Superare le paure

Se è possibile che, effettivamente, anche qui [in Europa] la gente sia sepolta viva, io vi dico che questa prigione dobbiamo spezzarla insieme… Grazie mille fratelli, vorrei salutarvi tutti, è ancora mattina, quindi buongiorno a tutti. Vi porto tantissimi saluti da un sacco di contadini e di persone povere, che voi probabilmente non vedrete mai, non conoscerete mai, ma che, vi assicuro, hanno molto a cuore, sono molto contenti della vostra amicizia. L’anno scorso finalmente, dopo non essere riuscito ad arrivare qui, sono riuscito ad arrivare, in agosto, a visitare questo Paese, e quando sono arrivato ho scoperto una nuova famiglia; questo senso di famiglia si è rafforzato negli ultimi 9 mesi, e sono sicuro che continuerà a rafforzarsi sempre più anno dopo anno.
Parlavo stamattina con la sorella, che si lamentava del fatto di sentirsi un outsider, di non essere all’interno di una comunità, che però lei conosce, quindi in teoria ne è parte. Io le ho detto "Sei un outsider, vivi e accetta di esserlo"; ve lo dico oggi, io sono un membro di questa famiglia e se qualcuno lo mette in dubbio può prendere il mio braccio, fare un taglio e vedere se il mio sangue non sia poi così rosso come il vostro. Una volta che abbiamo deciso che io faccio parte di questa famiglia e che non ci sono discussioni in merito, lasciatemi dire che c’è un sacco di gente che io ho già visto l’anno scorso e che rivedo quest’anno, ma noto anche molte facce nuove, questo dimostra che la famiglia sta effettivamente crescendo, e questa è una buona cosa, però questo solleva una domanda: "Verso che cosa sta crescendo questa famiglia?".
È per caso questa la crescita di una congregazione di Chiesa? Dove la gente continua a venire ad ascoltare le prediche, i sermoni e poi torna a casa a commettere sempre più peccati? O è questa invece la crescita che permette di cambiare le cose che non ci piacciono? Perché, alla fine della fiera, non si tratta di parlare, di ascoltare, ma si tratta di fare qualche cosa perché le cose cambino.
Tornerò su questo prima di finire il mio intervento, perché io riconosco che individualmente e in piccoli gruppi tutti stanno facendo la loro parte, tutti fanno qualche cosa, però la mia domanda è sempre quella: "Che cosa possiamo fare insieme?". In modo che ogni anno quando noi ci raduniamo per questa festa non si stia solamente a festeggiare, ma si stia a crescere, a rinnovare, a continuare. Io so che questa è una sfida molto difficile, però a me piacciono le sfide.
Io ho osservato e meditato sul tema che è stato scelto per la festa di Macondo quest’anno e ho pensato "Ottimo: fatemi vivere o fatemi morire, ma non seppellitemi vivo". Questo dimostra che la gente di Macondo ha ben chiara e ben presente la voce delle persone: quello che sta cambiando, quello che si sta dicendo, quello che è importante. Questo è esattamente quello che, in tutte le lingue, la gente sta dicendo: "Non seppelliteci vivi", perché, vediamo, voi siete qui seduti, siete liberi, siete in grado di discutere, siete in grado di fare quello che volte, però è possibile che anche voi siate sepolti vivi, è concepibile per voi, visto il grado di libertà di cui gioite?
Questa è la questione che io vi pongo: se è possibile che, effettivamente, anche qui la gente sia sepolta viva, io vi dico che questa prigione dobbiamo spezzarla insieme. Per rendere questa cosa molto chiara io ho scelto l’immagine che è l’immagine chiara, la più precisa che esista di questo essere sepolti vivi: è la donna africana.
La donna africana è proprio l’emblema, l’immagine precisa, la realizzazione incarnata di quella che io chiamo la vita nel sarcofago. Questa donna che, appunto, vive nel sarcofago, è la persona che è più importante, è il nodo critico della sopravvivenza stessa del genere umano, però l’abbiamo rinchiusa in un sarcofago. Avevo fatto un diagramma, un disegno che avrei mostrato se avessimo avuto un proiettore, questa immagine rappresenta la donna come una bestia da soma, come un mulo, non solo, ma in questo diagramma, in questa immagine, questa donna è, in effetti, una bestia da soma sofisticata.
Non stiamo nemmeno parlando delle donne ignoranti, analfabete dei villaggi, ma stiamo parlando delle donne che hanno studiato, delle donne che sono sofisticate, che hanno girato il mondo, delle donne emancipate, quelle diverse da quelle ignoranti. Parliamo anche della donna qui in Europa, questa donna raffigurata come una donna che ha comunque una frusta dietro di sé, questa donna, che le piaccia o no, è frustata verso il suo dovere, costretta al suo dovere con la frusta. Forse vedete questo riflesso anche nelle vostre vite, se voi esaminate anche la vostra vita qualcuno forse si sta frustando per andare al lavoro, che non vi piace ma che dovete fare; un matrimonio che non vi piace, e che dovete continuare a subire, anche dietro a voi c’è qualcuno con la frusta che vi costringe a fare quello che dovete e che non vi piace fare.
Sentite per caso questo sentimento alla fine della giornata? Vi sentite esausti? Avete lavorato troppo? Eppure continuate. Avete per caso la sensazione che le cose più importanti della nostra vita effettivamente non le controllate voi? Perché queste cose sono decise e fatte in altri posti da qualcun altro? Lasciamo perdere pure la facciata di democrazia di questi Paesi, perché tanto per la maggior parte è una facciata.
Io uso l’immagine di questa donna – bestia da soma per far capire a tutti che la maggior parte di noi non è libera, fino a quando le persone che non sono libere non si riuniranno, non lavoreranno insieme, non si metteranno insieme per fare qualche cosa per il cambiamento non saremo liberi, non cambierà nulla. Dobbiamo porre l’attenzione sul fatto che qualsiasi società, su questo pianeta, è fratturata, soffre per una frattura, è divisa in due: i pochissimi che possono governare, che hanno il potere di farlo, che determinano la vita di moltissimi di noi, praticamente quasi detenendo in effetti il potere di vita o di morte sulla maggioranza delle persone.
Poi, dall’altra parte, queste enormi masse che non hanno assolutamente nulla, che non hanno il permesso di essere, a moltissimi livelli. A questa gente, anche se viene domandata direttamente "Ma che cosa ci fai al mondo" risponde che non lo sa, guarda con sguardo vuoto, smarrito, non sa perché è al mondo. È possibile quindi che la maggior parte di noi, in effetti, sia sepolta viva e che viva questa che io definisco l’esistenza del sarcofago.
Questa è la domanda che noi dobbiamo affrontare, dobbiamo guardarci fra noi, esseri umani, e chiederci: "Che cosa abbiamo creato?". Io ho guardato alcune di queste cose che abbiamo creato, noi esseri umani, che siamo gli esseri più creativi, che cosa abbiamo creato? A dispetto del fatto che siamo in grado, con la nostra tecnologia, con la nostra sapienza, di fare molto, abbiamo creato un mondo invece dove la maggior parte delle persone non hanno niente. Non è che ci manchi la tecnologia per costruire abitazioni, ma abbiamo creato un mondo dove un miliardo di persone vive in posti fatiscenti, presto diventeranno 2 miliardi; persone che vivono in case di carta, di latta, costruite su fognature a cielo aperto.
Abbiamo denaro a sufficienza per creare in effetti che cosa? Un mondo dove la metà delle persone sono cittadini di seconda classe, solo perché sono donne. Noi abbiamo creato un mondo dove una sola Nazione può decidere di andare alla guerra e ha la possibilità di farlo accettare a tutti, anche se gli altri non sono d’accordo. Questa guerra fatta per devastare popolazioni intere e il loro futuro, non so che cosa voi pensiate della guerra all’Iraq, della guerra che gli Stati Uniti sta imponendo all’Iraq, ma io dico che non è un bel mondo quello in cui un Paese riesce a dominare tutti gli altri.
Abbiamo costruito un mondo che è basato sull’avidità, con un individualismo che continua a crescere senza sosta, al punto che perfino la nostra produzione continua a non fare altro che danneggiare l’ambiente in cui noi dobbiamo vivere. Qui nel nord del mondo abbiamo creato una ricchezza falsa, e il prezzo di questa falsa ricchezza è il fatto di essere dominati dalla cosiddetta anomia, dall’alienazione, dalla mancanza di regole etiche, morali che possano essere seguite. La maggior parte della gente del nord è costretta ad essere debitrice tutta la vita, in teoria noi siamo possessori delle nostre case, dei nostri vestiti, delle nostre cose, in effetti siamo sempre e solo debitori; il nostro premio finale come consumatori, perfino questo è realizzato in maniera falsa, se questo non è essere sepolti vivi io mi chiedo che cosa lo è.
Certamente nel sud del mondo questo diventa tutto molto più grottesco, per il fatto di questo estremo impoverimento cui siamo sottoposti, ma non fate l’errore di credere che questo esista solo nel sud del mondo, non permettete a voi stessi di entrare in questa mentalità da missionari, di gente che offre carità, questo tipo di mentalità che vi porterebbe ad andare ad aiutare i poveri e i derelitti del mondo, guardate che la miseria del mondo è dappertutto, è generale.
Guardiamo allora a quello che nel nostro tempo ci è dato di affrontare, di cambiare, vediamo che cosa possiamo realmente fare. Sto saltando da una cosa all’altra per cercare di risparmiare tempo, ma lasciatemi dire che ci sono alcuni ostacoli che si trovano sul nostro cammino e che ci impediscono di fare quello che dobbiamo fare. Dobbiamo analizzare questi ostacoli, perché possiamo, tutti insieme, superarli; per prima cosa noi abbiamo la tendenza ad essere terrorizzati, pietrificati dall’enormità del problema che dobbiamo affrontare. Il problema è talmente di proporzioni enormi che pensiamo che solo un pazzo possa pensare di affrontarlo. Come è possibile che una persona come Padre Stoppiglia possa pensare di risolvere o di affrontare questi problemi? Eppure, questo dottore nigeriano è altrettanto pazzo da pensare pure lui che si possano cambiare le cose. Come possiamo essere così pazzi? Ricordatevi che ogni volta che pensate questo siete solamente vittime della vostra paura, paralizzati dalla vostra paura.
Tanti di questi meccanismi, io li chiamo meccanismi-truffa, vi truffano, vi illudono, vi dicono di credere a delle cose che non sono vere: moltissimi di questi meccanismi truffa appunto sono fatti semplicemente per tenerci calmi, per tenerci docili, in maniera che non si abbia mai il coraggio di provare a cambiare qualche cosa. Questo meccanismo dice che voi non ce la potrete fare se ci proverete, ma questo sistema per cui c’è una scala che qualcuno può arrivare a salire fino in cima e che salirà così in fretta per cui arriverà solo lui e gli altri rimarranno sotto, questo è un meccanismo truffa.
Altri ostacoli sono dettati dalla religione, dal razzismo, dalla classe, questi sono altri ostacoli che ci tengono giù la testa; c’è l’ostacolo del nostro cinismo, noi non crediamo che i nostri sforzi possano arrivare a raggiungere qualche cosa, ad ottenere qualche cosa. Ma, ditemi, chi avrebbe mai creduto che l’impero sovietico potesse crollare? La gente era molto indaffarata a fare piccole cose, quando i tempi sono maturati però tutto si è messo insieme ed è crollato tutto. Quindi è molto importante, per noi, riconoscere questi ostacoli, non perdere la fede nei nostri sforzi, nelle nostre capacità di compiere degli sforzi.
C’è anche la nostra ingenuità sociale che ci impedisce di analizzare la nostra struttura sociale, in effetti quel che succede è che quello che noi facciamo non fa altro che rafforzare il dominio che viene esercitato su di noi.
Poi c’è un altro ostacolo, che è la coscienza del padrone, della razza dominante. Quando voi permettete a questo concetto di razza dominante di prevalere non siete più in grado di relazionarvi, di capire, cosa sta succedendo. Quindi io ritorno alla domanda iniziale: che cosa dobbiamo fare? Io dico che per prima cosa bisogna unirsi, bisogna unirsi nella maniera più profonda possibile. Dobbiamo unirci nell’unico modo che può superare le differenze razziali; bisogna unirsi nel modo in cui si potrà superare questa falsità dei media, dei mezzi di comunicazione di massa. Dobbiamo unirci nell’unico modo in cui potremo superare il fatto di essere bigotti e religiosi, guardate che anche in Nigeria a tutt’oggi i cristiani e i musulmani si ammazzano fra di loro. Gente normale che si sta uccidendo invece di uccidere i propri oppressori, ma hanno permesso a queste persone alla religione di dividerle. Noi stiamo parlando di unità, ma di unità che può trascendere tutto questo.
Dobbiamo ascoltarci l’un l’altro, in maniera molto profonda; dobbiamo amarci l’uno l’altro e avere fiducia l’uno nell’altro. Per un certo periodo di tempo si dice "Nigeriani 419", 419, questo concetto è utilizzato per esprimere la corruzione. 419 è il nome di un modello, di un documento, di una carta, che è quella che bisogna compilare per fare domanda di investimenti nel Paese. Questo modello si chiama modello 419, quindi, quando questi furbacchioni di imprenditori hanno cominciato ad utilizzare questi modelli, il modulo 419, la corruzione stessa è diventata il 419. Ogni nigeriano è diventato un potenziale 419. Allo stesso modo in cui quando un bambino, uno studente nigeriano vede le cose italiane e dice "Ah Italia, mafia". Una volta che la gente accetta questo tipo di stereotipi essi minano la fiducia di cui abbiamo bisogno per poter lavorare insieme. Io credo profondamente al fatto che bisogna sviluppare dei programmi di lavoro comune, insieme, torno alla mia domanda iniziale: perché siete qui? Voi, proprio voi, perché siete qui? Dove sta andando tutto questo? Dove va tutto questo? Siete qui perché voi amate questo uomo eccellente, questo gentiluomo eccellente? È ottimo. Siete qui perché lo rispettate? Anche questo è ottimo, è buona cosa, ma, sapete, questo stesso fratello mio sarebbe il primo a dire che lui stesso non è permanente, è destinato a non esserci, come tutti noi; se lui non fosse qui, se Macondo non fosse qui, che cosa fareste voi? Certo il nostro fratello qui vivrà fino almeno a 100 anni! Però questa è la questione fondamentale, secondo me, dove stiamo portando tutta questa condivisione, dove la portiamo? Cosa ne facciamo?
Ho detto noi, io risponderò quindi a questa domanda, vi darò la mia personale risposta a questa domanda che vi ho posto l’anno scorso, quando sono venuto per la prima volta, non mi sono sentito forte e sicuro abbastanza per poter spingere in questo modo, ma quest’anno io voglio spingere Macondo e voglio che Macondo possa spingere, io mi rendo disponibile per cominciare a fare qualche cosa insieme. Il mio lavoro sarà quello di impegnarmi a creare, a tirare su una generazione di gente che sia almeno altrettanto appassionata di padre Stoppiglia e dei suoi colleghi. Per aiutare una generazione di gente appassionatamente impegnata, gente cui non interessa niente la ricchezza, il riconoscimento, gente come me, una nuova umanità, che ci conduca fuori da questi sarcofagi. Grazie mille.

Seinde Arigbede, medico nigeriano, leader del movimento contadini