Sulle orme della parola

Quando sentiamo una parola associamo un concetto, un’idea, un significato. […]
…Il termine in questione è generico e allo stesso tempo plurisignificativo, noto, ma anche allusivo a periodi quasi dimenticati della storia del mondo "occidentale": la parola slavo. Quando sentiamo una parola associamo un concetto, un’idea, un significato. Il nostro pensiero si attiva facendo collegamenti, mettendo in gioco conoscenze e memoria, esperienze e varie nozioni. La parola non ha però il potere di colpire, ma di evocare quel senso che il sistema culturale vigente gli ha dato coniandola, o attribuito traducendola.
Su questa traccia quello che qui proponiamo non è un puro percorso etimologico, ma una ricerca sulle orme di una data parola, che evoca un immaginario, con conseguenti pensieri e giudizi.
Il termine in questione è generico e allo stesso tempo plurisignificativo, noto, ma anche allusivo a periodi quasi dimenticati della storia del mondo "occidentale": la parola slavo.
Con questo parola spesso si identifica un mondo che va dalle Alpi a Vladivostock, dalla tundra al Mar Nero e al Mediterraneo, dove vivono milioni di persone, con vari usi e costumi, e, come per tutte le etnie e gruppi culturali, con punti di contatto e anche grandi differenze. Essa (e quelle correlate tipo slava, slavismo ecc.) ha assunto altri significati nelle lingue occidentali, oltre a quello che raffigura la popolazione delle zone citate o i gruppi etnici o nazionali. È appunto andando a curiosare sui dizionari delle principali lingue del vecchio continente, che si scoprono alcune varianti di senso da considerare e l’indagine sarà appunto questa
Partendo dal nostro Le Monnier troviamo che slavo viene definito come relativo agli Slavi, gruppo etnico costituente la maggior parte delle popolazioni ceche e balcaniche fino all’Adriatico e la quasi totalità delle popolazioni russe dalle immense distese siberiane sino al Pacifico; quindi nulla di particolare. Ma se andiamo un po’ indietro alla parola schiavo, il dizionario riporta tra le definizioni di quest’ultimo termine anche, come aggettivo, della Slavonia, indicandone l’origine dal latino medioevale Sclavus, Slavus (prigioniero di guerra) slavo. Appena sotto troviamo schiavone, slavo della costa e del retroterra adriatico orientale … Osservando INOLTRE la parola servo, nella specifica dizione di persona assoggettata e priva di diritti, essa viene assimilata a schiavo. Derivi questa vicinanza di significati dalla storia passata dell’Italia e soprattutto di una parte della penisola, i termini slavo – schiavo – servo, se non proprio sinonimi sono comunque quasi intercambiabili, per definire nella lingua italiana una persona o un gruppo di persone assoggettati al volere di altri e da essi ridotti spesso a bestie da lavoro.
La musica non cambia col Dizionario Treccani della lingua italiana, dove schiavo viene fatto derivare dal latino medioevale sclavus, slavus, cioè propriamente prigioniero di guerra slavo, mentre schiavone designa l’abitante slavo della costa.
Anche se non propriamente un repertorio linguistico, si sono prese in esame le definizioni della triade slavo-schiavo-servo nel Dizionario enciclopedico universale della Sansoni, edizione dei primi anni ’60. Quarant’anni fa il termine schiavo veniva cosí compendiato: aggettivo e sostantivo maschile (dall’antico tedesco slav, con cui si indicavano gli slavi fatti prigionieri dai tedeschi); poco dopo la stessa opera riporta come definizione di schiavone abitante della Slavonia. Slavo che serviva come militare al soldo della Repubblica di Venezia. Non è di molti anni fa questa definizione e fa affiorare in modo implicito un altro aspetto della percezione culturale della parola (e, direi, anche dei popoli) slavo: l’assonanza con lo schiavo, ma anche col mercenario in guerra. Infatti dal libro di F.Conte,Gli slavi, è palese che nell’Europa delle guerre e delle compagnie mercenarie al soldo di uno o dell’altro principe (secoli XIV-XVIII), vi fossero molti uomini provenienti dai Balcani. Questa forza da lavoro-guerra fu però maggiormente impiegata dalla Serenissima Repubblica che la utilizzò prima, più a lungo e massicciamente di qualsiasi stato europeo. Proprio in virtù di questo osserviamo ora cosa ci dicono i dizionari della lingua veneta.
È risaputo che il mondo veneto, nel quale si include anche il Friuli e la Venezia Giulia, non abbia nutrito grande simpatia per le popolazioni oltre Adriatico, ma in talune parlate locali il termine slavo viene tradotto poco gentilmente: per esempio nel Vocabolario del dialetto chioggiotto, s-ciavo è eguale a servo-schiavo, mentre il singolare maschile s-ciavon, designa topograficamente l’uomo slavo; subito dopo riporta il modo di dire spussare come un s-ciavon traducendolo come puzzare come uno slavo. Lo stesso Naccari-Boscolo riportano la voce slavo, sia come straniero che abitante della zona geografica di la dell’Adriatico, e poco sotto con la curiosa frase: zestu slavo che no ti capissi? ovvero sei straniero che non comprendi?. Associazione tra slavo e straniero? Gli extracomunitari di ieri sono grosso modo quelli di oggi?
Sembra di cogliere una nota di superiorità, nei confronti delle etnie di questo vario mondo che dalla fine della Germania si estende alla Siberia. I significati delle parole sono eguali in altre parlate locali venete, per cui si accenna solo che nel Durante-Turato s-ciavo, viene tradotto in italiano con slavo e schiavo, facendolo derivare dal latino medioevale sclavus (equivalente al prigioniero slavo) oppure dal greco medioevale sklabos (mentre in altre fonti si cita il bizantino sklavenes); ma il particolare curioso è che la stessa parola, s-ciavo, viene usata anche per scarafaggio-piattola, citandone l’origine da … schiavi, per slavi.
Ironia della sorte per un gruppo di popoli, che nelle proprie espressioni nazionalistiche e panslaviste, fa derivare slavo non da sloven (radice accettata da molti etimologisti), ma da slava, che nella maggior parte degli idiomi di quel ceppo indica …gloria.
L’ultimo e autorevole repertorio della lingua veneta, il Boerio nella sua edizione del 1856, ci interessa per la trasformazione di una delle parole fin qui analizzate. Alla voce schiao (derivata da schiavo, s-ciavo) indica il mutamento di essa in s-ciao, e poi ancora ciao, cioè il saluto amichevole della lingua italiana e tra i più diffusi al mondo. La definizione che da il Boerio è: sincopato di schiavo, modo di salutare altri con confidenza. In questo caso la parola si è evoluta e il sistema culturale che l’ha, fortunatamente le ha attribuito un significato ben diverso dalla sua origine!
Oltrepassando le Alpi, in Francia, troviamo che schiavo si traduce con esclave, mantenendo la derivazione linguistica dal latino medioevale, ma anche quella percezione culturale della parola-popolo/i; subito dopo troviamo esclavon, per abitante della Sclavonia. In francese schiavo e servo erano sinonimi, tanto che servo si traduceva con esclave, ora espresso con servil; forse che le vicissitudini storiche abbiano impedito ai francesi di fare prigionieri tanti slavi e cosí di conservare l’originario senso? Il termine vero e proprio di nostro interesse, slavo, viene tradotto con slave, ma definisce più che altro la zona geografica e la popolazione.
Il termine in questione e i suoi legami con servo e schiavo, ci paiono indicativi più nella lingua inglese (la lingua più diffusa assieme allo spagnolo) dove slave traduce perfettamente schiavo, o ridotto in schiavitù e riporta come voce collegata slave-trader, quale mercante di schiavi. Una curiosa assonanza poco sotto, slavery ha significato di schiavista, ma anche di bavoso, quasi a creare un collegamento idiomatico tra l’inglese e il dialetto chioggiotto per la "gentilezza".
Cosí via analizzando slavonic-slavic, esse indicano topograficamente il mondo slavo, mentre se ritorniamo a slave, essa traduce anche l’italiano servo, ma è usata in questo caso solo per le accezioni di schiavo delle passioni o schiavo del denaro. L’altra voce comune della lingua inglese con cui viene usato slave, è asservito e, appunto, provate ad accendere il vostro PC, a casa o al lavoro, e vedrete che nelle prime istruzioni che il programma di avvio esegue, compare la ricerca dello slave disk, ovvero del disco dipendente dall’hard-disk (o disco C) propriamente detto: cambiano i mezzi, ma alcune parole mantengono il significato intrinseco e si diffondono per il mondo.
In tedesco si differenzia di poco la parola che traduce schiavo, sklave da quella che traduce slavo (slawisch), ma lo stesso Sansoni sotto la voce schiavo riporta anche, mutandone però una consonante, anche la parola (antica) slawonisch. Nell’idioma tedesco, che sembra aver ricevuto la parola schiavo più dal greco medioevale che dal latino, il termine servo si traduce normalmente con knecht, anche se in una traduzione più vecchia veniva utilizzato anche sklave, segno della comunanza giuridica tra il servo e lo schiavo, almeno sino al XVII secolo. Il dizionario alla parola slavo, resa con slawisch, non attribuisce altri significati che non siano quelli territoriali e linguistici. Sembra apparentemente moderata la lingua tedesca verso gli slavi, essa infatti non rende verosimilmente il senso che il termine in questione aveva nelle terre tedesche, lander che spesso si son fatti interpreti di un anelito di "germanizzazione" dell’Europa orientale (dal 929 in poi).
Il portoghese traduce slavo, della Sclavonia e schiavone col termine esclavonico o col termine eslavo traduce slavo; questo idioma traduce schiavo con escravo, cambiandone la forma scritta, ma non il significato di slavo come schiavo o asservito.
Lo spagnolo ci mostra che esclavo (dal latino medioevale) vale per schiavo e sottomesso (come l’inglese), invece esclavonia ci riporta a Schiavonia, Slavonia e al femminile come soggezione, sottomissione mentre la stessa dizione (da antologia) viene citata come schiavitù .
Rapidamente in rassegna, si può dire che l’olandese traduce schiavo con slaaf, il catalano con scrau ecc, e come ultima nota si cita un termine caduto in disuso: dal settimo secolo D.C. sino al 1100, presso il Califfato di Cordoba (Spagna), la parola araba saqaliba significava slavo, e allo stesso tempo identificava quella parte della popolazione non araba priva di libertà giuridica.
Questa carrellata sui dizionari non vuole essere "la verità" sulla parola slavo, anche perché la ricerca dovrebbe continuare oltre, ma appare chiaro che nelle lingue più diffuse in Europa (e in parte del mondo) la sua traduzione rimanda a un passato storico che ha visto questi popoli sottomessi e soggetti ai soprusi altrui. Del resto non basta certo riflettere su una parola per definire un popolo, ma è indubbio che troppo spesso la nostra percezione di tutto quello che era "nell’est dell’Europa" sia stata condizionata anche dal retaggio di quasi un millennio.
Riflettere sulle parole e sul loro significato di certo non aiuta (e non deve nemmeno farlo) a definire in uno o nell’altro modo un popolo, ma può aiutare a rendere consapevoli che la percezione "dell’altro" passa anche attraverso il significato delle parole e, su questo passaggio certo non facile dobbiamo NOI metterci in gioco e provare a guardare attraverso le parole e i nostri modi di dire. Sono caduti i "muri" e le "cortine", ma altre barriere, più nascoste e pericolose sono ancora in piedi e attendono che riformuliamo il senso del nostro pensare guardando all’est della piccola Europa!

Repertori consultati:
Devoto G. – Oli G.C., Il dizionario della lingua italiana, Firenze, Le Monnier
Pittano G., Dizionario latino-italiano italiano-latino, Milano, B. Mondadori
Cortelazzo M. – Zolli P. Dizionario etimologico della lingua italiana, Bologna, Zanichelli
Dizionario enciclopedico universale, Firenze, Sansoni
Boerio G., Dizionario del dialetto veneziano
Naccari R. – Boscolo, G., Vocabolario del dialetto chioggiotto, Chioggia, Charis
Durante D. – Turato, G.F., Dizionario etimologico veneto-italiano, Padova, Erredici
Dizionario della lingua italiana Treccani, Roma, Istituto della enciclopedia Italiana
Hazon M., Grande dizionario inglese-italiano italiano-inglese, Milano, Garzanti
Dizionario francese-italiano italiano-francese, Milano, Garzanti
Dizionario delle lingue italiana e tedesca, Firenze, Sansoni
Spinelli V. – Casasanta M. , Dizionario completo italiano-portoghese (brasiliano) e portoghese (brasiliano) – italiano, Milano, Hoepli
Carbonell S., Dizionario fraseologico completo spagnolo-italiano, Milano, Hoepli
Conte F. , Gli slavi, Torino, Einaudi