Perché attaccare l’Iraq?

Dopo l’Afghanistan, Bush vuole invadere l’Iraq. Cerchiamo di capirne le ragioni. Dopo aver consumato l’attacco all’Afghanistan, che ha permesso agli Stati Uniti il controllo dell’Asia centrale, ricca di minerali e dove probabilmente passerà un enorme gasdotto che attenderà agli interessi finanziari dell’Occidente, e per ciò la necessità di sterminare il governo Talebano, il quale era contrario a questi interessi, ora nelle mire c’è l’Iraq, la cui invasione da parte delle truppe statunitensi sembra certa. E la questione che si pone è quella di comprendere le ragioni che muovono i discorsi bellicosi in relazione a questo paese.

In una intervista ad una televisione russa, la consigliera della Sicurezza Nazionale degli USA, Condoleeza Rice, ha affermato essere "imprescindibile un cambio di regime in Iraq". Ma che tipo di cambiamento e per quale necessità? Secondo Raul Meliajan, candidato del Partito Verde al governo del Texas, il desiderio di Washington è chiudere con Saddam Hussein senza chiudere con il Regime di Saddam, ossia, l’obiettivo consiste nel sostituire un leader nazionalista, che fu già finanziato dal governo statunitense nella guerra contro l’Iran, per un altro, "più accessibile", o meglio, "più affidabile". Sebbene il discorso morale che denuncia l’autoritarismo di Saddam, la storia recente mostra la simpatia "yankee" per despoti e dittatori di tutti i tipi, purché sottomessi allo "Zio Sam", come è stato il caso del Brasile durante gli anni della dittatura militare (oltre a Cile, Argentina ecc..,ndt).

Stando così, vediamo gli argomenti utilizzati per giustificare l’attacco.
Il primo e più forte di questi è che il governo iracheno starebbe sviluppando armi di distruzione di massa. Contro questo argomento pesano le critiche fatte da Scott Ritter, delegato della Commissione Speciale delle Nazioni Unite per il disarmo in Iraq (UNSCOM) tra il 1991 e il 1998. Secondo lui, la commissione ha smantellato tutta la struttura che permetteva al governo iracheno lo sviluppo di armi nucleari e chimiche, e ha constatato l’improbabilità di questo paese di tornare a svilupparle data la sua decadenza scientifica, tecnica e industriale.
Il secondo argomento, anche molto forte, cita che Saddam Hussein proibisce l’entrata di nuovi ispettori dell’ONU nel paese, e ciò serve come indizio delle intenzioni di sviluppo bellico di questo governante. L’Iraq adduce che gli Stati Uniti hanno infiltrato spie tra gli ispettori ONU, e per ciò la proibizione. L’argomentazione irachena è confermata da Scott Ritter, che in un suo articolo pubblicato conferma la presenza di agenti CIA e della Delta Force tra l’equipe d’ispezione ONU, ferendo così il diritto di sovranità dell’Iraq. Inoltre non è interesse degli USA che gli agenti dell’ONU ritornino con loro ispezioni nel territorio iracheno, proprio perché questo renderebbe impraticabile un bombardamento del paese. Non a caso Bush rifiuta l’offerta di Saddam alle Nazioni Unite: il permesso del ritorno degli ispettori in cambio dell’embargo economico, in vigore dalla fine della guerra del Golfo e che colpisce principalmente la popolazione più povera.

Se non è per causa delle armi nucleari e chimiche perché allora invadere militarmente il paese? Per risposta è possibile registrare alcune ragioni. La prima gira attorno al petrolio. Il medio Oriente produce approssimativamente 2/3 del petrolio mondiale, e controllare la produzione irachena (approssimativamente è di 127 milioni di tonnellate l’anno) è sempre stato interesse di Washington. una seconda ragione è la possibilità strategica di isolamento territoriale dell’Iran, che nelle parole di Bush appartiene all’ "asse del male". Nemico dichiarato degli Stati Uniti, l’Iran è una forza regionale importante, e con la presa dell’Afghanistan dalle truppe occidentali, ha visto i paesi confinanti essere controllati da governi ostili alla sua politica. Una terza ragione è la prossimità delle elezioni statunitensi. Circa il 57% degli statunitensi appoggiano un intervento militare del loro paese in Medio Oriente, secondo un’indagine del Washington Post, una dichiarazione di guerra all’Iraq rappresenterebbe una maggiore popolarità per Bush e per i candidati repubblicani. Una quarta ragione sarebbe la conquista di nuovi mercati per le imprese USA, da ciò la necessità di abbattere un governo nazionalista come quello di Saddam Hussein, oltre è chiaro, di creare nuove possibilità per un’economia recentemente affondata negli scandali.

Nonostante l’ansia di Bush di iniziare la guerra contro l’Iraq, la stessa non è condivisa dagli alleati europei, sia per ragioni economiche che politiche. La Russia, per esempio, pensa di firmare un accordo di cooperazione commerciale sviluppando i settori petroliferi, dell’energia elettrica, dei prodotti chimici e dei trasporti con l’Iraq per un valore di 40 miliardi di dollari. Così la Germania, il cancelliere Gerhard Shroeder indirettamente ha dato al presidente degli Stati Uniti dell’avventuriero, e ha escluso l’appoggio tedesco a un attacco unilaterale statunitense all’Iraq, chiamando ironicamente la guerra del "passatempo del guerriero". Anche i governi di Francia e Inghilterra si dicono contrari al’attacco, pressati dall’opinione pubblica e dall’aumento del prezzo che il petrolio subirà in caso di conflitto. Allo stesso modo il fedele alleato degli USA in Medio Oriente, l’Arabia Saudita, ha proibito l’uso del suo territorio come base per un attacco al governo di Saddam, obbligando alla riorganizzazione delle truppe nel vicino Qatar. Resta a Bush l’appoggio di Israele che indica l’Iraq come il grande finanziatore dei fondamentalisti palestinesi. D’altra parte, perché l’ONU non ha decretato l’embargo economico di Israele, giacché lo stesso ha proibito l’entrata degli ispettori ONU nei territori dove Sharon ha autorizzato un autentico genocidio?

Come si vede le ragioni per un conflitto in Medio Oriente sono complesse e molto più profonde di quelle raccontate da Bush.

tratto da wwww.correiodacidadania.com.br ed.310. Nostra la traduzione.