O povo de Deus

Vi proponiamo l'introduzione di Gaetano Farinelli alla serata con il teologo Carlo Molari dal titolo "Il Cristianesimo sta morendo?" all'interno della quale è stato presentato il libro "Il popolo di Dio" di José Comblin.

Alla domanda: "il Cristianesimo sta morendo?"  potrei rispondere con una battuta "Magari"; che se muore poi risorge, ma deve passare prima attraverso un percorso di incarnazione e di spogliazione dalle sicurezze di cui si è rivestito.

Sul secondo oggetto di questo incontro: il libro: Il popolo di Dio, vorrei dire brevemente alcune cose, per ricordare il senso di questo libro e da dove nasce, ma insieme per introdurre in qualche modo il tema di questa sera.

Popolo di Dio (anche questa volta c’è qualcuno che sa svuotare le parole, in nome dei suoi slogan, prima il grido salubre e sportivo quando gioca la nazionale; adesso spento quello è arrivato con il nuovo nome, il Popolo, il popolo delle Libertà).  Alla base di questa espressione (mi riferisco a Popolo di Dio, naturalmente), che molti hanno voluto sottolineare come definizione sociologica, perché non avrebbe  niente a che fare con la dimensione verticale, teologica; che hanno voluta intrisa di ideologia marxista; tale espressione  contiene alla base  una chiamata da parte di Dio ed una dimensione storica, che è quella del popolo di Israele, che poi diviene con Cristo il nuovo popolo degli uomini tutti chiamati alla salvezza.

Una chiamata o vocazione che viene da Dio, è Dio che chiama il suo popolo e lo costituisce; e questo Popolo di Dio attraversa, costruisce un percorso, un cammino, uma caminhada, direbbe l’autore, José Comblin, belga di origine, ma brasiliano di adozione; uno degli esponenti importanti della teologia della Liberazione; un  cammino, dicevo, che è fatto di passi avanti e passi indietro, di orientamenti e di sbandamenti.

L’espressione Popolo di Dio, ha pure un altro significato; serve per dare nome ad una tensione interiore, non intimistica  e dunque una dimensione politica; questa espressione, questa definizione, nata nel Concilio Vaticano II, rappresenta un poco il ritrovamento di una parola che dà corpo ad una tensione.

Quale tensione?

Alcuni Vescovi dell’America Latina sentivano il bisogno già prima del Concilio Vaticano II, che aveva inizio  il giorno 11 di ottobre 1962  con papa Giovanni XXIII e terminava con papa Paolo VI il girono 7 di dicembre 1965, di vivere a contatto con i loro fedeli, oppressi dalla miseria, dalla povertà, dalla ingiustizia.

Ma avevano bisogno di dare anche un fondamento teologico a questo loro desiderio, a questa loro tensione. Anche da questo si può capire che la teologia della Liberazione nasce da un bisogno di giustizia, ma cerca il suo riferimento nella Bibbia, anche se una terminologia di superficie si rifà al linguaggio sociologico di matrice marxista.

Il Concilio Vaticano Secondo offre loro la parola che essi cercavano; o  di cui cercavano la conferma: la Chiesa è popolo di Dio; il popolo di Dio vive dentro la Chiesa; senza con questo costituire una nuova Cristianità, che si chiude al suo interno, distaccata dalla società in cui i cristiani sono inseriti; non è  questo che significala parola “Popolo di Dio”,  ma è la parte viva di popoli che hanno la loro terra e la loro cultura, la loro lingua, le loro religioni, la loro morale.  E dunque attendere ai bisogni ed alle aspirazioni umane del popolo non è un compito superfluo, ma fa parte della missione della Chiesa.

Popolo di Dio sono gli uomini tutti che cercano la verità e la giustizia, dentro e fuori dei confini della religione; chiamati da Dio a cercare la pace nella giustizia.  Tutti i popoli, senza distinzione di origine, di terra  o di religione.

SACRO E PROFANO
Per noi occidentali la parola Popolo di Dio rompe con la distinzione tra sacro e profano, tra clero e fedeli, tra autorità religiosa e popolo che si raccoglie attorno alla parola di Dio ed alla Eucaristia, perché tutti insieme siamo popolo di Dio.  E la Gerarchia, l’autorità religiosa  resta, non viene certo eliminata, ma non è più esterna, isolata, e rimane dentro in un ruolo di servizio.

Il  popolo di Dio è in cammino per costruire nelle alterne vicende della Storia la giustizia e la pace, sapendo di vivere tra errore e verità, tra amore ed odio, usando il lingua che corrisponde ai suoi livelli di vita e di cultura; e non Verità sua ed errore degli altri, perché anche i cristiani sono uomini limitati e peccatori come gli altri uomini.

Il Libro di Comblin pone dunque l’interrogativo sul senso di sacro e profano. Ma lo pone come superamento;  non c’è separazione tra sacro e profano;  lo dice il Vangelo.   E declina la Chiesa come popolo di Dio, ed ancora come Chiesa dei Poveri.

Chiesa dei Poveri: Tale espressione non è una categoria sociologica;  non è una contestazione dei ruoli; fa riferimento alla Bibbia del Nuovo e del Vecchio Testamento; chiesa dei poveri, chiesa a tutela degli ultimi, meglio ancora Chiesa dei Poveri nel senso che i poveri la costituiscono e ne sono la parte privilegiata, Chiesa dei Poveri in difesa di chi subisce ingiustizia, e contro chi usa la forza da una posizione di superiorità, di dominio, di disparità vantaggiosa.

Ancora una cosa mi piace sottolineare del libro di Comblin.
Dice l’autore: abbiamo ereditato dal mondo greco dei concetti di verità astratti, razionali; una verità astratta che viene  identificata con il bene: chi sa, chi conosce la verità è buono.  E la Chiesa segue spesso la abitudine di difendere i dogmi, le verità assolute e di allontanarsi dal campo storico, dove invece bene e male non sono così nettamente separati, e si conquista il bene in un lungo percorso assieme, faticoso e mai definitivo; e la Chiesa taglia con spada Salomonica taglia a metà tra il bene ed il male, e rischia di dividere gli uomini tra buoni e cattivi. E i buoni sarebbero coloro che difendono una Verità astratta, che magari loro stessi non praticano (i riferimenti sono casuali).

Il popolo di Dio, che vive nella Chiesa, è alla ricerca del vero e del bene; ma sa che il vero non è come la conquista del Santo Graal, che sta là, chiuso nel suo mistero, che forse qualcuno può conquistare e scoprire finalmente la verità;
La strada del Popolo di Dio è un lungo percorso che conosce luci ed ombre, in cui l’autorità è servizio e non una legge umana inflessibile.

Concludo con una ultima osservazione di ordine morale.

Il Concilio Vaticano Secondo allora ebbe una grande intuizione, percepì di trovarsi davanti ad un grande pericolo per l’umanità e per la Chiesa: l’individualismo.
La proposta della Chiesa Popolo di Dio proponeva una morale impostata sulla solidarietà, non più sulla perfezione personale individuale, ma su di una nuova Morale che prende senso dal rapporto che l’uomo ha all’interno del suo popolo, in un percorso di attenzione ai segni dei tempi ed alla costruzione del Popolo di Dio, che è una realtà tutta da costruire, che non appartiene alla Chiesa, e di cui la chiesa è strumento all’interno del progetto complessivo di Dio che vuole salvi tutti gli uomini, di una salvezza che non è un premio ad Personam (anche) ma il raggiungimento di una condizione di vita che premia lo sforzo di quanti uomini di buona volontà, hanno cercato e fatto per costruirlo.  La salvezza degli uomini non è la somma di tante perfezioni, ma la salvezza consiste nel miglioramento dei rapporti tra le persone che costituiscono il Popolo di Dio.