Sul voto danese sull’Euro

Analisi sul voto danese sull’euro. Le possibilità di ripresa per un genuino processo di cooperazione europea si crearono con il crollo del muro. L’idea dell’Europa allargata, basata su principi di cooperazione e di solidarietà, riapparve per qualche anno nella progettazione dell’Unione Europea, così come maggiore attenzione fu data alle grandi regioni limitrofe. Ma tutto ciò fu rapidamente bloccato dal simultaneo verificarsi di due fenomeni nel corso degli anni novanta:
1) L’affermarsi della globalizzazione capitalistica, cioè di un nuovo "modello di sviluppo", gestito dalla Triade e diretto dagli interessi della superpotenza statunitense.
2) Il prevalere dello scenario d’integrazione della "banana europea" su quelli di un’Europa basata sulla federazione di grandi aree
Gli sviluppi politici recenti, condensati dalla proposta tedesca ed italiana d’istituzionalizzare la "banana europea" mediante la creazione di un nucleo duro dell’Unione delimitato ai paesi che partecipano all’Euro rappresentano l’epilogo di questo processo degenerativo.
Tutto ciò non può che rafforzare le proteste dei popoli, crearne di nuove, dando origine a forme di rivolta e ritorno a protezionismi nazionali. Una rivolta ampiamente diffusa in Europa per cause antiche e che i fatti recenti rafforzano. Accanto alla retorica dell’Unione tutto il "continente" è attraversato da sentimenti di rivolta (Scozia, Irlanda, Paesi baschi, Catalogna, Austria, Danimarca, Groenlandia, Norvegia, Svezia, Fiamminghi e Valloni in Belgio). Una rivolta che, nonostante la contraddittorietà dei segnali emessi da fenomeni così complessi, non esprime l’opposizione ad un disegno di cooperazione tra popoli liberi e distinti ma ad un disegno d’integrazione che vuole appiattire specificità culturali e produttive.
Posizioni di comodo spingono a ridurre il dissenso a forme negative di razzismo e chiusura nazionalistica. Un trucco politico che tuttavia non riesce a nascondere che ciò che sta accadendo è esattamente il contrario. È l’Unione europea che sta imboccando con le sue politiche d’integrazione e la sua adesione al programma della Triade una via di chiusura "nazionalistica" e razzistica, mentre la protesta e la rivolta, proprio difendendo specificità culturali e produttive, rappresentano un’aspirazione genuinamente democratica e di cooperazione europea.
Il voto danese di no all’Euro, l’unica consultazione popolare tenutasi in Europa su questo tema, esprime tutto ciò. Il no dei danesi all’Euro, in contrasto con l’indicazione fornita da tutto l’establishment economico e politico, è dovuto ad almeno sei ragioni:
L’opposizione alla creazione, mediante l’Euro, del nocciolo duro dell’Unione. La Danimarca potrebbe entrarci con facilità per la forza della propria economia. Ma questo la isolerebbe dagli altri paesi scandinavi che ne sono fuori (Svezia e Norvegia) ed interromperebbe quel processo di cooperazione meso-regionale in atto nel Baltico tra i paesi scandinavi e le repubbliche baltiche. La loro entrata nell’Unione, possibile entro qualche anno, non prevede per ora l’ingresso nell’Euro e quindi creerebbe separazioni tra i paesi forti della meso-regione (Danimarca e Svezia ad es.) e tutti gli altri.
L’opposizione ad un’idea di cooperazione europea basata sulla moneta e che quindi affidi il potere dell’economia alle autorità monetarie europee cioè ad un organismo tecnocratico privo d’ogni controllo politico e popolare.
L’opposizione ai piani di difesa militare comune, che hanno già mostrato le proprie tendenze con la guerra vergognosa condotta per conto degli Stati Uniti contro la Iugoslavia.
L’opposizione agli sviluppi triadici dell’economia europea basati sulla destabilizzazione sociale e politica dell’Europa (liquidazione dei sistemi di welfare).
L’opposizione al degrado delle politiche sociali e d’immigrazione condotte nei vari paesi e coperte a stento dalla retorica dell’accoglienza sostenuta da paesi come l’Italia che, non mettendo a disposizione le risorse mentali e finanziarie necessarie a sostenere questo tipo d’aperture, trasformano poi le proclamate buone intenzioni in forme brutali di sfruttamento e schiavitù degli immigrati.
L’opposizione ai piani d’integrazione europea, che ridurrebbero il peso e la rappresentanza dei piccoli paesi europei e dei loro popoli.

Una lettura del voto danese, questa, diversa da quella che si è voluta propinare in paesi come l’Italia e da parte degli altri nei quali la socialdemocrazia al potere cerca di nascondere il carattere razzista ed antidemocratico delle proprie politiche demonizzando con slogan di "sinistra" ogni forma popolare di protesta per coprire politiche di "destra".

ottobre 2000