Teilhard de Chardin.

All’ascolto del mondo

Il giorno di Pasqua del 1955 a New York moriva Pierre Teilhard de Chardin. Sulla città splendeva, alto, il sole. Gesuita, paleontologo, scopritore del Sinantropo, filosofo e teologo, autore de Il fenomeno umano e di L’ambiente divino, apostolo di una Chiesa aperta al mondo, Teilhard può essere considerato uno dei grandi profeti del XX secolo. Alcuni anni prima della morte, aveva scritto questa preghiera: «Signore, poiché con tutta la forza istintiva della mia natura e in ogni evento della mia vita non ho mai cessato di cercarvi e di porvi al cuore della Materia universale, è nell’abbagliante stupore di una universale trasparenza e di un universale incendio che avrò la gioia di chiudere gli occhi».
Obiettivo della ricerca e del pensiero di Teilhard fu di riconciliare il cristianesimo con il mondo moderno. Egli intitolò il prologo de Il fenomeno umano «Vedere» e dedicò L’ambiente divino a «coloro che amano il mondo», in una sintesi che rappresenta lo sforzo per vedere, e far vedere, ciò che diviene ed esige l’uomo, quando si colloca tutto intero e fino in fondo nel quadro della realtà e della storia.
La sua opera è un inno al destino dell’uomo e un inno dell’universo. Come prete, celebra la messa non nell’intimità oscura di una cripta, ma elevandosi al di sopra dei simboli «fino alla pura maestà del Reale», per offrire sull’altare della terra intera, il lavoro e la pena del mondo, come egli scrive in apertura alla sua straordinaria meditazione del 1917, intitolata La messa sul Mondo. La transustanziazione per Teilhard non riguarda solo l’ostia consacrata, ma si estende a tutto il cosmo: «La Materia intera subisce, lentamente e irresistibilmente, la grande consacrazione».

La chiave della storia

Lo sforzo che anima la ricerca di Teilhard è di dimostrare che la storia del mondo, scientificamente interpretata, tende verso una comunione collettiva con l’assoluto di Dio. L’esistenza della singola persona e dell’universo non è giustificata né giustificabile senza l’inclusione e il riconoscimento esplicito di questo assoluto vivente. Senza Dio l’universo è un non senso e la storia assurda. Sotto questo profilo, il pensiero del «gesuita proibito» ha ancora un messaggio da offrire all’«uomo vuoto» della postmodernità. È soltanto nella incarnazione del figlio di Dio, infatti che viene offerta la possibilità di una valorizzazione infinita del mondo.
Teilhard si definiva «figlio della terra e figlio del cielo» e voleva essere leale nei confronti dell’una e dell’altro. Questa mediazione e sintesi si sarebbe dovuta realizzare sia nella propria persona che nella elaborazione di una teoria, che nasceva da una riflessione sull’insieme della storia del mondo.
Partendo dalla ricerche geologiche e paleontologiche, Teilhard cercò di decifrare il senso e di trovare la chiave di lettura della storia della materia e della storia dell’uomo.
Per lui non esistono due o più storie, ma un solo cammino che comprende fasi diverse, culminanti in quella razionale e in quella religiosa.
Nel mondo, fin dalle sue origini, esiste qualcosa che si fa, il germe di un poderoso cammino che dalla dispersione iniziale giunge a strutture sempre più complesse e, con l’apparire della vita, tende all’unità di tutto il creato.

Il fenomeno umano

Per Teilhard la materia iniziale ha già in sé una energia spirituale. La vita è radicata nella materia e ne condivide le leggi fisiche e chimiche, ma allo stesso tempo rappresenta rispetto ad essa una rottura radicale, che consente il passaggio dalla biosfera alla noosfera. Il fenomeno umano rivela un essere che trascende la pura vita biologica, una persona dotata di libertà. Con l’apparizione dell’uomo, l’evoluzione cosmica riesce a superarsi producendo un modo di essere infinito. L’energia spirituale, all’opera nella strutture progressive della materia e della storia, nell’uomo ha un successo imprevisto. Contrariamente a quanto avviene nelle altre forme biologiche, l’uomo è un incompiuto che tende alla sua realizzazione, la quale avviene però soltanto nel campo della cultura e dello spirito, fino al raggiungimento di ciò che Teilhard chiama «il punto Omega». Perché «c’è un senso nelle cose. Noi avanziamo, progrediamo».
Che cosa è il punto Omega? È la perfezione dell’uomo, dove l’unità raggiunge il suo culmine, dove l’umanità si congiunge con l’Assoluto vivente, a cui aspira in ogni sua espressione.
La fine della storia umana e cosmica, quindi, non può essere una fine catastrofica. Sarà, al contrario, un trionfo perché non può rappresentare che il momento in cui la pienezza finita si apre alla trascendenza. È il punto in cui il processo evolutivo si innesta nella visione cristiana. Perché solo il cristianesimo consente di assicurare uno sbocco alla evoluzione cosmica, senza il quale l’esistenza sarebbe un fallimento, solo il cristianesimo fornisce coerenza al cammino della storia.
Il cristianesimo non è un’idea; è una persona che esprime il punto di arrivo di una lunga speranza.

Il Cristo cosmico

Dio, che è amore, ha intrapreso l’avventura della creazione e ha concepito l’idea folle di riunire l’intera creazione a lui. In particolare, ha voluto ammettere l’uomo a condividere la sua stessa vita intima e la sua gioia eterna. E si è legato personalmente all’umanità attraverso l’umanità del figlio. Gesù viene sulla terra, dunque, per dare un esito positivo alla storia del mondo e dell’uomo. Consente al mondo di realizzare il suo destino. Mettendosi al servizio dell’uomo, egli indica la via che gli uomini devono seguire: la strada dela povertà di spirito e della fraternità.
Gesù viene a «sovranimare la natura». L’azione di Cristo si estende all’intero universo, di cui egli si presenta come l’energia spirituale e il fine. Teilhard cita a questo proposito il San Paolo della lettera ai Colossesi :«Tutto è stato creato per mezzo di lui e in vista di lui(.) e tutto sussiste in lui».
Con la sua resurrezione, Gesù Cristo distrugge ogni elemento di contraddizione e di opposizione. Sana ogni conflitto, riconcilia il mondo con l’uomo e con Dio. Tutto ciò non per mezzo di una riparazione di tipo giuridico, ma con un’azione fisica di ordine spirituale.
Dopo la partenza da questa terra, Gesù ha lasciato una corrente spirituale nell’umanità (lo Spirito Santo) che rende possibile il successo dell’uomo e della storia. Lo spirito, costruendo l’unità degli uomini in un corpo mistico, conferisce una dimensione cosmica al Cristo stesso.
Il mondo è dunque è materia divina che cammina «in avanti» e «in alto», facendo sì che il successo temporale dell’uomo venga integrato in un trionfo trascendente. Il cammino biologico, scientifico, tecnico, sociale, spirituale rappresentano un unico processo che sfocia nell’unione con Dio, sorgente dell’energia spirituale presente fin dall’inizio nelle viscere del Mondo. La genesi dell’Universo si prolunga realmente, non metaforicamente, nella Noogenesi e nella Cristogenesi. «Il Cristo si riveste organicamente della stessa maestà della sua creazione. Ed è a partire da questo capo che l’uomo, fuori da ogni metafora, si scopre capace di subire e di scoprire Dio in tutta la lunghezza, la larghezza e la profondità del Mondo».

Teilhard è ancora attuale?

La stagione del pensiero teilhardiano sembra finita da molto tempo. La bibliografia importante su Teilhard si arresta alle soglie degli anni Ottanta. Lungo tutti gli anni Sessanta si faceva un gran parlare ovunque di questo «gentiluomo di Dio», come è stato chiamato. Le sue idee venivano pubblicate ovunque e ovunque studiate, interpretate, dibattute e criticate.
A che cosa si deve il silenzio attuale?
Forse il suo pensiero è stato travolto nel crollo dell’idea di progresso inteso come processo di dominio e di governo del mondo attraverso la crescita della scienza e della tecnica. Anche il progresso, infatti, era una fede che nasceva da una visione positiva e ottimistica della storia. Anche il progresso si basava sulla convinzione che il moto della storia ha una sua direzione e procede con impulso profondo e continuo verso un meglio, rappresentato dalla liberazione dell’uomo. Anche il progresso considerava come momento decisivo di questa liberazione la diffusione della scienza e della tecnica. In questa marcia, i diversi tipi di progresso (economico, scientifico, morale.) apparivano naturalmente interconnessi con un carattere di irreversibilità e di infallibilità. Ora, questa convinzione si dimostrata fallimentare e all’ottimismo di una modernità contrassegnata da una crescita fine a se stesso è subentrata l’angoscia dell’uomo contemporaneo. Forse – dicevo- il pensiero di Teilhard è stato risucchiato dentro questo crollo. Ma vi è una differenza fondamentale tra il pensiero di Teilhard e l’idea illuministica di progresso. Mentre quest’ultimo, infatti, ha condotto l’attività umana ad una operatività senza fini, il movimento della storia descritto da Teilhard sfocia nell’unità degli uomini, in una fusione d’amore e di fraternità rappresentata dal Cristo cosmico.
Il mondo di Teilhard non è un mondo senza perché, come si è dimostrato essere quello della modernità.
E per questo la profezia del «gesuita proibito» forse non è una fiamma del tutto spenta.