Rispondere nonostante

Fra umani silenzi e divine distrazioni…

«… siamo il rimasto di una risposta».
[Erri De Luca]

Precedenze
Che questo mio rumore di penna non violi il necessario silenzio. Ho un impeto di pianto che non si avvia a riempire gli occhi, e il mio cuore esige il rispetto del silenzio, giogo leggero che vincola in vicinanza l’assenza divina.
I sentieri del desiderio aprono il varco verso gli spazi mancanti che lo spirito richiede ma che nervi e sangue faticano a concedere. Sembra non avere diritto di precedenza lo spirito sul corpo, e questo è saggio. La carne, lenta a venire, sancisce l’anticipo di Dio sulle nostre pretese.
A volte chiedo che mi sia concessa grazia di quiete. È il corpo a richiederla; lo spirito è l’aperto esprimersi del corpo.

Confessioni
Gli studi non m’imprimono fattezze da filosofo. Mi muovo in modo maldestro nel pensiero, preferendo alla logica stringente la riflessione esistenziale; men meno rassicurante, più sincera. Mi muovo per fedeltà a un me stesso segreto che un prete operaio ha stanato a mia insaputa. È un movimento di raccoglimento nella forza della parola, custode di esperienza.
Non sono ateo, ma non posso dirmi credente. Per me Dio è l’abisso di un’assenza. Divina, ma assenza rimane. Per questo occupo questo spazio di foglio; è l’ostinazione a raccogliere in parole le tracce del sacro che mai si fa possesso.
Mi ricordo di Dio quando soffro, nella lamentazione, e quando al mio sguardo è concessa l’attenzione sufficiente per lasciarsi rapire da un volto. Allora chiedo che nulla di quell’esprimersi vada perso. Non riesco a lodare, mi consento solo lamenti e richieste.
Quando l’invocazione erompe mio malgrado dal fondo dell’interiorità, il Dio assente si fa il Dio nascosto che richiede l’attraversamento della Notte, la sua distanza. Fragili istanti di Luce rivelano la vicinanza di Dio nella meravigliante pienezza del limite: esistere carne e sangue.

Risposte
Ho nel sangue un’urgenza di appartenenza che fa a pugni con la pazienza della vita.
Non trovano l’accordo, e per questo la mia carne non suona né canti funebri né inni alla gioia. È stonata la mia interiorità. Questo è il sentire che accompagna la mia esistenza che tenta il passo della chiamata che la muove, il lento cadenzare del pazientare. La vita è paziente forza di radice.
Patire l’attesa senza ipotecare il futuro. È precedenza il futuro; lo si sente di lontano, è un giungere. È precedenza il passato; lo si sente di lontano, è un raccogliersi nell’obliante memoria. Solo il presente, crogiolo dei non più e dei non ancora, è il tempo del rispondere.
Rispondere è lasciarsi cogliere, a costo di essere portati dirimpetto al proprio nulla, al divino nulla di un Dio distratto.