Pietà l’è morta

Napolitano ha firmato la legge che introduce i reati di ingresso e soggiorno illegale dei migranti…e lo Stato che fa
si costerna, s'indigna, s'impegna
poi getta la spugna con gran dignità (don Raffaè – Fabrizio de Andrè)

Alla lettura del messaggio apparso sul sito  www.quirinale.it dopo che Napolitano ha promulgato la legge recante "Disposizioni in materia di pubblica sicurezza", mi sono venute in mente le parole della canzone di De André che avete letto più su.
Francamente non riesco a capire la posizione del Presidente, da un lato firma la legge e dall'altro si sente in dovere di spedire una lettera dove "rileva la presenza nel testo di specifiche disposizioni di dubbia coerenza con i principi generali dell'ordinamento e del sistema penale vigente."
Ma la legge rispetta la Costituzione sì o no?
Se la rispetta perché tanta preoccupazione? E se non la rispetta perché non è stata respinta al mittente chiedendo le necessarie correzioni?
E si è capito subito come sono state considerate nel concreto le preoccupazioni del Presidente dal Ministro dell'interno, il quale   ha detto che la Legge è stata firmata e ora lui la applicherà. E ha ragione. L'unica istituzione che lo poteva impedire non ha espresso parere contrario. Quel che conta, dal punto di vista legislativo, è la firma di Napolitano su quella legge, non le raccomandazioni che la accompagnano.
Quella lettera ha tanto il sapore di una trovata perché i vari personaggi che hanno voluto questa legge ne escano con la faccia pulita.
"Certo, accoglieremo le indicazioni del Presidente", hanno risposto in coro. Che bel quadretto di gente sensibile e responsabile!
I giorni a venire ci diranno la verità e temiamo che sarà ben diversa dai buoni propositi che abbiamo sentito oggi.

Ringraziamo coloro che hanno accolto l'appello per chiedere a Napolitano dal desistere dal firmare la Legge.
Non rassegnatevi, non scoraggiatevi, non possiamo lasciare il Paese scivolare su antiche vergogne. Dobbiamo aiutare questo Paese a non lasciarsi sopraffare dalla paura.

Il testo tratto da www.quirinale.it
Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha oggi promulgato la legge recante "Disposizioni in materia di pubblica sicurezza" ritenendo di non poter sospendere in modo particolare la entrata in vigore di norme, ampiamente condivise in sede parlamentare, volte ad assicurare un più efficace contrasto – anche sul piano patrimoniale e delle infiltrazioni nel sistema economico – delle diverse forme di criminalità organizzata.
Suscita peraltro perplessità e preoccupazioni l'insieme del provvedimento che, ampliatosi in modo rilevante nel corso dell'iter parlamentare, risulta ad un attento esame contenere numerose norme tra loro eterogenee, non poche delle quali prive dei necessari requisiti di organicità e sistematicità; in particolare si rileva la presenza nel testo di specifiche disposizioni di dubbia coerenza con i principi generali dell'ordinamento e del sistema penale vigente.
Su tali criticità il Presidente Napolitano ha ritenuto pertanto di richiamare l'attenzione del Presidente del Consiglio e dei Ministri dell'interno e della giustizia per le iniziative che riterranno di assumere, anche alla luce dei problemi che può comportare l'applicazione del provvedimento in alcune sue parti.
La lettera, ampiamente argomentata, è stata inviata, per conoscenza, anche ai Presidenti del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati.