Stiamo vivendo i giorni cattivi

Alla festa di Macondo, a fine maggio scorso, molti mi hanno detto che non sono più in forma come una volta, ed io ho risposto che ho 72 anni e forse anche io sto vivendo “giorni cattivi”. Che cosa intendo per giorni cattivi?

L’affermazione i giorni cattivi è un’espressione della Bibbia, e indica i tempi privi della parola da parte di Dio o da parte dei suoi profeti. Sono giorni maledetti. Dice il versetto 18,29 dei Proverbi: “Senza la Rivelazione, senza i profeti il popolo si corrompe”. E la comunità si scioglie.

San Paolo, nella lettera agli Efesini, diceva: “comportatevi non da stolti ma da uomini saggi, approfittando del tempo presente perché i giorni sono cattivi”.

Partendo da queste citazioni, ora voglio scendere nel pratico.

Perché l’affermazione giorni cattivi? Perché senza una parola da parte di Dio e senza una parola da parte del suo profeta, i giorni sono privi di parole sensate, umane, vere, autentiche. E dobbiamo star bene attenti a usare le parole sensate perché, nei giorni cattivi, vengono mescolate e triturate assieme alle parole insensate, e quindi non potranno più essere recuperate nei giorni migliori.

Stiamo usando la parola solidarietà, la parola politica, la parola comunione, la parola onestà dentro a parole insensate, così facendo le parole sensate vengono offese, e non potremo recuperarle per i giorni migliori.

Dice il Qoelet: “Ci sono tempi in cui si deve star zitti e ci sono tempi in cui occorre gridare”. Io sono del parere che occorre star zitti in questo tempo, perché non posso confondermi con il cardinal Bertone che va alla ‘Perdonanza’ con Berlusconi, e ne stravolge il senso. La Perdonanza è un rito che ha un valore sensato se si rispettano i termini del perdono. Ma diviene parola insensata quando serve solo a dare immagine religiosa ai potenti.

Ma occorre gridare quando c’è l’ingiustizia e sul decreto del 2 luglio (che contempla il reato di clandestinità) non si è gridato!

Sempre dalla lettera agli Efesini si evince che “le risposte sono difficili da dare, ma la dignità dell’uomo non è nella risposta ma nella domanda”.

Se io ascolto, nel momento in cui ricevo una domanda mi metto in relazione con quella realtà o con quella persona. È nella relazione che nasce la capacità di fare qualcosa e di costruire qualcosa.

Osserviamo il mondo attorno e vediamo che i ragazzi sono inquieti, i bambini sono intrattabili, allora ascoltiamo la domanda “perché sono intrattabili? perché sono inquieti?”, solo in quel momento ci mettiamo in rapporto col bambino, e non perché abbiamo studiato psicologia.

La dignità dell’uomo non è nella risposta ma nella domanda, cioè la dignità si manifesta quando ci mettiamo in ascolto, quando stabiliamo una relazione. L’Italia sta ascoltando quello che sta succedendo?

Il declino della Sapienza.

Spesso pensiamo che quello che ci serve sia la tecnologia, l’efficienza, l’intelligenza. Siamo legati all’intelligenza efficiente, tanto che per vivere in tranquillità affermiamo che non c’è altra strada che armarsi contro i nemici. É un’idea intelligente, non è un’idea stupida, che però ci ha condotti al limite della stupidità estrema (armi nucleari, scudo stellare, armi chimiche, ecc) , in quanto è un’intelligenza avulsa dalla Sapienza. Quando ammazzo un uomo non ascolto la domanda e non ascoltando la domanda non gli do la dignità di uomo. L’aiuto ai bambini poveri non deve partire dalla commozione, ma dalla domanda che il bambino povero ti fa, ovvero quando manifesta la sua dignità; la dignità non risiede nella risposta che gli dai, ma nella relazione che instauri. La relazione non sta nel “quanto fai”, perché se così fosse chi ha tanti soldi fa tanto del bene e crea una relazione, ma è una relazione di sudditanza e non di parità, è una relazione falsa in quanto non riconosce la dignità.

Sono giorni cattivi perché non ascoltiamo la parola di Dio e dei suoi profeti. I profeti possono essere maschi o femmine, cattolici o buddisti. Se non siamo convinti di questo sbagliamo, non sappiamo leggere il Vangelo. Gesù non è venuto a creare una Chiesa o a fondare una religione, ma a predicare il suo Regno, la sua Giustizia.

Il Regno della Giustizia non è detto che nasca dalla Chiesa, ma nasce là dove c’è l’accettazione di una domanda. La dignità umana consiste nel dare un nome e dare significato al nome che c’è dietro quel volto.

La politica.

La parola politica crea un atteggiamento di sfiducia in Italia, di profondo disgusto e disprezzo. E bisognerebbe capirne le cause ovvero dovremmo ascoltare la domanda, invece andiamo a cercare subito la risposta e fondiamo un partito.

E torniamo al tema che è ancora tra Sapienza e insipienza. La Sapienza non è data dall’intelligenza. Abbiamo detto poco fa che l’intelligenza ci arma. È la Sapienza che guida l’umanità e non l’intelligenza da sola. L’intelligenza da sola è quella di Satana, Satana ha solo l’intelligenza e non ha il movimento del cuore, il movimento amoroso e misericordioso. L’intelligenza efficiente se non è legata al cuore, alla comunione, all’ascolto diventa stoltezza.

La politica, per come l’ho concepita io, è sempre un insieme di radicalismo ideale e allo stesso tempo una realistica soluzione dei problemi che si presentano nella vita quotidiana. Queste componenti non possono essere scisse; oggi viviamo una politica fatta di chiacchiere perché manca il realismo e anche il radicalismo ideale. Il radicalismo ideale è sempre una componente di condivisione dei valori.

Ho notato che i campi scuola sindacali e parrocchiali, non sono centrati sulla relazione, sulla scoperta dell’altro, sull’entrare in rapporto con l’altro. Le parrocchie operano per far diventare il giovane un buon ragazzo o un buon cittadino che una volta formato si apre all’impegno. Anche nel sindacato si stenta a mettere in atto la relazione, perché il sindacato ha bisogno di efficienza, l’efficienza ti offre persone in grado di darti una competenza, mentre la relazione è efficacia. La formazione deve nascere nell’efficacia, che crea dubbi e creando dubbi ti mette in confronto con la realtà e la realtà la risolvi assieme agli altri, e questa è politica.

Ormai di campi scuola, anche quelli parrocchiali, se ne fanno sempre meno, non si riesce neanche più ad aggregare i ragazzi delle medie, men che meno quelli delle superiori e ci vanno solo se trovano il prete simpatico. Se non ci sono valori condivisi i giovani partecipano ai campi solo per divertirsi, per consumare tempo, per conoscere persone, ma non vengono intaccati nella dimensione formativa di legarsi attorno alla condivisione di una valore, che è cosa faticosa.

Si dice spesso: “Vuoto generazionale, i giovani non sono in politica”. I giovani in questa assemblea mancano. Ma perché dovrebbero venire? Perché vanno a messa? perché hanno il padre sindacalista o politico? Se non c’è una condivisione di valori al loro interno, nel loro processo di crescita, se sono isolati, non possono partecipare a queste assemblee. Oppure fanno un percorso singolo, quindi autocentrato. La politica non è l’insieme di individui bravi che fanno cose belle per gli altri. L’indifferenza del sociale delle nuove generazioni è enorme. Sono cresciuti nell’apatia del discorso politico e nell’assenza di valori condivisi. Sono dentro a un obitorio di non senso. Fanno le cose senza un senso, senza un significato, perché il significato lo trovi nel momento in cui ti rapporti con le cose e con l’altro.

Si è generato nelle nuove generazioni una stanchezza, una delusione e un abbandono.

Ieri i giovani potevano essere preda delle ideologie, oggi lo sono di un silenzio disperato. Non si accorgono di essere muti, una disperazione senza voce, che li rende apatici. Dobbiamo restituire loro le motivazioni, perché senza le motivazioni non si vive, si sopravvive.

Loro vedono la politica come una professione, ed è una bestialità; è stato giustamente scritto che la politica di tutte le vocazioni è la più nobile e di tutte le professioni è la più vile.

Siamo alla fine di un’autonomia politica oggi? Siamo subordinati all’economia? A una gestione massmediatica della sfera pubblica, che nella migliore delle ipotesi spinge verso una deriva populista?

Negli ultimi anni è diventato sempre più difficile dare corpo a una politica nel senso più ampio di partecipazione e di lavoro per il bene comune. Tutto è fragile, tutto è precario, dalla costruzione di relazioni umane e politiche al miglioramento della convivenza umana. Sembra che si realizzi quello che diceva Brecht: “Un analfabeta politico è tanto animale che si inorgoglisce e gonfia il petto nel dire che odia la politica”.

La Lega e il leghismo hanno vinto la loro disgregante scommessa sul piano emotivo, sul piano mentale e della sensibilità collettiva. Questo è un crimine contro la umanità. Il demopopulismo di Berlusconi e l’animalità possessiva della Lega che stanno inoculando nel sistema circolatorio degli italiani il veleno dell’odio verso lo straniero, sono una malattia seria di una società che non ha più anticorpi contro l’indifferenza e l’ottusità generale. Non è una questione di morale, non ha più anticorpi. Forse il razzismo è più superficiale che sostanziale, ma l’immaginario dell’italiano è malato dell’idea persecutoria che solo lo straniero è il male: è una patologia. Occorre affrontarla e curarla. Noi Italiani stiamo male per ragioni nostre, per la corruzione, per l’illegalità, per il degrado e vogliamo liberarci delle nostre responsabilità colpevolizzando gli immigrati. È figlio di una disperazione muta questo nostro modo di vivere, una sfiducia totale, ed è la dissoluzione dell’idea di persona, come nucleo sacro e inviolabile della vita collettiva.

La vita collettiva c’è se c’è come nucleo sano la persona. E non si può dire che il nero non è una persona.

Come vogliamo definire questa legge che equipara il clandestino al delinquente, l’immigrato al criminale? Una cosa è certa: la nostra paura batte di molto la pietà.

Maria Zambrano mi ha insegnato che c’è un legame profondo tra la parola e la politica. Non c’è politica senza parola. Basta pensare al nostro Nord Est, patria della Lega, e analizzarne il linguaggio, capiremo subito che il rapporto inquinato tra parola ( intesa come strumento di relazione) e violenza, tra parola ed esclusione, tra parola e discriminazione è all’origine di un nuovo modo di pensare, dove la parola (inquinata e corrotta) caccia dalla sua dimora il tu e vi pone al centro il tono grottesco dell’io. La parola degradata e vuota produce una politica fatta di menzogna e di violenza.

La parola

La parola per sua costituzione è dialogica, è relazione, la parola crea. Ma i Cristiani, che sanno che la Parola si è fatta carne e che la Parola genera, dove sono? Cosa stanno facendo?

Una politica disumana nasce da una parola che ha perso il senso, che ha perso la sua dimora, che ha abbandonato la vita, e una parola che ha abbandonato la vita non è più parola. Quando dico parola, dico pensiero, dico agire.

La legge votata il 2 Luglio compie questa drammatica separazione, della parola dal Volto. Rompe l’unità della famiglia umana e ne offende la dignità. Prende piede l’idea che esistono esseri umani invisibili di seconda e di terza categoria, un popolo di non persone. È la perdita totale di senso morale. Togliendo umanità alla parola, io tolgo umanità alla politica.

Sembra che la povertà più grande sia proprio la nostra, nell’assenza di un coraggio, di un’umanità, di una capacità di scommettere sugli altri di costruire insieme una sicurezza comune. La sicurezza basata sulla paura sta diventando un alibi enorme per ingiuste leggi dannose, per scaricare il malessere di molti italiani sugli immigrati. Poi lo faranno sugli omosessuali. Poi sui vecchi. Poi sui bambini che fanno baccano.

Oggi la strategia dell’uomo di potere è quella di adulare il popolo. Fanno credere agli italiani che dentro certe parole vuote vi sia il tesoro che cercano, che dentro le parole violente ci sia il segreto per tornare padroni delle proprie cose, padroni del mondo. Questo è adulare il popolo, questo è tradirlo.

Che fare?

Come uscire da questo appiattimento culturale e valoriale?

Dobbiamo smettere di credere che la realtà sia quella esibita in televisione. E sentire come priorità personale il compito di aver cura della vita comune. Come priorità personale non priorità di impegno, ovvero faccio anche politica, ma la fai con i tuoi cari, la fai nel contesto in cui ti trovi e ami il contesto.

Che cos’è la vita comune? Quando pensiamo al bene comune lo pensiamo come fosse una cosa o come fosse un edificio (la scuola, l’ospedale) che serve interessi collettivi. Non lo pensiamo mai come uno spazio simbolico, in cui accade che ognuno di noi si presenti e pubblichi le proprie emozioni e le proprie speranze e incontri nello stesso tempo le emozioni e le speranze degli altri. Ed invece è proprio questo il bene comune e qui nasce qualcosa che non è sottomesso a nessuna disciplina, nessun potere, è il bene di tutti, perché appartiene all’anima. E chi ha tradito questo spazio è la Idolatria.

Viviamo giorni cattivi, ma non è che Dio ci abbia abbandonato. La Bibbia dice che Dio non lascia mai il suo popolo senza profeti, perché senza profeti il popolo si corrompe. Noi purtroppo li uccidiamo i profeti e non lasciamo che pronuncino neppure il loro nome.