Maria Zambrano. Le ragioni del cuore

Di Maria Zambrano (1904-1991) si è celebrato nei mesi passati il centenario della nascita. La filosofa spagnola è senza dubbio una tra le figure più originali, più suggestive ed affascinanti della riflessione contemporanea. Fare filosofia per lei non è compiere una attività specifica rivolta a spiegare, a dare ragione del mondo, non è una scienza, quanto piuttosto compiere un cammino per entrare dentro se stessi e percepire l’intimità originaria dove il divino è parte integrante della vita umana, dove la vita è data. Conseguentemente il suo è un pensiero originale che non è consentito, o addirittura possibile, restituire attraverso una ricostruzione sistematica della ragione discorsiva, ma che può essere colto soltanto mediante un approccio “empatico”, simpatetico. Come lei stessa ha detto, il suo pensiero è dominato da una “ragione poetica”. Ciò comporta, tra l’altro, una fruibilità soggettiva degli scritti zambraniani, che non si offrono come dimostrazioni di tesi, con un senso concluso, quanto piuttosto come spazi di manifestazione dell’essere, di dis-velamento della verità.
Nei suoi scritti la Zambrano si sforza di trascrivere un pensiero che si costruisce nell’ascolto dell’essere misterioso e segreto che riposa al fondo di noi, oltrepassandoci. È ri-velazione. Trattandosi di un segreto, come dice Savignano, anche «la parola non è chiara, ma sovente è tortuosa in rapporto alla difficoltà di rivelare quell'”enigma”. La difficoltà è legata allo sforzo di “creare” le parole con le quali esprimere la Parola che sta prima e in fondo ad ognuna di esse, nel modo in cui l’Essere sta dietro ad ogni particolare esistenza come sua stessa possibilità.
Quello di Maria Zambrano è un pensiero collegabile alla tradizione filosofica, poetica e mistica spagnola (in particolare alla riflessione di Ortega y Gasset, suo maestro, di Unamuno, di San Giovanni della Croce), ma che è, allo stesso tempo, unico ed originale. Senza Maria Zambrano- osserva Aranguren – «qualcosa di profondo ed essenziale sarebbe venuto a mancare, forse per sempre».
Chi vuol leggere Maria Zambrano, deve prendere in mano i suoi libri e, con grande disponibilità interiore, lasciarsi violare e fecondare dalla sua parola “aurorale”, e cioè carica contemporaneamente delle tenebre notturne e di tutta la luce del giorno.

Una vita peregrinante

Savignano, che adotta la teoria del Bundgard, pensa che nella conformazione e struttura del pensiero zambraniano possano ravvisarsi tre tappe. La prima, che va dal 1924 al 1939, sarebbe caratterizzata da un forte impegno etico-politico e dalla militanza in favore della causa repubblicana durante la guerra civile spagnola. Nella seconda, contrassegnata dall’esilio prevalentemente in America Latina (Cile prima, e poi Messico, Argentina e Cuba), dominerebbe la scoperta della «ragione poetica» come metodo di conoscenza della realtà. Essa si concluderebbe con il rientro in Europa nel 1953, quando inizia un secondo lungo peregrinare in diversi paesi del Vecchio Continente, tra cui l’Italia. Maria Zambrano tornerà in Spagna soltanto il 20 novembre 1984. Questa terza tappa è pervasa, secondo Bundgard, da una attitudine mistica: «la filosofia poetica si trasforma in religione poetica di carattere mistico che cerca di superare la scissione tra soggetto e oggetto tipica della modernità in una verità originaria e sovratemporale, anteriore ad ogni differenziazione di carattere logico e razionalmente riflessivo».
Forse questa suddivisione della vicenda umana e filosofica della Zambrano è troppo rigida ed artificiosa, ma la adottiamo soltanto come schema per descrivere il percorso della sua riflessione. E, allora, possiamo dire che ciascuna di queste tre tappe appare dominata da un tema particolare: la prima dal tema dell’esilio, la seconda dal tema della conoscenza tramite la «ragione poetica», l’ultima dall’esperienza del sacro percepito come Nulla e dal tema della parola come trasparenza dell’essere.

L’immensità dell’esilio

L’esilio, che occupa quarantacinque anni della vita di Maria Zambrano, coincide con la rivelazione della condizione dell’uomo come essere privato della sua terra, lasciato in vita, ma fuori della storia e senza luogo. Un uomo pellegrino che “vive morendo”. Ma l’esilio, poi, fa sorgere nell’uomo esiliato il ricordo di una “patria prenatale”, dove riposa “il fondamento poetico della vita, il segreto del nostro essere terreno”. Cuba ne diviene il simbolo. L'”immensità dell’esilio”, dunque, privando l’esiliato di tutto, privandolo del mondo, apre uno spazio per il disvelarsi dell’essere, inteso come ritorno all’origine sorgiva dell’io, alla patria prenatale, che è “patria unica per tutti prima della separazione del senso e della bellezza».

La ragione poetica

Maria Zambrano allora si mette alla ricerca di una nuova relazione tra vita e conoscenza. Come conoscere il reale in tutta la sua complessa integrità? Come apprendere fino al suo fondo la realtà della vita, caratterizzata dall’ombra e dall’essenza? La conoscenza sistematica attraverso la speculazione intellettuale le pare inadeguata. E inadeguata le pare la ragione. Le si affaccia allora la possibilità di una conoscenza attraverso l’esperienza, invece che attraverso l’argomentazione. Il pensiero che si rivela, per Maria Zambrano non è il risultato della sola attività raziocinante, pur comprendendola. È molto di più. È luce e fiamma insieme, che arriva alla sua completezza quando la persona si sente accolta e sciolta al suo interno. Vera conoscenza è quando tutta la persona aderisce al contenuto della conoscenza. È un pensiero che non è il soggetto a produrre. Esso viene offerto come un dono, in cui ragione e poesia si fondono, come era all’inizio. Solo ragione e poesia insieme possono dare vita a un sapere che renda presente un’assenza.
La “ragione poetica” non descrive la realtà, ma conduce alla sua esperienza intima. È un’azione sacra. «Filosofia, poesia e religione necessitano di chiarirsi mutuamente, ricevere luce l’una dall’altra, riconoscere i loro debiti reciproci, rivelare all’uomo la loro unità originaria». La ragione senza la poesia non è commensurata a questa bisogna. Le sfugge la dimensione segreta, sacra della vita.
Questo pensiero, caratterizzato dalla partecipazione, non può esprimersi, secondo Maria Zambrano, che attraverso metafore, che sono «la sopravvivenza di qualcosa di anteriore al pensiero, la traccia di un tempo sacro». La conoscenza che lo produce è frutto di «due illuminazioni nate da due fuochi contrari: la luce dell’intelligenza e quella della vita».

Una questione d’amore

La realtà dunque si offre a noi inizialmente attraverso un sentire, che ne rappresenta la rivelazione più piena. Insomma, riassume Savignano, spetta al cuore e non alla ragione dare senso alla realtà, e cioè interpretarla alla luce della finalità umana. La filosofia, allora, è più simile alla poesia che alla scienza perché è il tentativo di esprimere attraverso le parole la Parola originaria e fondamentale. Questa Parola non è raggiungibile attraverso l’analisi concettuale; si offre invece in maniera inattesa come sono inaspettate le radure che si incontrano nel fitto di un bosco. È una parola che è trasparenza dell’essere. « Anteparola o parola assoluta, ma non senza significato o dove il significato è pura imminenza, matrice di tutti i possibili significati: parola nascente».
Arriviamo qui all’idea di una nuova filosofia, dove l’ascolto prevale sulla visione. Dove la verità non si raggiunge, ma si offre come evento, come accadimento, velato solo dalla bellezza. Essere filosofa, allora, per Maria Zambrano «è più che altro una questione d’amore», perché il filosofo «ha elevato il cuore alla luce, ha fatto del cuore un organo della luce».

I principali libri di Maria Zambrano tradotti in italiano

– I chiari del bosco, Bruno Mondadori, Milano 2004
– Dell’aurora, Marietti 1820, Genova 2000
– La tomba di Antigone, La Tartaruga ed., Milano 1995
– Verso un sapere dell’anima, R.Cortina ed., Milano 1996
– L’agonia dell’Europa, Marsilio, Venezia 1999
– Delirio e Destino, R. Cortina ed., Milano 2000
– L’uomo e il divino, Edizioni Lavoro, Roma 2001
– Il sogno creatore, Bruno Mondadori, Milano 2002
– La confessione come genere letterario, Bruno Mondadori, Milano 1997
– Le parole del ritorno, Città Aperta Edizioni, Troina 2003
– Spagna, Città Aperta Edizioni, Troina 2004

Su Maria Zambrano
– Armando Savignano, Maria Zambrano. La ragione poetica, Marietti 1820, Genova 2004