Tra diluvio e colera

Le ultime stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanita’, al 12 aprile 2006, parlano di 8258 contagiati e 367 morti. MSF, il 13 aprile, dichiara 8930 casi e 413 morti. L’epidemia si sta diffondendo anche in 5 altre province angolane. Un lunedì pomeriggio a Luanda, capitale dell’Angola. Un cielo, scuro, nero. Un diluvio torrenziale che travolge tutto, gocce pesanti che diventano fiumi, cascate che travolgono le strade, che rompono vecchi muri, che allagano le case. Cinque minuti bastano per paralizzare la citta’: mulinelli d’acqua sopra le decine di tombini scoperti, tra le buche e le crepe dei marciapiedi, traffico delle cinque impazzito, macchine incolonnate per 4 ore, motori bloccati, panico generale. Montagne di immondizia vengono trascinate via dai bordi delle strade, scendono verso la costa, si fermano nei quartieri poveri a 4,5, 6 km dal centro. Nuove fogne a cielo aperto, su cui si accumulano assieme al fango e ai rifiuti, pezzi di case di terra appena crollate, materassi, stoviglie, mercanzie varie strappate alle tende scure degli affolati mercati rionali. Hai paura, tu, da solo, su un’automobile ferma nel traffico, nel cuore della città, con i freni che non rispondono, con la visibilità nulla, con l’acqua che sommerge le ruote. Tu hai paura. Ma non ci sei solo tu, nella tua macchina, con il tuo telefono. Ai margini della strada c’é un mondo che si ripara come può sotto portici cadenti, che cammina per raggiungere la baracca di un amico, un negozio, un qualsiasi tipo di rifugio. Ai margini della strada ci sono i quartieri dimenticati, case di terra e casa di lamiera, molte scivolano dalla collina, altre implodono su sé stesse. Ai marigini della strada c’é chi da sempre non ha casa. I bambini di strada che popolano i vicoli dimenticati, alcuni muoiono risucchiati dai mulinelli creatisi attorno alla buche scoperte delle vie principali. (!!!!) Incredibile. Ma non è un film dell’orrore, è un pomeriggio di pioggia forte a Luanda, una citta completamente priva di fognature e discariche, una capitale che si sta rifacendo il trucco, vie principali abbellite da nuova segnaletica, palazzi e automobili scintillanti, simbolo di un ritornato flusso di investimenti stranieri. Solo una piccola parte dei 5 milioni degli abitanti della capitale, 4,5 milioni dei quali arrivati in città negli ultimi 10 anni per fuggire dalla guerra nelle province, ristrovatisi a vivere in baracche costruite sui rifiuti, solo una piccola parte di loro ha sino ad oggi visto i frutti del rinato business nazionale. E’ in questo contesto che l’epidemia di colera scoppiata a metà febbraio 2006 continua a mietere vittime a Luanda e in 5 delle 18 province angolane. Le ultime stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, al 12 aprile 2006, parlano di 8258 casi di contagio e 367 morti; il comunicato ufficiale di Medici Senza Frontiere del giorno successivo, 13 aprile di 8930 casi e 413 morti. “Siamo preoccupati per il fatto che l’epidemia sia ormai fuori controllo – ha affermato Richard Veerman, capo missione per MSF in Angola. – Il colera si sta già diffondendo ad una velocità molto elevata. Ieri ha iniziato a piovere, il che rende ancora più difficile fermare l’epidemia”. “Purtroppo – ha precisato Sofia, infermiera di MSF Olanda, -l’esecutivo non ha ancora voluto dichiarare ufficialmente la fase di emergenza. Il che limita il quantitativo di aiuti internazionali richiedibili. Ci barcameniamo come possiamo, spostando medicinali e fondi da un progetto all’altro, coordinandoci con altre NGO nazionali ed internazionali, ma la situazione inizia a essere drammatica “. L’esecutivo da alcune settimane ha comunque iniziato a sensibilizzare la popolazione con spot radiofonici e televisivi. L’OMS, in collaborazione con l‘Istituto Nazionale di Salute Pubblica, continua a monitorare la diffusione dell epidemia, con visite ai quartieri più colpiti, distribuzione di acqua potabile e cloro, raccolta degli esami batteriologici. Secondo lo stesso ministro della salute, Sebastião Veloso, “l’Epidemia non terminerà fino a che la capitale non sarà in grado di fornire acqua potabile, non infetta, agli abitanti dei quartieri piú colpiti. Quello che più ci proccupa – ha aggiunto il Ministro – e la diffusione del vibrione anche in altre province, Bengo, Kwanza Sul, Kwanza Nord, Bie, Malange”. Luanda, Aprile 2006