TERRA MADRE: incontro mondiale tra le comunità del cibo

Tra il 26 e il 30 ottobre scorso a Torino si è svolto il grande incontro Terra Madre, tra comunità del cibo provenienti da ogni parte del mondo.
"Le pietanze sono l'eredità, passaggio di bocconi e cure. Conservano un posto a tavola per gli assenti. Le generazioni si staccano una dall'altra per via alimentare, mangiano altro per desiderio di essere altro. Io tento di mangiare qualcosa di uguale, per gusto, per affetto"
                                                                                                                                           Erri De Luca

Slow food: cibo buono pulito giusto
    Tra il 26 e il 30 ottobre scorso a Torino si è svolto il grande incontro Terra Madre, tra comunità del cibo provenienti da ogni parte del mondo. Direttamente o indirettamente tutti ne siamo stati coinvolti. In quei giorni nella nostra città si percepiva un grande flusso di energia positiva capace di rompere confini e barriere. Sugli autobus, per strada, nelle piazze, lingue diverse, fogge e abiti colorati, visi e sguardi differenti, stavano a dirci la ricchezza di uomini e donne giunti da ogni dove. Lunghi viaggi, spesso difficili e complicati, per molti il primo grande viaggio della loro esistenza, fuori dai loro villaggi di origine. Un incontro, quello organizzato da Slow Food, legato alla terra, madre e divinità, ancoraggio e riconoscimento delle proprie radici, linfa vitale, crescita e nutrimento del corpo e dello spirito. Una iniziativa che è stata un segno tangibile, di grande portata reale e simbolica, di riconoscimento dell'altro e nello stesso tempo di incontro, scambio e  confronto, sul cibo come nutrimento, sulle risorse ambientali che dovrebbero essere più equamente distribuite e accessibili a tutti, sulla ricerca che deve dialogare sempre più con i saperi tradizionali e antichi, in un reciproco riconoscimento di valori e funzioni.
    Oltre 6500 contadini, allevatori, pescatori, produttori artigianali, provenienti da 150 paesi, si sono incontrati, hanno discusso, fatto circolare saperi, conoscenze, tradizioni, linguaggi, musiche, canti, antiche tradizioni e racconti legati al cibo, come bisogno, necessità, capacità creativa, cibo come portatore di convivialità e capace di stabilire relazioni e incontro tra le diversità, e di coniugare identità e storie, memorie e affetti. Un cibo che dovrebbe, secondo i promotori essere caratterizzato da tre caratteristiche fondamentali e imprescindibili: buono, nella sua qualità e nella complessa sfera di sentimenti, ricordi e implicazioni identitarie derivanti dal valore affettivo del cibo; pulito, nel rispetto degli ecosistemi e dell'ambiente; giusto, ovvero conforme ai concetti di giustizia sociale sia nella produzione che nella commercializzazione.

Le comunità mondiali del cibo
    Quelle giornate sono state caratterizzate da piccoli e grandi gesti di solidarietà e fratellanza. Oltre settecento volontari di tutte le età hanno contribuito alla buona riuscita dell'evento; mille famiglie della nostra regione, di cui circa trecento solo nell'area torinese,  hanno ospitato nelle loro case rappresentanti delle comunità mondiali del cibo, hanno aperto le porte, spesso chiuse per paura e talvolta diffidenza verso l'altro, accogliendo uomini e donne dalle tradizioni e lingue differenti; ne sono nate amicizie, legami oltre quei giorni, scambi e inviti, o anche solo semplicemente momenti di condivisione di grande importanza reale e simbolica. Mio figlio Davide ha atteso con trepidazione, fino all'ultimo, una giovane contadina del Burkina Faso che avevamo scelto di ospitare (che per problemi di visto consolare sopraggiunti nei giorni prima della partenza, non ha potuto entrare nel nostro paese), produttrice di formaggio insieme ad altre sedici donne, che hanno costituito una piccola impresa di lavorazione e trasformazione del latte di femmine di zebù con metodi antichi tramandati di generazione in generazione.
    In quei giorni ho avuto l'opportunità rara e preziosa di poter partecipare ad alcuni laboratori di Terra Madre, da quello dell'incontro fra generazioni – i nonni di Terra Madre incontrano i giovani -, all'incontro fra donne di ogni parte del mondo sulla conoscenza e trasmissione dei saperi tradizionali, alla cultura dell'ospitalità, ai saperi legati alla musica, alla poesia, alla danza, all'artigianato, dall'arte al mito, ovvero tutta la sapienza che non si mangia ma che nutre quanto il cibo. E' stata per me un'esperienza di notevole impatto emotivo, empatico e di conoscenza, che mi ha offerto nuove e inedite possibilità di riflessione e suggestioni.
Sono stati presentati progetti di solidarietà intrapresi con poche risorse e tanta energia, come quello del mio amico libanese, Kamal Maouzawak, giornalista e docente alla Notre Dame University, che ha promosso il primo mercato contadino biologico a Beirut, Souk al tayeb (in arabo tayeb significa buono), uno dei simboli della rinascita del paese, che riunisce 40 piccoli produttori di diverse tradizioni, culture e religioni. "Per noi – afferma Kamal – la diversità è una risorsa che ci deve vedere, insieme e al di là delle appartenenze, attorno allo stesso rispetto della terra. Ora accarezziamo un altro sogno: esportare l'idea del Souk al tayeb in altri paesi del sud del Mediterraneo, con la stessa voglia di pace".

Futuro delle acque, delle sementi ….    dell’uomo
Particolarmente rilevante e struggente è stata la cerimonia conclusiva che ha visto partecipare oltre diecimila persone – chiamate a raccolta dal corno di un contadino della comunità Cutzo del Perù, suonato ogni volta che si organizza un incontro assembleare -, che hanno potuto ascoltare le sfide proposte da Vandana Shiva (International Commission on the future of food and agriculture) sul futuro della terra, la biodiversità, sulla proprietà delle sementi da parte dei contadini, anche di  quelli più poveri, sul karma di ognuno e di tutti, sul cibo come dono, insieme alle testimonianze e ai racconti di uomini e donne africani, brasiliani, europei, peruviani, nativi americani, capaci di confrontarsi con esperti, scienziati, filosofi e politici sul futuro della terra, dell'acqua, dell'aria, delle sementi, sul futuro di tutti noi, di quegli uomini e di quelle donne, che ritornati nelle loro comunità, si sentiranno un po' meno soli, e parte di un grande progetto, di una utopia forse, di una forte speranza, a partire dalle forze e dal lavoro di ognuno di essi, dai produttori di uvetta di Herat, in Afganistan, dai raccoglitori di caffè etiopi, ai coltivatori di vaniglia messicani, dai pescatori di Kitaura in Giappone, alle produttrici berbere di olio di Argan in Marocco. Contadini, pastori, pescatori, casari, vignaioli, norcini, che portano un' idea di agricoltura attenta alla qualità, alla sostenibilità, alla giustizia sociale, che rivendicano terreni fertili, mari puliti, acqua a sufficienza, libera circolazione di saperi, prodotti e informazioni.

                                                                                                                           Marcella Filippa

Per saperne di più:
Terra Madre. 1600 comunità del cibo, Slow Food Editore, 2006