; un finanziamento pubblico dei partiti pari a 7 reais per elettore. Considerato che gli elettori sono 125.913.479, il potere pubblico dovrebbe sborsare 881,3 milioni di reais; per salvaguradare la fedeltà partitaria potranno inoltre disputare elezioni solo coloro che sono affigliati ai singoli partiti da tre anni, oggi infatti basta un anno solo; l’elettore poi dovrebbe votare la “lista” e non i candidati, l’ordine dei quali sarebbe il partito a stabilirlo.

Sia per il Pac che per la riforma politica, tuttavia, è necessaria una profonda intesa fra gli alleaiti di governo, tanto che lo stesso ministro Genro ha parlato di governo di coalizione, da non confondersi con “governo di unità nazionale”! Un governo di coalizione nasce, infatti, nei sistemi parlamentari per garantire la governabilità del paese. E’ ancora Tarso Genro, in particolare a sostenere che è un passo avanti nella cultura democratica perché fa dire in anticipo gli obiettivi fondamentali verso i quali lavorare e quali mediazioni si è disposti a fare per realizzarli. Il programma di un governo di coalizione sancisce, in altre parole, le alleanze stipulate, anche quelle fra partiti di ispirazioni differenti, come possono essere la “sinistra” e il “centro”.

Staremo a vedere come le cose andranno davvero… intanto il Brasile è già in aria di Carnevale che tutto ferma e tutto capovolge… i nuovi ministri del secondo mandato Lula saranno annunciati dopo le Ceneri!