Sierra Leone: i bambini torneranno a giocare?

Curare un bambino significa curare la società. La guerra non ha colore e non risparmia nessuno: è sempre assurda, ed è il risultato di una società profondamente ingiusta. Un bambino ferito significa una società ferita. Curare un bambino significa curare la società. La guerra non ha colore e non risparmia nessuno: è sempre assurda, ed è il risultato di una società profondamente ingiusta. Un governo che delude il suo popolo, specialmente i giovani, crea le condizioni favorevoli ai conflitti. Un Paese ricco con la popolazione che vive in povertà è fonte di intabilità. Lo sfruttamento continuo delle risorse di un popolo da parte di Paesi stranieri può causare una guerra civile: tutto questo è successo in Sierra Leone.
   La guerra in Sierra Leone non è una guerra tribale, ne’ religiosa, ne’ regionale: è una guerra economico-politica causata dalla cattiva gestione delle risorse naturali del Paese: i diamanti migliori, montagne di oro, di ferro, bauxite, petrolio, ma anche legno pregiato, caffè, cacao… È un conflitto di interessi locali, ma soprattutto internazionali, legati allo sfruttamento di queste risorse.
   Prima di entrare nel tema vorrei presentarvi brevemente la storia del mio Paese. Penso sia utile perché molti di voi non sanno neppure in che parte dell’Africa si trova la Sierra Leone. Ciò per colmare il vuoto d’informazione dei mass media occidentali e in particolare, mi dispiace dirlo, quelli italiani, su quello che accade in Africa. Per i mass media occidentali l’Africa Nera è un continente di grandi conflitti, di miseria, di carestia, di malattie, di corruzione. È vero, ma l’Africa non è solo questo. La Sierra Leone ne è un esempio.

   La Sierra Leone si trova sulla costa occidentale dell’Africa, vicino alla Liberia. Scoperta dal portoghese Pedro da Cintra nel 1460 e fu chiamata Sierra Loã che significa "Montagna di leoni"; il nome fu poi italianizzato in Sierra Leone da un navigatore veneziano al servizio del Portogallo.
Nel 1787, dopo l’abolizione della schiavitù, la capitale Freetowm venne denominata Colonia Centro di Rientro in Africa degli ex-Schiavi, e il suo nome diventa simbolo di libertà.
Nel 1808 il Paese viene conquistato dagli Inglesi e diventa una colonia inglese.
Nel 1827 Freetown diventa la prima sede di Università in Africa Nera, e fino al 1975 è soprannominata "l’ Atene dell’Africa".
Nel 1961 ottiene l’indipendenza ed è il primo Paese africano ad adottare un sistema democratico multipartitico.
Nel 1971 diventa una Repubblica parlamentare. Ma nel 1978 il governo decide di adottare un sistema politico basato sul partito unico.
Fino al 1975, per le sue bellezze naturali: farfalle, scimmie, uccelli unici al mondo, il Paese era il principale centro turistico dell’Africa occidentale.
Nel 1991 iniziò la guerra civile che continua ancor oggi.
Ma la popolazione non rimase inerme, e nel 1997 dimostrò un alto senso civico scioperando per sette mesi contro i golpisti e dando all’Africa il primo esempio di resistenza non-violenta.
Nello stesso anno, il Governo e i Ribelli firmarono un accordo di pace che prevedeva l’amnistia per tutti i ribelli, oltre alla possibilità di entrare al Governo. Il loro capo divenne vice-presidente.

   Da dove è entrata la guerra?
La guerra è entrata dalla Liberia, per due fattori:
a) il leader dei ribelli liberiani voleva punire il governo dela Sierra Leone per essersi rifiutato di concedere loro il territorio come base di attacco contro il governo liberiano di allora e per aver aderito alla forza multiregionale di pace ECOMOG, guidata dai Nigeriani, che cercava di contrastare il loro arrivo al potere;
b) tra i ribelli facevano parte un gruppo di Sierraleonesi addestrato in Libia con lo scopo di rovesciare i governi della Liberia e della Sierra Leone.

   Quali fattori hanno consentito il successo iniziale dei ribelli?
Il crollo dell’economia sierraleonese verso la fine degli anni’70, con il conseguente crollo delle strutture sociali ed amministrative degli anni ’80; la debolezza di un governo corrotto e incompetente; le divisioni all’interno del governo e dell’esercito; il peso del debito estero, il crollo del prezzo delle materie prime nel mercato mondiale e la condizione imposta dalle istituzioni internazionali, tali da schiacciare il Paese; La filosofia iniziale dei Ribelli che era "Noi combattiamo contro la corruzione, lo sfruttamento del Paese e l’incompetenza del Governo", ma in realtà essi non hanno mai avuto una ideologia, un programma definito, come una struttura ben organizzata, però i loro slogan facevano colpo sulle persone insoddisfatte, in particolare i giovani senza lavoro e futuro; gli appoggi internazionali ai ribelli sia economici che militari, hanno consentito loro il successo iniziale.

   Chi ha appoggiato le parti in guerra?
Il Governo è sostenuto in nome della democrazia dalla ECOMOG, Gran Bretagna, Stati Uniti d’America, Canada e India.
I Ribelli sono sostenuti da Francia, Ucraina, Libia, Liberia, Burkina Faso, Costa d’Avorio e da alcuni commercianti libanesi e israeliani.
Una parte delle armi, come testimoniano i missionari italiani, provengono dall’Italia e dall’Ucraina. È chiaro che il coinvolgimento di queste forze è dettato da forti interessi economici.

   Qual’è il ruolo dei bambini in questa guerra?
Ovviamente, il loro ruolo è quello di combattenti. Perché i bambini?
Fa parte della politica dei Ribelli, i bambini sono ubbidienti e coraggiosi e non hanno paura, basta addestrarli bene e riempirli di droga all’occorrenza; i bambini in Sierra Leone non hanno alcuna forma di protezione e spesso sono presi con la forza, di fatto rapiti nei villaggi dalle truppe che arrivano dall’una o dall’altra parte; a volte sono i bambini stessi che chiedono d’essere arruolati, perché stare con uno dei due eserciti è l’unico modo per sollevarsi dalla fame.

   Quali sono le conseguenze della loro presenza nella guerra?
La guerra ha tolto loro l’infanzia e li ha fatti maturare presto, troppo presto; il conflitto determina la loro separazione dai familiari; i familiari e la comunità rifiutano la loro reintegrazione accusandoli di essersi macchiati di crudeltà e violenze inaudite; rimangono psicologicamente disorientati e hanno perso il senso del rispetto delle persone, delle cose e delle tradizioni; centinaia di loro sono stati mutilati.

   I bambini in Sierra Leone torneranno a giocare?
Direi che è possibile, ma non so quando e se torneranno a giocare come bambini o come adulti. Proprio perché essendo il Paese adesso in coma, è difficile fare una previsione. Penso che torneranno a giocare a queste condizioni: che finisca la guerra e ci sia la pace e la riconciliazione fra le parti; che ci sia un Governo onesto e serio che abbia un programma di sviluppo solido, basato su investimenti massicci nel campo dell’educazione e dell’istruzione mentale e fisica; che la Comunità internazionale tolga i debiti e favorisca lo sviluppo; che la Chiesa cattolica che ha dimostrato coraggio e coerenza faccia crescere assieme alle altre religioni i valori umani fondamentali.
Comunque non sarà facile, perché qualsiasi Governo, dopo la fine della guerra, dovrà affrontare e risolvere grandi problemi, la ripresa economica, la ricostruzione, la cura e il recupero di migliaia di mutilati, il pagamento dei debiti esteri, il pagamento e l’indennizzo dei soldati mercenari ecc…

   Mi chiedete se ho ancora speranza per il mio Paese e per tutta l’Africa?
Si, ho ancora speranza. Infatti vedo tutte queste crisi come un momento di grande rivoluzione in Africa. Ad esempio, la speranza di un Paese è nelle nascite e nel mio Paese sono in aumento. Spero che questi bambini crescano nell’amore e nella stabilità della loro terra.
Infatti se l’uomo impara ad odiare, può anche imparare ad amare. Credo che ogni persona normale cerchi sempre di migliorare la sua condizione di vita. Questi segnali in Africa ci sono. Nonostante tutto la popolazione africana non solo continua a vivere in mezzo a tutte queste difficoltà, ma cresce. Questa è la speranza dell’Africa: la popolazione non muore, continua a vivere, a crescere.
La maggioranza degli Stati africani vivono in pace, hanno governi democratici, anche se fragili; le econommie continuano a crescere lentamente, anche se restano terribilmente condizionate dalla schiavitù dei potenti del mondo. E nonostante il selvaggio sfruttamento delle risorse locali da parte del mondo occidentale, rimangono ancora cospique risorse naturali. Le strutture sociali come le scuole, gli ospedali, le strade sono più che triplicate dall’epoca del colonialismo.
C’è infine da parte della gente una forte esigenza di moralità sia nella politica che nelle istituzioni in generale. L’indole africana è per natura espansiva, pronta a incontrarsi facilmente con altre culture. Per esempio, il numero di abbonati ad Internet sta aumentando. Vedete? ci sono ancora, tutto sommato, diverse speranze. Se chiedete a un bimbo del mio Paese cosa vorrebbe fare da grande, vi risponderà."Vorrei tanto studiare!"
La Storia sarà giudice del destino dell’Africa. L’Africa che oggi è emarginata dal mondo potente, sarà l’eletta di domani.

Intervento alla festa di Macondo del 28 maggio 2000.