Rocco e le lacrime

Non lo leggerò. Non ne ho il tempo e, soprattutto, la voglia. Forse tra un paio di righe ne parlerò, ne farò un’analisi, ne commenterò i punti salienti così, senza neanche averlo preso in mano, una rapida occhiata di sfuggita. Mi rifiuto.

Tra qualche settimana magari ci vado. Non ci passo mai, quella zona della città, anche se relativamente vicino, rimane fuori dalla mia “zona di influenza”. Comunque so dov’è, cosa là si possa vedere e trovare e pure come si fa per arrivarci. È uno dei posti alla moda, da super nuovo ricco. E di nuovi ricchi nel paese di Lula ce ne sono molti. È il grande vanto del governo, oltre a centuplicare le spese militari – l’accordo con la Francia per l’acquisto di sottomarini nucleari e tutta la tecnologia che questo comporta – è pronto, nove miliardi di euro. Dunque, dicevamo che oltre a centuplicare spese militari il governo Lula produce nuovi ricchi a profusione, come mai prima d’ora si passa dalla lista dei miserabili a quella della classe media con una facilità strabiliante. La pubblicità alla televisione fa vedere una famiglia felice tipo culinobianco in cui il maritino abbraccia la mogliettina e, commosso dichiara che adesso con il “bolsa familia” possono comprare una “carninha a mais”, un po’ di carne in più. Il censimento del prossimo anno si sta preparando alla grande. Ne vedremo delle belle, si potrà dimostrare, numeri alla mano, che siamo diventati un paese finalmente urbanizzato, industrializzato, bianco e europeo in cui, per i mondiali del 2014, sarà pronto e prontissimo il trenino di alta velocità che collegherà l’asse industrial-turistico Campinas São Paulo e Rio. Urca che bello, tutti al mare, in alta velocità, tutti al mare ragazzi!

Non lo leggerò l’articolo di giornale, è domenica mattina, ore sette e mezza, mia figlia dorme ancora, mia moglie prepara il caffè. Io avrei tutto il tempo per farlo.

Il mio amico Rocco mi ha scritto una lettera stupenda. Nato e vissuto in un piccolo paesino della padania, si è piegato alla volontà della sua bella e gentile signora che quella sera, dopo aver lasciato i figli dalla nonna, ha una voglia incontenibile di mangiare un churrasco. Rocco, contadino, dalle scarpe enormi ma dal finissimo cervello, tentenna. Forse vorrebbe andare in osteria, prosciutto e melone, pane e salame e boccia di vino. Alla fine cede, viva il churrasco. Dice Rocco che i suoi dubbi non sono in relazione al tipico piatto brasiliano, ma al luogo. Recarsi nel più nuovo e lussuoso centro commerciale del suo paesello, tra luci al neon, concessionarie di macchine giapponesi, fast-food vomitevoli, lo deprime molto. Per lui, così legato alla sua terra, vederla deturpata in quel modo, vederla invasa da orde di turisti in braghette, a rinchiudersi in un centro commerciale di plastica, è realmente troppo doloroso. Ma il churrasco è buonissimo. Tanti anni fa venne in Brasile e da quel giorno Rocco, contadino che da molto ha imparato quanto sia buono il formaggio con le pere, se ne innamorò. Il churrasco di quella sera rappresenta per lui una specie di… saudade. La lettera continua descrivendo le sensazioni della carne, esaltandone la consistenza, il gusto, e di quanto sia bello ritrovare un pezzo di Brasile in un ambiente così… schifoso! Sì, dice proprio così, un ambiente orripilante, lusso da fazendeiro cafone, da bordello americano, marmi, tendaggi, vetrate, specchi, luci al neon e tavoli rococó. Rocco seduto a un tavolo rococó, e il churrasco brasiliano. Rocco si intristisce, pensa a com’era bella la sua terra con boschi e fiumi dove faceva il bagno da bambino, ricorda l’odore dell’aria e la gentilezza delle persone di una volta. Dice che oggi è cambiato tutto, anche la sua gente è irriconoscibile. Oggi, racconta, perfino le rivendicazioni operaie, le lotte sindacali, si sono ridotte a spettacoli mediatici in cui i poveri disoccupati scalano il colosseo con un cartello in mano per fare un po’ di cagnara e apparire dieci minuti alla Tv. È in crisi, Rocco. Eppure nonostante lo sconforto, il mio amico finisce con un pensiero a noi, amici lontani, un incentivo a non mollare, a continuare il nostro lavoro, dice che ognuno di noi è artefice del suo destino e che non importa saper scrivere pagine memorabili di storia, ma sì saper condividere questa storia con chi ti sta vicino, soprattutto con chi di questa storia ne è vittima.

L’articolo che non voglio leggere continua lì. Io qui e lui lì. L’articolo che non voglio leggere tratta di un argomento che con il churrasco di Rocco non ha niente a che fare o forse sì. Tratta dei disordini alla favela Heliópolis. Si dice che sia la più grande della città. Altri dicono che sia Paraisópolis. Non importa. Cento, centocinquantamila persone. Per arrivarci bisogna girare a sinistra in Estrada das Lágrimas, strada delle lacrime. Il nome perfetto per una strada di favela, estrada das lágrimas. La storia è simile a quella già raccontata e vista decine di volte. Una banda di balordi ruba una macchina e scappa, la polizia dietro, si spara. Muore una ragazza che passava di lì, diciassette anni. Lascia il marito e un figlioletto di due. La favela esplode. Sassi, barricate. Si incendiano macchie e autobus. La furia è incontenibile. Arriva il battaglione anti sommossa, si spara ancora. Due giorni di scontri. Elicotteri in volo rasente, sassi e molotov contro la forza dello Stato. La favela si arrende. Si catturano gli esaltati. Si dice che il narcotraffico abbia organizzato tutto. La famiglia della povera giovane non ne sa niente. La polizia occuperà la favela per tempo indeterminato. La ragazza morta è l’ennesima martire immolata sull’altare della pubblica sicurezza. Estradas das lágrimas.

Un mese fa, l’Orchestra Filarmonica di Israele era in tourné da queste parti. Il grande maestro Zubin Metha visitava la Favela Heliópolis. Sissignori, visitava la favela. Ma non faceva il tour della miseria. Andava ad ascoltare l’orchestra sinfonica che ha sede là ed è formata da ragazzi del posto che grazie all’intervento mecenate di… possono avere accesso alla musica. Europea, bianca ed erudita. In quella favela enorme c’è posto per tutto e per tutti, corsi di informatica, attività sportive, arte. Orde di politicanti ci bazzicano permanentemente. Quasi quasi ci cascammo pure noi: le esigenze in fatto di salute pubblica sono enormi e il posto per un gruppo come il nostro c’era eccome, il deputato invitò. Dissi no grazie. Voglio rimanere duro e puro, no grazie, niente politici e politicanti tra i piedi, io duro e puro sono, e duro e puro voglio morire.

L’articolo continua qui nel giornale spiegazzato sul tavolo. Una sbirciatina? Ma sì dai, e diamocela ‘sta sbriciatina, tanto cosa vuoi che sia. Solo al titolo però. Solo al titolo. “Gli episodi della settimana scorsa non rappresentano neanche lontanamente lo spirito di quella comunità”. Ecco. Quella comunità e il suo spirito. Orchestra filarmonica e tutto il resto. Qualche anno fa un grande architetto che passava tutti i giorni lì davanti e vedeva quelle case a pezzi, decise che era venuto il momento di…. dipingerle. Una importate ditta di vernici lo rifornì di barattoli e gli abitanti, tutti contenti, pitturarono di nuovo le facciate (le facciate!) dei loro tuguri miserabili. L’architetto esportò il suo eccezionale modello di sviluppo in tutto il mondo, la ditta di vernici aveva pubblicità praticamente gratis e le case erano verniciate di nuovo. Le case che davano sulla estrada das lágrimas. Quelle delle strade interne… va bè, non si può mica esigere tutto dalla vita. Il maestro Zubin Metha quattro anni fa, al tempo della sua prima visita, mise a disposizione dei giovani musicisti delle borse di studio. Alcuni di loro andarono in Israele, ora sono parte della rinomata orchestra. Io, duro e puro, dissi no al deputato e allo spirito di quella comunità. I sassi, le molotov, gli autobus incendiati e la ragazza ammazzata dalla polizia che continua ad entrare nelle favelas sparando a zero non hanno niente a che vedere con lo spirito di quella comunità, vanto di ogni amministrazione comunale che ne mostra l’orchestra, le facciate dipinte, i corsi di informatica e di ginnastica a tutto il Paese. Zubin Metha ci va sempre. Io no.

Dicevo che tra qualche settimana ci vado. Nella zona da nuovi ricchi, da super nuovi ricchi, inaugurano un nuovo centro commerciale. In stile neoclassico! Rocco, Rocco, ma ci pensi! In stile neoclassico, guarda che bello, che marmi, che tendaggi, che colonne da bordello americano. Vieni Rocco, andiamoci insieme. Dicono che là si potrà anche mangiare il più buon churrasco della città. Forse ci sarà l’architetto che ha dipinto la favela, magari ci va anche il grande maestro, certamente ci sarà il deputato a cui ho detto di no. Sai che bello, Rocco, dai smettila, cosa sono queste lacrime, ma cosa piangi, smettila, vieni che se magna!