Soli

A volte mi viene da pensare alla paura, al senso di abbandono, allo scoramento totale che devono aver provato quando il Maestro morì. Loro però per lo meno lo avevano visto, ci avevano mangiato insieme, riso insieme, avevano camminato insieme per le strade del mondo. Lo avevano toccato, e sentito parlare, loro sapevano. E anche così, ebbero paura. Chiusi in una stanza ad aspettare un segno, un qualcosa che mettesse fine a quell’angoscia asfissiante. Era morto. E adesso? Che facciamo? Dove andiamo? Che ne sarà di noi?
Il Maestro se ne era andato. Era rimasto appeso al legno il tempo sufficiente perché tutti lo vedessero bene: una massa deformata di sangue e piaghe.
Conselheiro Furtado è il nome di una strada. Comincia nel piazzale dietro la cattedrale e si inoltra nel quartiere Liberdade, Libertà. Mi si permetta la bestemmia, ma lì in quella strada, il Maestro non è mai passato. In quella strada il Maestro non è mai esistito.
Bambine, sono bambine. Dieci, undici, dodici anni. Sbucano nella notte dai portoni fatiscenti dei cortiços, le abitazioni collettive e si piazzano lungo il marciapiede. Le macchine si fermano, in una fila impaziente. Gli spacciatori insistono: ne vuoi una vergine? Ti va bene quella? Per dieci reais la bambina sale in macchina. Non c’è neanche bisogno di fermarsi all’angolo, basta rallentare un po’. Ecco fatto. Dieci reais, una pietra di crack. Nude o vestite di stracci luridi sfogano le loro allucinazioni sui bidoni della spazzatura in cerca di residui di droga da fumare: arriva un’altra macchina, lo spacciatore urla, chiama la bambina, eccola di corsa. Dieci reais, un’altra pietra.
E così tutte le notti.
Anche oggi i Suoi amici si sono nascosti. E anche noi mentre lo torturano cerchiamo il buio, facciamo il buio per nasconderci. Ormai siamo completamente soli.

Non andartene, Signore
Non partire
Guarda
Sono bambine
Stracci

È tardi, Signore, notte
La solitudine è un pozzo di disperazione
Di dieci reais
Sono così piccole, magre
Occhi a palla, piedi sporchi
Guarda le piaghe, le ferite
Ascolta le grida allucinate
Nude in mezzo alla strada
Bestie dimenticate
La macchina in movimento e loro…
Non piangere, Signore
Non andartene, Signore
Rimani, resta qui
Foglie
Goccie di nulla
Siamo gocce di nulla, Signore
Siamo vinti
Distrutti
Massacrati
Dalle nostre stesse mani
Per paura

La intollerabile solitudine, Signore
È una strada di cenere e polvere
È la bambina di vento e lacrime
Liquefatta nuda nel fumo del crack
Ingoiato dall’oscurità dell’abisso
Fino alle braccia della morte
È il dolore urlato nei gesti di ombra
Dagli occhi ormai spenti
È il gelo dell’anima rannicchiata
Negli anfratti del corpo

La Tua assenza in me
è pietra impossibile
Resta con me, Signore
È già notte
E anch’io ho paura

São Paulo, Brasil, Settimana Santa 2009
Edith Moniz
Paolo D’Aprile

Não vá, Senhor,
Não vá embora
Olha Senhor
São meninas
Trapos

É tarde, Senhor, noite
A solidão é um poço de desespero
De dez reais
são tão pequenas, magras
Olhos saltados, pés sujos
Olha as chagas, as feridas
Escuta os gritos alucinados
Nuas no meio da estrada
Bichos esquecidos
O carro andando e elas…
Não chora, Senhor,
Não vá, Senhor,
Fique, fique aqui

Folhas
Gotas de nada
Somos gotas de nada, Senhor,
Somos vencidos
Arrasados
Aniquilados
Pelas nossas próprias mãos
Por medo

A intolerável solidão, Senhor
É rua de cinzas e pó
É a nudez da menina de vento e lágrimas
Derretida no fumo do crack
Tragado pela escuridão do abismo
Até os braços da morte
É a dor gritada nos gestos sombrios
Dos olhos apagados
É o gelo da alma aninhada
Nos rincões do corpo

A Sua ausência em mim
é pedra impossível
Fica comigo Senhor
Já é noite
E eu também estou com medo