Tributo a Maria Stoppiglia

Per Macondo e per coloro che hanno soggiornato nella casa di Macondo a Rio de Janeiro, Maria, che per lunghi anni l’ha gestita, è stata un esempio di accoglienza, di amore per la vita, di partecipazione al destino degli ultimi. Questo è un tributo doveroso, scritto da una delle persone che l’hanno maggiormente amata.

Se dicessi che amavo Maria,
qualcuno potrebbe aversene,
e quindi non lo diró che l’amavo.
Non parleró di lei e neppure di me,
perché ci siamo persi
nella RELAZIONE che si è costruita tra noi.
Di me e di lei rimangono ancora frammenti;
ma resta soprattutto la RELAZIONE
e la responsabilitá
che nasce nella relazione.
G.F.

Chiese un uomo alla donna che stava per morire, se aveva paura della morte; e la donna rispose: "Ho resistito con tutte le mie forze, ma non ce l’ho fatta; e nessuno puó sostituirmi nella mia morte. E neppure voglio consolarmi con il fatto che tutti moriremo. Debbo affrontare la mia morte, se voglio dare un senso alla mia vita."

E l’uomo chiese alla donna che cosa provasse; e lei rispose: "L’abbandono; ma so che debbo accettare la mia solitudine". E l’uomo le disse che in quel momento era debole; che non poteva pretendere di avere la forza della solitudine. E la donna rispose: "Non lo so".

Nelle grandi scelte di autonomia, che sono poi scelte d’amore, la solitudine, il deserto sono i caratteri preminenti. Puó nascere il bisogno di appoggiarsi ad un altro per lenire l’angoscia. Puó subentrare anche la disperazione e la rabbia di dover fare cose, di dover affrontare programmi; la rabbia attorno a noi; oppure quella che devasta la nostra interioritá. Per questo è necessario il silenzio e la solitudine.

"Non lo so", rispondeva la donna che stava per morire. E i suoi occhi erano tristi e assenti.

Nelle grandi scelte non c’è logica; non c’è la razionalitá; resta invece la misura del sentire, che è la solitudine della responsabilitá. La responsabilitá ci apre su mondi sconosciuti, sconosciuti perché non troviamo più pilastri di riferimento; regole che definiscano il nostro rapporto con noi e con gli altri.

E l’uomo domandó alla donna che soffriva cosa le dispiacesse di più della gente; e la donna rispose: "Le parole banali; le domande che hanno giá una risposta confezionata; le frasi che coprono con il buon senso i miei sentimenti, che non rispettano la mia vita, la mia gioia, il mio dolore, la mia malattia".

E l’uomo disse che la gente a volte non sa cosa dire; che c’è una prassi da rispettare, della convenienze da accettare. E la donna rispondeva senza acredine che non bisogna imporre agli altri la rassegnazione, che non bisogna compassionare l’ammalato, il povero, ma lasciare a ciascuno il suo spazio di gioia e di dolore, e rispettare il suo tempo, dargli il tempo. Il bene non è l’osservanza della legge. L’osservanza del buon senso, delle convenienze. Il bene è decisione assoluta, sciolta da regola, rivolta ad un valore assoluto che è la FELICITÀ DELL’ALTRO.

COSA DICE LA LOGICA? Se uno è malato deve portare pazienza e rassegnarsi. Se una madre ha un figlio che ha dei problemi deve accettare la sua croce; se una donna non si sposa, deve accudire ai genitori; se vai a trovare un malato devi portargli parole di conforto, anche se lui non ne ha voglia, o magari ci sta giá pensando ma secondo una sua modalitá che non risparmia domande e furori; se uno è povero deve essere umile; e se uno è ricco deve essere paterno. E se uno ha una bella voce deve cantare le lodi del Signore.

QUESTA È LA LOGICA. Ed è la logica che costruisce i nostri comportamenti, e anche le nostre ipocrisie. È una logica che frena la nostra responsabilitá verso noi e verso gli altri. Una logica che spinge ad agire senza tener conto dei bisogni e dei sentimenti reali. Una logica che ci impone dei pesi (magari leggeri, forse pure insopportabili) che non rispettano, che non accolgono la gioia ed il dolore nostro e degli altri.

L’uomo chiese alla donna che moriva che cosa era l’amore. E lei rispondeva che l’amore è un altro mondo, è una dimensione tutta nuova, una terra in cui provi insieme paura e vertigine. Un mondo in cui non c’è niente di precostituito, in cui tutto cade sotto la tua responsabilitá, sotto la tua iniziativa (lei la chiamava AGGRESSIVITÀ POSITIVA), di cui solo tu rispondi.

Da quell’amore nasce la parola amara e la parola dolce; il rimprovero e la carezza; il silenzio e la comunicazione. In quel mondo nessuno ti dice che sei BRAVO; e non ha senso che tu cerchi in quel mondo la tua gratificazione.

L’amore nasce nella solitudine; nel distacco, nel silenzio, nella interioritá che tu scopri nel tuo profondo ed è la tua identitá; una interioritá che noi copriamo con mille veli, anche con il velo della religione, con il velo del perbenismo, con il velo del buon senso, con il velo del cinismo. L’uomo chiese alla donna che moriva cosa pensasse dell’imprevisto, della solitudine. Lei rispose: "Mi stai chiedendo cose difficili". L’uomo disse alla donna che soffriva: "Tu sei una donna dolce".

La donna guardó negli occhi l’uomo che faceva domande; e l’uomo sentí che poteva chiedere ancora, a patto che sentisse dentro di se’ quel che chiedeva. Allora si spaventó e tacque; perché le domande chiedono risposte interiori, profonde come il mare.

L’imprevisto, quello che parte da noi, da ciascuno di noi, nasce nel rispetto dell’assoluto; ed è per questo che diventa gioia, gioia di vivere.

La gioia di vivere non è possesso, perché scompare nella relazione; ed è per questo che ha molte somiglianze con la morte. Solitudine della morte. Quando si muore, si muore soli; cantava Fabrizio de André. Veritá banale, forse; o veritá semplice, che ci chiede di entrare fin d’ora in relazione con noi e con gli altri senza PREGIUDIZIO e senza ricatto.

Cosa ti dispiace di lasciare nella morte? E lei rispose che in diverse occasioni si era accorta che erano semplici le cose cui faceva fatica a rinunciare: di non poter più parlare con gli amici, di non avere più momenti di intimitá, di non poter più gustare il sapore del pane, il tepore della casa, la fragranza di un fiore, l’eleganza di un vestito, che mi fa bella. Ho amato la vita; ho amato i brasiliani che amano la vita con grande immediatezza; che ballano anche quando contestano in piazza la polizia; ho amato i poveri perché della vita mi hanno mostrato l’essenziale; mi spiace di morire perché non posso fare più nulla insieme con loro. Mi piace il Carnevale che per un momento rompe le ipocrisie di un mondo senza cuore e senza intelligenza.

Ti ringrazio che mi hai detto una cosa che mi ha fatto tanto piacere; una cosa tanto bella e che mi ha accompagnato tutta la notte". E l’uomo ripeteva che lei Maria era una donna dolce.

Discorso tenuto al funerale di Maria Stoppiglia a Pove del Grappa (VI) il 01/08/00