“Sicurezza con cittadinanza” in Brasile

Quando si parla di “sicurezza” spesso la si considera un qualcosa a sé, nei discorsi politici spesso diventa “la sicurezza”, dimenticando che tutto va verificato nel contesto in cui si applica. Certo, la sicurezza è un valore del vivere bene, anzi del vivere sociale, dello stare insieme nel rispetto reciproco. Tuttavia, quando diventa un valore assoluto, la sicurezza può trasformarsi in occasioni di illibertà e in restrizioni imposte in suo nome.

Per questo, la Prima Conferenza di Sicurezza Pubblica svoltasi a fine agosto a Brasilia è stata un momento importante di avvio della tematica della sicurezza legata però al concetto e alla pratica di cittadinanza, in un paese come il Brasile che certo ha moltissimi problemi di sicurezza: dalle frontiere amazzoniche ai mari, dalle favelas di Rio de Janeiro ancora in mano ai narcotrafficanti, alla violenza comune.

Vale la pena renderne conto, anche perché è passata piuttosto sotto silenzio sulla stampa, in particolare italiana, per due motivi: il primo perché, in tappe successive, ha coinvolto oltre centomila persone, il secondo per il modo in cui è stata organizzata, a testimonianza del fatto che la democrazia non è un sentimento, ma una costruzione di processi decisionali che pretendono attenzione e meticolosità.

Nel caso i dati nel riquadro sono indicativi per capire il livello di coinvolgimento e di preparazione alla Conferenza, durato quasi un anno:

Persone coinvolte nel processo preparatorio: 521.401

Partecipanti a tutte le tappe del processo: 222.335

Partecipanti via web (da febbraio a giugno 2009): 256.598

Comuni partecipanti ufficialmente: 514

Attività e iniziative varie con partecipanti: 42.468

Conferenze preparatorie in tutti e 27 gli Stati con partecipanti: 17.439

Conferenze nelle municipalità con potere elettivo alla Conferenza Nazionale: 126 con 25.645 partecipanti

Conferenze nelle municipalità a scopo preparatorio generale: 140 con 19.006 partecipanti

Conferenza libere (che si sono aggiunte al progetto ministeriale, per esempio su richiesta di scuole, associazioni ecc.): 1.140 con 66.847 partecipanti

Seminati tematici: 13 con 3.270 partecipanti

Progetti speciali (per esempio, formazioni di personale di polizia o educazione alla cittadinanza in un quartiere): 24.108 partecipanti

Consulte speciali per personale di polizia: 64.137 partecipanti

La Conferenza, con questo ampio programma partecipativo è stata voluta dal Ministro della Giustizia Tarso Genro, in conclusione di mandato, visto che sarà candidato a governatore di Rio Grande do Sul per le prossime elezioni dell’ottobre 2010. Tarso ha detto, fra l’altro, “Dobbiamo avere piena consapevolezza che per il futuro un vero progetto democratico deve basarsi sui principi costituzionali. Una politica di sicurezza pubblica deve essere compatibile con la democrazia che non è una mera forma, bensì sostanza della vita quotidiana di ogni brasiliano”.

Anche il presidente Lula ha sostenuto con passione questa iniziativa, come ha ribadito egli stesso nell’intervento di apertura, in cui ha sottolineato con enfasi che la sicurezza è un problema di tutti, dal Presidente della Repubblica all’ultimo cittadino dello Stato brasiliano: un limpido appello al senso di responsabilità in vista di una cittadinanza praticata quotidianamente. Il senso di responsabilità individuale sarà, infatti, una costante dei discorsi e delle finalità della Conferenza per tutti e tre i giorni di lavoro.

Le sue sfide erano molte. Ne ricordiamo due in particolare. La prima era e resta quella di cambiare ruolo alle forze di polizia, da repressivo al servizio della società, e per questo bisognoso di formazione e interazione con la società civile in vista del ridefinire i ruoli delle varie figure dei corpi della sicurezza di stato. La seconda era la volontà di far incontrare persone e professioni che non si incontrano mai o che se ciò accade, avviene in modo conflittuale, come per esempio l’incontro fra un agente di polizia e un cittadino qualsiasi colto a infrangere la legge.

Questo incontro è davvero avvenuto, cambiando profondamente la percezione degli uni verso gli altri. Chi scrive ha assistito a tre pomeriggi di lavoro di gruppo in cui poliziotti e carcerati raccontavano le loro storie e le loro vicende, gli uni obbligati ad ascoltare gli altri, in presenza di altre componenti della società civile e anche, come nel mio caso, di osservatori stranieri. L’inizio certo non è stato facile, ma con il passare delle ore, la curiosità e l’interesse sono aumentati e molte storie dell’una (polizia) o dell’altra (carcerati) parte hanno imposto il silenzio con racconti densi di complessità.

Gli obiettivi della Conferenza erano una decina, riuniti poi in sette assi tematici. Fra i principali: rafforzare il concetto di sicurezza come diritto umano; stabilire le priorità nell’azione politica del Ministero della Giustizia; individuare strumenti e sedi di cooperazione fra istituzioni e società civile (non dimentichiamo che il Brasile è grande 18 volte l’Italia e 190 milioni di abitanti); individuare percorsi di professionalizzazione dei lavoratori della Forza Pubblica affinché venga garantita “sicurezza con cittadinanza”, come recita il sottotitolo della Conferenza stessa: avviare progetti di educazione alla non violenza ecc.

Gli “Assi” tematici sono: gestione democratica, coordinamento e federalismo; finanziamento e gestione pubblica della sicurezza; valorizzazione professionale e miglioramento delle condizioni di lavoro; repressione della criminalità; prevenzione sociale dei crimini e costruzione di una cultura di pace; linee di gestione del sistema penitenziario e infine sistema di prevenzione per calamità ed emergenze.

Entriamo ora nel dettaglio della metodologia organizzativa che non è mai stata disgiunta dai contenuti tematici. Nel nostro racconto, dunque,

procederemo come di fatto è avvenuto nella preparazione della Conferenza. I sette assi proposti alla Conferenza di Brasilia sono stati scelti dalla consultazione nelle Conferenze precedenti che a loro volta hanno dimostrato più interesse intorno a due assi arrivati, possiamo dire, al gran finale: la prevenzione sociale al crimine e la valorizzazione professionale di chi lavora nella Sicurezza Pubblica.

I partecipanti alla Conferenza nazionale sono stati eletti dalle singole Conferenze statali e comunali, alle quali hanno partecipato liberamente in parti uguali cittadini (animatori di comunità, leader sindacali, amministratori, gente comune, responsabili di associazioni, ong ecc.) e professionisti della pubblica sicurezza (poliziotti di ogni grado, statali, federali ecc. e vigili del fuoco che in Brasile fanno parte di tale settore). Fra l’altro, i “movimenti” presenti con un loro rappresentante a Brasilia sono stati ben 167, compresi donne, movimenti “neri”, di strada, gruppi di Pastorali religiose ecc. Gli Osservatori internazionali invitati dal Ministero Giustizia sono stati 28 sia dall’America latina che dall’Europa, dall’Italia la sottoscritta.

Ogni Asse, suddiviso a sua volta in Linee Direttrici, è stato discusso nei gruppi di lavoro a ogni Conferenza fino alla Generale di Brasilia dove ogni partecipante era tenuto a studiare il funzionamento partecipativo e i momenti della votazione. Non si è trattato di pura formalità: queste scelte finali hanno valore vincolante per la politica del Ministero per cui ognuno sapeva che il suo voto, la sua decisione, il suo contributo non andava perso: contava davvero!

I vari temi non erano dunque lasciati alla genericità, bensì trasformati in una serie, diciamo così, di affermazioni, che, messe a loro volta in discussione, dovevano “alimentare” l’Asse qualificato secondo le “direttrici” più sostenute. Ogni partecipante era fornito di un Quaderno delle Proposte con tutti i dettagli di Assi e Direttrici, quindi in grado di agevolmente sapere e consultare ciò che, da un lato era già successo (verbali e sintesi delle Conferenze statali) e dall’altro cosa avrebbe potuto analizzare di nuovo.

Alla fine il risultato è stato un documento finale “costruito” davvero da migliaia di mani e letto e controllato da migliaia di occhi: un esempio di testo collettivo che è costato fatica e anche “perdita” di tempo, ma che è cresciuto con le consapevolezze dei delegati alla Conferenza, a loro volta espressione già di altri momenti come quello.

Parallelamente alla Conferenza vera e propria si sono svolte iniziative di animazione e una mostra con l’esposizione di varie iniziative di recupero sociale, come Fazer do limão uma limonada, proposta dal Progetto Costurando a Libertade del Paraná dove trenta donne hanno ricevuto una formazione professionale di alta moda per nove mesi e hanno preparato una sfilata, con 40 modelli da loro preparati, di fronte a un pubblico di 600 persone prima al Museo Niemayer di Curitiba e poi a Brasilia. Oppure sono andati in scena gruppi teatrali di ex detenuti, come quello dello Stato di Roraima, che ha fatto rivivere al pubblico situazioni di violenza da loro vissuta e ripensata con soluzioni ai conflitti non violente.

Insomma, questa Prima Conferenza sulla Sicurezza con Cittadinanza svoltasi a Brasilia è stata una tappa di percorso per una giustizia al servizio del cittadino che il Brasile sta costruendo nei due mandati del presidente Lula e sulla quale torneremo con altre puntate perché vale la pena conoscere lo sforzo (non solo del Brasile) che sta facendo l’America latina per ripensare lo stato, i suoi apparati e anche la cultura di pace dopo le dittature. Le società, specie nelle sue rappresentanze più sensibili o che più hanno pagato il prezzo della repressione autoritaria, sono fortemente impegnate nella demilitarizzazione delle società, a più livelli, da quello istituzionale al piano culturale. Cogliere queste dimensioni può essere utile anche all’Italia e all’Europa.

(continua)