Piano Colombia per coinvolgere le Forze Armate dell’America Latina

Cosa si nasconde dietro la lotta alla droga denominata "Piano Colombia" degli USA ed il pericolo che deriva dalla nuova base militare di Manta, in Ecuador Debbo iniziare il mio intervento ringraziando per l’invito a partecipare a questo evento tanto importante; ringraziare anche le autorità provinciali, cantonali e parrocchiali, i dirigenti di organizzazioni civili della provincia di frontiera del Carchi e della città di Tulcàn per assistere al foro e congratularmi per aver favorito questo convegno che serve per creare coscienza cittadina su di un tema essenziale, tanto delicato e con gravi conseguenze per il nostro paese, conseguenze che state già vivendo voi sulla vostra pelle.

Vorrei sottolineare, inoltre, che tra i relatori ci sono due miei distinti professori, il signor General Renè Yandùn, che è stato istruttore all’ultimo anno della scuola di cadetti e professore della Accademia Militare e il Dottor Daniel Granda, professore di Scienze Politiche nell’ Accademia Militare. Da loro ho imparato moltissimo, sia nel campo politico sia nelle scienze militari.

Con la mia relazione vorrei trasmettere una visione globale ed un’analisi obiettiva della problematica, farvi conoscere le vere intenzioni del Piano Colombia, poiché dietro ad una definizione di "lotta antidroga" ci sono altre motivazioni, molto più grandi e complesse.

Geostrategia U.S.A.
Comincerò ricordando un concetto di base e moderno di geostrategia, vincolato alla strategia generale degli USA, che coinvolge grandi zone del pianeta, siano questi emisferi o continenti, e che contemporaneamente coinvolgono i propri elementi militari di terra, mare e aria per il conseguimento di determinati obiettivi politici e strategici di quella nazione, poiché in questa geostrategia gli USA impiegano i tre rami delle loro Forze Armate.

E’ stato detto innumerevoli volte che il Piano Colombia è un piano di guerra. Vediamo: gli USA hanno grandi interessi, fondamentalmente economici, in tutto il pianeta. Il primo mercato di investimento, nell’ordine di 540mila milioni di dollari approssimativamente, ce l’hanno in Europa. Questo rappresenta il 55% dei loro investimenti. Il secondo mercato ce l’ hanno in America Latina, con 223mila milioni di dollari di investimento diretto, che rappresenta una percentuale equivalente al 19%. Nel resto del mondo hanno minori quantità di investimenti.

A causa di questi grandi interessi, fondamentalmente economici, gli USA dividono il pianeta in regioni strategiche e lo considerano come un "teatro di guerra" globale. E’ un teatro di guerra dove devono impiegare forze militari di tutte le dimensioni per curare i propri interessi.

Così abbiamo gli USA che dividono tutto il pianeta in diversi "teatri di operazioni", il cui comando centrale si trova nel territorio continentale degli USA. Essi sono: il Comando Sud, che comprende tutto il Centro e il Sud dell’America e l’area del Caribe; il Comando Pacifico, il Comando Europeo e il Comando Atlantico, così come altre aeree in cui, a seconda dell’intensità dei conflitti, possono inserirsi in un momento preciso e alle quali, necessariamente, dovranno assegnare forze armate.

Niente di ciò che accade nel mondo e che proviene dalle grandi potenze, i progetti politici, i progetti economici, i progetti sociali o i progetti militari, sono fatti isolati: tutti loro rispondono ad una strategia globale, dove ognuna delle grandi potenze e ognuno dei blocchi egemonici cercano di tutelare i propri interessi.

Ai primordi del Piano Colombia
Ci sono dei fatti fondamentali, che risalgono al 1982, che sono all’origine di tutta la strategia statunitense la quale sfocia in quello che, attualmente, si chiama "Piano Colombia"

Nell’aprile e giugno del 1982 è scoppiato il conflitto delle Malvine. L’Inghilterra, una delle grandi potenze mondiali, strappò le sue vesti e manifestò la sua condanna a quel piccolo paese del Terzo Mondo che sarebbe l’Argentina, per aver osato attaccare una potenza mondiale. Gli USA, membro della OEA e sottoscrittori del Trattato Interamericano di Assistenza Reciproca, una volta successi i fatti e quando l’Argentina fu aggredita da una forza superiore, quella dell’Inghilterra, invece di allinearsi con la nazione latino-americana e mantenere i propositi sottoscritti dal TIAR, si è allineata con l’Inghilterra, ha ricercato piani logistici e di intelligenza, e ha rotto nella pratica quel trattato con i paesi sudamericani. Questo è stato un fatto decisivo per una successiva analisi strategica, poiché ha messo a soqquadro le relazioni, all’interno dell’America, con gli USA.

Altro fatto che ha avuto connotazioni politiche, critiche e molto forti, questa volta di fronte al sistema finanziario mondiale, è stato quello che è successo in settembre dello stesso anno 1982, quando il presidente del Messico, Josè Lòpez Portillo , dichiarò la moratoria unilaterale del pagamento del debito estero.

Questi due fatti hanno messo in grave rischio il controllo economico, finanziario e la egemonia militare e politica delle grandi potenze. Allora in maniera affrettata, nei mesi di giugno, luglio e agosto del 1982 il governo degli USA decise la creazione di un organismo di elite, chiamato "Dialogo Interamericano", che ha avuto un proponimento fondamentale: fissando come obiettivo la preservazione della democrazia formale, iniziare una grande strategia per destrutturare le forze militari latinoamericane, perché la dottrina di sicurezza nazionale, che era stata sostenuta dagli stessi USA come parte della Guerra Fredda, cominciava a tornare come un "boomerang" nei confronti dei loro interessi.

Nel 1982 l’Argentina ha cercato di recuperare la sua sovranità e lottare in difesa dei suoi interessi nazionali, ma questo si opponeva agli interessi delle grandi potenze. Allora quel "Dialogo Interamericano" ha preso la decisione di delineare lo smantellamento delle FFAA del continente.

In questa strategia sorge anche un progetto che si può definire machiavellico: il presidente degli USA. Ronald Reagan, alla Camera dei Senatori dell’Inghilterra, lancia il Progetto "Democrazia", che, inserito nella stessa strategia, dice che bisogna ridefinire la funzione delle FFAA latinoamericane, ristrutturare le sue missioni e smantellare nel modo più veloce tutto ciò che consideravano una minaccia per i loro interessi: gli Stati nazionali.

Questo processo gli USA lo cominciano nel 1982 e nel 1986 addirittura arriva a dire che ci sono due strutture all’interno degli stati nazionali latinoamericani che mettono in grave pericolo gli interessi egemonici di quella e di altre potenze. In un settore, la chiesa cattolica, la quale bisognava dividere e adattare alla nuova strategia; io rispetto il credo religioso degli avversari, però questo debbo dirlo. Perché l’unica maniera di distruggere "la croce e la spada" degli stati nazionali, che erano i loro sostenitori principali, era minare la chiesa cattolica del continente attraverso la proliferazione, la diffusione di altre religioni e di gruppi che minassero le società locali.

La religione cattolica nel continente ha una filosofia che combatte la povertà in difesa degli umili, e le altre religioni nate negli USA, particolarmente quelle evangeliche, hanno una visione spirituale vicina alla filosofia capitalista dell’economia, dove regna soltanto la preoccupazione per l’individuo .

D’altra parte, le FFAA dovevano essere divise e per questo gli USA orientarono lo sforzo strategico nel continente verso la lotta antidroga. La partecipazione delle Forze Armate nella lotta antidroga doveva essere limitata, poiché la considerazione degli ideologi del Progetto "Democrazia" era che l’esito delle FFAA native nella lotta antidroga poteva dar loro l’appoggio politico della popolazione e così si dovevano dare soltanto certi compiti specifici, di modo che non si rovesciasse quella strategia in beneficio delle Forze Armate della regione.

Questa strategia, progettata nel 1986 durante l’amministrazione Reagan, diceva che doveva diminuire velocemente il numero delle unità della FFAA dell’America Latina del 50% e che, attraverso il Fondo Monetario Internazionale, qualunque paese che volesse chiedere un prestito doveva presentare il suo programma di riduzione delle FFAA.

Il terzo obiettivo è stato creare la necessità di un ideologia e senso del sociale nei nostri paesi, per cui le Forze Armate latinoamericane creino una struttura militare sovranazionale che abbia come mete essenziali preservare la democrazia formale e intervenire nei "processi di pace" di fronte a qualunque conflitto di grandi dimensioni.

Nel 1990 "Dialogo Interamericano" ha concluso un documento che si intitola "Manuale Bush". In questo testo si rilancia la strategia specifica di destrutturazione delle FFAA del continente, e la tesi di includere in forma diretta, già da quell’epoca, nella lotta antidroga degli USA.

Con una visione machiavellica della politica internazionale, quel documento diceva che bisognava inasprire i conflitti di frontiera o interni ai paesi, con l’intento di creare la necessità sociale di una forza multinazionale che intervenisse e dimostrasse che quello doveva essere l’unico compito assegnato alle FFAA latinoamericane.

Se noi retrocediamo nel tempo e guardiamo indietro, il conflitto e lo scioglimento dell’Alto Cenepa fra Ecuador e Perù, è stato un esempio dell’esecuzione di detta strategia. Il conflitto iniziò a fine dicembre 1994 e si concluse il 25 febbraio 1995. Come si concluse? Con l’intervento di un’entità militare sovranazionale, formata dai delegati dei quattro paesi garanti del protocollo di Rio de Janeiro, tra questi gli USA, e dai delegati dei due paesi in conflitto.

Questa entità si denominò MOMEP e un personaggio che sostenne un ruolo fondamentale nel MOMEP e nella conclusione del conflitto, nel 1982 appare come uno dei principali propulsori di questa strategia statunitense.

Mi riferisco all’ambasciatore Luigi Einaudi, che, dopo la guerra delle Malvine, quando è stato chiesto il perché gli USA non aveva appoggiato l’Argentina ma l’Inghilterra, disse che la relazione degli USA con i paesi latinoamericani era una "relazione mitologica". Cioè, da quel momento rimase chiaro che gli interessi degli USA erano molto più preziosi di qualunque alleanza, e che quegli interessi potevano andare anche contro i trattati firmati tra loro e l’America Latina.

Luigi Einaudi appare nuovamente nell’ottobre 1992 e riferendosi alla situazione creatasi in Venezuela con l’attuale presidente Hugo Chàvez, dice che "dalla situazione politica che possa nascere in Venezuela, dipenderà il futuro della regione". Alla fine Luigi Einaudi fu nominato alto funzionario dei paesi garanti nel processo di pace tra Ecuador e Perù.

Vorrei menzionare questi precedenti storici per stabilire che la strategia che oggi conosciamo come "Piano Colombia" viene da molto tempo prima, per coinvolgere le FFAA dei nostri paesi nella politica militare antidroga e nella nuova strategia degli USA per la regione. C’è un fatto che è necessario ricordare, che si è verificato l’anno scorso, il 21 gennaio 2000, quando spontaneamente, in un fatto politico senza precedenti nel continente, si sono unite le FFAA dell’Ecuador, in particolare l’Esercito, con le organizzazioni indigene e il popolo ecuadoriano, per abbattere il governo del presidente Jamil Mahuad. Questo fatto è stato in qualche modo anticipato nel 1998 in un rapporto della iniziativa statunitense "Dialogo Interamericano", che diceva testualmente: che la minaccia più grande che possa generarsi nell’America Latina era che in un preciso momento si creasse una fusione civico-militare in qualche paese del continente, in difesa degli interessi nazionali.

Perché l’Ecuador dopo il luglio 2000 comincia ad essere un punto di attenzione, non soltanto degli USA e di altri paesi della regione, ma anche dell’Europa? Per la sua posizione geografica particolare, che, nel caso della Base di Manta, le permette di avere le condizioni ottimali dal punto di vista geostrategico, per materializzare il Piano Colombia.

Colombia, narcotraffico e guerriglia
Adesso parlerò della situazione colombiana e, in particolare, della posizione strategica delle sue organizzazioni, del problema complesso del narcotraffico e delle fasi del Piano Colombia, per poi analizzare la problematica nazionale.

Esistono numerosi fronti delle Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia, FARC, come protagonisti del conflitto. Praticamente hanno influenza su tutto il territorio nazionale colombiano. In questo momento si è verificato che la Colombia è il principale centro di produzione, lavorazione e distribuzione delle droghe sia negli USA che in tutto il mondo, e si precisa, che gli USA hanno il 4% della popolazione mondiale, eppure consumano il 50% della cocaina e dell’eroina che si produce in tutto il mondo.

Nel settore limitrofo tra Ecuador e Colombia, che comprende 586 chilometri della nostra frontiera nord, ma specialmente nelle province di Carchi e Sucumbìos, in questo momento si stanno vivendo, soffrendo le conseguenze di un conflitto molto duro. In quella zona si trovano le diverse bande, i fronti e le colonne dei diversi gruppi delle guerriglie colombiane.

Si parla della militarizzazione del conflitto interno colombiano e delle frontiere, ed è una cosa certa. In questo momento, nella frontiera colombo-ecuadoriana ci sono molti uomini armati coinvolti in questo conflitto: Forze Armate regolari e paramilitari, Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia, Esercito di Liberazione Nazionale, Esercito Popolare di Liberazione, gruppi armati di narcotrafficanti, gruppi di delinquenti comuni, servizi segreti dei diversi paesi, la centrale dell’ Intelligence Americana,- CIA, FBI, DEA-, ecc.

La quantità degli attori in questo conflitto è grande e la loro composizione è molto eterogenea; gli interessi in gioco sono molti, per questo motivo la regione del nord dell’Ecuador – le province di Esmeraldas, Carchi e Sucumbios- sono un punto di interesse per quello che potrebbe accadere in futuro.

Il Piano Colombia ha un tempo di esecuzione di 6 anni. In questo momento si sta realizzando la prima fase, la guerra del Basso Putumayo, che comporta una pressione verso sud, verso il nostro paese. In quel contesto una parte dell’Alto Commando delle Forze Armate ecuadoriane sta reggendo il gioco a quella strategia. E vorrei che fosse chiaro che non sono le Forze Armate nel suo complesso, perché questa strategia obbedisce ad una decisione politica del governo attuale, di coinvolgere l’Ecuador, ordinando uno spiegamento di quello che in termini militari conosciamo come il Centro di Gravità Strategico, che ha portato approssimativamente diecimila unità delle nostre FFAA verso la frontiera nord.

Con quale proposito si fa questo spostamento? Con il proposito di strutturare una grande manovra strategica conosciuta come "Yunque y Martillo" ("Incudine e martello"). In questa manovra strategica, il martello sono le forze militari regolari colombiane e l’incudine strategico sono le nostre unità, che oggi si trovano trasferite verso la frontiera nord.

Artificialmente, attraverso una manovra politica in grande scala, si stanno creando le condizioni per esacerbare la violenza. Perché? Per giustificare la presenza di una grande quantità di unità militari. Gli organismi dell’Intelligence del paese, interessati a che si generi una situazione di conflitto e aumenti cosi la partecipazione della nostra nazione, procedono verso un fine: alimentare il quadro della situazione. Da un’altra parte succedono fatti molto strani come quello provocato ieri (4 luglio 2001): l’attacco armato contro una caserma di polizia dove si sono assassinate due delle loro unità. Cosa provoca questo? Che gli elementi di polizia rifiutano questa violenza e va così aumentando il rifiuto nazionale, cosi ci andiamo avvicinando sempre di più ad un piano e ad un conflitto che non è il nostro.

La lotta antidroga degli U.S.A.
Adesso analizzeremo altri punti.

L’organismo degli USA responsabile della struttura militare incaricata di disegnare la lotta antidroga per tutta la regione del Centro e Sud America è il Comando Sud. Ma la strategia militare di quello che oggi si conosce come Piano Colombia viene implementandosi, non da un anno, ma dal 1 gennaio 1996, data in cui il Comando Sud ha ricevuto la missione strategica di iniziare la lotta militare antidroga.

Mi domando: veramente gli USA vogliono farla finita con la droga?. Non vogliono. Perché? Per il seguente motivo. Nel 1982 il Direttore della Centrale dell’ Intelligence, CIA, ha disposto che si faccia una ricerca negli USA sul coinvolgimento del sistema finanziario statunitense nel "lavaggio di denaro sporco", proveniente dal commercio del narcotraffico. Nella relazione segreta elaborata a tal fine si diceva che nel sistema finanziario nordamericano si lavava una quantità di denaro nell’ordine da 220 a 250 mila milioni di dollari.

Allora viene da domandarci: chi è che beneficia dell’industria del narcotraffico? Gli stessi USA. Eppure, si imputa ai paesi produttori e coltivatori della foglia di coca, che anche per cultura lo hanno sempre fatto da secoli, di essere i responsabili del fatto che negli USA ci siano, come hanno detto i relatori presenti, quaranta milioni di consumatori, essendo quello un problema strutturale della società nordamericana.

Devo fare una parentesi necessaria per capire quello che oggi succede nel paese e nella regione. La strategia Statunitense per la lotta militare antidroga comincia, come ho detto, nel gennaio 1996, e coincide con un fatto: gli USA erano un membro attivo della già citata MOMEP, attraverso il suo rappresentante, Luigi Einaudi, nel processo di pace tra Ecuador e Perù. Vorrei dirvi che in quegli stessi mesi, gli USA cominciarono a fare grandi pressioni presso il governo dell’ Ecuador perché firmasse il più presto possibile l’accordo definitivo, steso dai paesi garanti.

Perché? Perché la strategia già elaborata dagli USA nel Comando Sud richiedeva l’intervento delle nostre Forze Armate che, logicamente, sono state per decenni orientate verso la frontiera sud, davanti ad un conflitto che dopo si manifestò con molta evidenza nell’anno 1998, quando siamo quasi entrati in un nuovo conflitto bellico con il Perù, durante il processo di pace.

Da lì, già si esigeva di concludere il problema storico di frontiera tra Ecuador e Perù, per orientare il nostro esercito verso il nord, con il fine di inserirsi nella supposta lotta antidroga.

Gli USA, per entrare nello scenario, specialmente nella regione andina, materializzano manovre congiunte scritte dentro al Programma di Assistenza per la Lotta Antidroga. Lì stabilisce attività di addestramento, di appoggio all’Intelligence, a sostegno delle Comunicazioni e della Logistica, ecc. In questo schema strategico realizza manovre congiunte con i diversi paesi e, cosi gli USA hanno installato lungo il Centro e Sud dell’America diversi gruppi di analisi tattica e d’Intelligence.

Pero c’è una domanda da fare: tutti i Gruppi di Analisi Tattica installati nella regione saranno orientati ad ottenere informazioni soltanto sulla droga? O serviranno per quello che si conosce e che sappiamo oggi? Che gli strateghi del Pentagono stanno disegnando scenari per l’anno 2040, dove stabiliscono che la minaccia strategica per gli interessi egemonici degli USA, che sta emergendo con forza, è la Repubblica Popolare Cinese. La Cina ha una popolazione di 1.200 milioni di abitanti, approssimativamente, e ha un mercato molto grande, che ha fatto sì che nel 1980 Richard Nixon, nel suo libro "La vera guerra", menzionasse che "il futuro del pianeta dipenderà dall’ atteggiamento che prenderà la Cina di fronte al mondo occidentale".

Pertanto, le strategie del Pentagono prevedono, negli scenari dal 2030 al 2040, che nella lotta delle potenze per conquistare i mercati e le materie prime – nel caso del Sudamerica ne abbiamo in abbondanza, per il fatto che ci sono ancora regioni inesplorate – gli USA dovranno necessariamente entrare in conflitto con la Cina, ma questo conflitto potrebbe essere di carattere nucleare e per questo che il presidente Bush ha appena lanciato l’Iniziativa Strategica conosciuta come "Scudo Antimissili".

Nella strategia della lotta antidroga partecipano diversi attori, specialmente i paesi coinvolti, che sono: Colombia, il paese bianco; Ecuador, Perù, Brasile, Venezuela e Panama, che hanno distaccato forze militari e guardie nazionali per formare un Cerchio completo intorno al paese obiettivo. Dall’altra parte, gli USA stanno provvedendo alle risorse economiche e ai mezzi militari per questa strategia.

La base militare di Manta
Qual è il ruolo della base di Manta in questa strategia? La base di Manta, come avevo detto, ha una posizione strategica centrale nella regione, è vicina al mare e ha il porto di Manta che ha le migliori condizioni tecniche per operare con grandi navi, ma così vi possono anche arrivare, come già stanno facendo, elementi di truppe della forza navale nordamericana. La base di Manta, che è stata consegnata senza il beneficio d’inventario e senza essere trattata con nessuna attenzione nel Congresso Nazionale, a causa dell’intervento dell’attuale ministro delle Relazioni con l’Estero, si è negoziata in una riunione riservata del Consiglio di Sicurezza Nazionale, nel marzo del 1999, perché fosse consegnata a quelle condizioni.

Finalmente si consegnò la base Manta, nella quale erano stati investiti 80 milioni di dollari.

Se la base di Manta, come dicono le autorità di governo, semplicemente serve per provvedere al controllo elettronico delle droghe e dei narcotrafficanti, perché si spendono 80 milioni di dollari, e perché oggi si sta rafforzando la pista della base? Perché nell’Accordo Operativo, che già citò Alexis Ponce, si dice che potranno atterrare e decollare aerei Galaxy, C-130 e C-140, che sono aerei utilizzati per spiegare velocemente le truppe. Un aereo di quella dimensione può trasportare 300 uomini armati ed equipaggiati, ed è l’equivalente in peso di elicotteri, carri armati e forze di intervento rapido il cui numero di uomini fluttua, tra 15.000 e 20.000.

Perché faccio presente questa cosa? Perché nell’ultimo documento di presentazione della Iniziativa Regionale Andina, quando parla delle FFAA della nostra regione, il Dipartimento di Stato dice che le Forze Armate andine non sono qualificate per affrontare i conflitti, a causa del deterioramento e dell’invecchiamento dei loro armamenti.

Quella tesi viene lanciata perché in un determinato momento, in questi 6 anni previsti per l’esecuzione del Piano Colombia, loro dicano: "Bene, le FFAA non sono in condizioni di farlo, dobbiamo intervenire noi". Sotto che forma? Sotto la forma di una coalizione militare. Perché credete, allora, che casualmente la settimana scorsa si sia formato un raduno militare di grande importanza a Quito, con la presenza di 541 rappresentanti delle Forze Armate degli USA e di vari paesi latinoamericani, con la presenza di rappresentanti dell’ONU, dove hanno parlato del tema "La partecipazione delle Forze Armate nei processi di pace nel mondo"?.

Mi domando: per caso l’Ecuador non sta soffrendo una crisi di ordine sociale molto forte, di ordine politico e di ordine economico, che meriti d’essere risolta? Per caso si vuole che le nostre FFAA siano impiegate per "risolvere i conflitti nel mondo", quando abbiamo gravi problemi economici, sociali e politici da risolvere? Credo che la priorità delle nostre Forze Armate sia di vegliare sulla sicurezza e sullo sviluppo del nostro paese, ma qui entra il manicheismo degli USA a coinvolgere e preparare la mentalità dell’America Latina, perché in un preciso momento e sotto la figura di una coalizione, o forza multinazionale, vadano ad intervenire nel conflitto colombiano.

Strategia delle Linee Esterne
In forma molto schematica, adesso analizzeremo come si configura quello che nella strategia militare viene chiamata "Strategia delle Linee Esterne".

Il paese bianco è la Colombia. Le Forze Armate e la Guardia Nazionale dei paesi vicini si sono spostate e formano un cerchio strategico intorno alla Colombia. La base di Manta e i gruppi elettronici e gli aerei degli USA hanno mantenuto la missione di ottenere e sviluppare una banca dati, perché nel momento in cui inizieranno le operazioni in grande scala, -che sono pianificate per dopo ottobre 2001, quando sarà finita la pista nella base di Manta, che in questo momento stanno rafforzando, e sarà in condizioni di operare-, tutta quella informazione dell’ Intelligence sarà trasmessa in tempo reale alla base militare di "Tre Angoli" in Colombia, dove sono già pronti tre battaglioni "antinarcotici", con elicotteri e tecnologia all’ avanguardia per operare direttamente sopra le unità ribelli.

Qui pesa, in forma gravitazionale, la preoccupazione degli USA che, quando cominceranno le operazioni militari, non sia un conflitto lungo come quello del Vietnam. Per questo motivo tutta la tecnologia di cui loro dispongono – specialmente comunicazioni satellitari e sistemi di intelligenza – la stanno mettendo in funzione.

Questa è la vera intenzione del Piano Colombia, non solo accelerare, come si è già detto, l’apertura dei mercati, perché in fondo tutta questa strategia del Piano Colombia non è che un meccanismo per deviare l’attenzione dei nostri paesi e accelerare il progetto economico dell’ALCA, che significa rompere le frontiere e aprire un mercato impoverito dalla situazione economica delle nostre nazioni, ma che si volge a 700 milioni di potenziali consumatori.

Gli unici che beneficiano di questa strategia sono gli USA, che attraverso il Piano Colombia e il monitoraggio che effettuano nella regione, nello stesso tempo controlla tutte le risorse naturali, dal bacino del fiume Orinoco al bacino del Guayas, e dal bacino delle Amazzoni al rio della Plata.

Tutto questo è ciò che c’è dietro al Piano chiamato "Colombia" e adesso della "Iniziativa Andina". Gli USA guardano preoccupati al fatto che si configuri una situazione regionale che possa dar luogo alla possibilità di un allineamento di carattere politico in futuro tra Cuba, Venezuela, Ecuador e Brasile. Allora loro, gli USA, devono creare le condizioni di conflittualità per impedire, per vari decenni, la nascita di un progetto di carattere regionale che possa contrastare, in una certa forma, gli interessi egemonici degli USA.

Ho voluto trasmettervi queste inquietudini e queste considerazioni. Infine credo che la pace di una nazione sia un dono speciale. Noi tutti dobbiamo preservarla nel miglior modo possibile. Questa è una responsabilità nazionale. Pertanto dobbiamo esigere dall’attuale governo che riveda gli accordi firmati con gli USA e reclamare che i comandi delle nostre Forze Armate moderino le loro posizioni, che non ci coinvolgano in questo conflitto, che non è un conflitto ecuadoriano, come abbiamo potuto vedere.

Grazie.

Relazione presentata in un convegno accademico nella provincia di Carchi, Equador, organizzato dalla Commissione Parlamentare incaricata di valutare il Piano Colombia e la APDH, dal Colonnello dell’Esercito ecuadoriano, Jorge Brito Albuja, membro del Comitato Consultivo del Gruppo di Monitoreo nell’ agosto del 2001. Riprodotta dall’organizzazione dei diritti umani Equipo Nizkor; tratta da www.portoalegre2002.org. Nostra la traduzione