No B. day? Sì, ma…

Aderiamo a questa iniziativa, anche se ci sta un poco stretta.Ciò che ci spinge guardarla con attenzione non è tanto la richiesta delle dimissioni del premier (anche se lo consideriamo uno dei responsabili dello sfascio del tessuto sociale del paese), ma perché parte dalla Rete, ovvero dalla gente comune, da coloro che non vogliono rimanere a guardare la morte della politica.

Ci sta stretta perché con le dimissioni di questo premier (il più votato dagli  elettori che sono andati ai seggi, questo non significa che ha la maggioranza del Paese dalla sua parte, come non ce l’ha chiunque vinca con un 25% di popolazione che non va a votare) non termina l’inesorabile cammino verso lo sfascio sociale del Paese.

Ciò che ci indigna è il basso livello a cui questo premier, fido alleato della Lega, ha portato il livello politico. Ha snaturato la politica,  trasformandola da luogo delle scelte condivise, a gestione individualista di interessi.

Ciò che ci spaventa è il disorientamento in cui ci troviamo. Chiudono i luoghi di lavoro e i lavoratori cercano la mera attenzione mediatica, salendo su torri o chiedendo a Gabibbi e piazzisti di pubblicità di fare qualcosa.

Porto solo come esempio i lavoratori della Yamaha che chiedono a Valentino Rossi di farsi portatore delle loro istanze. Ma Valentino si gode i soldi e conduce la sua vita da viziato, non gliene può fregare di meno delle loro istanze.

Purtroppo c’è lo smarrimento. L’economia, o meglio l’arricchimento a qualsiasi costo, ha preso il sopravvento sulla politica, sulle regole, non si sa più come giocare. Non ci sono più le regole della convivenza. Tutto è saltato e difronte allo spaesamento della gente questi politici (ma ci metto dentro anche i grandi dell’economia), gestori del Potere, sanno solo offrire la paura, hanno di fatto tolto il futuro dai nostri orizzonti, accusando i miserabili che arrivano da lontano su barconi malandati di essere i responsabili di ogni male o rispolverano vecchie sigle terroristiche.

E chi ancora vuole dire no a tutto questo non sa fare altro che confezionare risposte, come quella del ‘No B. day’, o, peggio, fondano partiti e movimenti.

Tutti sanno che cosa fare, sembra che siamo rimasti in pochi in questo sfascio generale a dire che ciò che ci manca non sono le risposte, ma le domande.

Ricominciamo a parlare, dobbiamo costruire un vocabolario di contenuti che ci hanno derubato. Non rimpiangiamo quello che ci è stato tolto, impegnamoci a costruire il nuovo, assieme, rispettandoci, discutendo e condividendo. Una volta questo lo chiamavano politica.