Sorsi e risorsi

“La tradizione degli oppressi ci insegna che lo "stato di emergenza" in cui viviamo è la regola” (Walter Benjamin)

 Senza una briciola di voglia mi siedo davanti al foglio bianco. Passato il carnevale, le notizie degne di nota scarseggiano assai. La noia, l’assuefazione a tutto, il tira a campare generalizzato avvolge anche me in queste giornate di fine estate tropicale tra il caldo perenne e i temporali pomeridiani che puntualmente allagano mezza città. Sbuffando e ciabattando, nullafacente e perdigiorno, tolgo la camicia sudata e rimango a torso nudo. Non c’è nessuno… apro una lattina di birra. Se mi vedesse mia figlia verrei immediatamente giudicato e condannato con una di quelle occhiate di cui solo una ragazza di sedici anni (e mezzo!) è capace.  Si parlava, dunque, di noia, assuefazione… c’è chi ha paragonato questa situazione attuale ad una specie di apocalisse permanente in cui il tedio della normalità del quotidiano abbraccia gelatinosamente ogni cosa che gli venga a tiro. L’apocalisse stabile. La catastrofe definitiva. Forse la banalità del male di cui parla Hannah Arendt è proprio questa. Quando la realtà ruba alla più spietata fantasia la capacità di realizzare l’inimmaginabile, vuol dire che dobbiamo realmente star pronti a tutto.
Primo sorso. Gelata. Forse dovrei parlare della ennesima riunione del Conseg, il consiglio municipale di pubblica sicurezza. Con i tempi che corrono, signora mia, la sicurezza non è mai troppa. E poi ha visto quanta gente nullafacente e perdigiorno ubriaca di birra se ne va a zonzo per le strade? Sì, proprio loro, i moradores de rua, gli uomini di strada. Non ha letto i risultati dell’ultimo censimento del comune? Fino a qualche tempo fa erano dodicimila. Oggi siamo a quota quindici. Quindicimila o forse più. No, cara signora, non è la crisi, non sono i licenziamenti in massa. Morador de rua lo nasci, non lo diventi mica. Il Presidente Luletto qualche mese fa disse che la crisi era un problema degli americani e che da noi aveva l’effetto di una semplice “marola”, una maretta, piccole onde mosse dalla brezza. E allora non è colpa della crisi. Vagabundos ecco, vagabundos, fannulloni, moradores de rua protagonisti della violenza iscritta nella normalità del quotidiano sociale di una città che non li vuole. E non vogliono metterselo in testa!
Secondo sorso. Fredda. Il nuovo segretario municipale di pubblica sicurezza ha un curricolo invidiabile, cariche pubbliche a non finire, l’ultima era quella di Segretario di Stato per l’Assistenza e lo Sviluppo Sociale. Urca! Oggi me lo trovo bello e pronto a capo della pubblica sicurezza municipale. Giusto. Una cosa tira l’altra: i problemi dello sviluppo sociale e la pubblica sicurezza vanno a braccetto in qualunque parte del mondo, signora mia. Ascoltiamolo: “Tra le nostre priorità c’è quella di proteggere le persone em situação de rua (in situazione di strada) e appoggiare la Difesa Civile nella prevenzione e nella rimozione delle abitazioni e delle persone in situazione di rischio”. Forse è per questo motivo che vogliono demolire il palazzo San Vito e farci um bel parcheggio. Ci abitavano quasi seimila persone. Negli anni cinquanta era il palazzo simbolo della crescita economica della città, oggi della sua decadenza. La così chiamata “riqualificazione urbana” del quartiere soprannominato crackolandia, la terra del crack, che prevedeva incentivi fiscali alle imprese che là si fossero installate dopo i colossali lavori di demolizione degli ultimi due anni, è miseramente fallito. L’interesse e la speculazione immobiliare hanno traslocato nel quartiere del Brás, dove sorge l’edificio San Vito, ha capito signora? Solo che stavolta senza tanta pubblicità, senza le deportazioni in massa dei miserabili davanti alle telecamere. Adesso hanno imparato la lezione, in silenzio, una botta qua e una là, radono al suolo interi isolati di uno dei quartieri storici della città. In progetto ci sono i soliti centri culturali, commerciali e enormi parcheggi. E la gente? Chemme, Chissene, Checcene! La gente, che si arrangi. Tanto ormai ha visto come funzionano i programmi di abitazione popolare. È meglio costruirsi una baracca sotto il prossimo ponte che aspettare l’intervento ufficiale dei vari governi. Decenni di attesa precaria riescono a spezzare le speranze anche del popolo più paziente sulla faccia della terra, quel popolo che tutto sopporta e che nell’attesa è capace di ballarci pure su, signora.
Terzo sorso, freschetta. Prima c’era scritto Banco di Boston. Adesso sulla maglietta ci si legge Petrobras. È cambiato lo sponsor. La crisi, cara signora, la crisi. Meglio fare tutto in casa. Otto milioni all’anno, dava il Banco di Boston. Ignoro quanti ne dia la Petrobras. Meno, senz’altro molto meno. Ma anche cosi sarà un gruzzoletto non da poco, soldini che si possono detrarre delle tasse e poi ci si guadagna in pubblicità dieci volte tanto. Petrobras, una delle più grandi imprese petrolifere del mondo, quella che ha trovato um enorme giacimento davanti alle nostre spiagge e ha regalato al governo di Luletto l’autosufficienza petrolifera (il fatto che poi mandiamo il petrolio all’estero per la raffinazione e lo ricompriamo a prezzo di… petrolio da quei paesi lì… quelli industrializzati… mica quelli come noi “in via di”… quelli lì sviluppati lo sono da un pezzo… mica come noi che c’abbiamo quindicimila moradores nullafacenti, perdigiorno, a torso nudo, ubriachi di birra; il fatto che ricompriamo quello che era nostro, non c’entra niente). La maglietta della benemerita associazione c’ha scritto Petrobras. Lavorano in tandem con la Guardia Municipal del nuovo segretario di pubblica sicurezza che l’altro giorno era alla riunione del Conseg di cui non volevo parlare. Quelli della benemerita associazione si siedono sul muretto vicino ai meninos de rua – che per adesso sono solo bambini e ragazzi, tra qualche anno, se riescono a sopravvivere, diventeranno moradores a tutti gli effetti – sotto gli occhi della Guardia Municipal e cercano di convincerli, drogati ubriachi a torso nudo, di lasciare questa vita maledetta e seguirli verso la loro sede costruita in una fruttuosa collaborazione tra l’iniziativa privata e quella pubblica, che così si deve fare e così è il futuro del mondo: pubblico e privato a camminare insieme, non lo vede cara signora che anche Obama dà i milioni alle banche? Noi lo facciamo da anni con il Proer – Programa de Estímulo à Reestruturação e ao Fortalecimento do Sistema Financeiro Nacional (programma di stimolo alla ricostruzione e al rinforzo del sistema finanziario nazionale) che ai bei tempi arrivò a trasferire fino al 12% del prodotto interno lordo alle istituzione bancarie private fallite. Lo vede, signora mia, l’associazione benemerita lavora con la Guardia Municipale e i soldi della Petrobras (che fino ad oggi è ancora pubblica) per aiutare i futuri moradores. A proposito… lo sa quanti bambini sono scomparsi a San Paolo, l’anno scorso? Lo sa, signora? Glielo dico io: 1800. Mille e ottocento. Ieri hanno fatto pure una cerimonia in piazza, hanno illuminato la cattedrale per chiamare l’attenzione delle autorità che del resto sono già attentissime a lavorare con la benemerita assiciazione sponsorizzata dalla Petrobras per risolvere il problema. 1800 bambini scomparsi, spariti, volatilizzati, evaporati, esposti per sempre alla crudeltà della“nuda vita”. In città. E dove sono andati a finire? Che fine hanno fatto? Bè alcuni sono scappati di casa, altri sono morti ammazzatti, altri ancora… Chissene Checcene Chemme. Non son mica affari miei. Se poi ognuno si facesse i fatti suoi… quando c’era lui…  cosa vuole, oggi con tutti sti moradores in giro c’è d’aver paura.
Ultimo sorso. Ormai calda. Vede, cara signora, sono i corsi e i ricorsi… no, sono i sorsi e i risorsi della storia, cosa ci vuol fare?  Oggi a me domani a te… però un caldo così è da un pezzo che non veniva… prenda l’ombrello che tra un po’ viene a piovere… e saluti a casa…