Proposte per cambiare

il mondo non è mai stato così ricco e nello stesso tempo, non è mai stato così povero Io mi soffermerò su aspetti concreti sul cosa fare, con quali strumenti verso dove andare.
Prima di cominciare questo tema consentitemi di riprendere alcuni dei temi che già sono stati affrontati dai relatori precedenti, perché questo mi aiuta a far capire meglio il perché di queste proposte che poi faccio.
Il primo punto rispetto alla situazione che stiamo vivendo è che il mondo non è mai stato così ricco e nello stesso tempo, non è mai stato così povero. Susan Gorge diceva che il 20% più ricco della popolazione si appropria dell’82% della ricchezza mondiale, mentre al 20% più povero è lasciato solo l’1,3% della ricchezza prodotta ogni anno. Tre miliardari nel mondo hanno il patrimonio equivalente a quanto riescono a produrre ogni anno insieme i 48 paesi più poveri del mondo.
Questo è scandaloso e ci far riflettere perché accanto a questo contemporaneamente, un miliardo e mezzo di persone, vive in una condizione di povertà assoluta.
La banca mondiale definisce poveri assoluti tutti coloro che vivono con meno di un dollaro al giorno, ma cerchiamo di fare uno sforzo nella realtà: i poveri assoluti sono persone che non hanno un tetto per poter abitare, sono persone che sono costrette a vivere sui marciapiedi o per bene che vada sono persone che sono costrette ad abitare nelle baraccopoli, quindi alloggiamenti fatti con mezzi di fortuna, pezzi di cartone, rovistando nelle discariche. Chi ha viaggiato nei paesi del Sud conosce molto bene questa situazione. Essere poveri assoluti vuol dire non avere più dello straccio che si ha addosso, non avere mai la possibilità di mandare i propri figli a scuola, non avere mai la possibilità di poter varcare la soglia di un ospedale, non potersi curare, non avere la possibilità di avere un lavoro, non sapere quando ci si alza al mattino se avremo la possibilità di aver mangiato quando si arriverà a sera, in questa condizione un miliardo e mezzo di persone vive oggi nel mondo mentre noi gozzovigliamo. Addirittura alcune statistiche dicono che questa cifra balza a due miliardi, addirittura a tre miliardi se facciamo passare questo reddito da un dollaro, ad appena un po’ sopra 1 e mezzo o due, che comunque si tratta sempre di cifre che sono scandalose per riuscire a sopravvivere.
Allora a questo proposito vanno detto cose molte chiare: questo sistema tenta di farci credere che la povertà è una fatalità, sono veramente delle grosse bugie, sulla povertà si sa tutto, sappiamo attraverso quali meccanismi si genera l’impoverimento, su quali meccanismi si condanna questa moltitudine enorme di persone a vivere così. Uno dei meccanismi di fondo che condanna miliardi di persone a vivere in questo modo, è il mercato; dobbiamo avere il coraggio di cominciare ad accusare seriamente i meccanismi di fondo che regolano questo sistema. Il mercato è così fatto che divide la gente in due: da una parte gli utili dall’altra gli inutili. Gli utili sono quelli che hanno denaro in tasca sono quelli che consentono a questo sistema di continuare a girare, guardiamoci allo specchio, ed abbiamo già scoperto chi sono gli utili, sono quelli che possono consumare, sono quelli che entrano a fare parte del mercato, il sistema ha interesse a fare in modo che questa fascia di persone guadagni sempre di più e questa è una delle ragioni per cui la ricchezza si concentra sempre nelle mani di pochi.
Al contrario tutti coloro che pur riuscendo a fare una vita dignitosa, magari perché vivono di auto sussistenza, hanno il loro campiello, vivono nelle foreste, vivono di pesca, senza chiedere niente a nessuno, proprio perché non entrano a far parte del mercato, vengono privati anche delle poche ricchezze sulle quali questa gente riusciva a vivere con la propria dignità. Ed ecco che nascono i poveri, perché si tolgono loro le foreste, perché si tolgono loro i mari, si tolgono loro i fiumi sui quali erano riusciti in qualche modo fino adesso a sopravvivere.
Questo è uno dei meccanismi di fondo.
Se vogliamo tentare di tracciare tre grandi linee per capire quali sono i motivi che fanno si che il mondo diventi sempre più squilibrato, per cui questa massa di persone diventa sempre più povera, possiamo dire che sostanzialmente sono tre :
A) Il primo è lo sfruttamento commerciale che significa che il commercio è tutto pensato per arricchire gli intermediari della situazione, per arricchire le multinazionali alle spalle dei piccoli contadini ai quali vengono pagati interessi miseri che li costringono poi a vivere di stenti loro e la loro famiglia.
B) Il secondo fattore è rappresentato dallo sfruttamento del lavoro, non dimentichiamocelo mai. Quando noi ci soffermiamo su questa notizia: che pur essendo il 20% della popolazione mondiale ci appropriamo dell82% della ricchezza internazionale, non pensiamo che ci avvantaggiamo solo di ciò che noi produciamo, noi riusciamo a mangiarci a divorarci ciò che viene prodotto in tutto il mondo perché tutto sommato sfruttiamo il lavoro del sud del mondo.
Entrate in un supermercato, guardate quanto costano le banane, le banane che vengono da 5000 Km di distanza, costano meno delle mele che vengono dal Trentino, ma chiedetevelo perché succede questo. Una delle ragioni di fondo è che se voi andate a guardare come si lavora nelle piantagioni di banane, come si lavora nelle piantagioni di ananas: troverete salari che fanno rabbrividire. Abbiamo fatto una analisi nelle piantagioni di banane del Kenia, abbiamo scoperto che gli avventizi: un esercito di 2500 persone che è assunta alla giornata, e quando arriva in fondo al giorno, si guarda in tasca e ha guadagnato appena quanto basta per comperare 3 Kg di farina di mais. E’ chiaro che noi possiamo permetterci di comprare tutto quello che vogliamo. Lo stesso vale per i produttori di prodotti industriali, perché siamo nell’epoca della globalizzazione. Scarpe vestiti giocattoli, microelettronica, e quant’altro può venire dal Sud del mondo, e se andiamo a cercare che cosa succede dietro a questi prodotti, troviamo sempre delle condizioni scandalose, non solo il famoso lavoro minorile, ma anche il lavoro adulto che alimenta poi il lavoro minorile. Smettiamo di versare lacrime di coccodrillo rispetto al lavoro minorile, fino a quando non risolveremo il problema dello sfruttamento degli adulti, non risolveremo questa piaga, quindi bisogna concentrarsi assolutamente su questo. Viviamo in un mondo che ha fatto miracoli nel campo tecnologico, ma sta ricomparendo la schiavitù, nel mondo esistono 20 milioni di schiavi, e non pensiamo che gli schiavi si trovino solo negli harem dei paschà, gli schiavi si trovano anche in casa nostra, sui marciapiedi, la prostituzione è una condizione di schiavitù, si trovano addirittura nelle case. Sempre di più si scopre che dei domestici, delle filippine delle tunisine delle marocchine, sono tenute nelle case dei signori, di gente che va in giro in cravatta guardata e rispettata da tutti e che poi mantiene queste persone in casa in condizione di schiavitù, ma veramente dobbiamo riuscire a riscoprire i valori profondi che fino ad oggi sono stati alla base della società e che stiamo perdendo.
C) Ultimo meccanismo, questo meccanismo infernale del debito, questo meccanismo che funziona ancora di più del colonialismo perché riesce a strappare via le ricchezze del Sud senza avere bisogno degli eserciti.
L’anno scorso è stato calcolato che il Sud del mondo ha ripagato come restituzione del debito qualcosa come 480 milioni di dollari, questo significa che i paesi del sud del mondo vendono i loro prodotti senza ricevere indietro proprio niente. Questa è veramente una tassazione spaventosa che alla fine trasferisce ricchezze gratuitamente dal Sud al Nord.
Noi sappiamo bene che il debito è stato creato per permettere alle banche di potersi arricchire, per consentire ai governanti di poter rafforzare al loro posizione di potere, di potersi armare, e così oggi sono i poveri che devono pagare il debito, e per obbligare i governi del Sud a pagare il debito che è stato pagato in questi anni non si stenta ad imporre delle misure draconiane, e voi lo sapete molto bene: quando ci si trova di fronte ai debitori e li vogliamo obbligare a pagare, le cose che consigliamo sono molto semplici:
· lavora di più
· vendi più che puoi
· consuma meno che puoi
in modo da avere un grande avanzo da poter restituire il debito.
La logica del Fondo Monetario Internazionale (da qui FMI) è esattamente questa non c’è niente di complicato dietro alle politiche che propongono. Le strade che vengono indicate al Sud del mondo per produrre molto e consumare poco, è orientare la loro economia sempre di più verso l’esportazione… ed il consumare poco si traduce sempre negli tagli alla spesa pubblica…nella sanità, nell’istruzione. La qualità della vita nel Sud del mondo peggiora ogni giorno di più, questo è lo scenario.

A noi si pone il problema di cosa fare di fronte a tutto questo, quello che dirò si può dividere rosso modo in due: da una parte gli strumenti che abbiamo a disposizione, e dall’altra gli obbiettivi per i quali lottare.
Ricordiamoci quando parliamo degli strumenti, che abbiamo l’imbarazzo della scelta, abbiamo così tante cose da fare che alla fine non sappiamo cosa fare. E questo è importante dircelo, perché spesso rispetto a questi temi siamo pervasi da un senso di impotenza, e ci viene il fatto di pensare che non abbiamo niente da fare. Nossignori! Abbiamo il problema inverso: come riuscire a far tutto quello che potremmo fare.
Quando io penso agli strumenti che abbiamo a disposizione per fare, io li divido in due (sono un amante degli schemi):
A) azioni di resistenza: quelle che puntano a creare un danno al sistema e a toglierli consenso, sapendo che il sistema si regge sul consenso
B) l’altro tipo di azioni sono quelle che io chiamo di desistenza. Ci sono dei momenti in cui ci rendiamo conto che svolgiamo un servizio molto più grande se abbiamo la capacità si scendere dal treno e cominciare a mettere in pratica ora è subito azioni che vanno in direzione contraria rispetto a quelle dominanti.

Ci sono le azioni di carattere personale e quelle di carattere collettivo:
· Fra le operazioni personali mi viene subito in mente il consumo critico, il consumo se è vissuto in maniera a-critica diventa uno strumento di sostegno delle imprese, comprese quelle che si comportano malissimo ma che se abbiamo la capacità di usare il consumo in maniera critica riusciamo a poter orientare il comportamento delle imprese, perché continuiamo a lanciare il messaggio delle operazioni che approviamo e delle operazioni che condanniamo. Guardate che le imprese sono sensibilissime di fronte a questo tipo di messaggi che gli vengono dai consumatori, perché loro sanno molto bene che la loro sopravvivenza dipende dalle scelte che fanno i consumatori. Ogni volta che entriamo in un supermercato, diciamocelo: "Noi siamo persone molto potenti! Noi abbiamo la possibilità di mettere in ginocchio anche le multinazionali più potenti" Però bisogna crederci, e dopo averci creduto bisogna fare i passi necessari.
Da un punto di vista personale, quindi, prima azione di resistenza è il consumo critico come volontà di orientare il mercato per influire sulle scelte che fanno le imprese.
· Fra le operazioni collettive le azioni che abbiamo a disposizione sono molto più vaste e vanno dal boicottaggio alle manifestazioni, al tentare poi di far cambiare il sistema con altri mezzi ancora.

Direi che sul piano della resistenza sono grossomodo queste le azioni che possiamo fare, viceversa abbiamo tutto il grande capitolo delle cosiddette scelte di desistenza, vale a dire delle scelte che possiamo effettuare ora e subito e che sono ispirate a principi diversi.
· Fra le azioni personali quelle che mi vengono in mente è l’invito ad un nuovo stile di vita, poi vedremo più tardi quanto sia importante che noi ci orientiamo verso la sobrietà, ed ecco l’importanza che ci orientiamo subito a mettere in pratica nel nostro piccolo questa nuova formula di esistenza che è ispirata alla sobrietà che è ispirata ad un nuovo modo di rapportarsi con gli altri in questo piccolo gesto.
· Da un punto di vista collettivo, invece, abbiamo di fronte a noi le grandi esperienze, l’esperienza del commercio equo e solidale ovviamente va in questa direzione, ma anche l’esperienza della finanza etica, l’esperienza della banca etica che è stata costituita di recente, l’esperienza delle reti di economia locale.
Questo è grossomodo lo scenario degli strumenti che abbiamo a disposizione e come vedete sono tanti e abbiamo alla fine l’imbarazzo della scelta.

Veniamo ora al secondo tema che è forse quello un attimino più complicato: per che cosa lottare.
Io immagino un percorso fatto in tre tappe:
1. il primo strumento sono quelle che io chiamo le azioni di urgenza, quelle che cercano di tamponare il danno che questo sistema fa. Da questo punto di vista, quello che dobbiamo fare sono innanzitutto le campagne nei confronti delle imprese, fare in modo che questi salari così scandalosi vengano cambiati. Quindi chiedere alle imprese che in qualche modo cambino il loro atteggiamento nei confronti dei lavoratori, fare in modo che siano garantiti i loro diritti, queste sono campagne che dobbiamo fare, alla fine delle quali ci rendiamo conto che davvero cambiamo l’esistenza di migliaia di persone, noi abbiamo organizzato quest’anno la campagna nei confronti della "Del Monte", e "Del Monte" ha capitolato nel giro di due mesi. Una vittoria insperata, dal Kenia arrivano informazioni che le cose sono già cambiate: i lavoratori vedono il cambiamento quando i lavoratori si organizzano a loro sostegno.
Altra azione di urgenza: fare in modo che il debito venga annullato immediatamente, ed è importante perché da subito una prospettiva diversa ai poveri del Sud del mondo.
Altra azione di emergenza, fare in modo che la cooperazione si accresca come misura e soprattutto che cambi anche di qualità, facendo sì che diventi una cooperazione per gli ultimi, al servizio della povera gente.

Questo è il primo livello, minimo, ma che per quanto minimo è molto, molto importante.
2. Secondo livello: sapendo bene che questo non basta, non possiamo fermarci a quello: è il tentativo di cambiare le regole, sapendo che la possibilità che abbiamo a disposizione è quella di far cambiare le regole solo in maniera parziale, non puntare ancora ad un cambiamento radicale, ma solo ad ottenere subito alcuni piccoli miglioramenti.
Allora quando penso alle rivendicazioni che possiamo porre subito alle grandi istituzioni, perché sappiamo bene che sono loro i bracci delle imprese per governare il mondo, mi viene in mente la richiesta che noi possiamo fare per tentare di ostacolare la speculazione sulle monete. Quindi appunto la Tobin-tax.
Tentare di mettere sotto controllo di capitali, perché abbiamo visto i danni che fanno quando sono lasciati in libertà, riescono a provocare delle bolle finanziare che poi alla fine obbligano milioni di persone ad essere senza lavoro e a vivere in condizioni peggiori.
Tentare di cambiare alcune regole di fondo rispetto alle condizioni dietro il pagamento del debito.
Dobbiamo pretendere che in tutto il mondo le quote di debito che devono essere restituite, dal Sud al Nord, vengano invece utilizzate per risolvere i problemi dei poveri, e per risolvere i problemi ambientali.
Tutti insieme come umanità abbiamo un grande debito ecologico che dobbiamo tentare di pagare, e possiamo utilizzare, per partire, proprio queste quote.
Dobbiamo cambiare le regole all’interno dell’organizzazione mondiale del commercio, un aspetto importante che sottovalutiamo sempre, è la necessità di riuscire a fare in modo che la produzione e i prezzi siano regolamentati. Perché quando sono lasciati a se stessi fluttuano di continuo, e possono arrivare a dei livelli che costringono i contadini a vendere al di sotto dei costi di produzione, per loro è il fallimento, per loro è la rovina, quindi dobbiamo in tutti i modi recuperare questi meccanismi regolatori. L’esempio classico è la banana, siamo in un momento di sovrapproduzione semplicemente perché le multinazionali avevano fatto certi calcoli che poi non si sono avverate, nelle piantagioni del centro America si stanno perdendo tutta una serie di diritti che erano stati conquistati, i salari stanno tornando indietro, le imprese licenziano la sera, e dicono se vuoi lavorare torna domani mattina, ma ti devi accontentare di un salario dimezzato. Questa non è fantascienza, questa è realtà, nelle piantagioni di "Del Monte" di "Chiquita" e di Dole si fa così! La produzione di banane sta scappando sempre di più verso l’Equador, un paese dove la licenza di sfruttare è più alta che altrove, le regole del mercato impongono di cercare il prodotto laddove costa meno, e alla fine la realtà è questa, che ci si orienta laddove si può sfruttare di più.
Per arrestare questi meccanismi dobbiamo ripristinare in tutti i modi la stabilità alla produzione e ai prezzi, questo è fondamentale per le condizioni di vita dei contadini e dei lavoratori del Sud.

3. Terzo aspetto che mi pare importante: rivedere i trattati sulla agricoltura, noi stiamo costringendo i paesi del Sud ad aprire alle derrate agricole che vengono dal Nord. Prodotti che vengono dalle grandi imprese e che spesso sono sovvenzionati, quando questi prodotti arrivano sui mercati del Sud, fanno una concorrenza sleale ai prodotti che sono stati ottenuti localmente e inevitabilmente mandano i contadini in rovina.
Voi immaginatevi di essere un contadino del Senegal che si presenta al mercato con il proprio paniere di riso, la gente non viene da voi perché lì a fianco c’è un altro riso che costa meno, che viene dagli Stati Uniti, e che può costare meno proprio perché è stato sovvenzionato e perché ha avuto a disposizione altre tecnologie. Noi dobbiamo riscoprire un certo tipo di protezionismo, dobbiamo riscoprire un protezionismo a favore dei piccoli, è una strada che dobbiamo in tutti i modi battere.

Potrei continuare ancora con altri accordi ancora, ma gli argomenti sono molti, il tempo stringe e passiamo oltre. Quindi ecco quest’altro secondo livello, cercare di far cambiare almeno parzialmente le regole, ma nello stesso tempo dobbiamo essere capaci di pensare in grande, non bastano a dare una prospettiva agli oppressi che noi vogliamo in qualche modo riportare ad una vita più dignitosa.
Da questo punto di vista noi dobbiamo pensare in grande per cominciare a ripensare il nostro modello di sviluppo: un qualche cosa che ci riguarda molto da vicino perché fino ad ora sembrava che dovessimo soltanto suscitare dei cambiamenti in luoghi che non ci riguardavano, mentre se noi vogliamo veramente fare giustizia sulla terra dobbiamo veramente cambiare profondamente, ma dobbiamo cambiare al nostro interno, e la ragione di fondo è che la terra contiene risorse a sufficienza per consentire a tutti i suoi abitanti di vivere dignitosamente, ma non contiene risorse a sufficienza per far vivere tutti nella nostra opulenza. E’ stato calcolato che se volessimo garantire a tutti gli abitanti del mondo il nostro stesso tenore di vita, ci vorrebbero altri 5 pianeti, da utilizzare come miniere e altri 5 da utilizzare come discariche. Noi di questo dobbiamo prendere coscienza perché dobbiamo andare verso una situazione in cui si riequilibra l’uso delle risorse, e riequilibrare l’uso delle risorse impone innanzitutto un nuovo governo mondiale.
Dobbiamo farla finita con questa storia del governo mondiale del commercio, dobbiamo avere un governo mondiale che garantisce a tutti i popoli le risorse che gli permettono di vivere dignitosamente. Questo è il nuovo governo mondiale verso il quale dobbiamo andare.
Inoltre non dobbiamo credere che è nostro compito creare le premesse per espandere il commercio a livello internazionale. Questo è un obbiettivo che va bene solo ai grandi mercanti. Se vogliamo avere un avvenire che consenta a tutti di vivere dignitosamente nel rispetto del pianeta, e non dimentichiamocelo mai, nel rispetto delle generazioni future. Noi siamo l’unica specie al mondo che non pensa ai propri figli. E’ una cosa veramente scandalosa. Se volgiamo andare in questa direzione, non dobbiamo perseguire l’espansione degli scambi a livello planetario, dovremo rivalutare l’economia locale. Dovremo fare in modo che le merci viaggino il meno possibile, perché ogni volta che una merce si sposta significa che si brucia dell’energia, e non soltanto si brucia qualcosa di prezioso della terra ma si inquina. Quindi la logica è che si vada verso un ritorno al locale, bisogna mettere insieme degli accordi che proteggono il locale rispetto al globale. Bisogna semplicemente "rovesciare la frittata".
Questo per quanto riguarda i livelli internazionali, ma io vorrei fare un altro passo più in là.
Noi abbiamo capito che siccome le risorse della terra sono scarse, non possiamo offrire una prospettiva di miglioramento di vita ai 2 miliardi di persone, che oggi non hanno nemmeno il necessario, se noi non accettiamo di rivedere drasticamente il nostro consumo di risorse.
Noi dobbiamo vedere il mondo come se fosse popolato da i grassoni di 120 Kg e dai magri tipo campi di sterminio dall’altra parte. I magri non potranno aumentare peso se i grassi non accettano di sottoporsi ad una drastica cura dimagrante. Perché non esistono gli spazi per consentire a tutti di diventare di 120 Kg.
Quando noi parliamo di questo, veniamo invasi subito da una grande paura. La parola sobrietà che dovrà essere la parola d’ordine del futuro, ci mette veramente un grande spavento, perché quando noi ci pensiamo, subito si affacciano nella mente i fantasmi delle privazioni delle sofferenze, immaginiamo noi che giriamo con la candela, ci immaginiamo noi senza vestiti da mettere addosso. Noi dobbiamo liberarci da questi timori, e dobbiamo capire che se abbiamo la capacità di introdurre una serie di rivoluzioni, innanzitutto rivoluzioni culturali, avremo la possibilità di vivere bene nonostante disponiamo di meno, penso che noi abbiamo la possibilità di risolvere due grossi temi che oggi questo sistema non ha ancora risolto. Primo quello della piena occupazione, secondo quello di garantire a tutti di poter vivere dignitosamente. Non dimentichiamoci che in Italia il 30% della popolazioni vive in condizioni di povertà, 6 milioni di italiani hanno un reddito che è inferiore al 50% dei consumi medi italiani. Quindi anche noi in casa nostra abbiamo una fascia di popolazione che non riesce ancora a condurre una vita dignitosa, e probabilmente questa fascia è destinata ad allargarsi ancor di più. La grande sfida che noi abbiamo davanti, allora, è proprio questa. Come riuscire pur disponendo di meno a garantire la piena occupazione e a garantire il soddisfacimento dei bisogni fondamentali per tutti. E’ una grande sfida perché noi viviamo in un sistema perché noi viviamo in un sistema dove ci viene detto che, si questi problemi possono essere risolti, purché si cresca; questa è la condizione di fondo: purché si cresca. Vogliamo far aumentare l’occupazione? Nessun problema: facciamo aumentare gli investimenti, facciamo aumentare i consumi, le imprese assumono di più. Vogliamo fare in modo di pagare più pensioni alla gente? Lavoriamo di più, versiamo più contributi, la gente avrà le pensioni. Vogliamo risolvere il problema della sanità… e via discorrendo.
Il problema che noi abbiamo davanti, è come riuscire a garantire tutto questo pur disponendo di meno. Qui ci sono varie proposte che stanno venendo avanti, io ne voglio accennare due o tre perché ormai sono fuori dal mio tempo, innanzitutto dobbiamo imparare a riprogrammare, non esiste famiglia al mondo che mette il portafoglio nel mezzo e dice: chi prima arriva prima alloggia, indipendentemente dal uso che ne fa. Non esiste! In ogni famiglia al mondo si dice: ragazzi, in questa casa entrano due milioni, un milione e mezzo…o quello che è; prima si mangia poi ci si veste poi si studia, poi se avanza qualche cosina andremo al cinema. No, questo sistema nega che a livello di sistema si possa fare qualcosa di questo genere, pretende che tutto sia affidato allo spontaneismo, allora io comincio a dire: dobbiamo costituire un sistema, dove si da la priorità assoluta alla soddisfazione dei bisogni fondamentali per tutti. Quindi dobbiamo entrare nella logica della programmazione, e programmazione per questo.
Secondo punto, dobbiamo entrare nell’ordine di idee che la soddisfazione dei bisogni fondamentali, sono un diritto! La possibilità di poter mangiare, di potersi vestire, di poter studiare, di poter viaggiare, sono diritti, non sono beneficenza.
Allora, in quanto diritti, deve essere la comunità intera che se ne fa carico, io sogno un sistema dove quando si nasce si acquisisce questo diritto fino alla tomba, dove la comunità intera si fa carico di questi bisogni, e siccome se ne fa carico per garantirlo a tutti, ovviamente chiede che ci sia il contributo di tutti, non soltanto il contributo monetario, ma anche un contributo proprio di lavoro diretto, perché nelle società sobrie, dove le risorse saranno contate, la prima ricchezza che abbiamo a disposizione e che dobbiamo cercare di sfruttare al massimo, sono le risorse umane, solo un sistema come questo di permette il lusso di buttare fuori dalla porta un sacco di gente che potrebbe contribuire con il proprio lavoro, con le proprie capacità con il proprio pensiero per migliorare la condizione umana, noi dobbiamo andare invece in una condizione in cui recuperiamo qualsiasi capacità, qualsiasi facoltà, qualsiasi possibilità di lavoro che ci sia. Io immagino che la strada che dovremmo imboccare se vorremmo coniugare queste cose, sia una strada in cui metteremo direttamente a disposizione anche il nostro lavoro.
Ci sono diverse strade che abbiamo aperto, io credo sia arrivato il tempo di dire chiaramente che se vogliamo risolvere i problemi, noi dobbiamo seriamente mettere in discussione il nostro modo di organizzare le nostre economie, il nostro modo di vivere, e dobbiamo pensare che dobbiamo introdurre i cambiamenti non soltanto a livello personale, non crediate che basti rinunciare ad una caramella per avere un sistema nuovo, dobbiamo cambiare le regole di fondo, dobbiamo cambiare l’organizzazione economica, proprio per garantire quelle cose che dicevo prima.
Io mi rendo conto di stare sognando ad occhi aperti, però attenzione, o abbiamo la capacità sdi sognare, e avremo la capacità di salvare questo pianeta dal baratro sociale e ambientale che sta davanti o moriremo tutti, di questo ne sono altrettanto sicuro.

Discorso tenuto durante il Giubileo degli oppressi a Verona 9/10 settembre 2000
Il testo ci è stato fornito da Radio Sacra Famiglia di Bolzano.