Mi pobre pueblo

L'attuale organizzazione dello stato guatelmateco non rispecchia la natura multietnica della società per questo si devono realizzare le riforme necessarie come è stato proposto negli Accordi di Pace

Presentazione

a) Saluto

Porto un saluto a tutti i popoli originari dell'America Latina e a tutti i popoli del mondo qui presenti condividendo con voi una parola di affetto e gratitudine, parola che porto nel cuore da parte della mia famiglia, dei popoli e comunità indigene del Guatemala, del Centroamerica e dell'America Latina. Ringrazio Dio e tutti i vostri e nostri Avi per la opportunità di poter venire in questa santa terra di Italia e di poter camminare sulle sante acque di Venezia.

b) Profilo personale

Mi chiamo Ernestina López Bac, sono membro di una famiglia indigena e appartengo alla cultura Maya Kaqchikel. Il mio villaggio si chiama San Martín Jilotepeque, del dipartimento di Chimaltenango, Guatemala.

A causa della povertà, della discriminazione e del razzismo ho condotto i miei studi nella capitale del Guatemala, lontanto dalla mia famiglia e dal mio villaggio natale. Gli studi universitari li ho seguiti nell'università Rafael Landivar, un'università privata, ottenendo il Dottorato in Pedagogia e Psicologia e un Diploma in Teología.

Ho lavorato come maestra e professoressa in vari collegi privati del Guatemala, El Salvador, Costa Rica e Colombia…

   1.      Il mio cammino nella vita e nel servizio ai popoli indigeni a livello locale, nazionale e continentale

Come maestra e pedagoga la mia scelta è stata di servire soprattutto il mio popolo indigeno. Questo mi ha portato a scoprire e a rinforzare la mia vocazione religiosa, in cui sono rimasta per 22 anni. Per scelte diverse non ho potuto continuare in questa istituzione religiosa, però non ho lasciato il mio ruolo di consacrata e dagli anni '70 e '80 lavoro nella Commissione della Pastorale Indigena Nazionale.

In una prima fase l'ho fatto in forma itinerante. Alla fine degli anni '80 questa Commissione si è istituzionalizzata e ha avuto una prima struttura istituzionale con un vescovo presidente, un coordinatore interno, un/a segretario/a e un tesoriere.

Dall'anno 1989 abbiamo integrato la Articulación Ecuménica Latinoamericana de Pastoral Indígena (AELAPI) partecipando agli Incontri Mayense, Mesoamericano y Latinoamericano di Teologia India.

Nell'assemblea nazionale ho prestato servizio come segretaria esecutiva per circa 15 anni. Nel 2007 i rappresentanti delle reti della pastorale indígena nazionale mi hanno eletta, insieme ad altre persone, “nonna” della Pastorale Indígena.

A partire dall'anno 1997 sono membro della Articulación Ecuménica Latinoamericana della Pastoral Indígena (AELAPI). Attualmente presto servizio di cordinazione insieme a Eleazar López Hernàndez.

Questo itinerario missionario-pastorale mi ha permesso di apprendere e apprezzare la spiritualità, la saggezza e la vita teologica dei popoli indigeni centroamericani e latinoamericani. Un regalo di Dio, dei nonni saggi di questi popoli e di tutti i nostri predecessori di generazione in generazione, per questo li ringrazio.


2. Contemplando con il cuore la realtà che vivono i nostri popoli

Contesto generale

Il Guatemala, è diviso in 8 regioni e 22 dipartamenti: Guatemala, Sacatepéquez, Santa Rosa, El Progreso, Jutiapa, Jalapa, Zacapa, Chiquimula, Izabal, Petén, Sololà, Chimaltenango, Quetzaltenango, Totonicapàn, Huehuetenango, San Marcos, El Quiché, Alta Verapaz, Baja Verapaz, Escuintla, Retalhulew y Suchitepéquez. I dipatimenti si dividono in 331 municipi.

Il Guatemala ha una popolazione di 12 milioni di abitanti di cui il 58% son indigeni, il 38% sono meticci e il restante 4% sono di origine europea, africana e asiatica.

In Guatemala ci sono 4 gruppi culturali: Maya, Garífuna, Xinca e Mestiza o Ladina, essendo un paese multiétnico, pluriculturale e multilingue. È costituito infatti da 24 gruppi etnici con le loro rispettive lingue: 23 indígene K'iche', Kaqchikel, Mam, Poqomam, Ixil, Q'eqchi', Achi', Poqomchi', Tzutujil, Q'anjob'al, Aguakateko, Jakalteko, Tektiteko, Cluj, Sacapulteko, Uspanteko, Poptí, Chorti', Mopàn, Arahuako, Lakandón, Itza', Xinka e il castigliano.

La metà della popolazione gautelmateca vive in miseria

L´Indagine Nazionale delle Condizioni di Vita 2006, dell'Instituto Nazionale di Statistica (INE), ha rivelato che la metà dei guatelmatechi vive in povertà e che questo fenomeno è diminuto dal 56 al 51% negli utlimi 6 anni. Un altro dato che risalta nello studio è che il 15,2% degli abitanti sopravvive con 3.206 quetzales all'anno (416 dollari), ossia 8,77 quetzales al giorno (1.14 dollari), mentre il 35.8 % ha una rendita annuale di circa 6.574 quetzales (853,7 dollari).

Il sudovest e il nordovest guatemalteco sono le regioni dove si vive in una povertà estrema e interessa soprattutto gli indigeni.

Uno degli effetti della miseria è il basso tasso di scolarizzazione e non è una decisione individuale il non studiare, ma il risultato della stessa povertà nella quale vivono, data la inaccessibilità ai centri di educazione.

Uno sguardo al presente

Realtà sociale

La società è al limite della disperazione tra violenza e una situazione di guerra fratricida. I servizi di salute, alfabetizzazione e acqua potabile sono ogni giorno meno accessibili se non per una piccola percentuale di abitanti.

Il Guatemala ha bisogno di altri cinquantamila posti di lavoro nel settore dell'educazione per disporre delle risorse minime per far fronte all'analfabetismo e all'elevato assenteismo scolare.

Il panorama nazionale è disperato per l'elevato índice di disoccupazione, la mancanza di case, l'alto costo della vita, la delinquenza comune, la corruzione pubblica e privata e l'impunità.

Esiste una continua e evidente violazione dei diritti umani dei guatemaltechi che mantiene un 84% della popolazione in povertà e un numero molto grande in esterema povertà. La miseria è tale che per una famiglia guatemalteca la morte può arrivare allo stesso modo per una pallottola assassina come per la mancanza di mezzi di sussitenza.

Inoltre il Guatemala soffre ancora il flagello della guerra. Iniziata piú di 36 anni fa, durante i quali si sono fatte piú intense la fame, la miseria, la divisione e la distruzione. Centomila guatemaltechi hanno dovuto migrare dentro il territorio nazionale o rifugiarsi in paesi vicini per salvare le loro vite.

Un altro problema è la distribuzione della terra in Guatemala: una delle più ingiuste e squilibrate dell'America Latina (“Clamor por la Tierra” 1988). Esistono per lo meno 231 mila ettari di terra non utilizzata davanti alla fame e il bisogno di migliaia di agricoltori che lottano per averne una parte. Ogni giorno son più frequenti le invasioni dei terreni, de è maggiore l'affluenza dei contadini alla capitale a ingrossare la periferia misera.

Queste situazioni contribuiscono all'emarginazione dell'indigeno e del contadino che soffrono sulla propria pelle la voracità di chi approfitta della loro condizione umile, della loro necesità di sopravvivere e della loro mancanza di istruzione. Sono oggetto di promesse mai mantenute per guadagnare voti e sono considerati cittadini di seconda categoria.

C'è poi la frustrazione per la situazione politica. Ogni giorno si assiste al deteriorarsi della situazione economica della maggior parte della popolazione, la giustizia non interviene permettendo che cresca la criminalità, l'insicurezza dei cittadini, l'impunità, la disonestà, la frode e la corruzione nell'amministrazione pubblica e privata.

La divisonie tra poveri e ricchi è sempre piú profonda.

La classe media sta sparendo e il narcotraffico cresce. L'ambizione smisurata dei narcotrafficanti internazionali, ha convertito il Guatemala in corridoio internazionale per il passaggio di droga e produttore della stessa.

La contaminazione dell'ambiente rischia di trasformare il paese in un immondizaio dei rifiuti tossici con una minaccia seria per la salute di tutti i guatemaltechi.

Il nuovo sistema politico economico Neoliberale sta dilapidando il nostro paese a partire dalle terre ai fiumi ai minerali…, attentando cosí contro la vita delle persone, dei popoli e della Natura.

Realtà culturale 1

La realtà culturale fa riferimento al senso della vita di popoli e persone, ai valori fondamentali e al vissuto storico. Si tratta di una realtà normalmente forte nella quale ogni gruppo umano rappresenta e reinterpreta il suo mondo e orienta i suoi membri nella vita. Tuttavia oggi questa realtà ci parla anche della sua fragilità davanti alla globalizzazione moderna che tende a uniformare le diverse visioni del mondo.

L'attuale organizzazione dello stato guatelmateco non rispecchia la natura multietnica della società per questo si devono realizzare le riforme necessarie come è stato proposto negli Accordi di Pace. Si tratterebbbe di passare da uno stato centralista debole e autoritario che mantiene in una posizione subordinata i popoli indigeni ad uno stato forte, pluralista e rappresentativo capace di esser espressione di una societaà multietnica pluriculturale multilingue senza discriminazione. (Guatemala, los contrastes del desarrollo humano, 1998, pag. 9)

Alcuni problemi

Fra i popoli indigeni si osserva la perdita dell'identità culturale con un allontanamento dai valori culturali propri, dalla lingua e dalle tradizioni. Nel popolo meticcio o latino si nota fortemente la tendenza a copiare modelli stranieri. L'invasione culturale impone concezioni, modelli e stili di vita che influenzano le realtà culturali in tutte le loro dimensioni.

In queste mutazioni sociali profonde sono determinanti i mezzi di comunicazione sociale (radio, TV, stampa, internet) che presentano un'ambivalenza propria di ciascun mezzo. Da un lato infatti promuovono la comunicazione, l'informazione, la solidarietà e il commercio, dall'altro influenzano negativamente i nuovi parametri di comportamento promuovendo permissivismo, consumismo, generando aspettative irrealizzabili e causando l'emigrazione .

Inoltre persistono barriere culturali che limitano la partecipazione della donna provocando vari mali sociali.

Punti di forza

La consapevolezza della ricchezza dovuta alla diversità culturale intesa come potenzialità culturale, arricchimento intercuturale e originalità, permetterebbe la resistenza e persistenza degli stessi valori culturali a cui un popolo deve la sua identità. In questo risalta l'importanza della famiglia come nucleo di soppravivenza dei valori e delle tradizioni, resistendo a ciò che viene imposto con il consumismo. La donna deve avere un protagonismo crescente nel riscattare e rafforzare questi valori culturali.

   1.    Il cammino della Commisione Nazionale della Pastorale indigena del Guatemala

Prima tappa

La Commissione Nazionale della Pastorale Indigena nasce come un gruppo itinerante negli anni '70. Costituita da laici, seminaristi, religiosi e sacerdoti, con l'obiettivo di: “accompagnare i giovani indigeni di quest'epoca da una parte per recuperare i valori della loro cultura e dall'altra per favorire la riflessione dei membri della pastorale sul ruolo della chiesa nell'accompagnare i popoli indigeni e appoggiare una pastorale indigena diretta dagli stessi indigeni”2.

Seconda Tappa

Negli anni '80 vi è una maggiore presa di coscienza e impegno da parte della chiesa latinoamericana verso la realtà indigena. Si passa da una pastorale indigenista a una Pastorale Indigena diretta da Monseñor Próspero Penados del Barrio, arcivescovo del Guatemala e presidente del Dipartimento delle Missioni (DEMIS) del CELAM nel 1985. È stato un periodo anche di persecuzione e violenza per cui la Pastorale indigena si è vista obbligata a sospendere le sue attività.

Terza tappa

Nel 1986 si riorganizza la commissione che inizia a riflettere sulla missione profetica della chiesa e sulla sua fedeltà alle comunità indigene. Il 25 gennaio del 1988, la Conferenza Episcopale del Guatemala con la sua nuova organizzazione presiede varie commisioni pastorali. La Commisióne della Cultura e dei non-credenti include la Pastorale Indigena. È presieduta dal Monseñor Julio Cabrera Ovalle, vescovo della Diócesi di Quiché.

Nel 1992, i vescovi del Guatemala nella lettera “500 anni seminando il Vangelo” riconoscono ragionabile, giusto, necessario e urgente progettare e scegliere una PASTORALE INDIGENA, ossia , “una pastorale specifica, organica e che unitamente con rispetto e amore assuma le persone e le comunità indigene…”

Quarta tappa

Con la forza di questa lettera, si elaboró il Piano Nazionale della Pastorale Indígena con contributo delle diverse diocesi. Si pubblica la prima edizione (2000 copie) nel mese di agosto e della seconda (3000 copie ) in settembre dello stesso anno 1995.

Quinta tappa

La Conferenza Episcopale del Guatemala, con rappresentanti delle Diocesi, tramite i Vicari dela pastorale, delle Commisioni nazionali e diocesane, rappresentanti della vita religiosa e dei movimenti laici, inaugura una nuova tappa di lavoro globale. Il primo luglio del 1997 si elaboró il Piano Globale della CEG che è servito di base per i piani di lavoro delle comissioni nazionali e diocesane della pastorale.

Sesta tappa

La commissione nazionale della pastorale indigena, seguendo le direttive del Piano Globale della CEG, elabora un piano strategico che include i proggetti di:

a) Organizazione: vigilare la rappresentatività, funzione e missione della commissione, e la continuità del lavoro degli assessori;

b) Formazióne: promuovere la formazione sia a livello interno che esterno;

c) Coordinazióne di attività moltiplicatrici;

d) Relazioni: mantenere relazioni, stabilire reti nazionali, regionali e continentali;

e) Finanziamento: sorvegliare la gestione economica e la continuità del lavoro della commissione.

 

MI POBRE PUEBLO

Popolo mio, popolo amato, duramente sfruttato

durante cinque lunghi secoli, non hai conosciuto la libertà,

solo schiavitú, anche se hai vissuto in “democrazia”,

sí, la democrazia imperialista, che ti fa credere di esser libero,

perché scegli i governanti, tramite elezioni controllate, dal gran capitale,

con i suoi mezzi, chiamati di comunicazione,

che sono di disinformazione, messi al suo servizio, gli stessi a cui tu non hai accesso,

però c'è la libertà di stampa, sí, c'è per loro,

per i grandi signori, i proprietari del denaro,

quelli che controllano la tua vita e decidono la tua sorte,

conducendoti alla miseria, a rubare le tue risorse, eredità dei tuoi avi,

e per questo sacre, però loro hanno inventato leggi per giustificare i loro saccheggi,

e consegnarli come tributi ai loro padroni del Nord che chiamano Amici

per farsi simili a loro mentre da loro sono disprezzati e considerati leccapiedi.

Mio povero popolo ricco in amore e dignità , la tua miseria non è casualità,

non è voluta da Dio, è il risutato dell'ingiustizia , della democrazia capitalista,

della “democrazia” capitalista, che ti ha portato dove sei,

mediante il saccheggio e lo sfruttamento,

che è il contrario del Regno di Dio, che ci invita a vivire all'amore.

Festa Macondo 2009

1 Plan Global de la Conferencia Episcopal de Guatemala, 2001-2006. Pag. 18-20

2 LOPEZ BAC, Ernestina. “Historia de la Comisión Nacional de Pastoral Indígena”. 23 marzo de 2003. Kab'lajuj K'at = “12 Red”

 

Tradotto dalla dottoressa Paola Cavasin