Mamita Bolivia

Voglio riflettere con voi della vita in Sud America ed in particolare nel mio paese, la Bolivia. Sto pensando quindi ad una linea che possa dividere la riflessione tra  il modello che sta gettando nel collasso quella linea neoliberista e l’inizio quindi della scrittura di una canzone liberatrice di un pensare politico che vuole costruire su quello che rimarrà del sistema orribile del neoliberismo.

Prima di tutto voglio ringraziare Giuseppe per il lavoro fatto e per il movimento che nonostante la sua modestia è riuscito a formare e che sta mostrando l’altra faccia della globalizzazione. Secondo lo stato d’animo che sento, che percepisco,  sono convinto che ciascuno di voi  sarà un buon portatore e messaggero di quanto il movimento sta esprimendo.

Voglio condividere con voi una notizia, un momento di giubilo del mio paese. Il 27 di maggio è la festa della mamma e per noi Latino Americani la mamma è il simbolo massimo dell’amore totale. E per questo quando finiamo la conferenza chiederò a Giuseppe che mi dia il telefono per chiamare mia moglie che è la mia Mamita.

Voglio riflettere con voi della vita in Sud America ed in particolare nel mio paese, la Bolivia. Sto pensando quindi ad una linea che possa dividere la riflessione tra  il modello che sta gettando nel collasso quella linea neoliberista e l’inizio quindi della scrittura di una canzone liberatrice di un pensare politico che vuole costruire su quello che rimarrà del sistema orribile del neoliberismo.

Oggi nel giorno in cui si ricorda la festa della madre voglio ricordare che in Bolivia e in Cochabamba in particolare si ricorda un avvenimento importante in cui le donne salirono la montagna  da sole per affrontare l’esercito spagnolo.  Dieci anni di sterminio fu il risultato della guerra di liberazione ed alla fine rimasero pochi uomini. Ed a fronte dell’avvicinarsi dell’esercito imperiale le donne offrirono il petto, si presentarono in prima fila per mostrare che esse sono parte della costruzione dei migliori valori della liberazione. È un giorno sublime nel ricordo di un fatto epico. Pertanto dovremmo studiare la presenza femminile dentro il processo di liberazione, che oggi ha un significato importante.

Questa mattina finora abbiamo ascoltato delle testimonianze individuali che manifestano il clima oppressore che esiste in America Latina.   E lo stesso fenomeno della tortura non è stato semplicemente un problema spontaneo dello sviluppo della evoluzione politica del nostro paese. C’era una entità in Centro America in Panama, la Casa delle Americhe, che era una università dove si insegnavano i meccanismi di tortura. Lì si formavano i robot dittatori per mandarli poi nel continente Sud Americano per compiere i disegni dell’Impero, opprimendo i propri fratelli.

Cominciò allora una  lotta di sterminio contro una eroica elite giovanile rivoluzionaria che si organizzò a prendere le armi per opporsi all’oppressore. E questo ciclo si concluse con una grande sconfitta.

Oggi si apre un’altra era che non è più una dittatura, ma un potere che si piega all’impero in nome delle democrazia, e questo sistema si chiama Neoliberalismo.    Il Il   neoliberismo non è un prodotto dell’intelletto latino americano, non si costruirono modelli sociali a partire  dalla mentalità del nostro popolo.

E qui c’è una somiglianza tra il lavoro fatto dalla dittatura per costruire la “libertà”  e la strategia per costruire la “democrazia”.

Quale democrazia?  Una democrazia che ha solo la possibilità di votare l’oligarchia di turno e nell’ambito economico una dittatura assoluta delle cupole che hanno il potere  totale (la libertà assoluta). Così inizia la strategia e la concezione che ha due nomi: in Londra il nome  della Thatcher ed in Washington quello di Reagan per cominciare il grande potere onnivoro che durò per tutti gli anni ottanta.

Questo potere lavora su due posizioni, uno incaricato ai mezzi di comunicazione, che esercitano principalmente la funzione di legittimare il nuovo modello;  per questo si comincia a falsificare le immagini, si cambiano completamente gli avvenimenti.

E si comincia a parlare della sovranità dell’individuo. Ma la sovranità dell’individuo non comporta  l’uguaglianza. Nel mercato trionfano solo i potenti, coloro che sono in una classe economicamente ben collocata  e quelli che sono più abili. E perdono questa lotta i meno capaci, i meno formati o coloro che non hanno le risorse e le forze per il lavoro.

In questo modo non c’è solamente uno sterminio della intera elite rivoluzionaria, ma un genocidio.   La massa è esclusa profondamente dalla produzione e pertanto anche dal mercato del consumo, se non lavora non può accedere ai beni di consumo.  

Inizia ad operare questo modello in maniera quasi perfetta. Inizia la cultura prodotta da questo modello e si capisce dal fatto che la gente comincia a cogliere che solamente questo modello seguito in forma rigida poteva essere la salvezza dell’uomo latino americano.

Si diceva inoltre che non c’era solamente la libertà individuale ma che tra la democrazia, la libertà individuale ed il capitalismo c’era legame intimo. La realizzazione individuale quindi sarebbe il risultato di una teologia presentata dal mercato globale. Quindi lo stato non deve intervenire nel processi economici ed è chiamato a castigare coloro che non seguono le norme.

Quindi in poche parole lo stato è il vigilante. Così si costituisce una società basata sulla sovranità del grande capitale.  La Globalizzazione  è entrata in tutti gli ambiti della società:  economia politica e cultura con tutte le scoperte fatte attraverso la conoscenza nell’ambito della produzione;  ma   gran numero delle persone di questo mondo  non partecipava in ugual misura della distribuzione dei beni materiali.

Nel caso della Bolivia il modello si applicò in modo fondamentalista.

Le icone del FMI si preoccuparono personalmente di trasmettere il modello giusto e corretto del nuovo processo neoliberale e di un processo che  desse alle transnazionali il potere assoluto.
E quindi in Bolivia  i tre principi dell’ordine neoliberale si applicarono nel seguente modo: Apertura, Deregolamentazione e De- nazionalizzazione.

L’apertura significa come già questa mattina è stato detto nell’ambito del Commercio Internazionale che lo Stato Nazionale apre le frontiere perché le merci possano entrare. E quando le merci entrano senza passare per la dogana e senza pagare le tasse doganali il primo risultato è che lo stato non  ha le entrate per le merci importate. E la cosa importante è che questi prodotti che vengono da fuori, dall’estero,  sono più competitivi,  perché sono fatti con mezzi di produzione di alta tecnologia, con una buona organizzazione amministrativa e con una forza lavoro altamente qualificata. Quindi il costo del lavoro è molto più basso ed entrando nel nostro paese liquida completamente la nostra economia che è ancora all’inizio.   E quando liquida questo economia sta condannando alla fame centinaia e centinaia di lavoratori.

Si suppone quindi che se il neoliberalismo avesse garantito la libera circolazione delle merci allora avrebbe dovuto dare un risultato uguale  alle nostre merci. E cosa sarebbe successo se avessero lasciate libere le nostre merci (boliviane)? Ci sarebbe stato un rischio per la produzione dei paesi ricchi. Si sono poste quindi delle tasse doganali in modo da impedire la esportazione dei nostri prodotti, oppure si sono posti controlli particolari a livello sanitario. Essendo i nostri  dei prodotti alimentari deperibili con una settimana di fermo  si deterioravano.

Anche in Europa si stanno finalmente formando delle politiche di sussidio (per la sua agricoltura europea),  di modo che la Bolivia  non possa competere a livello di esportazione dei prodotti. E dove porta tutto questo? Che l’economia entra in un chiaro processo di recessione. È chiaro quindi che l’economia in questi vent’anni ha seguito il dettato internazionale;  e cosa è successo?  Abbiamo bisogno di nuove risorse e le risorse stanno nel fondo monetario internazionale;  il fondo  ci dà le risorse al altissimi costi ed è impossibile poter pagare. Continua e cresce  il debito estero  a dimensioni inumane che provoca una netta esportazione di capitale Latino Americano.  Noi stiamo finanziando (con il pagamento del nostro debito)  lo sviluppo dei paesi altamente industrializzati.

Il secondo punto è la de-regolazione (deregulation) cioè è la eliminazione dello stato, lo stato è ridotto al minimo su quello che è il processo economico; invece  è   il mercato che decide, ( e secondo il mercato) tutto si basa sulla domanda e sull’offerta. Lo stato non partecipa ad alcuna necessità e attività riguardante  le politiche sociali.

Il terzo elemento è la des- nazionalizzazione. Ossia il grande capitale entra  nel nostro paese, noi  abbiamo bisogno di risorse esterne per il nostro sviluppo, però le risorse non entrano nel nuovo settore della economia locale, ma  solamente nei settori di comprovata efficienza. Con la sparizione dello stato come soggetto economico e politico viene abbandonata la massa della popolazione che si impoverisce sempre di più.

Di fronte a questa situazione ci sono due possibilità nella risposta del popolo:  o il popolo si muove in funzione di resistere e di sopravvivere  e riesce a modificare per via elettorale questa situazione oppure il popolo organizzato militarmente entra in una fase dura e distruttiva di guerra civile. Se uno domanda ad un minatore che ha perso il suo lavoro da molto tempo (che cosa pensi di queste due ipotesi), lui risponderà: “ Io voglio la guerra civile perché sono già morto non ho lavoro ed il miei figlio non hanno lavoro”.

Quindi un dramma profondo, un genocidio che sta davanti a noi. E la situazione entra in collasso.

In questo momento nella America del Sud ci sono sette governi con  la tendenza di rivedere o di cancellare il sistema neoliberale. A parte il Perù e la Colombia la maggior parte dei governi stanno cercando di costruire un modello alternativo al modello neoliberista. Nel caso Boliviano si comincia con la (ri) nazionalizzazione e con la revisione di alcune controversie ivi compresa l’Italia. La lotta è molto grande,  quando si tocca il grande capitale transnazionale non si sa dove si vada a finire. Si può perdere la lotta ed avere altri vent’anni di oscurantismo.   

Senza dubbio i sette governi non sono uguali,  ci sono tre o quattro governi contrari al liberismo, alcuni sono moderati, altri all’avanguardia come Chaves,  Morales, Correa di Equador, e Ortega di Nicaragua.    I governi moderati  cercano di trovare delle vie più diplomatiche per risolvere il problema.

Il potere politico in Bolivia è costituito fondamentalmente dal movimento dei contadini indigeni.    Il grande vantaggio di Evo Morales (presidente della Bolivia) è l’aver evitato una guerra civile. È importante  nell’analisi avere una visione globale di quello che sta succedendo in Sud America con questi sette governi e quindi non solamente conoscere i passi fatti in un paese come la Bolivia che vive un momento storico particolare e dove gli indigeni stanno prendendo il potere, ma bisogna avere il coraggio di conoscere e capire il processo globale.

Ci interessa la solidarietà internazionale, il movimento di coscienza tra di voi che si può moltiplicare. La nostra lotta deve integrarsi con i  sudamericani per evitare il potere assoluto del Nord America, perché il trionfo individuale di ogni paese ha poco futuro.  Quindi il secondo passo deve essere la integrazione latino americana.

Il tentativo di creare dei trattati singolari (uno a uno e non insieme) di libero commercio è una linea che vuole impedire la integrazione dei paesi Latino Americano.  Libero commercio vuol dire consegnarsi alla voragine (del Mercato)  che tutto  controlla e tutto questo per  il nostro commercio  e le nostre materie prime significa cadere in mano ai Nord Americani, che vogliono impedire all’Europa di avere rapporti con il Sud America.

Nonostante la drammaticità della nostra situazione,  noi siamo molto ottimisti e riusciamo a muoverci per una coscienza liberatrice e siamo convinti che la utopia  diventerà di certo una realtà.

 

27 maggio 2007 – Festa nazionale di Macondo